Noi Che Fuggiamo Dall’ISIS E Dalla Guerra

Di: - Pubblicato: 29 agosto 2016

Testimonianze raccolte nel centro di accoglienza della Parrocchia Beata Vergine Assunta del quartiere di Bruzzano

Foto 1 x art Intervista

Sono tante le storie tragicamente simili e al contempo uniche dei migranti che rischiano la vita per raggiungere il nostro paese, percorrendo le tratte più lunghe e insidiose della loro vita per scappare dalla guerra e dalla fame. I profughi che arrivano a Milano si fermano anche qui, nella parrocchia Beata Vergine Assunta di Bruzzano, periferia nord di Milano, che per il periodo luglio/agosto, con la gestione della Fondazione Casa della carità, si è trasformata in centro di accoglienza per i migranti. Volontari della parrocchia e mediatori esperti di Casa della Carità forniscono il supporto necessario per i pasti e la sistemazione di intere famiglie provenienti da Siria, Eritrea, Somalia, Iraq , famiglie che per la maggior parte intendono proseguire il viaggio per raggiungere familiari in Germania o nei paesi a nord dell’Europa come Norvegia e Svezia. Tra le tante storie abbiamo raccolto la testimonianza di M.N., padre di sette figli arrivato con tutta la famiglia da pochi giorni a Milano dal Kurdistan Iracheno.

 

M.N. la tua storia parte da dal Kurdistan Iracheno, un paese difficile a causa della guerra civile e delle persecuzioni da parte dei miliziani del famigerato stato islamico

Ho lasciato il mio paese per la mancanza di lavoro e per la guerra civile,  non potevo più mantenere i miei figli. Io lavoravo la ceramica, ero un manovale, Lo stato islamico e la guerra civile mi hanno fatto perdere tutto.

Il tuo viaggio è stato lungo e non privo di insidie, cosa ti ha fatto più paura?

Sono partito dal Kurdistan con i miei sette figli e mia moglie. Giunti al confine turco abbiamo dovuto attraversare le montagne per entrare in Turchia perché non avevamo i documenti e poi, insieme a circa altre ottanta persone tra donne uomini e bambini, ci siamo imbarcati per l’Italia. Il viaggio è durato sette giorni. E’ stato molto stressante perché non avevamo né cibo né acqua, abbiamo bevuto l’acqua salata del mare per sopravvivere e ho dovuto far bere a mio figlio piccolo di nove mesi quel poco di latte che ci era rimasto per scorta diluito con l’acqua del mare. Ho avuto paura di perdere la mia famiglia. Verso la fine del viaggio, vicini alle coste italiane, la barca piccolissima che ci trasportava ha iniziato a imbarcare acqua e stavamo annegando, la Guardia Costiera italiana ci ha localizzati e tratti tutti in salvo. Successivamente allo sbarco in Sicilia la Polizia italiana ci ha messo su un pullman fino a Milano.

Quanto hai pagato il viaggio?

Ho pagato 30.000 dollari (circa 26.000 euro) e per pagarli ho dovuto vendere la mia casa in Kurdistan.

Come vivi il tuo presente ora che sei in luogo sicuro e come ti senti pensando a quello che hai lasciato nel tuo paese d’origine?

Voglio andare in Germania per riunirmi ai miei familiari. Lì sono sicuro di trovare un lavoro, iscrivere i miei figli a scuola e ricominciare una nuova vita.  Ora non ho più paura, non devo più pensare alla guerra, posso essere un uomo libero.

Foto 2 x art Intervista

Così come M.N. e la sua famiglia, anche R.M., giovane madre di un bambino di due anni, è stata accolta nel centro di accoglienza della parrocchia Beata Vergine Assunta di Bruzzano. Originaria del Sudan ma nata e cresciuta in Libia, impiegata in un negozio di parrucchiera, ha deciso di partire dopo che la guerra civile tra tribù locali rivali le ha barbaramente ucciso il marito e fatto perdere il lavoro:

“Dopo che mio marito è stato ucciso, ho perso il lavoro e ho deciso di partire per l’Italia, non potevo più vivere nel mio paese, prima o poi la tribù che ha ucciso mio marito, avrebbe ucciso anche me e mio figlio. Avevo anche perso il lavoro e non sapevo più come sfamare mio figlio”.

“Voglio rimanere in Italia” ci racconta R.M. “ qui sono sicura che mio figlio può avere un’istruzione e un futuro normale, lontano dalle bombe e dalla miseria. Appena arrivata in Italia ho ricevuto tanta solidarietà dagli italiani, è un popolo veramente generoso e sarei la mamma più felice del mondo se riuscissi a far crescere mio figlio in un paese sicuro come il vostro”.

Dal mese di luglio 2016, avvio del progetto di accoglienza della Fondazione Casa della Carità  (progetto non sovvenzionato da fondi pubblici) presso la parrocchia Beata Vergine Assunta di Bruzzano, sono stati accolte 345 persone, tra queste 163 sono donne, 86 i minori e 92 gli uomini.

 

Marco Feliciani