Violenza contro le donne, gli ultimi dati di Milano e hinterland

Di: - Pubblicato: 1 Dicembre 2020

“Dopo il calo di marzo, forte ripresa delle richieste di aiuto” fotografa la Fondazione Somaschi Onlus dagli 11 presidi che gestisce nel milanese, puntando sulla rieducazione degli uomini autori di violenza (spesso recidivi) attraverso il progetto sperimentale Nonpiùviolenti.

Un reminder per tutte le donne in difficoltà: anche il numero unico nazionale per segnalazioni di violenza domestica, 1522, è sempre operativo.

Di Filippo Nardozza.

Un forte calo di richieste di aiuto nel milanese durante il primo lockdown (presumibilmente per le restrizioni negli spostamenti fisici, che hanno reso però al contempo le vittime di violenza sempre più esposte ai responsabili della stessa). Poi il nuovo aumento. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata la scorsa settimana (25 novembre) arriva il bilancio della situazione dell’ultimo anno su questo fronte tra Milano e hinterland. A farlo è Fondazione Somaschi Onlus, tra i principali enti del Terzo Settore che compongono la rete antiviolenza attiva nella Città Metropolitana di Milano, lanciando un messaggio che punta sulla rieducazione degli uomini: “Punire gli uomini violenti è fondamentale ma non basta. Per prevenire la recidiva è necessario intervenire anche sulla loro rieducazione” afferma la responsabile dei servizi antiviolenza della Onlus, Chiara Sainaghi,.

I DATI

Da gennaio a oggi, agli 11 presidi di aiuto per le donne vittime di maltrattamento che Fondazione Somaschi gestisce tra Milano e hinterland si sono rivolte in totale 491 donne, principalmente italiane (62%), di età compresa tra i 35 e i 44 anni (32%) e tra i 45 e 54 anni (25%), con un discreto livello di istruzione (diploma di scuola secondaria di secondo grado 30%). La maggior parte di loro ha uno o più figli minori (60%), per lo più tra i 6 e i 13 anni di età (35%). La violenza più frequentemente denunciata è psicologica (82%), seguita da quella fisica (65%), economica (16%), sessuale (12%) e stalking (8,7%). Nella maggioranza dei casi gli autori del maltrattamento sono i mariti (62%) o i conviventi (21%).

Numeri sostanzialmente in linea con quelli del 2019, quando gli accessi totali ai centri della Fondazione Somaschi (che all’epoca erano 7) sono stati in tutto 550. La media di donne che ogni mese si rivolge a ogni singolo centro della onlus è leggermente calata, passando da più di 6 a circa 5. Un calo dovuto sicuramente alle restrizioni di movimento imposte dalla pandemia, che solo nel mese di marzo ha determinato una riduzione degli accessi di circa il 40% (facendo però aumentare la scorsa primavera le richieste di aiuto telefoniche al 1522,come riferiva il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Nel primo lockdown – commenta Sainaghi – la sorveglianza da parte dell’autore di violenza è diventata costante rendendo molto difficile per le donne anche solo contattarci telefonicamente. Le situazioni di maltrattamento si sono spesso acuite a causa della convivenza continua e nei mesi successivi si è registrata una forte ripresa delle richieste di aiuto. Non a caso il numero di donne messe in protezione, ovvero accolte con urgenza negli alloggi secretati della Fondazione Somaschi, ha già quasi raggiunto quello dello scorso anno: ad oggi sono state accolte 27 donne, di cui 23 con figli (in totale 33 minori). Nel 2019 erano 29, di cui 17 con figli (in totale 31 minori).

I CENTRI

A Milano e Città Metropolitana Fondazione Somaschi gestisce complessivamente 11 presidi: un centro nel capoluogo (in piazza XXV aprile) più l’intera rete dell’hinterland, fungendo da punto di riferimento con 5 presidi principali più 5 sportelli decentrati negli ambiti territoriali Adda Martesana, Rho e Garbagnatese, Sud-Est e Paullese, Visconteo, Sud Milano e Corsichese.

IL PROGETTO NONPIÙVIOLENTI

Secondo le stime più recenti, in Italia ogni 3 giorni viene compiuto un femminicidio. Gli uomini autori di violenza nell’85% dei casi reiterano il proprio comportamento, spesso con un’escalation di gravità. Dati allarmanti che portano a chiedersi sempre di più se punire gli autori di violenza sia sufficiente per prevenire e contrastare la recidiva in modo efficace. Per questo Fondazione Somaschi ha scelto di avviare un progetto sperimentale, completamente autofinanziato, dedicato alla rieducazione degli uomini maltrattanti.

Si chiama Non più violenti ed è partito a Milano nella primavera 2018 coinvolgendo 11 uomini. Si tratta di un percorso gratuito guidato da uno psichiatra e uno psicoterapeuta con incontri di gruppo a cadenza quindicinale. L’obiettivo è guidare i partecipanti alla presa di coscienza della gravità delle azioni compiute e all’apprendimento di nuove strategie di comportamento, con un monitoraggio costante della violenza anche tramite il confronto con le compagne degli uomini coinvolti. “Le donne che accogliamo nei nostri centri e nelle case protette hanno paura di tornare, presto o tardi, a essere in pericolo – prosegue Sainaghi -. Per questo è necessario lavorare sulla prevenzione: il trattamento degli uomini deve diventare a tutti gli effetti un pezzo del sistema del contrasto alla violenza di genere.” Ad oggi gli uomini coinvolti nel progetto Nonpiùviolenti – spontaneamente, su richiesta della compagna vittima di violenza o in seguito all’invio di servizi sociali, legali di parte e autorità giudiziarie – sono 32, di ogni età (dai 18 ai 70 anni), principalmente italiani. Non tutti hanno portato a termine il percorso, soprattutto quest’anno che gli incontri devono tenersi a distanza. I risultati però sono incoraggianti: sul totale di uomini che hanno partecipato al trattamento finora si è registrato un solo caso di recidiva, e si tratta di un uomo che aveva appena iniziato a frequentare il gruppo.