Ordinanze “Fotocopia” Anti-Profughi, La Denuncia: “Scoraggiano L’Accoglienza”

Di: - Pubblicato: 18 settembre 2017

Sono almeno 16 i comuni lombardi che hanno adottato il provvedimento con cui i sindaci impongono ai privati di comunicare preventivamente l’intenzione di accogliere migranti e presentare ogni 15 giorni una relazione sulla loro salute. Sindacati e associazioni protestano: reclamo al garante della privacy e lettera ai prefetti.

 

Sono almeno 16 i comuni lombardi che hanno adottato l’ordinanza fotocopia anti-profughi. I testi sono infatti pressoché identici. Si tratta di un’ordinanza con cui i sindaci impongono ai privati o alle realtà del terzo settore di comunicare preventivamente al comune la partecipazione ai bandi delle Prefetture per l’assegnazione dei profughi, oppure anche solo l’intenzione di affittare un immobile ad associazioni o enti che per statuto fanno ospitalità di migranti. Inoltre, chi ospita, su mandato delle Prefetture, i richiedenti asilo deve presentare ogni 15 giorni una relazione su “quanti siano i soggetti che ivi vi alloggiano, della provenienza degli stessi nonché di ogni altra informazione riguardante la salute dei medesimi”. Per i trasgressori sono previste sanzioni da 25 a 500 euro.

Contro queste ordinanze fotocopie, ora sono scesi in campo Cgil Cisl Uil e tre associazioni (Asgi, Naga e Avvocati per niente) con un reclamo al Garante della privacy e una lettera che hanno inviato ai prefetti di Milano, Brescia, Bergamo, Lecco e Varese. “Le ordinanze impongono a privati e associazioni, senza alcuna ragionevole motivazione, oneri di comunicazioni ai Comuni che violano la libertà contrattuale dei privati e che riguardano dati e informazioni che sono tutti già a disposizione del Comune stesso o della Prefettura”. E pertanto secondo i sindacati e le tre associazioni “tali ordinanze non perseguono alcuna finalità di pubblico interesse ma hanno solo lo scopo di scoraggiare la cittadinanza dalla adesione ai piani di accoglienza, piegando così l’attività amministrativa a finalità politiche di parte”.

Per i sindaci queste ordinanze fotocopie sono necessarie perché le Prefetture possono concludere contratti direttamente con i privati o con le associazioni per l’accoglienza dei profughi, senza informare il comune. “Si tratta di dati che l’amministrazione pubblica già possiede ed è sufficiente che il Comune li chieda alla Prefettura – spiega l’avvocato Alberto Guariso, che sta curando per le associazioni e i sindacati il reclamo al Garante della privacy – . Non ha senso gravare i cittadini di ulteriori oneri”.

Nella lettera ai Prefetti, i sindacati e le associazioni sottolineano infatti che “le ordinanze, nella parte in cui pretendono di ottenere dai privati che operano su Vostro mandato, persino informazioni sulle condizioni di salute (richieste oltretutto con formula generica che impedisce di identificare compiutamente la fattispecie sanzionata) violano il diritto alla riservatezza degli ospiti e persino il dovere degli ospitanti, che ovviamente non hanno alcun diritto di divulgare a chicchessia, in assenza di concreti motivi di tutela della salute pubblica, le condizioni sanitarie delle persone ad essi affidate”. Ed è anche per questo che hanno presentato il reclamo al Garante della privacy, dove si precisa, tra l’altro, che i Comuni non hanno potere di raccogliere dati sanitari, salvo che non ne chiedano l’autorizzazione allo stesso Garante. “Il paradosso è che molti di questi comuni non hanno mai ospitato profughi -aggiunge Guariso-. E quindi in questo caso abusano dello strumento dell’ordinanza, che dovrebbe essere emanata solo per situazioni contingibili ed urgenti. Se non ci sono profughi nel loro territorio, qual è l’imminente pericolo per l’incolumità pubblica? In realtà a muovere questi Sindaci è il preconcetto che l’ospitalità dei richiedenti asilo sia dannosa per i loro territori”. (dp)

 

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