Residence Sociale Aldo Dice 26×1 Portiamo Avanti Questo Progetto Sociale Tra Allarmi Di Sgombero E Convivenza Multiculturale

Di: - Pubblicato: 28 gennaio 2016

Salvare il residence sociale Aldo Dice 26×1. Potrebbe essere il titolo di un buon film, ma cosi non é, perché i film spesso rappresentano la fantasia, mentre il residence sociale é una realtà consolidata ormai da due anni a Milano. Un luogo sociale appunto, dove oltre 200 persone, molte delle quali bambini, hanno trovato un rifugio sicuro, momentaneo, dopo un precedente sfratto.  Sono già due gli accessi avvenuti da parte delle forze dell’ordine nelle ultime settimane, l’ultimo pochi giorni fa. E’ previsto uno sgombero, senza alternative per le famiglie e i molti minori che potrebbero essere lasciati in strada. “Una cosa indegna” ci dice Laura, gestore del residence.

foto 1 aldo

Laura, se ben comprendo, la situazione del Residence si sta complicando quindi…

Esatto. Il primo accesso è avvenuto settimana scorsa, martedì scorso per l’esattezza. L’accesso è avvenuto al mattino, i bambini erano a scuola e buona parte degli adulti erano a lavorare, quindi nel residence c’era un numero limitato di persone. Il secondo accesso  è avvenuto alle 19.30 e anche in questo caso non ci era stato comunicata l’intenzione di effettuare questa sorta di censimento. Ci siamo trovati davanti molte forze dell’ordine, un numero esagerato tra agenti di Polizia, Digos e Carabinieri. Una parte delle forze dell’ordine era fuori dal residence e una parte era in ufficio pronta a intervenire. Sono state ovviamente aperte tutte le porte, c’è stato chiesto di fare entrare nelle proprie stanze tutte le persone e gli agenti, la Dott.ssa Debernardis dell’assessorato alla sicurezza e un assistente sociale delle cooperative, hanno bussato porta per porta chiedendo i documenti e la composizione del nucleo familiare. A noi non era stato comunicato che si sarebbe fatto questo censimento, inoltre qui , non essendo un dormitorio pubblico o una struttura come una comunità, non c’è un orario d’ingresso e di conseguenza non tutte le persone erano dentro. L’assessore alla sicurezza Marco Granelli ha detto che a lui risultano 110 persone che alloggiano all’interno del residence e ne hanno censite circa 75. Era presente anche Simona Fregoni, Presidente della commissione demanio Zona 9 da me chiamata, e ha potuto constatare che il numero delle persone censite è molto superiore a quello dichiarato.  Abbiamo dichiarato stanza per stanza com’erano composti i nuclei familiari delle persone che non erano presenti. Secondo il nostro censimento, ad oggi, nel residence ci sono 250 persone. E’ stato detto che verrà fatto un altro censimento, spero non in questa maniera, perché quella sera lì i bambini erano veramente spaventati perché è stata una prova di forza.

In che posizione vi trovate adesso?

Ci viene continuamente detto che noi siamo illegali, ma in questi due anni tante persone sono state mandate qui dalle istituzioni, che siano i servizi sociali, i consiglieri di zona, addirittura anche gli sportelli dell’ufficio casa, vista la mancanza di altre soluzioni, mandano qui le persone che subiscono uno sfratto. Quindi tutti sapevano.  Nella prima convocazione in questura, ci hanno detto che entro un mese ci avrebbero buttato fuori tutti e che L’assessore alla sicurezza di Milano Marco Granelli si era reso disponibile a ricollocare tutte le persone, non smembrando i nuclei familiari. Mi chiedo quando arriveranno queste soluzioni. La risposta che abbiamo ricevuto è che i residenti verranno spostati in centri di prima accoglienza.  Da quello che mi risulta, i centri di prima accoglienza sono già pieni, sono praticamente al collasso. In questo momento non si è in grado a Milano di affrontare l’emergenza abitativa: non si sa quando e se riapriranno i bandi, c’è in ballo il nuovo discutibile regolamento regionale,  le deroghe sono bloccate e non possono essere valutate, per un abbinamento di casa ci può volere anche un anno… Le ultime graduatorie per l’assegnazione delle case sono uscite 2 mesi fa e qui, al residence, abbiamo persone che rientrano nella graduatoria in posizioni favorevoli, per esempio al 53esimo posto, ma nonostante ciò non è stata assegnata loro ancora alcuna abitazione.

 

Milano: siamo di fronte  a un serio problema abitativo …

Diamo ad ognuno le proprie responsabilità. Abbiamo un assessorato alla casa che secondo me ha lavorato molto poco, abbiamo una regione che da due anni non firma la percentuale delle deroghe, inoltre il ricorso del Comune contro la Regione per il blocco delle deroghe è stato fatto con molto ritardo. Sembra un modo di lavorare un po’ “da scarica barile”. Non dimentichiamoci che a Milano ci sono 13.000 alloggi vuoti. Oltre a un problema di ristrutturazione dei vecchi alloggi, c’è il problema delle occupazioni abusive, di recuperare gli appartamenti degli occupanti non per necessità, e magari di regolarizzare gli occupanti per necessità. Invece sono andati avanti con gli sgomberi e le persone sgomberate sono state collocate in comunità, togliendo posto agli sfrattati. La comunità poi, oltre ad avere un costo superiore rispetto all’affitto di una casa, non è neanche il luogo appropriato , perché le comunità servono ad un altro scopo, ad altri disagi e non per gli sfrattati. Ovviamente molti sgomberi sono motivati, ma molti altri sono e sono stati ingiusti. Per esempio, uno degli sgomberi ingiusti che mi viene da citare, è quello di qualche giorno fa a Quarto Oggiaro, in cui è stato sgomberato un monolocale perché occupato dal 2014, mentre era in realtà chiuso da 15 anni. Le persone sgomberate sono state messe in comunità naturalmente con un costo elevato a persona per il Comune di Milano, in attesa di un altro alloggio. Questa è la politica abitativa che contestavamo già alla vecchia giunta.

 

Il residence un luogo sicuro…

foto 2 aldoLe persone che sono qua, sono qua perché non hanno alternativa, fuori di qui per loro ci sarebbe solo la strada. Da noi è arrivato un nucleo familiare con un bambino invalido al 100% che, dopo lo sfratto, era costretto a dormire in macchina, questa famiglia non aveva nessun’ altra alternativa. Qui hanno trovato una situazione stabile. I ragazzi che sono qui inoltre non hanno la pressione psicologica e fisica che hanno in comunità, perché la comunità non è un’ alternativa alla casa. Qui abbiamo cercato di lasciare le famiglie in una situazione di casa, le famiglie hanno infatti il loro appartamento autonomo. Qui da noi non ci sono discriminazioni di nessun tipo, qui il cristiano cucina con il mussulmano, con il buddista e con l’ateo. Il nostro è anche un progetto sociale, di integrazione tra culture, qui si vive insieme, ci si aiuta, non sempre si va d’accordo ma ci tendiamo sempre la mano. Tutti.

 

 

Marco Feliciani