Uno Schiaffo Al Razzismo: Alla Caserma Montello In Migliaia A Dare Il Benvenuto Ai Profughi

Di: - Pubblicato: 7 novembre 2016

Intervista a Fabrizio Nocera di Open8

 

Un’iniziativa importante quella di martedì primo novembre alla caserma Montello di via Caracciolo. La Milano che conta si è riversata in strada per festeggiare e dare il benvenuto ai primi 100 profughi: donne uomini e bambini accompagnati dal prefetto di Milano alla caserma la sera prima della data prevista, per precauzione viste le minacce di “barricate”  di Casa pound e Lega nord. “Qui ci troviamo bene, non ci sembra vera l’accoglienza così imponente che la gente ci ha rivolto” parole di uno dei cento. C’erano tutti quel giorno in quella piazza, il grigio della Milano autunnale sembrava dissolto vedendo i volti in festa e gli applausi di più di un migliaio di partecipanti all’iniziativa, che facevano sentire il proprio calore e il loro benvenuto in città ai migranti scappati dalle disgrazie della guerra e della fame. C’era la musica, la Banda degli Ottoni, giovani che improvvisavano danze etniche e tribali al canto di Bella ciao. Tanti erano anche i gazebo delle diverse associazioni, più di 100, che si occupano di accogliere e dare a tutti i diritti che spettano, ma cosa più giusta e importante c’erano le persone. C’era appunto la Milano che conta, che ripudia le barricate delle lega Nord e di Casa Pound di qualche sera prima, che ripudia gli slogan razzisti e xenofobi, ma che invece acclama e ha voglia di donare solidarietà ai migranti, che non ha paura e che tende la mano. Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, ha resistito ancora una volta, non si è piegata ai vari Salvini, alle contestazioni di un centinaio di camerati e fascioleghisti dell’ultima ora che pensavano di far passare Milano come una seconda Goro con slogan razzisti. Questo, ma ne eravamo certi, non è accaduto.  Il quartiere e la stessa Milano hanno risposto con fermezza e solidarietà alle minacce, portando migliaia di persone in piazza ad applaudire e a dare il benvenuto a chi ha scelto di ricominciare a vivere e a sognare, lontano dalle bombe e dalla fame.  Questa è la Milano che conta.

 

Di seguito la testimonianza di Fabrizio Nocera di Open8, un aggregato di cittadini (così si definiscono) del Municipio 8, protagonista nel contesto di Zona 8 Solidale, che riunisce le oltre 100 associazioni che hanno organizzato l’iniziativa di accoglienza alla caserma Montello.

Siete una realtà nata da poco, cosa vi ha fatto incontrare e perché?

Siamo nati da poco, sì, tra la fine di agosto e i primi di settembre. Siamo semplici abitanti del quartiere che, saputo dell’arrivo dei migranti, intendevano informarsi, partecipare, agire dando un segnale di accoglienza e benvenuto. Di fronte ai pochi che sfruttavano i giusti timori della gente davanti a un evento che non sapevamo che conseguenze avrebbe avuto e che ci veniva imposto dall’alto, volevamo trovare e mostrare a tutti gli elementi positivi che l’arrivo di questi uomini e donne avrebbe portato alla nostra vita. Siamo nati così, informalmente, grazie anche a Facebook e all’iniziativa di uno dei nostri membri che ha scritto una petizione a favore dell’accoglienza, poi inviata al sindaco Sala. Intorno a noi vediamo un crescente consenso della gente del quartiere.

Migliaia di persone vicine ai profughi della Montello, l’iniziativa è stata un successo di solidarietà e accoglienza. Ve lo aspettavate?

Ci aspettavamo una buona adesione, certo: l’arrivo di migranti in una zona non di estrema periferia o isolata ha mobilitato la Milano solidale e accogliente, che conta moltissime persone. La festa è stata pensata e voluta dal comitato Zona 8 Solidale, che riunisce parecchie associazioni attive nel volontariato, cittadine e di zona. Noi eravamo solo uno dei tanti enti partecipanti. Comunque è stato un grande successo anche mediatico, tanto da finire sul Washington Post…

Cosa avete detto ai profughi ospitati in caserma?

Che siamo felici di accoglierli, che intorno a loro c’è una grande città in cui entrare, di cui far parte, in cui vivere sicuri, muoversi, lavorare. Soprattutto, più che a parole, abbiamo cercato di far loro sentire concretamente il nostro “abbraccio”, tanto che erano stupiti che la festa fosse per loro.

I migranti in caserma possono uscire e girare per Milano?

Certo, non sono assolutamente dei reclusi ma persone libere. Sono richiedenti asilo, che oltre tutto devono dimostrare di avere imparato un po’ di Italiano e di avere capacità di integrazione: ben venga il fatto che escano e possano collaborare a iniziative cittadine fuori dalla caserma.

 Ora inizia un’altra grande sfida: rendere la caserma “aperta” al quartiere, ai cittadini e agli stessi profughi. Come vi state muovendo per far sì che i profughi in caserma non siano degli internati ma liberi di iniziare a far parte della vita sociale di Milano e della zona?

Questa è la parte più difficile e sarà molto importante coordinarsi tra noi e con l’ente gestore, ma confidiamo di poter proporre ai migranti occasioni di integrazione attraverso iniziative quali la pratica dello sport (la caserma ha un bellissimo campo da calcio), l’apprendimento dell’italiano, la cucina (nella caserma c’è addirittura una pizzeria), iniziative per i bambini o semplicemente l’ascolto e la guida attraverso il quartiere e la città per conoscere meglio il paese che li ha accolti e farci meglio incontrare. Dobbiamo tutti imparare che solo insieme possiamo formare una città accogliente, moderna, viva, come può e deve essere la Milano del ventunesimo secolo.

Ci sono quindi la nostra disponibilità e il nostro impegno – di Open8 e di tutti i membri di Zona8 Solidale. Ci aspettiamo che l’ente gestore metta in pratica i buoni propositi di apertura verso l’esterno della Caserma che ci ha confermato avere durante degli incontri che abbiamo avuto poco prima dell’apertura del centro e, con il controllo del Comune e della Prefettura di Milano, siamo certi che si potrà fare un ottimo lavoro.

 

 

Marco Feliciani