Nella Milano Solidale Nasce Un… “Cactus”

Di: - Pubblicato: 2 Marzo 2021

Di Filippo Nardozza.

Una nuova realtà associativa, concepita nel pieno del primo lockdown ma slegata (almeno direttamente) dall’emergenza sanitaria. Si chiama Cac:tus e punta a dare il suo contributo al dialogo tra culture e alla lotta alle discriminazioni di ogni tipo. Corsi di italiano per stranieri e servizi (in crowdfunding) per le donne migranti tra le prime mosse. A raccontarla è la vice-presidente, Tanja Borovac, in una breve intervista.

Far nascere fiori in condizioni estreme, come nel deserto, dove tutto sembra morto, ma dove con pochissima acqua possono nascere cose belle. E’ la forza dei cactus, e riflette la mission di una nuova Onlus milanese che si ispira proprio al “potere” delle piante cactacee, concepita nelle estreme condizioni del primo lockdown nella primavera 2020, registrata qualche mese più tardi e operante da poco più di un mese, con i primi corsi di italiano per stranieri attivati con insegnanti volontari e (naturalmente) a distanza. “Perché la lingua è il primo strumento che serve a creare dialogo e integrazione” – precisa Tanja Borovac, impiegata di origini serbe ma in Italia da oltre trent’anni, vicepresidente e socia fondatrice di Cact:tus – Fiori nel deserto Onlusinsieme agli amici Elisabetta Raffo (Presidente), Irene Poli e Antonio Piemontese.  L’associazione – il cui nome (che ne sintetizza la mission) sta per Culture, Antidiscriminazione, Cooperazione, Tattiche Umane di Sviluppo – nasce proprio da un gruppo di persone accomunate da una lunga storia di volontariato, legata allo sviluppo della persona nell’ambito di quello che è chiamato Nuovo Umanesimo Universalista.

Perché fondare una nuova associazione in un panorama, quello milanese, brulicante e molto vivo nel terzo settore?

L’intento era quello quello di continuare l’attività di volontariato già svolta da tutti noi in precedenza, metterne a frutto l’esperienza in qualcosa da sentire davvero nostra. La scorsa primavera abbiamo deciso di mettere insieme le nostre competenze lavorative e umane per dare una risposta – la nostra – alle discriminazioni su ogni piano e alla destrutturazione della solidarietà.

Tenendo l’essere umano come valore fondamentale e centrale, perseguiamo qualcosa che sembra scontato, ma in realtà non lo è così tanto: la diversità come ricchezza, il trattare gli altri come vorresti essere trattato. Ci riferiamo a questo principio come scambio, anche nell’insegnamento ad esempio: non un flusso monodirezionale verso quelli che sarebbero solo utenti, ma reciprocità tra persone, arricchimento.

Come può una piccola associazione contribuire concretamente al dialogo tra culture, alla cooperazione tra popoli e genti e all’antidiscriminazione?

Le tattiche umane di sviluppo parlano della nostra metodologia: progetti piccoli che contribuiscano allo sviluppo umano. Oltre ai corsi di italiano, un primo passo verso l’antidiscriminazione, ci piacerebbe mettere in moto una biblioteca del dialogo, ossia una raccolta di libri che supportino e raccontino questo scambio tra culture, da mettere a disposizione di tutti, e da legare ad eventi (quando si potrà). E poi uno sportello di supporto legale e sanitario per le donne migranti.

In cosa si differenziano i corsi di italiano per stranieri di Cac:tus dai diversi già offerti a livello pubblico e in altri ambiti del privato sociale?

E’ un corso senza particolari vincoli burocratici e più flessibile, chi lo segue si sente dunque più libero di partecipare. Il corso, partito da un mese e mezzo con due livelli di insegnamento, sta già avendo un riscontro positivo, e dal passaparola è nato il contatto con cinque comunità di minori stranieri non accompagnati interessate alla nostra offerta. Lo stiamo pubblicizzando anche attraverso il comune di Milano, che ci ha addirittura contattato per inviarci degli studenti per cui da loro non c’era posto. Perseguiamo la diversità come valore anche attraverso gli insegnanti che ci aiutano: al momento sono sei volontari su tre corsi che si tengono due volte a settimana, vanno dai venti agli oltre sessant’anni, chi alle prime esperienze chi già con un background in questo senso. Ci ha colpito molto il caso di una signora italiana del North Carolina, che ha sfruttato le limitazioni da pandemia e le lezioni a distanza per tornare finalmente a usare la sua lingua supportandoci nelle lezioni.

Quali i prossimi passi?

Per ora il focus è sull’insegnamento dell’italiano, ma nella seconda metà dell’anno vorremo sviluppare il progetto Donne e Migrazioni, per il quale attiveremo un crowdfunding. Ci rivolgiamo in particolare a quelle donne che arrivano con i flussi migratori dal Mediterraneo, maggiormente sottoposte a violenze di ogni genere. Vogliamo creare uno staff multidisciplinare strutturato e permanente di professionisti e volontari, per porci come punto di riferimento facilmente identificabile e attivo nella risoluzione di problemi pratici, nonché alla trasmissione di mezzi e informazioni che mirino alla loro indipendenza, autosufficienza e integrazione. I servizi proposti – sportello legale, sportello di informazione medico/ginecologico, sportello di ascolto attivo e naturalmente corsi di italiano – saranno erogati presso la sede dell’associazione ma prevediamo di sviluppare anche singole attività spot in maniera itinerante. Vogliamo poterci muovere e andare personalmente laddove ci fosse bisogno.

Intanto, è già possibile sostenere le attività di Cac:tus e il progetto Donne e Migrazioni attraverso il sito cac-tus.org.