Socialità Cibo

Di: - Pubblicato: 4 luglio 2016

A Milano ogni famiglia spreca in media 400 euro all’anno di cibo, 100 mila famiglie in condizione di povertà relativa. In Un locale sequestrato alla criminalità organizzata opera un social market in grado di far fronte alle esigenze primarie di molte famiglie in condizioni di fragilità.

Foto per art Samantha Di Vito

 

Siamo in un tempo connesso con tutto ciò che ci circonda ed il cibo è uno degli elementi che più di tutti muove persone, idee e business. E’ un movimento silenzioso, che crea e condivide forme di cibo e trasversalmente raggiunge arte, economia, web e persone; il cibo unisce e fa star bene, crea connessioni ed è un forte promotore di idee, permette scambi e facilita le connessioni, anche quando è la sua assenza a creare questo legame. La nostra è diventata una società foodcratica, dove se vuoi essere ed apparire devi poter mangiare, parlare di cibo, relazionarti su questo con gli altri. E’ una delle facce della medaglia del cibo come cultura e del cibo come oggetto capitalistico. Ma non è un prodotto così scontato come siamo portati a credere.

 

L’associazione Economia e Sostenibilità (Està) ha analizzato il sistema alimentare di Milano ed ha evidenziato come questa città è composta da una realtà dinamica, dove nascono nuove domande sociali legate al cibo. Questa è la città dove si concentra una parte significativa del commercio e della ricerca sul cibo e della ristorazione, ma anche dove oltre 100 mila nuclei familiari vivono in condizioni di povertà relativa e in cui ogni famiglia milanese spreca in media ogni anno il valore di un mese di spesa, circa 400 euro.

 

L’Associazione Terza Settimana, già operante anche in altre parti d’Italia, ha aperto un social market a Milano, in un locale confiscato alla criminalità organizzata, in modo da rispondere ai bisogni di chi non riesce a soddisfare le proprie esigenze primarie, specialmente sul fronte alimentare e con cui distribuire cibo a chi ne ha bisogno. E’ una creazione di welfare mix, in cui soggetti pubblici e privati si trovano nelle condizioni più adeguate per sostenere chi ha bisogno di aiuto. L’accesso delle famiglie avviene attraverso enti accreditati presso l’Associazione che si interfacciano con persone in condizioni di fragilità e garantiscono un circuito chiuso e senza fini di lucro.

 

 

Samantha Di Vito