ROLLING STONEWALL

Di: - Pubblicato: 26 Giugno 2015

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Sabato 27 giugno a Milano si terrà il corteo del gay pride di Milano, con partenza alle 16 da piazza Duca D’Aosta per raggiungere il palco a Porta Venezia, passando da via Settembrini e corso Buenos Aires, che per l’occasione sarà chiusa a macchine e moto da viale Tunisia (il programma completo su www.milanopride.it). Che cosa significa oggi questa manifestazione e soprattutto quale ne fu l’origine? Scendere in piazza senza ricordarsi della storia è un po’ come uscire da casa dimenticandosi di indossare le scarpe.

Sono passati 46 anni da quel fatidico 28 giugno 1969, quando un gruppo composto da travestiti, Stonewall_Inn_1969ispanici, afroamericani e giovani bianchi scappati da casa che si prostituivano per sopravvivere, da reietti senza fissa dimora diventarono un gruppo di eroi senza macchia e senza paura ovvero, a modo loro, una realizzazione del sogno americano. Queste persone costituivano il popolo che frequentava abitualmente lo Stonewall Inn in Christopher street, nel quartiere bohémien di Greenwich Village, un malfamato locale gestito dalla mafia italiana dove era possibile ascoltare musica dal jukebox, ballare in coppia tra uomini o donne e bere cocktail annacquati. In quell’epoca l’omosessualità era un reato penale nella maggior parte degli Stati Uniti e a New York era inoltre vietato per legge servire alcolici nei bar a persone dichiaratamente omosessuali. La criminalità organizzata pagava la polizia per chiudere un occhio ed essere avvertita in anticipo quando avrebbe fatto delle retate ma quella notte gli agenti arrivarono all’improvviso e qualcosa non andò come al solito.

Che sia stato un tacco a spillo o una bottiglia di gin contro un poliziotto poco importa, ci fu un uprising ovvero un’insurrezione improvvisa dei clienti presenti e l’effetto fu devastante. Tutta la gente del quartiere si unì alla sommossa e, grazie a due giornalisti del Village Voice che arrivarono subito e si trovarono barricati dentro il locale insieme agli agenti, le risse della prima notte finirono immediatamente sui giornali. Questo catalizzò l’attenzione del pubblico, facendo affluire molte persone che altrimenti probabilmente non avrebbero mai saputo nulla né avrebbero reagito.

Si coagulò durante vari giorni una lotta contro il Potere ma era l’aria del tempo. Gli anni ’60, infatti, avevano visto negli Stati Uniti scontri razziali, guerriglie di quartiere, lotte di ogni tipo per i diritti civili. Tutte le altre minoranze avevano fatto le loro rivendicazioni durante quel decennio, ma nessuno si preoccupava delle persone omosessuali che subivano qualsiasi tipo di sopruso. Nel 1969, inoltre, il primo uomo, bianco ed eterosessuale, pose un piede sulla luna e, all’apice della diffusione della cultura hippy, si svolse il festival di Woodstock ad esempio, ma era in atto in contemporanea anche la guerra in Vietnam.

 

L’episodio di Stonewall portò la vita, la socialità e la sessualità gay a un livello di visibilità e di stonewallemancipazione mai visti in precedenza. Con un’esposizione maggiore presso i mezzi di comunicazione generalisti come libri e riviste, il pubblico di massa poté finalmente conoscere meglio la realtà omosessuale. Stonewall fu un seme che in realtà avrebbe germogliato lentamente e solo negli anni successivi, portando poi le spore anche oltreoceano, in Gran Bretagna, Francia, Italia ecc. diventando l’unico momento della storia lgbt famoso a livello internazionale, perché dal 1970 si sono celebrati annualmente un numero crescente di cortei commemorativi in giro per il mondo libero. Il pride è quindi diventato una delle più grandi manifestazioni politiche del pianeta, poiché avviene in quasi contemporanea in più di 250 luoghi nel mondo e ha già portato al cambiamento di legislazioni nazionali modificando tradizioni culturali millenarie.

Perché continuare a sfilare? Perché un gay pride è una celebrazione per rivendicare tutti i diritti civili che sono ancora negati. Le persone omosessuali e transessuali in Italia pagano le tasse quanto le persone eterosessuali ma godono di minori privilegi: per esempio la libera possibilità di visita al/la proprio/a partner negli ospedali o in prigione; la trasmissione diretta dell’eredità; la reversibilità della pensione ecc.

Ma è anche un modo per mostrare pubblicamente ad altre persone omosessuali e transessuali nascoste, magari ai lati della strada del corteo, che si può essere e vivere sereni e visibili. È un modo per rimarcare a chiunque la libertà per qualunque manifestazione del proprio essere, dalla giacca e cravatta ai tacchi a spillo e boa di struzzo. Sapere di non essere gli unici aiuta molto, anche se qualche “eccesso” può urtare il senso comune. È un modo indiretto per continuare ad aiutare i paesi dove vigono ancora consuetudini restrittive delle libertà personali in campo di orientamento sessuale e/o identità di genere o dove vige persino la pena di morte. È, infine, una festa e quindi vale uno spirito di divertimento e di fantasia.

Se i racconti su quello che successe realmente in quelle torride notti d’estate a New York sono vari, il motore del cambiamento che avvenne si può riassumere con un’unica frase verbale inglese: to answer back, controbattere. Il silenzio degli altri e nostro uccide, quindi restiamo vigili e non temiamo di esprimerci in continuazione. Nessuna libertà può essere data per scontata, mai.

Marco Albertini