“Vale La Pena”

Di: - Pubblicato: 10 Ott 2016

Accade all’ex Psichiatrico P. Pini: Iniziativa sul Carcere con i detenuti e ex detenuti del Carcere di Milano Bollate: dibattito, spettacolo teatrale, laboratori di scrittura e poesie, concerto.

 

Nei giorni 30 settembre e 1° ottobre, presso il Paolo Pini in via Ippocrate 45, a Milano, si è svolta l’iniziativa “Vale la Pena” organizzata su due giorni e dedicata al carcere in merito alle politiche attuali per il recupero e il reinserimento di chi commettendo atti illegali viene privato della libertà e alle proposte per il prossimo futuro. Due giorni insieme ai detenuti e ex detenuti partendo dall’art. 27 dell’attuale Costituzione Italiana: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino a condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso d’umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.”

I volontari del Pini hanno voluto con questa iniziativa offrire al Municipio 9 un approfondimento intorno a una problematica che coinvolge spesso persone e minori di alcuni quartieri del Municipio medesimo.

Sono state lette, meglio recitate, dai privati della libertà in permesso, le poesie scritte da loro nel Laboratorio di scrittura “Una Lastra d’Infinito” a cura di Maddalena Capalbi, Anna Maria Carpi, Paolo Barbieri. Poesie ricche di pathos, di grande sensibilità che hanno messo in moto l’emotività dei presenti i quali hanno anche partecipato attivamente leggendone a loro volta alcune. Sempre nella sfera emotiva si orienta il Laboratorio “Ora d’Aria” canzoni e lettere sulla prigionia e libertà con Paola Franzini, Mell Morcone, Roberto Romano: un concerto nato dall’esigenza di raccontare le emozioni vissute in un carcere anche da chi non è detenuto. Dieci canzoni per raccontare dieci stanze dell’anima di chi non è libero, ma che possono esistere anche nella vita di tutti.

Bellissimo e di buon livello lo spettacolo “Pinocchio”, regia di Carlo Bussetti e Antonio Fioramonte. Bravi e preparati gli attori della Compagnia Teatrale “Corpi Bollati”, toccante il finale. La rappresentazione permette allo spettatore di ridire, commuoversi, ma ha anche la forza di mettere in evidenza come da bambini crescendo occorra prendere consapevolezza e responsabilità della propria libertà ponendo una riflessione anche per le persone che, per loro fortuna, non hanno mai avuto condanne detentive. Di fronte al pubblico c’erano in primo luogo persone capaci di conquistare la platea, con la gioia di presentare orgogliosi il proprio lavoro e l’impegno profuso, felici perché per una volta sono loro a uscire, pur con la scorta, dal carcere.

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Pinocchio corpi Bollati

La Compagnia nasce da un’idea di promossa all’interno della Casa di Reclusione di Bollate. È formata da attori detenuti, ex-detenuti e non: sono cantanti, ballerini, attori, coreografi interni ed esterni al carcere. Un’esperienza importante che ha permesso a chi privato della libertà di trovare le motivazioni personali, i propri punti di forza, le proprie soddisfazioni e assunzione di responsabilità per intraprendere un percorso atto a potenziare le risorse e le capacità utili in un’evoluzione personale che concorra a scelte di vita diverse dalle precedenti, lontane dal ricommettere atti illegali una volta finita la detenzione, ma anche, per chi ancora recluso, di mettersi in gioco attraverso la suddetta Compagnia. La definizione “Corpi Bollati”, nasce dalla situazione di restrizione psicologica e sociale dell’ex recluso: il marchio di detenuto rimane sulla pelle come un timbro indelebile, come una tassa, un bollo che si deve pagare tutta la vita ovvero “Corpi Bollati”, oltre all’assonanza con Bollate.

Interessantissimo il dibattito moderato da Adelio Rigamonti, critico teatrale che mette a disposizione la sua conoscenza all’interno delle carceri, con la partecipazione della dott.ssa Lucia Castellano, Dirigente Generale dell’Amministrazione Penitenziaria, della dott.ssa Alessandra Naldi Garante dei Diritti delle persone private della libertà, del dott. Roberto Bezzi Responsabile Area Educativa della Casa di Reclusione di Milano-Bollate.

Il modello di carcere immaginato dalla nostra Costituzione non toglie i diritti a chi commette atti delittuosi e deve garantire quelli fondamentali. Toglie la libertà per il tempo stabilito dalla sentenza a secondo della gravità del reato commesso, della motivazione… Questo perché la pena deve avere un senso al fine di abbattere la recidiva cosa che può avvenire se la pena medesima è volta a uno scopo.  Per questo la proposta politica più opportuna non è la reclusione dentro a un luogo chiuso come il carcere che non aiuta a prendere consapevolezza delle proprie responsabilità di vita e che nel tempo disorienta i penalizzati al punto che una volta terminata la detenzione, faticano o non sono in grado di badare a se stessi aumentando così la recidiva. L’esperienza attuale insegna che il carcere rende infantili e costringe le persone all’ozio. La popolazione detenuta è una realtà eterogenea formata principalmente da tre categorie per cui può trarre in inganno il principio di una Ri-educazione uguale per tutti.

È quindi auspicabile che le politiche in materia di “PUNIZIONE” prevedano un percorso personalizzato e un ventaglio di interventi con lo scopo di permettere alle persone private della libertà una relazione costante sul e con il territorio attraverso il lavoro, lo studio, l’impegno sociale…..dove le stesse devono assumersi le responsabilità e prenderne consapevolezza.

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Da sinistra: Adelio Rigamonti, Lucia Castellano,Alessandra Naldi, Roberto Bezzi

Questa esperienza è già in atto per quanto riguarda i minori con ottimi risultati. Attualmente ci sono circa 20.000 minori in esecuzione esterna e 400 chiusi nel carcere minorile.

Per i minori l’attenzione è maggiore nel giudicare il reato commesso in quanto viene considerato anche l’individuo, la sua storia personale, il background e non solamente il reato commesso, mentre per i maggiorenni questo metodo di valutazione è ancora di difficile applicazione e viene giudicato in primo luogo il reato.

Occorre anche fare una distinzione tra chi è privato della libertà con sentenza passata ingiudicata e chi si trova in custodia cautelare in attesa di giudizio. Si ricorda che chi è imputato verrà dichiarato “colpevole” a sentenza definitiva (ingiudicata). Nel frattempo, a secondo delle valutazioni del giudice e delle prove a carico dell’imputato, ci sono persone che vengono costrette alla custodia cautelare presso le carceri, altre che attendono il risultato della sentenza all’esterno. A Milano il carcere giudiziario è S. Vittore che è anche il contenitore del disagio della città di Milano. In virtù della sua funzione ospita in custodia cautelare in attesa di giudizio principalmente tossicodipendenti, stranieri, poveri. La situazione di vita dentro allo stesso è spesso difficile con un sovraffollamento delle celle. Milano vede anche la presenza sul territorio del carcere di Milano-Opera (massima sicurezza), Milano-Bollate (Casa di Reclusione), Beccaria(minorile).

Sono stati due giorni intensi e profondi che hanno permesso alla cittadinanza e ai volontari dell’Olinda di avvicinarsi a persone e a un mondo lontano dagli occhi con cui è difficile allo stato attuale relazionarsi.

La filosofia politica sulle possibilità di espiare la pena in attività extra-murarie obbliga a una seria riflessione sull’attuale preparazione culturale della società e sul populismo fine a se stesso, ma di impatto sulla sofferenza per chi subisce un torto e sulle paure che albergano nella sfera emotiva di molti.

 

Daniela Gianoli