Riapertura CIE: Secondo Don Virginio Colmegna “Non Sono Lo Strumento Per Garantire Maggior Sicurezza”

Di: - Pubblicato: 9 gennaio 2017

Il presidente della Casa della carità è stato uno dei primi a parlare dopo l’annuncio di qualche giorno fa del Ministro degli Interni Marco Minniti sulla riapertura dei CIE (centri di identificazione e espulsione) dichiarandosi pubblicamente contrario a causa del fallimento di questa procedura istituita nel 1998 dalla legge Turco – Napolitano.

“Bisogna puntare su buone politiche di accoglienza, rivedendo la legislazione sull’immigrazione, e sull’inclusione” dichiara Colmegna, che prosegue “Gli attentati criminali che hanno colpito persone innocenti hanno moltiplicato le preoccupazioni dei cittadini verso i migranti e hanno posto come importante il tema della sicurezza, che però non può essere affrontato con proposte parziali, frammentate, legate all’emozione del momento e che già in passato si sono dimostrate fallimentari”

Secondo Don Virginio Colmegna, infatti, servirebbe  invece una proposta complessiva che riguardi l’intero sistema di accoglienza del nostro Paese e che prenda in considerazione la revisione delle norme sull’immigrazione che, per come sono oggi, “non fanno altro che generare fantasmi e irregolarità”.

I centri di identificazione e espulsione secondo alcuni dati si sono dimostrati strumenti inutili a contrastare l’illegalità e, cosa più importante, sono stati condannati per essere luoghi di sostanziale detenzione, dove alle persone ospiti non erano garantiti né i diritti né la dignità, fondamentali per rispondere alla domanda di coesione sociale.

“La sicurezza” conclude Don Colmegna “può essere invece ottenuta con una buona politica di accoglienza e, di pari passo, con un lavoro per una reale inclusione di chi arriva in Italia: favorendo percorsi di autonomia lavorativa e abitativa, promuovendo i diritti e coinvolgendo le comunità straniere che già sono presenti in Italia”.

 

Marco Feliciani