Sonda.Life http://www.sonda.life Portale di informazione sociale Mon, 16 Jul 2018 12:57:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 Giorgia Meloni E Il Reato Di Tortura http://www.sonda.life/in-evidenza/giorgia-meloni-e-il-reato-di-tortura/ http://www.sonda.life/in-evidenza/giorgia-meloni-e-il-reato-di-tortura/#respond Mon, 16 Jul 2018 12:57:31 +0000 http://www.sonda.life/?p=7254 Di Maurizio Anelli

“Difendiamo chi ci difende: abbiamo presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro. Siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine!”

https://www.huffingtonpost.it/2018/07/12/giorgia-meloni-abolire-il-reato-di-tortura-che-impedisce-agli-agenti-di-fare-il-proprio-lavoro_a_23480623/

Fra pochi giorni saranno diciassette anni dai fatti del G8 di Genova, la “macelleria messicana” che ha trasformato una città in un film dell’orrore. La Democrazia in quei giorni si era nascosta, indossando i vestiti più sporchi dello Stato e raccontando al Paese cosa significa vivere e morire in uno Stato di Polizia. Carlo Giuliani oggi avrebbe quarant’anni se non avesse incontrato i mostri delle favole più brutte. Invece li ha incontrati, e se lo sono portato via. Ma non si sono fermati a Carlo, non gli bastava: nel cuore della notte sono entrati in una scuola e hanno continuato la loro mattanza e, da quella scuola, hanno portato via tutti come facevano i nazisti quando entravano nei ghetti. E poi ancora oltre: Bolzaneto. Genova, la Diaz e Bolzaneto: una città, una scuola e una caserma. In quelle strade e fra quelle mura un’intera generazione ha visto cancellati sogni e diritti in un’orgia di violenza e repressione. Da una parte lo Stato in divisa, dall’altra lo Stato in camicia bianca e cravatta che dettava la strategia. In mezzo una generazione negata.

Al processo per le violenze alla scuola Diaz, alcuni anni più, tardi il Pubblico Ministero Enrico Zucca affermò che “…Quanto successo nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 è stata la più grave violazione di diritti umani in un paese democratico dal dopoguerra.” http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2008/10/30/ALEA4SBC-grave_violazione_diritti.shtml

Sul G8 di Genova sappiamo tutto quello che basta per poter dire che è stata una storia fascista. Eppure quasi tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine coinvolte in quella macelleria se la sono cavata senza pagare nessun prezzo. Anzi, molti di loro sono stati promossi e nessuno dei funzionari processati per le violenze di Bolzaneto è stato accusato di tortura: la legge italiana non prevedeva ancora questo reato. In quanto alla catena di comando, politica e istituzionale, di quei giorni è calato il silenzio assoluto. Ma la signora Giorgia Meloni finge di non sapere tutto questo.

Altre storie, altre piazze e strade, altre caserme. Altri nomi, altre vite cancellate da divise sbagliate: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi… per esempio. Anche loro hanno trovato i mostri delle favole più brutte e anche per loro la strada è finita. Morire in carcere, morire in una strada… morire per le botte ricevute in nome della legge. Ma di quale legge parliamo, di cosa stiamo parlando?

Nelle parole, terribili e irresponsabili, di Giorgia Meloni c’è tutta l’essenza di un pensiero sempre più feroce e inquietante. C’è un’onda da cavalcare, c’è un Governo che mostra ogni giorno e a ogni occasione che questo Paese ha imboccato una strada che riporta indietro nel tempo. È un’onda che si lascia cavalcare facilmente: da una parte un Ministro degli Interni che è il vero “capo” dell’esecutivo, innamorato della sua voglia di mostrare i muscoli verso gli ultimi e, dall’altra, alleati di governo indifferenti al diritto e succubi consapevoli di fronte a quei muscoli esibiti. È il prezzo che devono pagare per condividere le poltrone di Governo e di potere, e tutto questo loro lo sanno benissimo e lo accettano. Sì, questo Paese è cambiato, a volte stento a riconoscerne i tratti. O forse è sempre stato così e non ce ne siamo mai accorti. Forse perché abbiamo sempre visto quella parte di Paese nella quale abbiamo sentito il bisogno e l’orgoglio di identificarci: quella parte che ha sempre guardato agli altri come qualcosa o qualcuno cui tendere la mano, quella parte di Paese che guardava alla cultura e alla storia di un Popolo contadino e operaio capace di passare in mezzo a mille dolori e mille sconfitte e di uscirne comunque a testa alta. Quella parte di Paese capace di uscire da una dittatura e da una guerra tremenda e che pure aveva saputo unirsi e andare avanti. Ripartire, ricostruire. Mi guardo intorno e provo a sentire la voce della Politica con la “P” maiuscola, ma non la sento. Provo a sentire e a cercare le parole di un mondo intellettuale che si sta nascondendo, in gran parte. Sembra che la normalizzazione di questo Paese sia arrivata al punto di non ritorno… eppure continuo a credere che da qualche parte il cuore e l’intelligenza di questo Popolo siano ancora vivi, qualcosa in cui credere ancora. C’è una sorta di rifiuto nel credere che così non possa essere, c’è una “Resistenza” delle idee cui non intendo rinunciare, non è giusto e nemmeno umano rinunciare. Forse sono le tante persone che fanno parte del mio mondo a regalarmi la voglia di non sedermi a guardare il fiume che scorre. Esistono, ci sono, lottano ogni giorno per rendere questo Paese migliore di quello che questo Paese vuole essere. No, non intendo rinunciare a nessuna delle idee che mi fanno sentire “umano”.  Questo Paese è così, come così è il resto della società che controlla e gestisce la vita di tutti noi. C’è sempre un punto di non ritorno nella storia e nella vita di ciascuno, oggi ci siamo molto vicini. Affermare, come afferma Giorgia Meloni, “…il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro. Siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine! ”, è un punto di non ritorno per chi lo afferma. Io non sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine perché credo che lo Stato debba garantire e tutelare i diritti di tutti i suoi Cittadini. Perché questo avvenga, è necessario che le sue Istituzioni siano ripulite dal marcio che le avvolge. Io sarò sempre dalla parte del Diritto, quel Diritto che la signora Meloni non tiene in alcuna considerazione. In un Paese civile le forze dell’ordine non hanno bisogno di “torturare” per compiere il loro lavoro. In un Paese civile le forze dell’ordine non si comportano come a Bolzaneto, non ammazzano di botte un detenuto o un ragazzo per le strade di Ferrara, non fanno carriera nonostante i loro crimini. Perché Genova, Bolzaneto e la Diaz, la morte di Carlo Giuliani, di Stefano Cucchi e quella di Federico Aldrovandi sono crimini, piaccia o non piaccia a Giorgia Meloni e a quanti la pensano come lei.

In un Paese civile la Democrazia è un bene comune che va difeso sempre, e l’integrità dello Stato e delle Istituzioni sono il primo passo perché questo bene comune continui ad esserlo e l’Italia ha perso da tempo questa partita.

Eppure basterebbe conoscere la storia, o almeno il minimo necessario della storia recente per sapere che il vento può cambiare con il passare del tempo e l’onda può diventare anomala e rivoltarsi contro coloro che l’hanno creata e cavalcata. Giorgia Meloni dovrebbe avere il coraggio di guardare in faccia le madri di quei ragazzi morti ammazzati da bestie con la divisa sbagliata. Ma lei non avrà mai questo coraggio, perché non riuscirebbe a reggere il loro sguardo. Giorgia Meloni usa la rete e i social network  per diffondere le sue vergognose convinzioni perché  le persone davvero misere fanno così e non avranno mai il coraggio e la dignità di guardare negli occhi chi ha amato un figlio e in una notte lo ha perso senza sapere come e perché.

È sera, la notte scende sulle città e su un Paese che ha cambiato strada, dimenticando la sua dignità e la sua cultura, la sua storia. Cavalchi l’onda signora Meloni, la cavalchi finche riesce a stare in sella. Domani è un altro giorno, lei si alzerà e farà colazione con la sua famiglia. In altre case questo non succede più, da tanto tempo. Prima di uscire da casa faccia una sosta davanti allo specchio e provi a guardare dentro di sé, scavi nella sua storia e nei suoi sentimenti ma non si spaventi: è davvero lei quella che vede in quello specchio, nient’altro che lei. Buona giornata.

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Mafie In Umbria: Una Situazione Che Non Bisogna Sottovalutare http://www.sonda.life/in-evidenza/mafie-in-umbria-una-situazione-che-non-bisogna-sottovalutare/ http://www.sonda.life/in-evidenza/mafie-in-umbria-una-situazione-che-non-bisogna-sottovalutare/#respond Mon, 16 Jul 2018 12:52:27 +0000 http://www.sonda.life/?p=7250 Di Giovanni Dato

 

Spesso si associa l’Umbria ad una vera e propria oasi di pace, una regione tranquilla, vivibile, un luogo nel quale si immagina che le mafie non abbiano trovato particolare spazio. Da qualche anno a questa parte, però, sembra che il trend stia cambiando in maniera negativa: se è vero che i primi accenni di criminalità organizzata risalgono in realtà a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, è solo di recente che diverse cosche mafiose hanno cominciato a prendere in considerazione anche questa bella regione italiana.

Secondo una pregevole inchiesta realizzata da “Stampo Antimafioso” nei giorni scorsi, l’Umbria è sì un luogo sicuro e piuttosto lontano dalle dinamiche mafiose che opprimono altre regioni d’Italia, ma proprio per questo non è del tutto privo di pericoli; al contrario, è addirittura questa sorta di silenzio, di tranquillità che permette alla mafia di insediarsi, proliferare e poi gestire il territorio.

Uno dei settori in cui i clan sono riusciti a mettere le mani, per esempio, è quello del post-terremoto: tutto ciò che riguarda la ricostruzione, infatti, è a rischio infiltrazione e ciò ce lo insegna il primo, grande evento catastrofico, quello di fine anni ‘90, dopo il quale diverse aziende campane e calabresi si impossessarono del progetto di riqualificazione e ripresa delle zone terremotate. Tutto ciò, ovviamente, senza che nessuno fiatasse o dicesse qualcosa: già allora la sensazione che la mafia non esistesse da quelle parti era così forte che nessuno si preoccupò di una possibile presenza criminale, che si servì anche di aziende compiacenti che prestarono il proprio nome al fine di realizzare progetti illegali.

Purtroppo, però, la realtà era ed è diversa: per questo, nonostante in Umbria non vi sia una concentrazione mafiosa tale da preoccupare, non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Il procuratore generale della Repubblica di Perugia, Fausto Cardella, a gennaio scorso, in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario 2018, affermava che “i lavori di ricostruzione legati al terremoto” sono stati di grande interesse “per le organizzazioni criminali attive nel settore della movimentazione terra, edilizia, ciclo del cemento e smaltimento dei rifiuti”. Inoltre, con la crisi e la chiusura di tantissime aziende, un’organizzazione criminale quale è la mafia fornisce spesso “redditi usurari alle imprese in difficoltà”.

Particolare attenzione, inoltre, merita il caso di Perugia, capoluogo di regione che è ormai una piazza importantissima di spaccio della droga: qui, infatti, proprio perché vi è una soglia d’attenzione inferiore rispetto ai grandi centri come Roma o Napoli o Milano, i clan sentono di poter fare affari con più tranquillità e in maniera più agevole. La situazione umbra, insomma, non è certamente idilliaca come appare: qui la mafia ha posto le basi già 30 anni fa, ma adesso il pericolo sembra essere più forte di prima, specialmente a causa di una grande espansione di diversi clan. Sul territorio, infatti, sono attivi numerosi clan provenienti non solo da tutta Italia (quindi principalmente camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra), ma si registra anche una forte presenza di gruppi criminali albanesi e, addirittura, dominicani (specialmente per quanto riguarda la droga).

Come viene ribadito da “Stampo Antimafioso” nella sua inchiesta, questi sono solo alcuni dei motivi per cui “non dovremmo sottovalutare la mafia in Umbria”: il fatto che la sua attività sia silenziosa non significa che non ci sia, anzi, è proprio per tale ragione che bisogna prestare attenzione, drizzare le antenne e lavorare a livello istituzionale, civile e culturale affinché non riesca a guadagnare ulteriori spazi e canali. Siamo ancora in tempo.

ilmegafono.org

 

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Ecomafia, Aumentano I Crimini Contro L’Ambiente: 2017 Anno Storico http://www.sonda.life/in-evidenza/ecomafia-aumentano-i-crimini-contro-lambiente-2017-anno-storico/ http://www.sonda.life/in-evidenza/ecomafia-aumentano-i-crimini-contro-lambiente-2017-anno-storico/#respond Mon, 16 Jul 2018 12:50:33 +0000 http://www.sonda.life/?p=7246 Di Veronica Nicotra

Che i crimini contro l’ambiente siano aumentati negli ultimi anni è ormai evidente, ma addirittura oggi si parla di numeri storici. È quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, che sottolinea il boom di arresti nel 2017 per reati ambientali e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. Sono state infatti 538 le ordinanze di custodia cautelare emesse in questo ambito. Risultati ottenuti grazie a una più ampia applicazione della legge 68 e grazie a un’attività più repressiva delle forze dell’ordine nei confronti dei trafficanti di rifiuti.

Proprio quello dei rifiuti è il settore dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24 per cento. Si parla di 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016). Il peggiore nemico rimane dunque la corruzione, provocata dall’intenso sfruttamento illegale delle risorse ambientali.

“I numeri di questa nuova edizione del rapporto Ecomafia – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi urgenti per dare risposte concrete ai problemi del Paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica. Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge”.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei reati, la maglia nera spetta alla Campania, che registra il maggior numero di illeciti ambientali (4.382, che rappresentano il 14,6 per cento del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.178), poi dalla Puglia (3.119), dalla Calabria (2.809) e, infine, dal Lazio (2.684). I procedimenti totali avviati dalle procure sono stati 614, contro i 265 dell’anno precedente. Il reato più riscontrato è stato l’inquinamento ambientale con 361 casi, poi l’omessa bonifica (81), i delitti colposi contro l’ambiente (64), il disastro ambientale (55), l’impedimento al controllo (29) e il traffico di materiale ad alta radioattività (7).

Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone. Per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose, il 2018 è un anno record per lo scioglimento delle amministrazioni comunali. I clan censiti da Legambiente finora e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sono 331. In Italia, inoltre, si continua a costruire abusivamente in maniera irresponsabile: secondo le stime del Cresme, nel 2017 sarebbero state costruite circa 17 mila nuove case abusive. Ma i reati non finiscono qui: in crescita quelli nel settore agroalimentare, in particolare in quello ittico, della ristorazione, di vini e alcolici, della sanità e cosmesi.

Continua anche senza sosta l’aggressione al patrimonio di biodiversità, sulla pelle di lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesci spada e non solo. Infine, è allarme per i sacchetti di plastica fuori legge che inquinano l’ambiente e che si trovano nei mercati rionali di ortofrutta e nei negozi al dettaglio. Sono, dunque, tanti i problemi da affrontare e i crimini inflitti all’ambiente. Con la speranza che vengano adottate al più presto, l’associazione ambientalista ha avanzato numerose proposte per combattere la criminalità ambientale che, dati alla mano, è aumentata in tutta la penisola.

ilmegafono.org

 

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La Lettura Del Mese http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-31/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-31/#respond Mon, 16 Jul 2018 12:46:35 +0000 http://www.sonda.life/?p=7243

T.B. Kennington (1856-1916), Lady  Reading by a Window (ca.1911)

RUSSIA 2018: LACRIME DI COCCODRILLO?

 

Andrei Kurkov, Picnic sul ghiaccio (GARZANTI)

 

Ken Kalfus, Plutonio 239 e altre fantasie russe (FANDANGO)

 

 

«Il pinguino sono io»

 

Nato a San Pietroburgo, classe 1961, Andrei Kurkov è uno scrittore ucraino che scrive in lingua russa.

Viktor, il personaggio protagonista di Picnic sul ghiaccio, romanzo del 1996, vive a Kiev in un piccolo appartamento con un pinguino adottato dallo zoo della città e scrive racconti, o almeno ci prova, tirando a campare.

Almeno all’inizio, così stanno le cose, ma come spesso accade nei romanzi, le cose cambiano.

E, nell’ordine: Viktor troverà un nuovo lavoro, si vedrà affidata una graziosa bambina di nome Sonja, e incontrerà una giovane donna, Nina, arrivando a sperimentare, seppur per un breve periodo, le gioie e le noie, del “gioco della famiglia felice”.

Sembra banale, ma non lo è! Tutt’altro!

Il nuovo lavoro? Scrivere necrologi per personaggi di una certa importanza e visibilità ancora in vita: i così detti, in gergo, coccodrilli.

La graziosa bambina? È figlia di un uomo dall’aurea misteriosa. e dal portafoglio facile, di nome Miša, Miša-il-non-pinguino, che in occasione di uno dei loro primi incontri così dice a Viktor: “«Tu adesso scrivi per il cassetto, come facevano molti scrittori nel buon tempo sovietico, ma con la differenza che le tue opere prima o poi vedranno sicuramente la luce… Te lo garantisco».

E Nina, la giovane donna, non è che una conseguenza di tutto questo. Come molte altre cose, gli altri incontri, gli avvenimenti successivi…

E poi c’è il pinguino, certo! Miša, un pinguino depresso che finirà per essere “noleggiato” a certi strani funerali e poi si scoprirà essere malato di cuore e bisognerà in qualche modo curare e salvare…

I soldi non mancano, ma la loro provenienza è sempre sospetta: “«C’è qualcosa che non va, al mondo», pensava mentre camminava, lo sguardo fisso a terra. «O è la vita stessa a essere diventata un’altra, e ha mantenuta solo l’apparenza della vita di prima, semplice e comprensibile. Ma il suo meccanismo interno si è rotto, e adesso non si sa più cosa aspettarsi nemmeno dagli oggetti più familiari. (…) Qualcosa di strano e invisibile si nasconde sotto ogni superficie conosciuta (…)».

Sotto, dietro, DENTRO questa piacevolissima lettura che si rivelerà ideale per la stagione estiva, nonché in questo mese “calcistico”, perfetta una partita e l’altra, negli intervalli tra primo e secondo tempo, come un ghiacciolo, un bel gelato, un buon sorbetto alla frutta, rinfrescante, da gustarsi senza fretta: “La sua vita gli si profilava davanti tranquilla, nonostante le difficoltà balenate nel periodo di Capodanno, quando aveva dovuto rifugiarsi nella dacia di Sergej. Tutto era a posto, o almeno così sembrava. Ciascun tempo ha la sua «normalità», pensò. Quello che prima sarebbe sembrato tremendo, adesso era normale, e questo perché gli uomini, per non preoccuparsi troppo, l’avevano preso come norma di vita e avevano continuato a vivere. Per loro, alla fine, e anche per Viktor, la cosa più importante era e rimaneva VIVERE, a qualsiasi costo, ma VIVERE.

 

 

 

«L’Apollo e una navicella russa. La Soyuz. Si sono agganciate l’una all’altra due giorni fa. Lassù, nel buio. In tutto quel silenzio, si sono unite. Chissà che rumore hanno fatto. Galleggi senza peso e di colpo senti il fragore del metallo contro lo scafo della tua nave spaziale. Il tuo nemico che ti porge la mano. Tu l’afferri con il guanto. Passando sopra ogni rivalità, finalmente. Mi ha fatto riprovare un’emozione. Non saprei definirla. Era come… una specie di odore che annusi di sfuggita, poi il mondo corre indietro e il tempo scompare, e ti ritrovi di nuovo là. Come la definiresti quest’emozione?»

Derek B. Miller, Uno strano luogo per morire

 

Ken Kalfus è uno scrittore americano che ha vissuto per quattro anni a Mosca, e questo suo Plutonio 239 e altre fantasie russe è una raccolta di racconti che sembrano voler lanciare uno sguardo su un altro mondo.

Direttamente dal buco della serratura, un assaggio della torta che sta DALL’ALTRA PARTE, sul tavolino dietro la porta, come in Alice nel paese delle meraviglie. Possibilità di trasformarsi?

È il tentativo di raccontare qualcosa che non ci appartiene del tutto: troppo grande o troppo piccolo per essere afferrato completamente.

È un mettersi alla prova, IMITARE cercando di CAPIRE cosa significhi essere russi, far parte di quella storia, di quelle tradizioni, appartenere a quella mentalità…

Ma: “Forse la considerazione per la possibilità di fare scoperte piacevoli e inattese è un concetto “occidentale”, un dogma del culto dell’individuo. Io, invece, vivo a est di Istanbul, Delhi e Pechino, dove si preferisce credere al destino, o, in tempi più recenti, alla storia.

Così vicini eppure così lontani, così prossimi eppure così diversi.

Per due treni che come i nostri corrono su binari paralleli, l’incontro è possibile solo per impatto?

Accostamento di poli opposti come quelli di due calamite: quel suono secco, sordo e profondo che vibra in ognuno dei sette racconti di questa raccolta.

La disperazione più buia, quella umana, e la potenza del nucleare; la morte di Stalin e la pubertà di una ragazzina; Jurij Gagarin e Sergej Pavlovič Korolëv, il davanti e il dietro le quinte della conquista dello Spazio; la storia di un amore e di un viaggio verso una terra sconosciuta; scene da un matrimonio in un giorno di guerra: dove sta la violenza, e dove la speranza?; una citazione moderna in calce ad una classica fiaba; il tradimento di un sistema e la crisi di un uomo, o viceversa?

Capii immediatamente di essere stato fregato. Sotto la firma di Viktor, non più di una mezza dozzina di nomi occupava la parte sinistra del foglio. Viktor mi aveva detto la settimana precedente che Miša Višnevskij contava molti amici nelle alte sfere, e non solo nell’Unione. Miša, sosteneva Viktor, era sinceramente apprezzato e godeva di buoni appoggi politici. (…) ”

Ken Kalfus vince la sua sfida alla grande!

E noi?

 

A cura di Giulia Caravaggi

 

 

 

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Lettera Al Ministro Matteo Salvini http://www.sonda.life/in-evidenza/lettera-al-ministro-matteo-salvini/ http://www.sonda.life/in-evidenza/lettera-al-ministro-matteo-salvini/#respond Mon, 09 Jul 2018 09:04:03 +0000 http://www.sonda.life/?p=7239 Di Maurizio Anelli

 

Le buone maniere insegnano che una lettera dovrebbe iniziare con un “Egregio…” oppure “Carissimo…”. Le buone maniere però si riservano alle persone che le sanno apprezzare, le coltivano, le rispettano. Questo è quello che mi è stato insegnato, che ho imparato e che ho fatto mio. Nella storia di Matteo Salvini e nella sua carriera politica non esiste traccia di nessuna di queste tre parole che pure dovrebbero significare l’ABC della civile convivenza, a maggior ragione quando si occupa un ruolo istituzionale e, in questo caso, di Governo del Paese.

Lei, Signor Ministro degli Interni, quel posto lo occupa, e prima di occuparlo ha giurato sulla Costituzione della Repubblica Italiana. La stessa Costituzione che Lei evidentemente non conosce e fra qualche riga le dimostrerò il perché. Ma prima ancora di essere nominato Ministro, durante la campagna elettorale, Lei ha giurato anche sul Vangelo. Ora il fatto che Lei giuri tenendo in mano un Vangelo e il crocefisso mi tocca solo marginalmente, essendo io un uomo libero, laico e ateo,  ma lo ritengo comunque inopportuno e offensivo: nei confronti dei cittadini che vivono in uno Stato che vorrei ricordarle non è quello Pontificio. Ma questo è un problema fra Lei e i credenti che le hanno dato il proprio voto. Andiamo allora alla sua palese violazione della Costituzione, in particolare sui seguenti articoli:

Articolo 2La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Si parla di “diritti” inviolabili dell’uomo in senso universale, lo capisce vero? La Costituzione non afferma “prima gli italiani” e poi se avanza tempo anche gli altri.

Articolo 3Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

In un’intervista  rilasciata lo scorso mese di febbraio Lei ha affermato che “L’Islam non è compatibile con la Costituzione”. Lei non ha fatto alcuna differenza fra l’integralismo-fanatismo islamico e Islam, ha posto le due cose sullo stesso piano. È un’affermazione grave, non crede ? https://tg24.sky.it/politica/2018/02/08/salvini-islam-non-compatibile-costituzione.html

Di fatto, inoltre, le sue recenti decisioni relative in particolare alla chiusura dei porti e in materia di migranti in generale non inducono a pensare che Lei intenda rimuovere gli ostacoli di cui si fa riferimento nell’articolo 3. Lei ha parlato di censimento dell’etnia Rom e poi, forse consigliato da colleghi più scaltri, si è accorto di aver detto qualcosa di vergognoso e inaccettabile, oltre che anticostituzionale, ed ha parzialmente corretto il tiro. Ma la sua intenzione era chiara ed evidente, e richiama alla mente una parola infame: schedatura. Da Ministro degli Interni Lei conoscerà certamente la Legge Mancino che vieta l’incitazione alla violenza per motivi razziali. Ma sappiamo che Lei preferisce le ruspe… andiamo oltre. Lei, Signor Ministro, in passato non si è fatto mancare nulla in termini di affermazioni e comportamenti contrari alla Costituzione: ha inneggiato all’indipendenza e alla secessione delle regioni del Nord-Italia,  ha affermato che la Padania non è Italia. Ora vedo che è passato a un progetto diverso: dal secessionismo al nazionalismo. E in questo progetto vedo che contempla anche il non ricordare più gli insulti e i cori offensivi contro i meridionali, che cantava orgoglioso con una birra in mano alla festa di Pontida: https://video.ilmessaggero.it/politica/festa_di_pontida_2009_matteo_salvini_canta_coro_insultare_napoletani-3401997.html

Vede Signor Ministro, una gran parte di questo Paese tende a salire sempre sul carro del vincitore. Gran parte di questo Paese ha nel proprio DNA una grossa dose di fascismo e di razzismo e per questo oggi è schierato con lei in una sorta di ubriacatura collettiva. Lei parla di invasione, eppure i dati nudi e crudi smentiscono chiaramente questa tesi. Ma lei per anni ha lavorato su questa tesi fino a farla entrare nella testa di molti italiani che ora sono convinti che i propri problemi hanno un passaporto e un nome straniero, e che le origini di quei problemi siano da cercare fra gli ultimi della terra che sbarcano sulle nostre coste dopo una vita fatta solo di morte. Molti italiani preferiscono non parlare di mafia, camorra, ‘ndrangheta. Molti italiano non voglio parlare di corruzione, di appalti, di piani industriali capaci di affrontare i nodi dell’occupazione e dello sviluppo. Molti italiani, infine, non vogliono più sentire parlare nemmeno di fascismo.

Fra i suoi compiti di Ministro degli Interni ci sarebbe anche quello di contrastare il fascismo in base al rispetto delle leggi esistenti. Da Ministro dell’Interno Lei dovrebbe fare di tutto perché  la Legge Scelba e la Legge Anselmi siano applicate. Se lo ricordi, quelle leggi impongono lo scioglimento delle formazioni neofasciste.  Strano, lei parla sempre di rispetto della legge ma non ho mai sentito una sua parola sul rispetto della legge che proibisce la ricostituzione del partito fascista. Ma forse sono distratto, siamo tutti distratti. Sì Signor Ministro, molti italiani amano salire sul carro del vincitore: è stato così anche all’inizio del ventennio fascista, però sappiamo anche com’è andata. È un libro sempre aperto, basta solo leggerlo. Ma lei preferisce altre letture, sceglie altri amici: ammira Putin per esempio… a proposito, la prossima volta che lo incontrerà chieda la sua opinione sulla libertà di stampa e qualche consiglio. Sa, da quelle parti molti giornalisti hanno la strana abitudine di scomparire o di morire ammazzati da ignoti: chieda al suo amico di Anna Politkovskaja.  Ma non c’è solo Vladimir Putin fra le sue amicizie internazionali: c’è Viktor Orban e Lei ha affermato in un intervista che insieme al Capo di Governo ungherese cambierete l’Europa Strana coincidenza, i suoi amici più intimi in Europa hanno tutti la camicia della destra nazionalista, xenofoba e scissionista. Dall’Ungheria alla Francia, dall’Austria alla Germania.

Torniamo all’Italia, al carro dei vincitori e a quelli che sono i primi a salirci. Di solito, quando poi le cose si mettono male, sono anche i primi a scendere. È stato così anche in passato, è la storia di questo Paese, dove pochi pesci ribelli nuotano controcorrente dal primo momento difendendosi dagli squali. Poi, un giorno, il mare si fa troppo pericoloso e gli squali spariscono… anzi sono i più feroci nell’azzannare il vecchio capobranco caduto in disgrazia. Vede, signor Ministro, lei questo mare lo sta avvelenando un giorno dopo l’altro. Dalla sua barca getta odio e disprezzo, getta le reti che servono per imprigionare dignità, diritti, solidarietà e convivenza civile. Lei un giorno dovrà assumersi la responsabilità di tutto questo davanti alla storia e agli uomini, e non ci saranno nessun vangelo e nessun crocifisso che potranno darle una mano. Perché vede, io sono sì laico e ateo, ma penso che il Cristo morto sulla croce, e sulla quale Lei ha giurato in Piazza del Duomo a Milano, non potrebbe mai essere dalla sua parte. Quel Cristo di cui narrano i vangeli su cui Lei ha giurato era extracomunitario, figlio di migranti e voleva cacciare i mercanti dal tempio, parlava di fratellanza, diceva di dare da bere agli assetati. Guardi che non diceva di chiudere i porti e lasciare gli ultimi e i diseredati in balia delle onde del mare, Le assicuro che non lo diceva proprio. Li rilegga bene quei testi, vedrà che è come Le dico. Per quanto riguarda la Costituzione… quella Costituzione nasce dalla Resistenza Partigiana che ha combattuto contro una dittatura infame e basata sull’odio, lo stesso che lei sta seminando oggi. Ma è sempre tempo di Resistenza Signor Ministro, perché le conquiste e la libertà prima si ottengono e poi si difendono. Sempre.

Infine un’ultima cosa, se nel tempo libero ci spiega che fine hanno fatto quei 49 milioni di euro …come Lei ripete sempre: è giusto che gli italiani sappiano come vengono spesi i loro soldi.

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Comuni Sciolti Per Mafia: Trend In Netta Crescita In Italia http://www.sonda.life/in-evidenza/comuni-sciolti-per-mafia-trend-in-netta-crescita-in-italia/ http://www.sonda.life/in-evidenza/comuni-sciolti-per-mafia-trend-in-netta-crescita-in-italia/#respond Mon, 09 Jul 2018 09:01:28 +0000 http://www.sonda.life/?p=7236 Di Giovanni Dato

 

Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati ben 17 i comuni italiani sciolti per mafia: da Cirò Marina (KR), passando per Trecastagni (CT), sino ad arrivare a Sogliano Cavour (LE), ultimo in ordine cronologico: il quadro che ne emerge è quello di una situazione che è diventata allarmante, sebbene molti sembrano non accorgersene. L’ultimo caso, che riguarda proprio il piccolo comune salentino, non può sorprendere più di tanto, perché quello dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose è un trend in netta crescita che sale anno dopo anno (furono 21 in tutto il 2017) e che, sebbene tenda a colpire principalmente il Sud, non risparmia neppure diverse località del Nord e del Centro Italia.

In effetti non sorprende nemmeno che l’ennesimo comune si trovi proprio in Puglia: è qui che le vicende criminali, infatti, sono in netto aumento ed è qui che l’attenzione andrebbe posta maggiormente. Dal 2000 ad oggi, infatti, la criminalità organizzata ha ottenuto sempre più potere in tutte le province, dal Gargano sino al Salento stesso: si è trattato di una crescita territoriale, economica e violenta che non ha avuto eguali, nonostante si continui a considerare questa mafia come una sorta di mafia “minore”, sicuramente con meno impatto mediatico rispetto alle organizzazioni storicamente ben più note e potenti.

È però proprio questo atteggiamento che ha fatto sì che in Puglia la criminalità organizzata proliferasse in maniera indisturbata. È così che solo a Foggia e provincia, ad esempio, sono stati “censiti” ben 44 clan, un numero impressionante. È in mezzo a questo clima di sottovalutazione, che notizie di intimidazioni, attentati e addirittura di omicidi hanno preso sempre più piede: si pensi, ad esempio, al terribile raid del 9 agosto scorso, a San Marco in Lamis (Foggia), dove due contadini innocenti sono stati freddati per aver assistito involontariamente ad un regolamento di conti fra due clan rivali. Si pensi anche alle diverse operazioni svolte dalle forze dell’ordine contro numerosi esponenti criminali un po’ in tutta la regione, a dimostrazione di una crescita del tasso criminale impossibile da ignorare.

Quello legato ai comuni sciolti per mafia è, come la mafia stessa, uno di quei problemi con cui il nostro Paese ha imparato a convivere ormai da troppo tempo e a cui, come si diceva, in pochi sembrano far caso: se al Sud tutto ciò parrebbe “accettabile” o in un certo senso prevedibile (errore di considerazione e di mentalità gravissimo che ha peggiorato ulteriormente la situazione), neppure in altre parti d’Italia se la passano bene: Sedriano (Milano), Lavagna (Genova), Bordighera (Imperia) ma soprattutto Ostia, vero e proprio centro della criminalità organizzata romana, sono solo alcuni dei comuni del nord e del centro Italia sciolti negli anni per infiltrazioni mafiose.

Insomma, l’intero Paese è ammorbato da un virus che non vuol proprio andare via, specie se a combatterlo vi sono  istituzioni politiche deboli, quasi noncuranti del problema o concentrate su temi che rischiano di distogliere in maniera pericolosa l’attenzione su quella che dovrebbe essere la priorità per un governo e soprattutto per alcuni suoi ministeri…

L’ultima crociata anti-immigrazione realizzata da Salvini e dai suoi adepti ha oscurato temi urgenti quali la criminalità organizzata, temi che, a parte qualche slogan e qualche discorsetto retorico, non vengono neppure presi in considerazione. L’attenzione massiccia e spietata sui barconi fatiscenti e sulle condizioni di centinaia di disperati, così come la guerra insensata alle Ong, con accuse false e smentite dalle procure e dalle relative indagini, sembrano portare più consenso rispetto alla questione gravissima di un comune sciolto per mafia o al tema della criminalità in generale. D’altra parte, perché preoccuparsene? Perché farlo se il popolo intero, ignorante sino allo sfinimento, ha deciso di andare dietro agli slogan vuoti e crudeli del governo e di trascurare del tutto la feccia mafiosa che uccide la nostra economia, la meritocrazia, la libertà?

Ecco, probabilmente le cose non cambieranno in fretta (in realtà ne avremmo bisogno, perché l’aria si fa sempre più pesante), però una cosa è certa: chi tiene davvero alle sorti di questo Paese farebbe meglio a concentrarsi su problemi ben più grandi (e possibilmente reali); farebbe meglio a combattere contro l’illegalità, la violenza mafiosa, i soprusi, l’ingiustizia. L’immigrazione è un tema importante, ma va affrontato riconoscendo diritti  e non umiliandoli, né trasformando le vittime in colpevoli o in minacce. Bisogna tornare alla razionalità e capire che chi ci sta uccidendo ha sangue totalmente italiano.

ilmegafono.org

 

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Buste Monouso Per Frutta E Verdura: La Proposta Di Ecornaturasì http://www.sonda.life/in-evidenza/buste-monouso-per-frutta-e-verdura-la-proposta-di-ecornaturasi/ http://www.sonda.life/in-evidenza/buste-monouso-per-frutta-e-verdura-la-proposta-di-ecornaturasi/#respond Mon, 09 Jul 2018 08:58:34 +0000 http://www.sonda.life/?p=7233 Di Veronica Nicotra

 

L’inquinamento da plastica è diventato una piaga della nostra società, ma troppo spesso viene trascurato. Una questione ormai spinosa è quella che riguarda le buste monouso. Una nuova idea è quella proposta da EcorNaturaSì. Si tratta di sacchetti in poliestere, lavabili, traspiranti, che possono essere lavati e usati tantissime volte. Una novità estesa in tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dell’azienda è quello di porsi come esempio per la grande distribuzione italiana, ma soprattutto lanciare un segnale ai due ministeri competenti, quello dell’Ambiente e quello della Sanità.

Dopo il divieto dei sacchetti di plastica monouso, infatti, la situazione si è inceppata, in quanto fino a questo momento non è prevista, per chi acquista frutta o verdura sfuse, la possibilità di usare shopper portati da casa. “I due ministeri dovrebbero promuovere il riutilizzo dei sacchetti nell’acquisto dell’ortofrutta – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che ha promosso l’iniziativa di EcorNaturaSì -. Dovrebbero emanare una circolare che dica esplicitamente che i sacchetti si devono riutilizzare al massimo”.

Siccome il riuso nell’ambito dell’ortofrutta non è previsto da circolari e decreti ministeriali, quella di NaturaSì si può considerare un’iniziativa “fuori legge”. I dati Eurostat, però, parlano chiaro: il nostro è il settimo Paese produttore di rifiuti plastici in Europa e negli ultimi sedici anni la produzione pro capite è aumentata da 34,19 chili a 35,05 all’anno. Inoltre, a gettare altra legna sul fuoco, il rapporto Beach Litter di Legambiente, dal quale è emerso che il 31 per cento dei rifiuti censiti sulle spiagge italiane è stato creato per essere gettato immediatamente o poco dopo il suo utilizzo.

Nei paesi del Nord Europa i consumatori usano già le sportine riutilizzabili senza che questo abbia finora provocato alcuna epidemia. “È assurdo considerare i reparti di ortofrutta come delle sale chirurgiche, asettiche, iper igienizzate – continua il presidente Ciafani -. Non lo sono. E probabilmente non devono nemmeno esserlo, dato che l’eccesso di asetticità non fa bene alle nostre difese immunitarie. Inoltre, la frutta e la verdura comprate sfuse si lavano. Così come si lavano i sacchetti riutilizzabili, che nascono proprio per essere usati e lavati fino al loro consumo naturale”.

Il progetto di EcorNaturaSì potrebbe quindi essere l’inizio di un nuovo approccio alla spesa. Il presidente di Legambiente, infine, sostiene che a livello istituzionale la situazione potrebbe essere risolta grazie a una nota congiunta dei due ministri, in cui dicano esplicitamente che nei reparti dell’ortofrutta si devono usare prima le retine e i sacchetti riutilizzabili; in caso di dimenticanza, il sacchetto compostabile.

ilmegafono.org

 

 

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Vacanze E Animali, Come Andrà Quest’Anno? http://www.sonda.life/in-evidenza/vacanze-e-animali-come-andra-questanno/ http://www.sonda.life/in-evidenza/vacanze-e-animali-come-andra-questanno/#respond Mon, 09 Jul 2018 08:56:02 +0000 http://www.sonda.life/?p=7229 Di Filippo Nardozza

 

Dalla campagna estiva 2018 dell’ENPA contro l’abbandono, agli ultimi dati disponibili su accoglienza e adozioni di cani e gatti, fino alle sistemazioni alternative alle tradizionali pensioni per animali. Facciamo il punto.

Estate, momento particolarmente delicato sul fronte degli abbandoni di animali domestici. Sebbene il fenomeno non vada identificato nella sua interezza con questo periodo dell’anno, la stagione migliore per le vacanze porta con sé un picco di rischio e di aumento degli abbandoni.

Periodo dunque ideale per sensibilizzare sul tema. “Abbandonarlo è un reato. Testimoniarecita il claim della campagna estiva 2018 ideata (pro bono) dall’agenzia Ruby & Truby”, che è scesa in piazza sabato 30 giugno e domenica 1 luglio a supportare l’Ente Nazionale per la Protezione Animali (insieme al brand di alimenti Petreet) nella Giornata Nazionale Antiabbandono.

Testimoniare, si, perché di fronte ai reati come questo (l’abbandono di animali è disciplinato dall’articolo 727 del codice penale) e non solo, spesso si fa orecchie da mercante “Dal maltrattamento alla detenzione incompatibile, fino alluccisione, troppo spesso chi è testimone di reati contro gli animali si volta dallaltra parte. E invece – spiega Marco Bravi, presidente del Consiglio Nazionale Enpa e responsabile Comunicazione e Sviluppo Iniziative – in questi casi è fondamentale che i testimoni denuncino il fatto, anche contattando il nostro ufficio legale. Elo strumento più efficace di cui disponiamo”.

Per fortuna, sul fronte abbandoni ENPA segnala in realtà alcune tendenze incoraggianti (benché si tratti di statistiche da prendere con cautela, poiché non esistono banche dati nazionali o regionali di riferimento). Tra il 2015 e il 2016 (ultimi dati completi disponibili) è diminuito del 7% il numero di animali accolti da ENPA, grazie a una forte contrazione nel numero di cani e gatti ospitati: ciò fa pensare a una diminuzione complessiva degli abbandoni. E’ aumentato invece il numero di animali che hanno trovato famiglia (19.783 in totale, +10% rispetto al 2015), con una crescita soprattutto delle adozioni dei cani.

In controtendenza, invece, il dato relativo alle altre specie animali accolte da ENPA, rimasto inchiodato nel 2015 e 2016 a quota 8.500, prefigurando quindi un incremento dei “nuovi” abbandoni (criceti, rettili, conigli) rispetto a quelli tradizionali di cani e gatti.

Ancora un incoraggiamento arriva dal fatto che questi numeri sono sostanzialmente in linea con quelli del 2017 (provvisori perché la raccolta è in corso), i quali al momento registrano 15.700 adozioni totali a fronte di oltre 27mila animali ospitati. Complessivamente, nel triennio 2015-2017, l’Ente Nazionale Protezione Animali ha accolto quindi 97 mila individui, facendone adottare ben 52.650.

Vacanza per i padroni, soluzioni per gli animali. Le opportunità dal digitale.

Se evitare di sbarazzarsi brutalmente di un animale domestico che non si può/vuole più tenere o portare in vacanza con sé presuppone una scontata coscienza umana e civile, è vero che per trovare soluzioni (soprattutto in città) quando ci si allontana è necessario essere un minimo disposti ad investire anche in denaro, oltre che in ingegno e in ricerca. Per fortuna, l’ormai quotidiana sharing economy sdoganata dal digitale viene in soccorso anche qui, offrendo soluzioni non troppo costose che vanno oltre i tradizionali alberghi o pensioni per cani e gatti, i quali spesso, per ovvie ragioni di gestione, riservano un trattamento “freddo” e “sacrificato” (anche in gabbie) ai piccoli amici a quattro zampe.

Da qualche anno esiste ad esempio un servizio che si configura come una sorta di Airbnb per pet: è DogBuddy, piattaforma che mette in comunicazione appassionati di animali con persone che hanno bisogno di chi se ne prenda cura per un periodo limitato di tempo. Un servizio di ospitalità qualificato, spesso in famiglia e comunque sempre in casa (in un ambiente quindi caldo e accogliente) a prezzi convenienti, e soprattutto con l’ottica di creare una relazione tra padroni e dog sitter.

La piattaforma nasce 5 anni fa – come molte trovate di successo – da un’esigenza concreta: quella dei due imprenditori Richard Setterwall (attuale CEO) e Enrico Sargiacomo (COO) che, a causa dei frequenti viaggi di lavoro, cercavano e faticavano a trovare un dog sitter per i rispettivi cani. Oggi ci sono 20 mila premurosi dog sitter approvati da DogBuddy in tutta Europa, che in totale hanno hanno offerto ed effettuato oltre 200 mila notti di ospitalità per animali. Il costo, stabilito sempre da chi offre il servizio è variabile in base alla città, è relativamente contenuto e si aggira in media tra 15 e 25 euro per 24 ore di ospitalità (la piattaforma trattiene una piccola commissione sulla prenotazione).

La selezione da parte di Dogbuddy.com (nato con il nome di Bibulu) sembra essere molto accurata: tutti i Dog Host devono fornire alla direzione un curriculum che dimostri una determinata competenza ed esperienza (l’amore per gli animali non è nemmeno in discussione) nell’ambito della cura di cani e gatti. Tanto che solo il 10-20% di tutti gli aspiranti caregiver per animali che si registrano sulla piattaforma viene effettivamente poi approvato, dichiara DogBuddy stesso. “I dog sitter che lavorano con DogBuddy sono, in maggioranza, persone esperte che offrono servizi di cura nel loro tempo libero. Ci sono, però, anche professionisti che si dedicano al dog sitting full time” spiegano dalla Piattaforma. Il proprietario dell’animale può dormire sonni tranquilli: il sistema consente di ricevere foto e aggiornamenti sullo stato di salute del proprio cane o gatto durante il soggiorno nella casa del suo dog buddy. 250 mila amanti degli animali in 8 paesi (con l’Italia tra i mercati maggiori) fanno parte oggi di questa comunità virtuale: numeri elevati sia da parte della domanda sia dell’offerta, che fanno ben sperare nell’attivazione di un circolo virtuoso e in una più ampia diffusione di una cultura dell’attenzione verso gli amici a quattro zampe.

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Con artColorBike, Arte E Sostenibilità Sono Una Realtà! http://www.sonda.life/arte-cultura/con-artcolorbike-arte-e-sostenibilita-sono-una-realta/ http://www.sonda.life/arte-cultura/con-artcolorbike-arte-e-sostenibilita-sono-una-realta/#respond Mon, 09 Jul 2018 08:51:36 +0000 http://www.sonda.life/?p=7225 Intervista a cura di Claudia Notargiacomo

 

“Il colore si fa movimento per una città più sostenibile”: questo il motto di artColorBike, il progetto che, utilizzando l’arte come strumento sociale, coinvolge Istituzioni e aziende proiettate verso il futuro, unite per promuovere valori condivisi quali il rispetto dell’ambiente, i consumi consapevoli e la mobilità sostenibile.

 

Dopo l’inaugurazione (linkare http://www.sonda.life/arte-cultura/inaugurata-la-mostra-artcolorbike-a-palazzo-moriggia-aperta-al-pubblico-fino-al-22-aprile/) presso Palazzo Moriggia-Museo del Risorgimento a Milano  e la presenza alla Galleria d’Arte Leonardo da Vinci di Cesenatico durante la Nove Colli di ciclismo, la terza e ultima tappa di artColorBike si è conclusa nuovamente a Milano il primo di luglio presso l’Orto Botanico di Brera. Qui, nel rilassante giardino, sono state accolte le 12 installazioni di altrettanti artisti esordienti, selezionati tra gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Suggestiva l’ambientazione e potenti le opere che gli studenti hanno creato a partire da rottami di biciclette, ai quali è stata data nuova vita e funzione. Interessante anche la trasformazione e i concetti espressi dagli artisti chiamati a lavorare a un progetto che fa del recupero e della sostenibilità i suoi motivi ispiratori.

Vieri Barsotti, editore di Radio Colore e Colore & Hobby -le due testate di riferimento del settore edilizia che hanno organizzato il progetto-, ci racconta il perché di artColorBike, il cammino compiuto fino ad oggi e i progetti futuri.

Buongiorno Vieri, innanzitutto ti chiedo cosa racconta artColorBike?

ArtColorBike è un progetto che utilizza il mondo dell’arte come veicolo di intenti comuni, e sceglie un modo alternativo, creativo ed efficace, per comunicare valori condivisi. Lo fa restituendo vita ad oggetti destinati all’oblio e utilizzando il colore come elemento imprescindibile per la loro trasformazione. Con artColorBike abbiamo creato un circolo virtuoso che lega economia, Istituzioni e mondo dell’arte per promuovere il concetto di società sostenibile e virtuosa.

Perché avete voluto una mostra itinerante?

Ci è piaciuta fin da subito l’idea di una collettiva composta da 12 installazioni e portatrice di valori condivisi, capace di arrivare alla cittadinanza in diverse occasioni per raggiungere target differenti. A Milano abbiamo catturato l’attenzione del pubblico professionale, esigente e cosmopolita del Salone del Mobile e dei milanesi e dei visitatori che considerano l’Orto Botanico un luogo simbolico per cultura, relax e tempo libero; a Cesenatico abbiamo intercettato gli appassionati di bicicletta che per un intero weekend animano la riviera romagnola nel segno dello sport e del divertimento. E poi le biciclette servono per girare, quindi ci piaceva l’idea di una mostra che… girasse luoghi diversi!

Mi puoi spiegare quale sia il legame tra questo progetto e la casa editrice Contexto?

Contexto è casa editrice ma si occupa di editoria e comunicazione a tutto tondo con una forte specializzazione nel mondo dell’edilizia e in particolare delle pitture. Come editori e agenzia abbiamo sviluppato, a supporto dei nostri media Radio Colore e Colore & Hobby, una serie di iniziative che permettono alle aziende di comunicare in un modo nuovo e più dinamico, spaziando dall’ambito artistico e ambientale come nel caso di artColorBike a quello sociale con il progetto ColorAid che riqualifica strutture del terzo settore operanti nel sociale, fino ad attività più formative o anche ludiche sempre con attività dedicate. Per esempio, in artColorBike abbiamo coinvolto Oikos, un produttore di pitture dall’anima green da sempre attento all’ambiente e molto accreditato nel mondo dell’interior design e dell’arte. L’importante è che tutte queste iniziative abbiano nel colore il denominatore comune e un filo conduttore imprescindibile.

Quali sono i programmi per il futuro? A quando la prossima mostra?

ArtColorBike è già all’opera per il 2019! Desideriamo assolutamente proseguire le collaborazioni virtuose con l’Accademia delle Belle Arti di Brera, con le Istituzioni e con gli spazi museali che ci hanno accolto con calore. È già confermata la tappa di aprile in occasione della Milano Design Week, quasi certamente rifaremo anche le altre, anche se la conferma di tutto questo la avremo a settembre, quando entreremo nell’operatività della seconda edizione di artColorBike. Molte anche le novità e le occasioni di vivere le sinergie che durante questo cammino di un anno si sono create. Continueremo a raccontare alla cittadinanza cosa accade e quello che stiamo realizzando, affinché la condivisione parta già dalle fasi di laboratorio per poi arrivare al termine con i momenti conclusivi delle mostre, ovviamente aperte e open per i cittadini.

 

 

 

 

 

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Coloraid Porta Colore Alle Case Dei Rifugiati Di Caronno Pertusella http://www.sonda.life/arte-cultura/coloraid-porta-colore-alle-case-dei-rifugiati-di-caronno-pertusella-consegnati-due-appartamenti/ http://www.sonda.life/arte-cultura/coloraid-porta-colore-alle-case-dei-rifugiati-di-caronno-pertusella-consegnati-due-appartamenti/#respond Fri, 06 Jul 2018 07:46:31 +0000 http://www.sonda.life/?p=7220 Di Claudia Notargiacomo

 

E’ stata completata a Caronno Pertusella la riqualificazione di due strutture SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) destinate all’accoglienza di persone rifugiate e richiedenti asilo: risanamento, colore di casa e decori restituiranno benessere agli ospiti di due appartamenti davvero bisognosi di un profondo lavoro di rinnovamento.

ColorAid -il progetto di edilizia etica di Radio Colore e Colore & Hobby, testate specializzate nel settore dell’edilizia-, ha portato a termine anche questa volta la sfida che ha coinvolto Istituzioni, privati, studenti e ospiti delle case, con l’obiettivo comune di regalare sapore di casa agli spazi del terzo settore destinati all’accoglienza, donando una nuova faccia agli appartamenti risanati anche da ampie zone colpite da muffa.

La riqualificazione è stata resa possibile grazie al contributo di aziende private che hanno donato i materiali per la ristrutturazione e da una squadra capitanata da Giovanni Napolitano di Anvides, l’Associazione Nazionale degli Artigiani, e formata da artigiani specializzati, studenti del Liceo GB Grassi di Saronno impegnati nei progetti di  alternanza scuola/lavoro, decoratrici professioniste e alcuni ospiti delle case d’accoglienza, che hanno collaborato a titolo volontario con l’obiettivo di vivere una significativa occasione di socialità, apprendimento e cura degli spazi dove vengono accolti.

Chiediamo alle Istituzioni che hanno patrocinato il progetto una riflessione in merito, per capire cosa pensino della collaborazione tra pubblico e privato.

Sebastiano Caruso, Assessore ai Servizi Sociali di Caronno Pertusella non ha dubbi sull’importanza di lavorare insieme: “Questa Amministrazione Comunale ritiene fondamentale attivare una ‘RETE’ che aggreghi iniziative del privato, del terzo settore, del volontariato e delle istituzioni pubbliche in ambito sociale. La potenziale sensibilità di questi gruppi di persone è correlata chiaramente alla capacità di intendere e percepire i problemi sociali da parte dei singoli componenti”.

E’ invece Vieri Barsotti, editore e direttore e Colore & Hobby e Radio Colore, a spiegare quale sia l’obiettivo di questo importante progetto, che non vuole rappresentare un caso unico, ma che prevede un cammino complesso e non privo di sfide. “Il comparto dell’edilizia è trainante per tutte le economie, anche per quella italiana. Con ColorAid il nostro obiettivo è quello di potenziare un modello virtuoso di edilizia etica capace di farsi carico di un impegno sociale importante attraverso il coinvolgimento di realtà sane e dinamiche che si impegnano ogni giorno con grande serietà e professionalità nel proprio lavoro e che hanno scelto di fare qualcosa in più per la collettività”.

La prima tappa di ColorAid risale al 2017, con la riqualificazione di una delle sedi della Fondazione Arché, un risultato splendido, pieno di colore e disegni per i bimbi e le loro mamme ospitati nella casa d’accoglienza, dopo essere stati allontanati dalle famiglie di origine in conseguenza a violenza fisica e/o psicologica.

A settembre ColorAid riprenderà il suo lavoro di ricerca e organizzazione per occuparsi di una nuova situazione bisognosa di colore!

 

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Estate Sforzesca: “San Vittore Globe Theatre Atto II. Le Tempeste” http://www.sonda.life/citta-in-movimento/estate-sforzesca-san-vittore-globe-theatre-atto-ii-le-tempeste/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/estate-sforzesca-san-vittore-globe-theatre-atto-ii-le-tempeste/#respond Thu, 05 Jul 2018 08:43:01 +0000 http://www.sonda.life/?p=7216

Si conclude il viaggio di Prospero e della compagnia del CETEC Dentro/Fuori San Vittore, dopo le rappresentazioni al Teatro Studio Melato nell’ambito della Stagione 2017/2018 del Piccolo Teatro di Milano e una replica alla Rotonda di San Vittore per i detenuti, il Duca Prospero torna al suo Castello di Milano in occasione dell’#EstateSforzesca Lunedì 9 luglio 2018 alle ore 21.

La compagnia capitanata da Donatella Massimilla, pioniera del teatro in carcere in Italia e in Europa, approda in uno speciale allestimento oltre le sbarre e i confini dell’isola di San Vittore.

Il CETEC, grazie a un vero e proprio Edge Network, ha incluso, infatti, la Fondazione PIS (Pio Istituto Sordi) aggiungendo un nuovo interprete: un’Ariel tradurrà in LIS (lingua dei segni) lo spettacolo per spettatori non udenti segnanti. Al contempo è prevista un’audio descrizione per un eventuale pubblico non vedente.

Foto di Antonio Occhiuto

San Vittore Globe Theatre Atto II. Le Tempeste” è uno spettacolo, al femminile, dedicato a Shakespeare e interpretato dal Centro Europeo Teatro e Carcere, una compagnia che include detenute, ex detenute, artisti e musicisti. Il lavoro presenta monologhi e dialoghi ispirati a “La tempesta” di Shakespeare riscritti in “nuove Tempeste” dalla compagnia CETEC Dentro/ Fuori San Vittore. Racconti, tempeste e naufragi diventano specchio della deriva di ogni singolo e al tempo stesso l’arte, il teatro e la scrittura il mezzo per salvarsi. Un teatro provato nei corridoi e nei cortili, rappresentato nella Rotonda del carcere milanese, nelle biblioteche carcerarie e negli spazi di socialità, che, con la collaborazione della Direzione del Carcere e della Magistratura, si fa veicolo di libertà e strumento di salvezza.

In conclusione di serata interverrà Diana De Marchi, Presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti del Comune di Milano, la quale racconterà la collaborazione con il Cetec nei progetti di prevenzione contro la violenza di genere e il significato della campagna nazionale del#Postoccupato.

La Compagnia teatrale Dentro/Fuori San Vittore porta avanti da oltre vent’anni una ricerca artistica, pedagogica e formativa ormai consolidata che si ispira e si intreccia profondamente alle situazioni di disagio, marginalità e diversità.

Alla ricerca teatrale si affianca la prospettiva di rieducazione e reinserimento lavorativo delle detenute, grazie al progetto itinerante “ApeShakespeare To Bee or not To Bee”, prima Ape car in Italia di Street Theatre e Street Food, che anche per il 2018 è presente durante tutta l’Estate Sforzesca, pronta a dar ristoro al pubblico presente con stuzzichini, acque aromatizzate, bevande naturali e bio.

 

 

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Estate 1960: Quei Giorni Da Genova A Reggio Emilia http://www.sonda.life/in-evidenza/estate-1960-quei-giorni-da-genova-a-reggio-emilia/ http://www.sonda.life/in-evidenza/estate-1960-quei-giorni-da-genova-a-reggio-emilia/#respond Mon, 02 Jul 2018 09:45:52 +0000 http://www.sonda.life/?p=7212 Di Maurizio Anelli

 

Era il 30 giugno 1960, io ero un bambino e non avevo ancora compiuto un anno di età. Quella storia di Genova e di Reggio Emilia l’ho solo sentita raccontare, ma in quel racconto c’erano tutta la passione e l’emozione di chi quei giorni li aveva vissuti con rabbia e passione. La rabbia giusta e il cuore gonfio della dignità e della passione antifascista di chi aveva appena messo alle spalle la stagione del regime e della guerra, la rabbia e la passione di una generazione che cominciava appena ad affacciarsi alla vita e alla politica. È stato importante l’incontro fra queste generazioni, per loro e per il Paese tutto. Era l’Italia del Governo Tambroni, avvocato democristiano amante della politica basata sulla “legge e sull’ordine”. A lui il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, aveva affidato di propria iniziativa l’incarico di formare il nuovo governo e Fernando Tambroni aveva accettato. Senza nessuna consultazione con i partiti, Tambroni presenta il suo esecutivo forte di una massiccia presenza democratico-cristiana che ottiene la fiducia alla camera solo grazie al voto, decisivo, dei fascisti e dei monarchici. Quello che sembra solo un appoggio esterno diventa, in realtà, il primo tentativo dei fascisti italiani di riproporsi come forza di governo. E la prima cambiale che i fascisti presentano al governo non tarda ad arrivare: nel giugno del 1960 il Movimento Sociale Italiano decide infatti di tenere il suo congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, e per aggiungere anche l’insulto alla provocazione chiama a presiedere quel congresso  Emanuele Basile, ex prefetto repubblichino e responsabile della deportazione in Germania degli antifascisti genovesi.

Foto di Massimo Gabellini Anpi ATM Milano

Il primo atto politico del Governo Tambroni dopo la decisione del MSI di tenere il congresso a Genova è però qualcosa che va oltre la provocazione e, di fatto, assume i contorni della copertura politica: Giuseppe Lutri viene nominato questore di Genova. È lo stesso Giuseppe Lutri che durante il ventennio fascista era stato il capo della squadra politica di Torino e conosciuto per avere fatto arrestare durante la Resistenza numerosi esponenti partigiani di “Giustizia e libertà”. Genova non può accettare tutto questo: Il 24 giugno in Città un comizio, convocato dalla CGIL, viene vietato dalla Questura. La rivolta comincia a prendere forma anche negli ambienti universitari: nelle facoltà di Medicina, Scienze e Fisica, sono sospesi gli esami, studenti e docenti si ritrovano in corteo alla Casa dello Studente. Genova, infine, insorge: a guidare la protesta sono i lavoratori del porto, i “camalli”, che il 30 giugno 1960 sono alla testa di migliaia di genovesi, in gran parte giovanissimi, in un’immensa manifestazione aperta dai Comandanti Partigiani. La polizia reagisce e prova a reprimere la rivolta con gli idranti e con cariche sempre più violente: lo scontro è inevitabile. Le camionette della celere inseguono i manifestanti nella piazza e sotto i portici delle vie limitrofe: la città di Genova non si ferma, non ha paura. Quel giorno Genova lo scriverà nella storia, sua e del Paese intero, costringendo i poliziotti a rientrare nelle caserme e costringendo Il prefetto di Genova ad annullare il congresso fascista.  Ma la rivolta ormai si estende, e la risposta del Governo è ulteriore benzina sul fuoco: libertà di aprire il fuoco in “situazioni di emergenza”.  Da Genova a Reggio Emilia è solo questione di giorni e sull’asfalto resteranno  undici morti e centinaia di feriti. I morti di Reggio Emilia sono l’apice di settimane di scontri con la polizia e quei morti costringeranno alle dimissioni il governo Tambroni.

https://www.youtube.com/watch?v=6m7_JKuV7aM

Che cosa resta, oggi, di quei giorni ? Sabato, 30 giugno 2018, la Città di Genova ha voluto ricordare quel giorno di cinquant’otto anni fa. È stata una giornata importante alla quale hanno partecipato migliaia di cittadini e di antifascisti, tanti dei quali arrivati da altre città, e alla quale i mezzi di informazione hanno dedicato uno spazio minore di quello che meritava. Penso che, prima di tutto, resti la lezione della Città di Genova, che non solo va ricordata ma soprattutto deve essere raccontata e spiegata a chi non ha conosciuto quei giorni, esattamente come è stato fatto con me. Genova, come Reggio Emilia, perché quei morti sull’asfalto non sono stati una casualità, ma una responsabilità che cade tutta sulle spalle di chi da sempre usa il potere delle Istituzioni per dimenticare la storia e riproporla magari con facce e camicie diverse.  Di quelle giornate resta una lezione indimenticabile di coraggio, di dignità e di ribellione ai giochi di potere e alla repressione civile e storica. Non è un lascito di poco conto, anzi… è un lascito su cui tutti dovremmo riflettere e capire che oggi stiamo correndo gli stessi rischi che l’Italia correva in quei giorni. Oggi questo Paese è governato da una classe politica che è stata eletta e votata, certamente. Ma le scelte politiche e sociali di questa classe politica non possono passare inosservate e non possono essere subite passivamente. Sono scelte che hanno alla base una profonda impronta razzista e xenofoba che ignora qualunque base di convivenza e di solidarietà. Sono scelte che sono appoggiate dalla destra di questo Paese. Sono scelte che parlano solo alla pancia del paese nella convinzione che la pancia sia la base di un potere economico e sociale che possa durare nel tempo. Sono scelte che ignorano accordi e trattati internazionali, e che minano alla base il concetto di convivenza civile. Si parla di razze e di etnie quando non si hanno altri argomenti, quando non si hanno le capacità politiche per elaborare piani di crescita sociale, quando mancano cultura di governo e cultura a prescindere. Serve trovare un nemico, di solito è l’anello più debole della società e allora si usano slogan volgari ma efficaci. Efficaci perché regalano l’oblio davanti ai veri problemi e alla vera politica. Si torna a parlare di schedature, si torna a parlare di ordine. Ma quanta è la voglia di una vera politica che questo Paese oggi esprime ? Sembra che questo Paese non abbia più voglia di politica vera e di un’etica della politica. È amaro dirlo, ma sembra così. Alle nostre spalle ci sono interi decenni dove l’etica e la politica hanno camminato su strade opposte e non parallele, oggi paghiamo il prezzo di tutto questo. Questo spiega l’astio e il disprezzo verso quei valori che a Genova e a Reggio Emilia sono scesi nelle piazze e nelle strade, nell’estate del 1960. Quei ragazzi che ieri hanno pagato il prezzo lasciando sangue e corpi sull’asfalto sembrano protagonisti di un libro delle favole, quelle favole che sono care a chi non vuole smettere di sognare e continua a pensare che un mondo migliore si può sempre costruire se solo si continua a crederlo.

C’è un’altra lezione che quell’estate del 1960 ci lascia: il valore della ribellione. È Sbagliato e fuorviante credere che la ribellione sia un sentimento retorico e figlio della gioventù. La ribellione non ha età, è un fiore che non appassisce con il tempo anzi, la bellezza di quel fiore è proprio nell’incontro fra le generazioni. Perché questo incontro possa avvenire bastano poche cose: la curiosità per la storia passata, l’umiltà di capire che ognuno di noi è nulla se non si è capaci di cercare l’altro. La ribellione ha bisogno di tutto questo, la sua linfa è l’insieme delle pagine scritte dalla storia dell’umanità e dalla conoscenza delle follie che l’umanità stessa ha compiuto.

Genova e Reggio Emilia, in quell’estate del 1960 e in quell’Italia uscita solo quindici anni prima dal letame fascista, avevano capito tutto questo. Avevano capito che indietro non si poteva tornare: c’era un futuro da costruire, una vita da inventare dopo essere usciti dalla guerra. Non poteva esserci spazio per un altro fascismo, così uguale a quello che si era combattuto e vinto. Quella generazione è passata alla storia con un nome dolce: “I ragazzi con la maglietta a righe”. Credo che ci abbia insegnato qualcosa d’importante, da Genova a Reggio Emilia. Dimenticarlo sarebbe un errore imperdonabile.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/26/genova-brucia-cinquant-anni-fa-la-rivolta.html

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Nella Relazione Anac Lo Stato Della Lotta Alla Corruzione In Italia http://www.sonda.life/in-evidenza/nella-relazione-anac-lo-stato-della-lotta-alla-corruzione-in-italia/ http://www.sonda.life/in-evidenza/nella-relazione-anac-lo-stato-della-lotta-alla-corruzione-in-italia/#respond Mon, 02 Jul 2018 09:42:35 +0000 http://www.sonda.life/?p=7209 Di Giovanni Dato

Il 14 giugno scorso, Raffaele Cantone, presidente dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha presentato alle Camere la relazione annuale su quanto svolto dalla stessa Autorità nel corso del 2017. La relazione assume un’importanza notevole se si pensa che in essa è contenuta ogni tipo di informazione utile all’individuazione dei casi di corruzione, oltre a comprendere le misure necessarie di prevenzione e contrasto a un fenomeno che da sempre pervade il nostro Paese.

Raffaele Cantone Presidente autorità nazionale anticorruzione

I temi trattati nel corso dell’incontro sono stati diversi e tutti di notevole urgenza; la relazione, infatti, si è concentrata su alcuni aspetti fondamentali non solo per comprendere al meglio la situazione attuale, ma anche per analizzare il lavoro che si sta svolgendo per tentare di debellare o comunque ridurre drasticamente il fenomeno corruttivo.

Proprio per questo motivo, si è deciso di affidare all’Anac funzioni ancor più importanti ed efficaci: tra queste vale la pena di citare quelle di regolazione e vigilanza nel settore degli appalti pubblici, una scelta che è sembrata scontata visto che l’ente è nato proprio a seguito dell’ondata di casi emersi durante i lavori per la realizzazione dell’Expo 2015. Questo fa sì che sia un ente ancor più “specifico” a sorvegliare sui casi di corruzione che potrebbero sfuggire alle istituzioni di competenza.

Altro punto importantissimo della relazione è quello dedicato all’analisi degli indicatori di rischio corruttivo. Nello specifico, l’Autorità ha provveduto a confrontarsi con determinate “tipologie di amministrazioni e settori di attività, con l’intento di aiutare le amministrazioni stesse ad adottare apposite misure di prevenzione in relazione alle proprie specificità”; in parole povere, il lavoro svolto ha permesso non solo di individuare nuove aree di rischio (rifiuti, immigrazione e agenzie fiscali su tutti), ma anche di elaborare le misure necessarie e far sì che tali casi corruttivi vengano meno.

Infine, per quel che riguarda gli appalti, l’Anac ha partecipato alla definizione di un vero e proprio “Codice” contenente diverse linee guida e spunti interessanti, che prevedono, tra le altre cose, la realizzazione di un albo dei commissari di gara e la procedura telematica per l’iscrizione delle società partecipanti all’appalto stesso. Tale Codice, sebbene sia ancora nel mezzo di una lunga fase di discussione e di attuazione, porterà senz’altro ad una trasparenza maggiore su tutti i fronti.

Nonostante l’impegno profuso dall’Anac, però, non tutti la pensano allo stesso modo: la procura di Milano, all’interno del Bilancio di Responsabilità sociale presentato nei giorni scorsi, ha infatti criticato l’Autorità per il “ritardo” e le modalità con cui i diversi casi di corruzione vengono trasmessi, definendo tutto ciò come “inutile” ai fini dell’indagine. Un passaggio che ha destato molto scalpore, ma che lo stesso responsabile del bilancio, Francesco Greco, ha voluto successivamente definire come semplice critica “tecnica”.

Al di là di questi aspetti più tecnici, il lavoro svolto lo scorso anno dall’Anac appare positivo in termini di lotta alla corruzione. Il problema semmai è che, su questo tema e su quello del contrasto delle mafie, è il nuovo governo a sembrare piuttosto distratto o perfino assente, come ha fatto notare Addiopizzo, nota associazione antiracket da sempre in campo contro la criminalità organizzata. I referenti dell’associazione lamentano, per l’appunto, una pericolosa assenza del tema della lotta alla corruzione nel programma di governo, ma soprattutto il silenzio che un po’ tutta la squadra dei vari ministri, se si fa eccezione per qualche parentesi retorica e poco sostanziale, ha deciso di porre sulla mafia e sui numerosi casi di estorsione, ponendo, al contrario, l’accento sulla lotta alle Ong e ai migranti.

Lo stesso neo ministro dell’Interno, Salvini, preferisce sparare a zero contro persone innocenti e “colpevoli” di cercare soltanto un punto d’approdo lontano da situazioni drammatiche, e poi tace sul problema criminalità organizzata o su quello della corruzione (e non risponde sulle vicende giudiziarie che riguardano il suo partito). Se la direzione intrapresa è questa, se per il ministro dell’Interno il problema vero dell’Italia è costituito da alcune migliaia di esseri umani, mentre il male causato dalla mafia in un secolo e mezzo di vita non merita neppure una parola, allora forse il lavoro dell’Anac e delle associazioni antimafia rischia di essere vanificato.

A tal proposito, ha fatto bene Addiopizzo a ricordare al ministro Salvini che proprio a Palermo alcuni esponenti  delle cosche mafiose sono stati arrestati grazie alle denunce di diversi commercianti bengalesi che si sono ribellati al pizzo. L’auspicio è che il ministro Salvini possa imparare (ma ne dubitiamo) una volta per tutte che l’onestà non è un valore che appartiene ad alcune nazioni o ad alcune comunità, anche perché, se così fosse, vista la paternità italiana di ben quattro mafie e il nostro livello di corruzione, dovremmo avere paura prima di tutto degli italiani.

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Teconologia Ed Economia Circolare: Ecco I Materiali Del Futuro http://www.sonda.life/in-evidenza/teconologia-ed-economia-circolare-ecco-i-materiali-del-futuro/ http://www.sonda.life/in-evidenza/teconologia-ed-economia-circolare-ecco-i-materiali-del-futuro/#respond Mon, 02 Jul 2018 09:35:47 +0000 http://www.sonda.life/?p=7206 Di Veronica Nicotra

La quantità di materie prime che utilizziamo tutti i giorni è così grande che neanche ce ne accorgiamo. Tutti materiali che troviamo negli oggetti di uso quotidiano, come cellulari, computer, auto, ecc. Dunque, è importante ottimizzare l’utilizzo di queste materie per le sfide tecnologiche del prossimo futuro. Un esempio possono essere i materiali come il cobalto e la grafite, impiegati nella costruzione delle auto elettriche, che sono considerati critici dall’Unione Europea a causa del loro rischio di approvvigionamento totalmente dipendente dalla Repubblica Democratica del Congo e dalla Cina.

Se l’obiettivo è quello di far crescere questo settore, sarà inevitabile che la domanda di questi materiali raddoppi nei prossimi 10 anni, portando con sé inevitabili rischi di saturazione della fornitura e aumento dei prezzi. Questi temi sono stati affrontati al BE –Mat, che si è tenuto la scorsa settimana ad Anacapri. Si tratta del primo evento di business organizzato da due importanti network della UE (ovvero la Enterprise Europe Network, la più grande rete al mondo di supporto alle PMI, attraverso CNR e ENEA, due dei suoi punti di contatto in Italia, e la EIT RawMaterials) dedicato alle materie prime, materie critiche ed economia circolare. Presenti per l’occasione, oltre 70 tra startup, ricercatori e investitori di 11 paesi partecipanti.

Un primo passo da fare è quello di trovare alternative tecnologiche che abbiano un impatto ambientale minore e che si possano riciclare in maniera efficiente e a basso costo. Inoltre, sarebbe opportuno trovare soluzioni per aumentare la vita utile dei prodotti attraverso approcci di economia circolare.

L’evento, che si è svolto in tre giorni, è stato suddiviso in diversi momenti. La prima sessione è stata di formazione, ovvero il Boot camp, su business model e pitching per la presentazione delle idee innovative, seguita poi da un seminario riguardante le politiche Ue. Infine, vi è stata la B2B, appuntamento chiave per concretizzare i rapporti di collaborazione in questo ambito, rivolto a imprese, startup e ricercatori, con oltre 40 incontri bilaterali tra operatori.

Tante le idee presentate e molte quelle meritevoli di essere prese in considerazione. Tra queste spicca il sistema ingegnato dalla startup MRS-Material recovery system di Lecce, che consiste nel recuperare i metalli preziosi dai processi di realizzazione dei microchip per apparati elettronici. L’azienda, per mettere a punto questa tecnologia, ha utilizzato le facilities tecnologiche del Centro Enea di Brindisi, continuando l’assistenza da parte della rete Enterprise Europe Network attraverso il supporto in tema di ricerca partner e partecipazione a progetti di innovazione e ricerca.

Un’altra tecnologia da menzionare è un nuovo materiale magnetico a base di idrossiapatite, uno dei componenti principali delle ossa umane, totalmente biocompatibile e biodegradabile. A svilupparlo, per poi essere brevettato dal CNR, sono stati i ricercatori dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici, che si sono posti l’obiettivo di creare un materiale che avesse le proprietà magnetiche necessarie per le più avanzate applicazioni di terapia cellulare e medicina rigenerativa, settori nei quali potrà avere in futuro un notevole impatto.

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Un Uomo Solo Al Comando, Le Nuvole E Il Vento http://www.sonda.life/in-evidenza/un-uomo-solo-al-comando-le-nuvole-e-il-vento/ http://www.sonda.life/in-evidenza/un-uomo-solo-al-comando-le-nuvole-e-il-vento/#respond Mon, 25 Jun 2018 08:56:07 +0000 http://www.sonda.life/?p=7200 Di Maurizio Anelli.

1 Giugno 2018. Il “Governo del cambiamento” entra nel Salone d’Onore del Quirinale e davanti al Presidente della Repubblica si recita la formula del giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione“. A guidare la squadra dei Ministri non è il Presidente del Consiglio incaricato, ma i suoi vice: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sono loro a prendersi la scena, sono loro i padroni di casa.

È passato quasi un mese da quel giorno e qualche cambiamento, in effetti, si sente già nell’aria. Nella storia e nella vita di un Paese c’è sempre un punto di non ritorno, pensavo che questo Paese avesse visto già tutto il peggio nel Novecento ma forse mi sono sbagliato, non è la prima volta e sicuramente non sarà nemmeno l’ultima. Gabriel García Márquez scriveva che “Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”, ed è così. Tutto quello che oggi viene calpestato non potrà avere un altro tempo per rifiorire. Ma la storia e il destino di quelle stirpi non interessa ai padroni di casa, loro hanno un “contratto” da rispettare con chi gli ha consegnato le chiavi di casa e questo è il loro momento. E per tenere ben strette in pugno quelle chiavi hanno bisogno di negare qualunque possibilità ,adesso, a quelle stirpi. Se per fare questo è necessario chiudere i porti italiani, ebbene, si chiudono.

Ma chi è più colpevole? Il padrone di casa o chi gli ha consegnato le chiavi condividendone disprezzo e ipocrisia ? Perché di questo si tratta: disprezzo. È innegabile che alla base di un’idea del mondo che contempla ancora la discriminante della razza e dell’etnia vi sia un profondo disprezzo per la vita degli altri. Ipocrisia, perché la matrice “cristiana” del Ministro degli Interni è stata rivendicata da lui stesso durante la campagna elettorale a Milano, in piazza del Duomo, nel momento stesso in cui giurava sui Vangeli e brandendo il Crocefisso in una mano. Prendo atto. Ognuno è responsabile delle proprie scelte e di queste se ne deve assumere la responsabilità di fronte alla storia. Perché il nocciolo è questo, e bisogna gridarlo senza giri di parole: si chiama razzismo, si chiama xenofobia. E allora questo Paese, nella sua maggioranza, è entrambe le cose. Forse è il momento di toglierci di dosso le etichette che ci compiacciono e ci commuovono: “Italiani brava gente” è qualcosa che vale per pochi, la maggioranza ha fatto altre scelte e deve assumersi questa responsabilità. Ma c’è dell’altro, e va gridato con la stessa forza: quando un Ministro degli Interni, nonché Vice-Presidente del Consiglio, trova il tempo di affermare davanti alle telecamere che bisognerà valutare se è il caso di revocare o mantenere la scorta nei confronti di Roberto Saviano si fa un passo grave e preoccupante sull’idea stessa di democrazia. https://video.repubblica.it/politica/saviano-risponde-a-salvini-sei-il-ministro-della-malavita/308584/309215

Roberto Saviano può piacere o no, su alcune cose ha idee che non mi trovano d’accordo (Israele e Palestina, la polemica con Vittorio Arrigoni, per esempio) ma è innegabile che la sua voce sia una voce di lotta contro la camorra, contro la ‘ndrangheta e le mafie, una voce di denuncia che deve essere rispettata e tutelata. La vita di Roberto Saviano è minacciata da anni. Il ministro Salvini, con quella sua affermazione ha fatto il contrario, delegittimandolo ed esponendolo alle ritorsioni di quel mondo che tanto male ha fatto a questo Paese. Credo che la camorra e le mafie di questo Paese aspettassero da anni questa delegittimazione, perché di delegittimazione si tratta. Il Ministro Salvini risponda alle domande di Roberto Saviano se è in grado di farlo, esca dalla sua personale e quotidiana campagna elettorale e risponda.

C’è un uomo solo al comando, ma non ha davvero la faccia schietta e pulita di Fausto Coppi.   Sarebbe ingiusto e scorretto, però, parlare solo del Ministro degli Interni, lui governa insieme con alleati che fino a un giorno prima delle elezioni dicevano cose diverse e ora assistono in colpevole e compiaciuto silenzio alle scorribande. Il silenzio rende complici, e loro lo sono. Pochi giorni fa l’indagine sulle ONG sì è conclusa con la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Palermo: non solo non è stato trovato nulla a carico dell’ONG, uno schiaffo in faccia a chi ha alimentato in questi mesi una vergognosa campagna di accuse, ma è stato invece evidenziato e difeso il ruolo svolto dalle ONG.   https://www.ilpost.it/2018/06/21/indagini-ong-archiviazione/

Chi c’era in prima fila a parlare dei Taxi del mare? C’era, fra i tanti altri, Luigi Di Maio allora Vice-Presidente della Camera dei Deputati. https://www.corriere.it/politica/17_agosto_05/di-maio-triton-atto-scellerato-ong-migranti-17526698-7949-11e7-9267-909ddec0f3dc.shtml

Un Governo si giudica dai fatti, dicono in molti. In linea di principio il ragionamento non fa una piega, si potrebbe anche essere d’accordo…ma non sempre è possibile. In questo primo mese di Governo sembra che l’unico problema siano i migranti. In effetti, per il Ministro Fontana un altro grave problema che sembra corresponsabile sono le famiglie arcobaleno. Non si parla di prospettive industriali, di lavoro e di tutele sul lavoro, non si parla di scuola, non si parla di diritti e non si parla di lotta alla corruzione, di mafia e ovviamente di fascismo. Quindi significa che una volta censiti i Rom, chiusi i porti e lasciati in mare i migranti, disintegrate le famiglie arcobaleno l’Italia sarà un’ isola felice, la disoccupazione si fermerà, scuole e ospedali saranno la vera eccellenza nostrana, le mafie tutte saranno sconfitte, il territorio sarà finalmente tutelato e messo in sicurezza. E a Roma chiuderanno tutte le buche. Questo non è scritto nel programma, ma è sottinteso.

Le cose stanno diversamente, e lo sappiamo benissimo. O forse no. Probabilmente a molti sfugge che questo governo un giorno finirà, come tanti che l’hanno preceduto. E allora sarebbe bello e importante che si cominciasse da oggi a preparare un’alternativa valida e seria, rigorosa. Un’alternativa capace di farsi trovare pronta nel momento che verrà, capace davvero di far sedere intorno ad un tavolo le migliori intelligenze e le migliori coscienze, un’alternativa capace di mettere da parte le personalissime ambizioni e di lavorare per un progetto semplice, chiaro e profondamente umano. Serve coraggio per fare questo, serve la voglia di mettersi al servizio di un’idea di bene comune che siamo noi tutti, la nostra comunità. Servono intelligenza e cuore. Perché fuori dalla porta c’è il famoso punto di non ritorno e qualcuno ha già imboccato questa strada. Adesso sta a noi decidere e capire se veramente siamo in grado di cambiare davvero questo Paese, noi che da sempre ci nutriamo d’ideali e di sogni, noi che corriamo dietro alle nuvole e ascoltiamo il vento. Noi, che dalle sconfitte impariamo sempre troppo poco.

Perché il vento è sempre accompagnato dalle nuvole e porta sempre qualcosa con sé, nel bene e nel male. E a noi il vento piace, perché spazza via la polvere e l’odore di letame.

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Caso Cucchi: La Sentenza Della Cassazione Altro Passo Avanti Verso La Verità http://www.sonda.life/in-evidenza/caso-cucchi-la-sentenza-della-cassazione-altro-passo-avanti-verso-la-verita/ http://www.sonda.life/in-evidenza/caso-cucchi-la-sentenza-della-cassazione-altro-passo-avanti-verso-la-verita/#respond Mon, 25 Jun 2018 08:47:14 +0000 http://www.sonda.life/?p=7197 Di Vincenzo Verde.

Stefano Cucchi, geometra trentenne morto a Roma nel 2009 dopo il suo arresto, è diventato negli ultimi anni un simbolo della lotta agli abusi che talvolta si consumano ai danni di chi viene fermato o arrestato. Nel corso del tempo, la vicenda ha ricevuto ampia attenzione dall’opinione pubblica, anche grazie alla battaglia coraggiosa di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che nelle aule di tribunale e sui media ha chiesto sempre a gran voce giustizia per quello che sembra essere un assassinio.

Per anni le foto del cadavere di Cucchi, deturpato da quello che sembra essere stato a tutti gli effetti un violento pestaggio, hanno invaso i social e sono state riprese da numerosi programmi tv e anche da qualche documentario. Nonostante ciò, fino a qualche giorno fa nessun tribunale aveva dichiarato illecita la condotta dei carabinieri. In un primo momento il processo Cucchi aveva infatti riguardato solo le guardie carcerarie e i medici che lo avevano avuto in cura. Non sono bastati tre gradi di giudizio per fare luce sui fatti di quella settimana che portò Cucchi dall’arresto al decesso. Nel 2016, il secondo processo d’Appello, chiesto dalla Cassazione alla fine dell’anno precedente, aveva infatti assolto i medici e le guardie carcerarie.

A gennaio dell’anno scorso, però, è stato avviato un nuovo procedimento penale, al termine di una nuova fase d’indagine. Per capire le differenze tra il primo e il secondo processo può essere allora utile una ricostruzione dei fatti noti. Stefano Cucchi fu arrestato il 15 ottobre per spaccio di stupefacenti. Nel momento in cui venne messo in custodia cautelare l’uomo non aveva alcun trauma fisico evidente. Già nel giorno successivo all’arresto, durante il processo per direttissima che lo aveva condannato a una pena carceraria, Cucchi presentava invece alcuni ematomi e aveva difficoltà nel camminare e nel parlare. Successivamente verrà visitato e, coerentemente con le volontà del paziente, dimesso e trasportato in carcere.

Una settimana dopo Stefano Cucchi morirà. L’autopsia riporta lesioni in tutto il corpo, la frattura della mascella, un’emorragia interna alla vescica e due fratture alla colonna vertebrale. Il primo processo ipotizzava la colpevolezza delle guardie carcerarie del carcere di Regina Coeli, dove Stefano aveva trascorso la sua settimana di reclusione, e dei medici che non avevano proceduto al ricovero e alla giusta assistenza alla vittima. Le indagini successive sono state invece volte a chiarire la posizione dei carabinieri che avevano proceduto all’arresto, rei secondo l’accusa di aver colpito Cucchi con schiaffi e pugni, provocandogli delle ferite che sarebbero divenute mortali anche per la condotta negligente dei medici.

Queste nuove indagini hanno portato al rinvio a giudizio di alcuni carabinieri, all’inizio dello scorso anno, per il reato di omicidio preterintenzionale. In merito a ciò, il giudice dell’udienza preliminare aveva previsto la prescrizione per l’abuso di autorità che veniva imputato a due dei carabinieri rinviati a giudizio.

Francesco Tedesco, uno degli imputati, aveva comunque fatto ricorso, chiedendo di essere assolto da quel reato. Il 19 aprile la Corte di Cassazione ha giudicato “inammissibile” tale ricorso e in settimana le motivazioni pubblicate sono state chiare e inequivocabili: si parla infatti di “violenza fine a se stessa” che avrebbe prodotto “gravissime conseguenze”. Una svolta importante nella vicenda. Non l’unica di questo periodo che ha visto anche la testimonianza di Riccardo Casamassima, appuntato dei carabinieri che, il 15 maggio scorso, aveva inchiodato gli imputati, confermando indirettamente che Cucchi era stato “massacrato di botte”.

Casamassima, dopo questa testimonianza, è stato trasferito e demansionato e in settimana ha denunciato sui social la sua indignazione nei confronti dell’Arma, che a suo dire lo avrebbe punito per aver detto la verità. Insomma, dopo quasi 10 anni questo castello di carte sta finalmente cadendo, e la verità che si intravede può essere molto spiacevole per lo Stato. Ma Stefano Cucchi e i suoi familiari meritano verità e giustizia. Senza se e senza ma.

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A Milano Investimenti Privati Sulle Ciclabili. I Dubbi E Le Proposte Di Fiab http://www.sonda.life/citta-in-movimento/a-milano-investimenti-privati-sulle-ciclabili-i-dubbi-e-le-proposte-di-fiab/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/a-milano-investimenti-privati-sulle-ciclabili-i-dubbi-e-le-proposte-di-fiab/#respond Mon, 25 Jun 2018 08:44:58 +0000 http://www.sonda.life/?p=7194 di Alessandro Di Stefano

 

Pubblico e privato alleati per la mobilità ciclistica. A Milano l’idea dell’associazione Ancma di Confindustria è quella impegnarsi in un importante campo di investimento per le infrastrutture cittadine. Si parla di ciclabili, percorsi che presto potrebbero essere finanziati in parte da imprenditori con l’obiettivo di realizzare piste separate dal traffico.

Sul tema della mobilità urbana e di un possibile intervento dei privati sulla realizzazione di nuove ciclabili è intervenuto il presidente di Ancma Andrea Dell’Orto. «Prendiamo atto che il pubblico sta facendo molto, anche sul fronte delle zone 30, ma da solo non riesce a produrre il salto di qualità infrastrutturale necessario», ha detto. In una Milano dove negli ultimi anni le piste sono aumentate – superando i 100 km sull’intero territorio metropolitano – l’iniziativa di imprenditori sul settore della ciclabilità ha subito sollevato alcuni dubbi da parte della Fiab locale.

Secondo Fiab Milano Ciclobby si dovrebbe fin da subito evitare azioni spot che vedrebbero svilupparsi soltanto pezzetti di ciclabili senza una visione di fondo su quel che è necessario per i ciclisti. Non basta battezzare una ciclabile per far un buon servizio ai cittadini, ma «è indispensabile occuparsi della manutenzione successiva» sostiene la Fiab locale.

Altro capitolo riguarda la percezione della ciclabile protetta come unica soluzione per “accontentare” i ciclisti senza togliere spazio alle automobili. In un articolo sul Corriere della Sera il presidente di Ancma ha infatti sostenuto che, pur essendo più costose, le ciclabili separate sono preferibili a quelle disegnate su strada. Convinzione che non trova però d’accordo Fiab Ciclobby. «La sicurezza e la ciclabilità – si legge nel comunicato dell’associazione – non si ottengono con un solo sistema», così come non ci si può concentrare soltanto sulle ciclabili come unico ingrediente dellamobilità attiva.

Tra le proposte di Ciclobby per le ciclabili si guarda infatti anche alle zone 30, ad esempio. Accogliendo dunque l’impegno serio di imprenditori che credono in una città su misura anzitutto di pedoni e ciclisti, l’associazione ha avanzato una prima idea di investimento, bocciando quella di piccoli tratti di ciclabili scollegati tra loro. Sul tavolo Ciclobby propone invece «il primo vero collegamento diretto fra periferia e centro con una ciclabile adeguata servita da semafori intelligenti».

http://www.fiab-onlus.it/bici/bici-in-citta/bici-in-citta-news/item/2020-milano-ciclabili-ancma-investimenti-mobilita.html

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La Situazione Della Salute Mentale In Lombardia A 40 Anni Dalla Legge 180 http://www.sonda.life/citta-in-movimento/la-situazione-della-salute-mentale-in-lombardia-a-40-anni-dalla-legge-180/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/la-situazione-della-salute-mentale-in-lombardia-a-40-anni-dalla-legge-180/#respond Mon, 25 Jun 2018 08:42:50 +0000 http://www.sonda.life/?p=7191 A 40 anni dall’entrata in vigore della Legge 180 l’applicazione della riforma fortemente voluta dallo psichiatra Franco Basaglia è avvenuta solo in parte e a macchia di leopardo, sia a livello regionale che a livello territoriale: “Oggi è necessario reinterpretare e gestire la questione dell’esistenza e della sofferenza delle persone in rapporto a una società che è profondamente cambiata”. Questo è ciò che sostengono le associazioni promotrici del documento “La situazione della salute mentale in Lombardia”, tra le quali Campagna per la salute mentale, Rul (Rete utenti lombardi), U.R.A.S.a.M. (Unione regionale associazioni per la salute mentale), Forum salute mentale, LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità, Alleanza cooperative italiane e Forum terzo settore Lombardia.

Il documento, presentato a Regione Lombardia, solleva diverse questioni.

Per esempio la mancanza di equilibrio nelle risorse, che potrebbe essere risolta riducendo il ricovero ospedaliero e potenziando le attività sociali territoriali. Altri obiettivi sono la stabilizzazione del personale precario, al fine di evitare il susseguirsi di cambiamenti che impediscono la maturazione di esperienze, competenze e favorire l’instaurarsi di relazioni costruttive e durature con gli assistiti, l’ istituzione di posti letto per minori nelle province in cui mancano e la dotazione per le UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza) del personale necessario affinché siano garantiti i percorsi di presa in cura dei minori e delle famiglie.

Tra i punti fondamentali c’è inoltre quello delle risorse economiche. Regione Lombardia riserva alla salute mentale circa 500 milioni di euro l’anno. Una cifra inferiore al 3% del bilancio sanitario regionale e ben al di sotto della quota minima necessaria del 5% raccomandata dal ministero della Salute. In aggiunta, il 70% di questo budget è assorbito dai 4.250 posti letto di residenza, cui si aggiungono i posti letto in SPDC (Servizio psichiatrico di diagnosi e cura). Ben poco quindi resta per i progetti di vita indipendente, per i percorsi di inclusione sociale, per il sostegno familiare.

La mancanza di investimenti ha quindi determinato precarie condizioni contrattuali e lavorative degli operatori della salute mentale, nonché una insufficiente formazione professionale e una fragile cultura dei diritti delle persone prese in carico. Esemplificativo di questa situazione è l’abnorme uso dei TSO, (Trattamenti Sanitari Obbligatori), per l’incapacità/impossibilità di prevenire e lavorare sulla dimensione relazionale e sulla continuità di cura di fronte a particolari situazioni di gravità, trasformando così il TSO da strumento eccezionale di cura in strumento ordinario di controllo.

A destare la preoccupazione delle associazioni è anche la sperimentazione da parte delle forze dell’ordine dell’uso di pistole “Taser”, dispositivi che producono scariche elettriche capaci di paralizzare la persona. Si tratta di un’arma giudicata di tortura e potenzialmente mortale dagli organismi internazionali ONU: dal 2000 ad oggi negli USA 153 persone sono morte a seguito dell’uso della pistola “Taser”. In nove casi su dieci si trattava di persone disarmate, in quattro casi su dieci di persone con disturbi mentali.

“In Lombardia è stato fatto molto per l’inclusione delle persone con disagio psichico, ma molto resta ancora da fare” dichiara don Virginio Colmegna, presidente della Campagna Salute Mentale, che conclude “realizzare la vera deistituzionalizzazione voluta da Basaglia significa, infatti, che la comunità non delega la sofferenza di un suo membro ma se ne fa carico, attivando le risorse della persona, le sue relazioni affettive e parentali e le energie della comunità stessa”.

 

 

 

 

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Ambiente: Entrato In Vigore Il Regolamento Made Green In Italy http://www.sonda.life/in-evidenza/ambiente-entrato-in-vigore-il-regolamento-made-green-in-italy/ http://www.sonda.life/in-evidenza/ambiente-entrato-in-vigore-il-regolamento-made-green-in-italy/#respond Mon, 25 Jun 2018 08:39:21 +0000 http://www.sonda.life/?p=7187 Di Giorgia Lamaro

 

È entrato in vigore dal 13 giugno scorso il nuovo regolamento “Made Green in Italy” del ministero dell’Ambiente. Previsto dal Collegato ambientale nel quadro delle iniziative di promozione della green economy, il “Made Green in Italy” rappresenta uno strumento per rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano, nel contesto di una crescente domanda di prodotti ad alta qualificazione ambientale sui mercati nazionali e internazionali. Il “Made Green in Italy” utilizza la metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (Pef) definita nella Raccomandazione 2013/179/UE della Commissione Europea del 9 aprile 2013.

Come spiega il ministero dell’Ambiente, l’impronta ambientale di un prodotto (inteso come “bene” o “servizio”, secondo la Norma ISO 14040:2006 sulla metodologia LCA – Life Cycle Assessment) è una misura fondata su una valutazione multi-criterio delle prestazioni ambientali di un prodotto, analizzato lungo tutto il suo ciclo di vita, ed è calcolata principalmente al fine di ridurre gli impatti ambientali di tale bene o servizio considerando tutte le attività della catena di fornitura, dall’estrazione delle materie prime, attraverso la produzione e l’uso, fino alla gestione del fine-vita.

Con l’adozione del “Made Green in Italy”, il ministero dell’Ambiente vuole: promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo e contribuire ad attuare le indicazioni della strategia definita dalla Commissione Europea; stimolare il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali dei prodotti e, in particolare, la riduzione degli impatti ambientali che questi generano durante il loro ciclo di vita; favorire scelte informate e consapevoli da parte dei cittadini, nella prospettiva di promuovere lo sviluppo del consumo sostenibile, garantendo la trasparenza e la comparabilità delle prestazioni ambientali di tali prodotti; rafforzare l’immagine, il richiamo e l’impatto comunicativo che distingue i prodotti, attraverso l’adozione del metodo Pef, associandovi inoltre aspetti di tracciabilità, qualità ambientale, qualità del paesaggio e sostenibilità sociale.

Si vogliono valorizzare, infine, le esperienze positive di qualificazione ambientale dei prodotti di cluster di piccole imprese, attraverso l’adozione di misure atte ad agevolare l’adesione allo schema “Made Green in Italy” da parte di gruppi di imprese. Per consultare il regolamento clicca qui.

ilmegafono.org

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Dedicato A Luciana Alpi http://www.sonda.life/in-evidenza/dedicato-a-luciana-alpi/ http://www.sonda.life/in-evidenza/dedicato-a-luciana-alpi/#respond Mon, 18 Jun 2018 09:17:03 +0000 http://www.sonda.life/?p=7183 Di Maurizio Anelli

 

“…Non c’è nulla che eguagli l’andare sul posto. Un pezzo è diverso quando lo vivi, che sia a Milano o in Afghanistan. Il mestiere di giornalista va fatto così. Come l’ho fatto io.  Faccio fatica a dare consigli, perché non voglio che mi si rimproveri di aver consigliato male…ho vissuto molte guerre e ho avuto paura. La paura resta. Resta sempre. La paura non è un’abitudine. Nonostante ciò, ho avuto una vita assolutamente felice. Ho fatto quello che mi piaceva: ho scritto.” (Ettore Mo).

Un vecchio reporter di guerra dice che c’è un solo modo per raccontare, per fare capire a chi legge e a chi guarda cosa veramente significhi una guerra: è essere li. Sono tanti i giornalisti, i reporter, che sono stati capaci di “essere lì ”, per capire, per conoscere, per raccogliere una testimonianza e raccontarla. Non sono quasi mai graditi a chi decide come e quando fare una guerra, soprattutto se non si fermano di fronte alle prime apparenze, alle prime notizie. Qualche volta scavano in profondità, e scavando trovano quello che non dovrebbero trovare.   A volte sono firme già affermate, altre volte sono semplici inviati. Ma sono una presenza reale, capace di restituire la dignità al sistema dell’informazione. A volte incontrano qualcosa che è più forte di loro: una pallottola, una bomba, o un segreto che deve rimanere tale. E’ per questo che non potranno essere lì un’altra volta.

Ilaria Alpi era una giornalista televisiva del TG3, aveva studiato l’arabo ed era entrata in RAI arrivando prima al concorso di ammissione. Nella primavera del 1994 era in Somalia, insieme all’operatore Miran Hrovatin. per seguire le vicende della missione “Restore Hope” durante la guerra civile. Ma non raccontava solo la guerra, raccontava anche tante altre cose difficili da accettare in Somalia come in Italia: per esempio il traffico illecito di rifiuti tossici tra Italia e Somalia, storie di signori della guerra locali e di navi provenienti dall’Italia. Raccontava di scorie velenose provenienti dall’EST Europeo e sotterrate nel Corno d’Africa in cambio della fornitura di armi.

Il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, il racconto di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin s’interrompe per sempre e da quel momento la storia di Ilaria diventa un labirinto infernale di prove occultate, di depistaggi e di falsità. Tutti partecipano al gioco: lo Stato italiano, i Servizi Segreti, una parte dell’informazione asservita e complice morale di poteri che fanno di tutto per non arrivare alla verità. Tanti Governi si sono succeduti in Italia da quel marzo 1994, ci sono stati processi finiti nel nulla e, infine, dopo che La Procura di Roma aveva riaperto le indagini, il Pm Ceniccola chiede l’archiviazione del procedimento. Era il 4 luglio 2017.

Ilaria aveva trentatré anni in quel marzo 1994, e da quel giorno Luciana e Giorgio Alpi hanno speso ogni energia e ogni goccia di vita per cercare la verità sulla storia di quella loro figlia, Giornalista che aveva saputo “essere lì sul posto” per raccontare. Hanno conosciuto sconfitte, illusioni, muri di gomma e reticenze. Hanno conosciuto il peggio di quello Stato che la loro figlia onorava con il proprio lavoro al servizio dei cittadini. Hanno incontrato l’Avvocato Carlo Taormina, Presidente della  Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che  ha vomitato l’insulto peggiore sostenendo che Ilaria era in Somalia perché in vacanza: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/09/05/APCOkWND-vacanza_taormina_ilaria.shtml

Luciana e Giorgio Alpi non si sono mai arresi, hanno continuato a cercare la verità. Intorno a loro la solidarietà e l’affetto della gente comune, dei colleghi di Ilaria o almeno di una gran parte di loro. Perché nella cesta ci sono anche mele buone e pulite e mi vengono in mente due nomi in particolare: Maurizio Torrealta e Italo Moretti, ma sono sicuramente molti di più. Nel 1995 l’Associazione Ilaria Alpi Istituisce il premio Ilaria Alpi,  dedicato al giornalismo d’inchiesta che dimostri l’impegno riguardo ai temi sociali. È un premio prestigioso, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune di Riccione e dalla Provincia di Rimini. Al Premio collaborano la RAI, l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna e la Federazione Nazionale Stampa Italiana con il patronato della Presidenza della Repubblica. Per Luciana e Giorgio quel premio aveva un valore intenso, un mezzo per arrivare alla verità sulla morte di Ilaria e a un livello di consapevolezza cui forse questo Paese non vuole arrivare. Con il tempo arriva anche la stanchezza, che non viaggia mai da sola, ma si accompagna con il senso di solitudine e di abbandono che lo Stato, nella sua vile indifferenza, sa sempre regalare. https://www.huffingtonpost.it/2014/12/19/ilaria-alpi-premio-mamma_n_6353068.html

Tutti gli alberi, dai più piccoli ai più maestosi, proteggono sempre le proprie foglie, scambiano linfa vitale. Per questo credo che nella vita sopravvivere alla morte dei figli sia un dolore probabilmente indescrivibile, allora posso solo immaginare quanta fatica e quale sforzo sia svegliarsi ogni mattina, rimettere insieme i pezzi della mente e del cuore e avere la forza e la dignità per continuare a camminare controvento, cercare una verità che forze più potenti provano senza ritegno a insabbiare e occultare. Luciana e Giorgio l’hanno fatto per anni lunghissimi. Giorgio si è fermato prima: a volte il cuore e il corpo non ascoltano nessuno e decidono da soli, e arriva il giorno che le energie finiscono e dicono basta per sempre. Giorgio Alpi in un’intervista disse che c’è un filo rosso che lega e percorre le stragi di questo paese e il duplice assassinio di Mogadiscio, giustizia e verità sono un diritto per chi è stato colpito e un dovere per chi ha responsabilità pubbliche”. La storia del nostro Paese ci racconta che alla fine resta solo il diritto per chi è stato colpito, mentre per chi ha responsabilità pubbliche esistono mille scorciatoie, mille nascondigli e mille coperture politiche. Tutto questo ha un nome: complicità, o connivenza.

Dopo la morte di Giorgio, Luciana ha raccolto quello che restava delle sue forze e ha continuato ad andare avanti, anche per lui. Sono stati otto anni difficili, una donna coraggiosa e lo Stato, una davanti all’altro: da una parte la dignità e il coraggio di una madre, dall’altra il muro di gomma e le bugie delle Istituzioni. Otto anni che non hanno aperto crepe nel muro di gomma ma che hanno però evidenziato, una volta di più, il velo delle ipocrisie e delle omissioni che fin dal primo momento hanno avvolto la morte di Ilaria. Luciana lo aveva capito subito, fin da quando il referto dell’esame autoptico sparì dai documenti ufficiali per comparire in seguito e per incanto tra le carte di un trafficante internazionale di armi. Poi la somma delle bugie e dei depistaggi, fino alle conclusioni delle Commissioni parlamentari d’inchiesta e alle parole infami e vergognose dell’avvocato Taormina.  Adesso anche Luciana ha chiuso il sipario. O forse no, niente sipario e l’ultimo atto non è ancora scritto, forse c’è ancora il tempo per aggiungere qualche riga. Quel tempo lo abbiamo noi e dobbiamo usarlo per scrivere quelle righe che se non serviranno per arrivare alla verità su Ilaria potranno servire a raccontare chi era Ilaria. Potranno servire a smuovere qualche coscienza, a sollevare qualche velo, a denunciare le complicità e le connivenze che sporcano una volta ancora la storia di questo Paese. Potranno servire a capire quanto sia importante “essere lì, per capire, per conoscere, per raccogliere una testimonianza e raccontarla. Scavare in profondità, qualche volta trovando quello che non si dovrebbe trovare”.

Un anno fa, mese più mese meno, ho partecipato ad un incontro pubblico con un giornalista famoso e affermato. Accanto a me un prezioso amico molto più giovane di me e da cui ho imparato molto, un giornalista pubblicista che Pippo Fava sarebbe stato orgoglioso di avere fra i suoi “carusi”. A una mia domanda mi disse che quando si ha una certa età bisogna smettere di comportarsi come degli “adolescenti sognatori”. Quella risposta al momento fu un pugno nello stomaco, ma al tempo stesso mi ha fatto sentire tutto l’orgoglio di sentirmi ancora un “adolescente sognatore”. Userò quel tempo e scriverò le righe che sarò capace di scrivere per raccontare chi era Ilaria Alpi a chi vorrà leggerle, perché è vero: “Non c’è nulla che eguagli l’andare sul posto. Un pezzo è diverso quando lo vivi, che sia a Milano o in Afghanistan. Il mestiere di giornalista va fatto così” . Ilaria Alpi l’ha saputo fare, ma non potrà essere lì un’altra volta. Adesso da qualche parte ritroverà la sua famiglia, Giorgio e Luciana sapranno finalmente tutta la verità senza depistaggi e connivenze, senza un volgare avvocato che come Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta racconta davanti ad un microfono di una donna di trentatré anni morta mentre era in vacanza. E lei potrà riabbracciare due genitori che hanno cercato quella verità, soli contro tutti.

“Con il cuore pieno di amarezza, come cittadina e come madre, ho dovuto assistere alla prova di incapacità data, senza vergogna, per ben ventitré anni dalla Giustizia italiana e dai suoi responsabili, davanti alla spietata esecuzione di mia figlia Ilaria e del suo collega Miran Hrovatin. Al dolore si è aggiunta l’umiliazione di formali ossequi da parte di chi ha operato sistematicamente per occultare la verità e i proventi di traffici illeciti. Da ultimo, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Perugia mi ero illusa che i nuovi elementi di prova inducessero la Procura della Repubblica ad agire tempestivamente per evitare nuovi depistaggi e occultamenti”.

https://www.robadadonne.it/galleria/luciana-madre-ilaria-alpi/

 

 

 

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È Colpa Della Globalizzazione http://www.sonda.life/in-evidenza/e-colpa-della-globalizzazione/ http://www.sonda.life/in-evidenza/e-colpa-della-globalizzazione/#respond Mon, 18 Jun 2018 09:14:57 +0000 http://www.sonda.life/?p=7180 Di Alfredo Luis Somoza

 

In Occidente si stanno avvicendando al potere forze politiche che hanno come punto di forza un obiettivo impensabile fino a poco tempo fa: smontare la globalizzazione. Ma che cos’è oggi la globalizzazione, e soprattutto come viene percepita? Per il grande capitale è stata una manna che ha spalancato mercati prima ermeticamente chiusi, che ha permesso di trovare manodopera a basso costo altrove e soprattutto di pagare meno tasse, talvolta addirittura nulla, grazie alla cosiddetta “ottimizzazione fiscale”. Gli imprenditori di dimensioni nazionali non hanno invece lo stesso vissuto: la concorrenza delle multinazionali ha ridotto le loro possibilità di sopravvivenza, e oggi i grandi marchi stanno occupando ogni nicchia produttiva e commerciale disponibile. Per le persone, per i privati cittadini, la situazione è ancora più complessa.

C’è chi ha migliorato le sue condizioni di vita, c’è chi invece è stato scartato, espulso dal lavoro. Questa è stata la conseguenza delle delocalizzazioni produttive, che hanno caratterizzato soprattutto la prima fase della globalizzazione. Milioni di nuovi posti di lavoro creati in Oriente, milioni di posti di lavoro in meno in Occidente. Nel frattempo l’offerta di lavoro è cambiata: l’alternativa all’impiego “di una volta” consiste spessissimo in occupazioni precarie, senza prospettive di carriera, con pochi diritti. È la situazione in cui si trovano, per esempio, centinaia di migliaia di distributori a domicilio delle merci ordinate via web. Così in Occidente è cresciuta la delusione per le promesse mancate, insieme alla paura di perdere anche ciò che resta dei diritti e del lavoro del passato.

Il programma dei cosiddetti populismi è molto semplice: dare risposte radicali ai problemi della globalizzazione, senza fare mediazioni e utilizzando un linguaggio diretto. Il nocciolo della proposta è l’idea che si possa tornare al passato, che si possa ricreare un mondo che a molti, ora, sembra idilliaco. Si pensa ad esempio che se una donna europea ricevesse sussidi dallo Stato farebbe molti figli, che dazi e barriere doganali possano rilanciare la produzione nazionale, che la forza militare sia una carta vincente. Il bersaglio preferito dei populismi sono i cittadini privi del diritto al voto, cioè gli immigrati, senza i quali in realtà molte società sarebbero boccheggianti. Dai messicani negli Stati Uniti agli africani e mediorientali di religione musulmana in Europa, gli immigrati diventano la dimostrazione di un complotto: “sostituzione etnica” la chiamano, un grande disegno per cancellare i popoli bianchi d’Europa. Versione aggiornata dei Protocolli dei Savi di Sion, il pamphlet scritto dalla polizia zarista per giustificare i pogrom contro gli ebrei che portò dritto all’Olocausto.

I politici arrivati al potere su queste idee si stanno moltiplicando velocemente, da Trump negli Stati Uniti a Orbán in Ungheria, dall’Italia “gialloverde” all’Austria. E molti arriveranno ancora. Oggi i difensori della globalizzazione sono i Paesi che ne hanno tratto quasi solo vantaggi, dalla Cina al Vietnam, mentre le forze che l’hanno sostenuta in Occidente sono in stato confusionale. Il non avere mai voluto vedere le distorsioni che la globalizzazione produceva, il non avere mai voluto introdurre correttivi e riforme oggi si paga. L’azione di questi governi per ora si concentra sulla distruzione del sistema multilaterale di relazioni economiche, ma presto si arriverà all’approdo naturale di ogni nazionalismo: il ritorno a scenari bellici. Questo perché, se non sei interessato a vendere i tuoi prodotti attraverso gli accordi, i mercati li apri con le cannoniere, come usava fare l’Impero britannico. Il XXI secolo, che doveva essere quello del consolidamento di una società globale, rischia dunque di essere quello del ritorno agli Stati-nazione. La democrazia è in ritirata ovunque, gli organismi internazionali sono stati messi a tacere.

Come ridare fiducia a chi ritiene di aver soltanto perso, con la globalizzazione? È questa la domanda alla quale la politica dovrà dare urgentemente risposta. Le proposte dovranno essere concrete, dirette e radicali, ma finalizzate a riformare, non a smontare l’esistente. Perché oltre la globalizzazione non c’è la possibilità di tornare a stare meglio, c’è solo quella di tornare all’era dei conflitti.

https://alfredosomoza.com/

 

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Indagine Sui Millennials, Generazione Senza Santi Né Eroi http://www.sonda.life/in-evidenza/indagine-sui-millennials-generazione-senza-santi-ne-eroi/ http://www.sonda.life/in-evidenza/indagine-sui-millennials-generazione-senza-santi-ne-eroi/#respond Mon, 18 Jun 2018 09:12:13 +0000 http://www.sonda.life/?p=7177 Di Penna Bianca

 

“Generazione di sconvolti, senza più santi né eroi”. Vasco sul palco tiene la nota sulla “i” che diventa urlo a squarciagola di un pubblico multigenerazionale. Facce estasiate dai 20 anni fino ai quasi 60. La canzone, arcinota, è del 1981. Fu scritta per la generazione del ‘68 e dei primi ‘70. Era l’inizio della risacca dell’ondata rivoluzionaria. I miti di allora lasciavano orfani i “compagni di scuola” di Venditti a lavorare in banca, risucchiati in un sistema che avevano rifiutato. Sono passati quasi 40 anni e c’è chi ancora vi si riconosce. E i cosiddetti millennials? Sono anche loro senza “più santi né eroi”? Sono anche loro una “generazione di sconvolti”? Sì, ma non nel senso classico. Sono molte le differenze rispetto ai loro padri e ai loro nonni.

Sono una generazione che studia molto di più rispetto a quanto non si facesse, per esempio, negli anni ‘70 (così diceva la preside del “Malpighi” di Bologna). Vivono in un mondo globalizzato e sono consapevoli della competizione internazionale con cui si confrontano. Sanno che forse dovranno emigrare (leggi qui) e in molti lo fanno, più o meno qualificati. Sono convinti, peraltro, in buona percentuale, di non riuscire ad avere un reddito superiore a quello dei padri.

Li abbiamo visti dipinti ed etichettati nei modi più disparati: bighelloni, mammoni, schizzinosi e impreparati. Eppure il Rapporto Coop 2016, ad esempio, ci ha detto che “la disponibilità di dispositivi connessi alla rete 24 ore su 24 ha inoltre contribuito ad abbattere le barriere fra orario lavorativo e tempo libero, rendendo i millennials i moderni stacanovisti: più di 3,8 milioni di individui che appartengono a questa generazione lavorano oltre l’orario formale (il 17% in più rispetto ai babyboomers) ed altrettanti svolgono la propria attività anche durante il weekend”.

Forse consapevoli delle difficoltà, delle precarietà o semplicemente più immaturi, fanno meno figli e più tardi. Dagli anni Settanta ad oggi l’età media al momento del primo parto è aumentata di 4 anni, con le conseguenze che possiamo aspettarci in termini di riduzione delle famiglie (sia da un punto di vista sociale che di coesione) e di invecchiamento della popolazione (con ricadute politiche ed economiche, per esempio, sulla priorità dei servizi da prestare ai cittadini) – come fotografato sempre dal Rapporto Coop 2016.

Sicuramente vivono in un mondo con meno certezze e minori possibilità. Pare banale ma in una generazione sono spariti i contratti a tempo indeterminato, gli operai (non i proletari), i sindacati, i partiti e le idee, e mancano i punti di riferimento, compresi quelli dei genitori, sempre più assorbiti dal lavoro e dalla quotidianità dentro città sempre più grandi, sempre più complesse (trasporti, ritardi, etc.). In questo contesto i modelli di riferimento mancano completamente. O, almeno, quelli che esistono sono assolutamente avulsi dal contesto socio-culturale di provenienza. Se prima potevano esserci dei modelli di realizzazione, tramite il sacrificio, il sogno, un’idea, adesso si cerca la grande “botta di culo”.

È evidente nel mito di personaggi come Elon Musk, Mark Zuckerberg, Steve Jobs, imprenditori (e non certo filantropi né rivoluzionari nel senso classico del termine) che, a una indubbia genialità di fondo, hanno aggiunto la fortuna e la lungimiranza. Ne hanno ottenuto successo, fama e ricchezza proponendo e ideando dei beni che stanno diventando una nostra emanazione, unendo appunto genialità e buona sorte. Sono un modello credibile e utile per la società? Solo il senno di poi ci saprà dire se hanno contribuito alla crescita dell’umanità oppure a farla autoimplodere. Su Zuckerberg cominciamo ad avere dei dubbi…

Di certo i millennials così costruiti sono delle macchine da consumo e non degli individui. Sono anche il target preferito della nuova industria che si fonda sul digitale e, probabilmente, sono quelli che ridurranno i risparmi, ancestralmente immensi, delle famiglie italiane. Tutto ciò si aggiunge all’impatto che le innovazioni tecnologiche e questi sconvolgimenti sociali possono avere sulla quotidianità (anche sulla salute?) delle persone. Basti pensare per esempio alla mole di informazioni cui il cervello è sottoposto quotidianamente. Controlliamo in media 40 volte al giorno lo smartphone (leggi qui), che è diventato indispensabile tanto quanto gli occhiali per un miope.

La fotografia è abbastanza sconcertante. Mediamente più preparati, mediamente più seri e consapevoli, mediamente più impegnati, con molti più mezzi sono costretti a una vita da proletari. Sono delle Ferrari costrette a correre nel piazzale di un parcheggio. E sono la futura classe dirigente di questo Paese. Si è forse consumato un vero e proprio tradimento generazionale, con i figli che pagano la colpa dei padri. Arrivano così i risultati di politiche poco lungimiranti, si sfaldano le pezze messe in passato per evitare di restare a guardare: dall’industria alle politiche sulla famiglia, al welfare, al debito pubblico, ai diritti dei lavoratori. Servirebbe una risposta di sinistra, ma per ora arrivano solo schiaffi da destra.

ilmegafono.org

 

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Stecca 3.0, Associazionismo All’Ombra Dei Grattacieli http://www.sonda.life/citta-in-movimento/stecca-3-0-associazionismo-allombra-dei-grattacieli/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/stecca-3-0-associazionismo-allombra-dei-grattacieli/#respond Mon, 18 Jun 2018 09:05:16 +0000 http://www.sonda.life/?p=7170 Di Filippo Nardozza

 

C’è un luogo a Milano, in via de Castillia- al limite del trendy quartiere Isola e proprio all’ombra del Bosco Verticale e delle futuristiche torri di Gae Aulenti – che è un cuore pulsante di associazionismo. Un luogo di incontro, condivisione, laboriosità, promozione culturale e valoriale, svago, cura di sé; un incubatore di esperienze che fa da contrappunto alle più frenetiche atmosfere business del vicino centro direzionale.

E’ la sede di ADA Stecca, Associazione di Associazioni che dimora nell’edificio Stecca 3.0, erede, in nuova veste, dell’associazionismo singolo ma cooperante che viveva nella vecchia Stecca degli Artigiani occupata, poi smantellata nell’enorme progetto di riqualificazione dell’asse Garibaldi – Repubblica. Una trasformazione alla quale Stecca è riuscita a “sopravvivere”, restando  operosa nel quartiere; anzi, acquisendo nuova forza e vitalità. E ci resterà, si spera, ancora per tanto, almeno fino al 2029.

E’ stata proprio la scelta di passare, nel 2007, da tante associazioni “spurie” esistenti nel quartiere ad una associazione di associazioni a conferire maggiore forza e potere contrattuale – racconta a Sonda.life Paolo Artoni, Vicepresidente e Tesoriere di ADA Stecca (il presidente è, invece, Isabella Inti). La forza necessaria per negoziare con Il Comune di Milano nel 2011 (siamo ai tempi della prima amministrazione Pisapia) un accordo di comodato d’uso gratuito per 5 anni del nuovo edificio Stecca 3.0, sorto appunto sulle ceneri della vecchia Stecca occupata, e di rinnovarlo nel 2017 per altri 12 anni.

Attualmente sotto ADA Stecca operano e collaborano diverse realtà come AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ASF Architetti Senza Frontiere, +BC (ciclofficina), BRIChECO (falegnameria), il Coro Sonorissima, la LUP-Libera Università Popolare, NOI BRERA (ex studenti dell’Accademia di Belle Arti), NuvolaNove, RI Ricerca Interculturale, Scuola di Capoeira, scuola di Scrittura Creativa Raul Montanari, Temporiuso.net, Legambiente Lombardia.

“La rete nasce da unesperienza di autorganizzazione pluriennale di spazi in abbandono da parte di una decina di associazioni, artigiani, artisti fermamente motivati alla salvaguardia e valorizzazione di spazi pubblici dedicati allassociazionismo locale e cittadino ai margini tra lo storico quartiere Isola e una delle più centrali aree di trasformazione urbana, il Garibaldi- Repubblica – si legge sul sito ufficiale. “Limportanza dellesperienza di autorganizzazione nella gestione di spazi socio-culturali di aggregazione da parte delle associazioni, come pure la possibilità di favorire un forte mix di attività, tempi e popolazioni, ci spinge a rinnovare limpegno progettuale verso un nuovo centro di comunità.”

Dalla ciclofficina e dalla falegnameria fai da te (espressioni della ormai diffusissima sharing economy, ma che sussistono indipendentemente dal supporto di piattaforme digitali) alle mostre d’arte e di fotografia; dal mercatino settimanale di ortaggi biologici ai corsi di lingua per stranieri; dagli incontri culturali fino a proposte teatrali mensili di qualità (novità dell’ultimo anno, con l’iniziativa Metti una sera in scena, a cura di un gruppo di attori per passione), la realtà di ADA Stecca è composita per suo stesso DNA, ma si muove sotto parole chiavi comuni: etica, cultura, ambiente, integrazione.

Valori chiari in ciascuna delle attività che si svolgono in Stecca, e solo nel rispetto dei quali vengono accettate  nuove proposte di workshop, seminari, dibattiti, laboratori.

Nell’officina per la riparazione bici e nel laboratorio di falegnameria per l’autoproduzione di arredi l’impronta ecologica è chiara: gli associati hanno a disposizione per lavorare (su offerta libera) materiale di recupero per ben l’80%, che proviene da donazioni o da selezione di scarti. In questa direzione si è appena concluso addirittura un concorso, il CADREGA Contest, campionato dedicato al recupero creativo di pezzi d arredo, in forma di gara e con tanto di premiazione finale.

Il mercato dei prodotti bio e a corta filiera di AIAB al sabato mattina è l’erede del primo mercatino biologico all’aperto milanese organizzato proprio da Stecca nel 2001, e finanziato da Cariplo. Senza dimenticare il FAME market, mercato della autoproduzioni (l’ultima edizione prima della pausa estiva si è svolta proprio sabato scorso, 16 giugno), appuntamento all’insegna della condivisione che sostiene artigiani e desiger locali di gioielli, abiti e complementi d’arredo.

Diverse le iniziative che vanno inoltre nella direzione dell’inclusione: dal contributo di un gruppo di migranti richiedenti asilo nel primo spettacolo della rassegna Metti una sera in scena, dedicato al Mediterraneo – luogo di incontro di culture simili e diverse allo stesso tempo –  all’ospitalità a favore di una scuola di arabo destinata ai bambini di famiglie egiziane cresciuti a Milano, e quindi in difficoltà con la lingua madre (attività, quest’ultima, che ha visto un impegno importante del volontariato e ha creato condizioni di serena collaborazione tra cristiani e musulmani).

Siamo un luogo in cui poter esprimere il Do it Yourself”, racconta ancora Paolo Artoni, che è anche presidente di BRIChECO, una delle associazioni che compongono ADA. “Un contenitore sicuramente meno importante rispetto ai suoi contenuti, uno spazio pubblico in cui ricercare il privato, un esempio di come le forme di espressione del singolo si possano portare a una dimensione collettiva; un banco di laboratorio sociale in cui esplorare concetti anche un po’ utopici, progressisti, in una sorta di scouting sociale, di ricerca di occasioni di sperimentazione.

Stecca – tra le tante cose – è stata ed è al servizio di chi ha dei contenuti importanti da veicolare ma non un modo e uno spazio per farlo, come nel caso delle mostre di artisti che non potrebbero avere altri canali di espressione e di incontro con il pubblico. Tante le esposizioni  fotografiche: fino a oggi è in programma, ad esempio, ‘ACQUA, DESERTI E MONSONI’ di Gaetano Plasmati e del fotogiornalista GMB Akash; gli ex studenti dell’Accademia di Brera hanno messo in mostra nel tempo progetti di valore e grande successo come ‘Cartone riciclato ad Arte’ e soprattutto ‘Circles’, 800 tondi, 800 opere d’arte di quasi altrettanti artisti unificate dalla forma, un cerchio di 20 cm di diametro.

Diverse anche le partecipazioni a grandi eventi che animano Milano: Stecca è stata di recente uno dei “poli” di Milano Photo Week 2018 (con la mostre ‘CALCIO SACRO’, a cura di Nicola Bertoglio e  ‘IN ASCOLTO’, mostra e ciclo di incontri a partire dalle inchieste fotografiche di Filippo Romano) e ha collaborato attivamente alle due edizioni del grande evento Fuoricinema.

L’apertura costante al cittadino è chiara: sul sito ufficiale c’è una esplicita call to proposal; purchè, naturalmente, in linea con i valori etici di Stecca.

 

 

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Energia Rinnovabile, L’Italia Cresce Soprattutto Nel Fotovoltaico http://www.sonda.life/in-evidenza/energia-rinnovabile-litalia-cresce-soprattutto-nel-fotovoltaico/ http://www.sonda.life/in-evidenza/energia-rinnovabile-litalia-cresce-soprattutto-nel-fotovoltaico/#respond Mon, 18 Jun 2018 09:02:29 +0000 http://www.sonda.life/?p=7167 L’ultimo report sulle energie rinnovabili redatto da REN21 premia l’Italia: il nostro Paese, infatti, si attesta ai primi posti nel mondo per capacità fotovoltaica pro-capite e potenza solare installata. REN21, che unisce rappresentanti governativi, ong, istituzioni e scienziati, mette in evidenza i miglioramenti dell’Italia, facendo il punto su quanto successo nel 2017, anche per quel che riguarda i risultati raggiunti.

Secondo il “Renewables 2018 Global Status Report”, lo scorso anno è stato molto importante per le fonti rinnovabili, che hanno rappresentato circa il 70% della nuova capacità elettrica del pianeta: siamo davanti a un record storico. È l’energia solare a dare i segnali più positivi, con un aumento del 29% rispetto al 2016 e il superamento delle aggiunte di carbone e altri combustibili fossili: la copertura prodotta arriva a 98 GW. In questo quadro molto positivo, l’Italia riesce ad inserirsi in ottima posizione, entrando tra i primi cinque paesi al mondo per la capacità cumulata. L’Italia è quinta dopo Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania, con l’8,7% dell’elettricità nazionale prodotta con il fotovoltaico.

Secondo il report di REN21 anche il settore eolico e quello idroelettrico sono riusciti a dare un buon contributo con un rifornimento energetico superiore al 29% e 11%. La capacità globale dell’energia rinnovabile nel 2017 è stata in grado di coprire il 26,5% del fabbisogno mondiale. Negative le statistiche del rinnovabile per il rifornimento energetico di riscaldamento e trasporti che pesano molto sul bilancio mondiale.

Questi settori risultano ancora legati ai combustibili fossili e alle biomasse tradizionali, con rinnovabili ancora troppo a rilento. La richiesta mondiale di petrolio per i trasporti è ancora pari al 92% e sono molto pochi i paesi che hanno scelto di intraprendere un percorso votato al rinnovabile.

Redazione –http://ilmegafono 

 

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Looperfest & Zuartday 2018: Power of Women http://www.sonda.life/arte-cultura/looperfest-zuartday-2018-power-of-women-riqualificazione-del-territorio-che-passa-attraverso-arte-e-passione/ http://www.sonda.life/arte-cultura/looperfest-zuartday-2018-power-of-women-riqualificazione-del-territorio-che-passa-attraverso-arte-e-passione/#respond Wed, 13 Jun 2018 13:08:42 +0000 http://www.sonda.life/?p=7161 A cura di Claudia Notargiacomo

Riqualificazione Del Territorio Che Passa Attraverso Arte E Passione!

“Ogni anno, ci impegniamo per regalare a Milano uno spaccato di visibilità internazionale – hanno spiegato gli organizzatori di Looperfest & Zuartday 2018 – restituendo alla popolazione un pezzo di città, ripulito e arricchito, di arte urbana. Oggi il Vicolo del Fontanile è spazio culturale riconosciuto, visitato e recensito. E sono eventi di questo tipo, che partono “dal basso”, che riescono a stimolare i cittadini ad essere sempre più attivi nelle proprie realtà. Crediamo fortemente nell’idea che il bello porti bellezza”.

La strada è di tutti e l’arte pure: questa la suggestione che trasmette l’iniziativa LOOPERFEST & ZUARTDAY 2018 e che ha come obiettivo la lotta al degrado. Da venerdì 8 a domenica 10 giugno un pezzo di Milano è stato popolato da artisti e cittadini, che hanno vissuto un momento di arte condivisa. I muri di Vicolo del Fontanile, zona che si estende tra il naviglio Martesana e via Zuretti a Milano, hanno visto writer professionisti, provenienti da diverse parti del mondo, esprimersi liberamente trasformando questo angolo di città in un museo a cielo aperto.

“Power of Women” è il motivo ispiratore di quest’anno e sono ben 18 gli artisti arrivati fin qui per raccontare a modo loro questo tema, delicato e prezioso oggi come ieri. Splendida l’atmosfera che ha fatto da cornice all’evento tanto atteso: musica, colori ed entusiasmo. Un mix questo capace di attirare l’attenzione di moltissimi e promotore di un messaggio potente che vede nell’azione e nel fare rete lo strumento più prezioso per una crescita ed un’evoluzione della quale la nostra città ha bisogno oggi più che mai. E’ attraverso il lavoro e il confronto culturale che si può pensare di riqualificare, migliorare e rendere il concetto di bellezza un bene comune.

Certamente un momento importante che ha visto donare alla zona 2 un pezzo d’arte fruibile liberamente da chiunque e in qualsiasi momento. Colori, spray e passione per ricordare che la bellezza è per tutti e per ribadire ancora una volta l’importanza della riqualificazione attraverso l’arte, il valore del recupero e della sostenibilità.

Artisti presenti:

ARSEK & ERASE (Bulgaria) BELIN (Spagna) DAN KITCHENER (UK) FANS (Russia)

HADOK (Peru) HELIOBRAY (Portogallo) JOVANNY (Russia) JULIA VOLCHKOVA (Russia) MEZZO (Russia) MR CENZ (UK) RAPTUZ (Italia) RASKO (Russia) RATE (Bulgaria) SEF 01 (Peru) SMAKE (Italia) WILLOW (Italia) ZCAPE (Francia)

L’evento è ideato e organizzato dall’associazione no profit La Ginnastica APS – fondata da Petra Loreggian, conduttrice radiofonica, insieme a Giuseppe Ronzano, passionario e visionario architetto e Raptuz, artista da 30 anni e professionista dei graffiti –  insieme a Loopcolors, oltre al supporto di sponsor tecnici.

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Lettera A Soumaila Sacko http://www.sonda.life/in-evidenza/lettera-a-soumaila-sacko/ http://www.sonda.life/in-evidenza/lettera-a-soumaila-sacko/#respond Mon, 11 Jun 2018 08:24:36 +0000 http://www.sonda.life/?p=7158 Di Maurizio Anelli

 

Ciao Soumaila,

ho mille cose da dirti, non sono capace di dirle in una sola parola e allora ti scrivo come si faceva una volta quando una lettera era l’unica possibilità per parlare con una persona lontana, per raccontarsi e per salutarsi. In una  lettera ci sono dentro tante cose, anche la tristezza di non poter guardare negli occhi la persona a cui si scrive, ma si supera piano piano, una parola alla volta. In una lettera c’è tutto. Anche quello che a volte non si riesce a dire ad una persona guardandola in faccia, per pudore o per timore delle sue risposte. E poi una lettera rimane, qualche volta chiusa in un cassetto e poi riletta dopo tanto tempo quando la vita ti porta a riaprire quel cassetto magari per una semplice casualità.

La prima cosa che voglio dirti è chiederti scusa per quello che questo Paese, il mio, ti ha riservato. Dovrei anche chiederti perdono ma non riesco a pronunciare questa parola, la collego sempre a un mondo che vive di religiosa ipocrisia e che prima devasta e uccide e poi, ma solo poi, invoca il perdono. Quel mondo non mi appartiene, lo sfuggo da sempre insieme a tutto quello di cui si maschera: comandamenti sparsi qua e là, preghiere rivolte agli dei o a un dio che sento troppo lontano da me e dalla vita che si consuma su questa terra.

Ti chiedo scusa per la fiducia e la speranza con le quali guardavi all’Italia e al suo popolo, alla sua terra e ai suoi valori. Questa è una terra strana, e il suo popolo lo è ancora di più. Questo è un Paese di migranti, di contadini e di operai che da sempre hanno attraversato confini e oceani, ma oggi il suo popolo, o almeno la maggioranza del suo popolo, ha deciso di non ricordarlo più. Finge e sa benissimo di fingere, ma ha deciso così. Intere regioni, del Nord e del Sud, hanno foglie dei propri rami sparse in Europa e nelle Americhe. Interi Paesi hanno costruito le proprie fortune sulla fatica di braccia italiane: la Germania e  la ricca Svizzera,  la Francia, il Belgio. Fabbriche che avevano bisogno di operai e muratori, ristoranti e bar che avevano bisogno di camerieri  e baristi, lavapiatti. E poi le miniere del Belgio che negli anni del dopoguerra cercavano braccia disposte a qualunque fatica, proprio come a Marcinelle. Tutto questo in cambio di pochi soldi, un dormitorio di fortuna e tanto disprezzo delle popolazioni locali. Ma poi, come Paese, abbiamo saputo fare anche di peggio, siamo riusciti a regalarci razzismo e disprezzo anche fra noi Italiani: negli anni del nostro “miracolo economico” le fabbriche del nord hanno costruito le proprie fortune e le proprie ricchezze sulle spalle dei migranti che venivano dal sud. Avevano valigie di cartone, chiuse con lo spago: dentro quelle valigie c’erano solo miseria e tanta dignità. Arrivavano dalla Calabria, dalla Sicilia e dal sud in generale , la mattina entravano nelle fabbriche ma alla sera dovevano arrangiarsi a cercare alloggi di fortuna:  “NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI”  era il cartello esposto in tanti portoni di casa e spesso era la risposta che si sentivano dare anche di persona tanti migranti che osavano chiedere una camera in affitto. http://www.raiscuola.rai.it/articoli/immigrati-a-torino-testimonianze/5985/default.aspx

L’Italia è anche questa, caro Soumaila. È la stessa  Italia che nel 1938 scriveva e imponeva le leggi razziali, in parte per compiacere una bestia con i baffi che abitava a Berlino ma in parte perché pensava le stesse cose in termini di razza. È la stessa Italia che andava in giro per l’Africa, la tua terra, a proclamare imperi e a prendersi schiavi e territori. È la stessa Italia, lo stesso popolo, che oggi premia con il voto partiti apertamente xenofobi e razzisti e alle loro menti affida il governo del Paese.

Ma tu avevi fiducia in questo Paese e nel suo popolo. Ti ringrazio per questo, perché significa che tu hai saputo vedere in tutti noi anche qualcosa di diverso, qualcosa in cui credere. E in parte hai ragione, perché l’Italia è anche qualcosa di diverso e il suo popolo non è tutto uguale, fra le donne e gli uomini di questo Paese c’è ancora chi ha scelto da sempre di restare umano. Esistono persone che pensano ancora che una società diversa e migliore possa esistere, che credono ancora che solidarietà e fratellanza siano valori sempre vivi.  Spesso lotta contro mulini a vento che sembrano giganti invincibili ma qualche volta anche i giganti possono essere sconfitti. Ora hanno vinto loro. Hanno vinto loro perché noi non siamo riusciti a scalfire la solitudine e l’isolamento in cui tu hai dovuto vivere la tua storia, la tua vita. Ti abbiamo lasciato solo: noi come comunità e come popolo non siamo ancora capaci, ad oggi, di costruire quella rete di cultura e di lotta in grado di gettare quel ponte necessario a trasportare idee, cuore e persone dall’altra parte. Perché nella vita tutto è legato a una scelta fondamentale: decidere da che parte stare. Ci proviamo sai a costruire quella rete e quel ponte, ma spesso cadiamo nelle nostre contraddizioni, nelle  nostre fragilità e quando sembra che il lavoro proceda c’è sempre un granello di sabbia che inceppa il meccanismo.  È un Paese strano questo, caro Soumaila. Parliamo di mafia, ma lasciamo che le mafie abbiano il controllo dei territori, parliamo di lavoro ma lasciamo che il caporalato decida quante ore un bracciante debba lavorare in un campo sotto il sole a raccogliere pomodori prima di morire per la fatica. Parliamo di diritti, ma pretendiamo i negozi e i supermercati aperti 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno: scegliamo i prodotti migliori sui banchi cercando di spendere il meno possibile, ma non ci chiediamo da dove arrivano quei  pomodori così belli e così rossi e quanti  Soumaila sono morti per raccoglierli. Parliamo di case ma gli Uomini come te li lasciamo nelle baracche, senza acqua e senza luce. Parliamo di Sindacato, ma le voci che contano nei tavoli del Sindacato tante volte sono silenziose. Il Sindacato nasce dal basso e cresce come un’onda, in difesa dei diritti e della dignità del lavoro. E tu questo lo sapevi fare. Tu, negro e bracciante, migrante e sindacalista. Quante cose grandi in un solo uomo. E le cose grandi, in un solo uomo, fanno paura da sempre a tutti i poteri del mondo, da quelli locali a quelli globali. Fanno paura ai piccoli boss di quartiere e ai grandi boss della finanza, del palazzo.

Ti chiedo scusa Soumaila, perché questo Paese proverà a soffocare le voci che si sono levate dopo la tua esecuzione. Ci proveranno in tanti perché in questo Paese funziona così. Ci saranno promesse, indagini e magari troveranno l’assassino, ma non si muoverà un dito contro le parole che hanno armato quella mano. Si tornerà a parlare di sicurezza, di porre un freno all’invasione dei migranti, dei soldi spesi per i centri di accoglienza e di quanto costano al Paese i Soumaila Sacko. Hanno vinto le elezioni con queste parole, hai fatto in tempo a vederlo anche tu prima di essere cancellato dalla lavagna dei presenti. Non parleranno di caporalato e di braccianti e nemmeno del controllo che la mafia esercita sui territori e sul lavoro, su questo possiamo scommetterci. Hanno appena vinto le elezioni, non possiamo pensare che vogliano bruciare subito la loro poltrona appena conquistata.

Cosa resta di tutta questa storia che va ad allungare l’elenco lunghissimo di nomi cancellati dalla lavagna ? Non lo so con esattezza caro Soumaila, spero resti il ricordo del tuo nome e della tua vita, della tua lotta, del tuo coraggio e della tua fiducia in questo Paese. E che questo ricordo sia un esempio e uno stimolo per tutti noi, sia capace di darci quella forza per continuare a camminare su quella strada che abbiamo scelto di camminare, anche quando sembra così piena di difficoltà e di giganti invincibili. Spero che il tuo ricordo sia capace di essere accanto a noi ogni volta che ricorderemo, a un popolo che ha perso la memoria, che anche noi siamo migranti, che siamo un Paese con una storia che ci ha sempre diviso: da una parte chi andava in giro per l’Africa a saccheggiare cultura e villaggi e violentare donne per costruire imperi, e intanto scriveva le leggi razziali, dall’altra chi combatteva tutto questo e moriva per un’idea. Da una parte chi non affittava la casa ai meridionali e dall’altra chi legava la valigia con lo spago e saliva sui treni verso il nord. Da una parte chi, tanti anni dopo, scriveva e approvava leggi infami come la Bossi-Fini prima e il decreto Minniti-Orlando poi, chi vuole chiudere i centri di accoglienza e i porti, chi vuole espellere, e dall’altra chi salva le vite in mare, accoglie e offre solidarietà.

Ecco, ora mi fermo. Avrei ancora pagine da riempire ma sarebbe troppo lungo, mi attorciglierei in mille parole e perderei il filo, a volte mi capita. Ti chiedo scusa e ti abbraccio forte Fratello.

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Legittima Difesa E Strategia Della Paura: Dagli Slogan Al Governo http://www.sonda.life/in-evidenza/legittima-difesa-e-strategia-della-paura-dagli-slogan-al-governo/ http://www.sonda.life/in-evidenza/legittima-difesa-e-strategia-della-paura-dagli-slogan-al-governo/#respond Mon, 11 Jun 2018 08:19:56 +0000 http://www.sonda.life/?p=7155 Di Vincenzo Verde

 

Pochi giorni fa il governo Conte ha ottenuto la fiducia del parlamento italiano e potrà dunque cominciare il piano di attuazione del contratto sulla base del quale è nata l’alleanza tra le due forze politiche che costituiscono il cosiddetto “governo giallo-verde”: la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Già qualche giorno prima che si trovasse l’accordo sul premier e sui vari ministri, molti volontari, soprattutto del Movimento 5 stelle, hanno montato stand nelle principali piazze italiane per spiegare ai cittadini i vari punti del contratto che è stato anche pubblicato online.

Tra le varie proposte presenti, una di quelle che ha creato maggiore sgomento è quella riguardante la riforma della giustizia. Andando nello specifico, l’alleanza giallo-verde si propone di riformare il principio di legittima difesa attualmente regolato dall’articolo 52 del codice penale, già modificato nel 2006 (sotto il governo Berlusconi del quale la Lega, al secolo Lega Nord, era parte) dalla legge 52, che introdusse il principio di proporzionalità tra offesa e difesa. Uno strumento che all’epoca fu molto contestato perché si temeva che fosse un incentivo al possesso di armi, ma che ha comunque permesso di punire gli eccessi, come nei casi di alcuni rapinatori che sono stati sparati mentre fuggivano.

La proposta della maggioranza invece si basa sulla presunta necessità di superare questo principio per garantire l’inviolabilità della proprietà privata “eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona”. Questa proposta è figlia di un progetto di legge presentato nel novembre 2015 dalla Lega Nord, che tentava già di superare tale principio nel caso di introduzioni illecite all’interno delle abitazioni e delle attività commerciali.

Con il supporto del M5S, la Lega ha adesso rilanciato la proposta che per anni ha fatto parte degli slogan elettorali di stampo vagamente populistico che hanno contraddistinto le sue campagne politiche. La strategia della paura, diventata ormai prassi nei tour elettorali di Salvini, non può diventare programma di governo. Partendo dal presupposto che in paesi dove la legittima difesa è stata estesa non ci sono stati cali significativi nel numero di effrazioni e rapine in casa, si può capire come questo capriccio sia solo un modo per cavalcare le paure del popolo (peraltro indotte dalle strumentalizzazioni della Lega e di parte dei mass media) e di assecondare l’idea che lo Stato è incapace di difendere i propri cittadini.

Basti pensare agli USA, dove solo alcuni Stati penalizzano l’eccesso di legittima difesa. Le stime americane sulle rapine e le effrazioni sono proporzionalmente simili alle nostre. Tutto ciò senza considerare il rischio derivante dall’incremento del possesso di armi tra i cittadini. Ancora una volta il paragone con gli Stati Uniti torna molto utile, sebbene bisogna precisare che ci sono delle differenze anche culturali importanti, se si considera che il diritto a possedere un arma è il secondo emendamento della Costituzione americana. Nonostante ciò non si può ignorare che, negli ultimi 5 anni, negli USA si sono consumate la bellezza di 1500 stragi (dove per “strage” si intende una sparatoria con almeno 4 morti), con la media di una al giorno.

Sembrano numeri lontani dai nostri costumi, ma rendono l’idea di quanto possa essere oscuro il problema della giustizia e della legittima difesa in un paese in cui lo Stato finge di garantire la sicurezza armando chiunque e lasciando larga interpretazione sull’uso delle armi e sulla legittimità della difesa individuale.

ilmegafono.org

 

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Clima, Acqua E Migrazioni: Le Minacce Dell’Agricoltura Europea http://www.sonda.life/in-evidenza/clima-acqua-e-migrazioni-le-minacce-dellagricoltura-europea/ http://www.sonda.life/in-evidenza/clima-acqua-e-migrazioni-le-minacce-dellagricoltura-europea/#respond Mon, 11 Jun 2018 08:01:28 +0000 http://www.sonda.life/?p=7152 Di Veronica Nicotra

 

È una battaglia che ormai va combattuta su tutti i fronti. Si tratta del cambiamento climatico che ha messo in ginocchio diversi settori, tra cui l’agricoltura, provocando l’alterazione del ciclo idrico, l’inaridimento di ampie aree e l’aumento del ritmo delle migrazioni. Le scelte attuali non fanno però altro che incrementare la minaccia: a causa dell’uso eccessivo di combustibili fossili e prodotti chimici, il settore alimentare in Europa determina tra il 20 per cento e il 35 per cento delle emissioni di gas serra della UE-28. Senza dimenticare che più del 12 per cento dei terreni coltivabili nell’Unione europea si sta erodendo principalmente per le pratiche agricole intensive.

A fare il quadro della situazione, il Forum internazionale su alimentazione e nutrizione, organizzato a Bruxelles da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. La soluzione per cambiare rotta sarebbe a portata di mano, dato che ci sono 50 miliardi di euro che l’Unione europea ha messo sul tavolo della Pac, la politica agricola comune.

“L’Unione europea – spiega Paolo Barilla, vice presidente di Bcfn – deve passare da una politica agricola comune orientata all’aumento della produzione a una politica agroalimentare comune che includa obiettivi di rendimento per la nutrizione e la salute. Questo cambiamento epocale passa da tanti fattori, uno di questi sono i giovani e le donne. Purtroppo solo il 6 per cento del totale degli agricoltori in Europa ha meno di 35 anni, mentre meno di un terzo degli agricoltori più anziani è donna. La nuova Pac dovrà tener conto di questi elementi per essere pensata in un’ottica innovativa”.

Sarà importante utilizzare questi soldi per disegnare il futuro dell’agricoltura europea, ma anche per rispettare l’accordo Onu di Parigi sul cambiamento climatico. A rendere ancora più difficile il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2030, l’impatto ambientale della produzione agricola e la frammentazione degli habitat che hanno contribuito alla perdita della biodiversità nell’Unione. Inoltre, il Food Sustainability Index, l’indice sviluppato dalla Fondazione, in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, che ha lo scopo di analizzare la sostenibilità del sistema alimentare di 34 Paesi, ha fatto il punto della situazione del vecchio continente.

Da un lato abbiamo l’Italia, che è tra gli Stati più virtuosi nella gestione dell’acqua, mentre la Francia è la nazione che si è impegnata di più nell’implementare iniziative rivolte all’agricoltura urbana e nella riduzione dell’impatto ambientale provocato dall’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi. Un’altra questione importante, infine, sono le migrazioni, strettamente connesse alla questione ambientale. Sono oltre 257 milioni, infatti, le persone che abbandonano il proprio Paese e di queste sono poco meno di 35 milioni, ovvero il 13,5 per cento del totale di chi emigra, quelle che si dirigono verso l’area del Mediterraneo. Questa scelta è dovuta all’insicurezza alimentare, causata dai cambiamenti climatici che diminuiscono la produzione di cibo.

ilmegafono.org

 

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Assicurazione Per Le E-Bike: Dalla Commissione Europea La Proposta Che “Criminalizza” La Pedalata Assistita http://www.sonda.life/in-evidenza/assicurazione-per-le-e-bike-dalla-commissione-europea-la-proposta-che-criminalizza-la-pedalata-assistita/ http://www.sonda.life/in-evidenza/assicurazione-per-le-e-bike-dalla-commissione-europea-la-proposta-che-criminalizza-la-pedalata-assistita/#respond Mon, 11 Jun 2018 07:52:02 +0000 http://www.sonda.life/?p=7149 di Raffaele Di Marcello

 

Assicurazione per responsabilità civile obbligatoria anche per le biciclette a pedalata assistita? La richiesta arriva dalla Commissione Europea che, in una proposta di modifica della Direttiva comunitaria che regola l’obbligo di assicurazione civile per i veicoli a motore, chiede di imporre l’obbligo di assicurazione anche alle bici elettrichea pedalata assistita (i cosiddetti “pedelec“) con motore fino a 250 Watt di potenza e velocità massima di 25 km orari (normati dalla direttiva 2002/24/CE).

La European Cyclists’ Federation (ECF), che rappresenta gli interessi dei ciclisti in Europa, in un position paper del 2017 criticava già tale proposta, ciclicamente tirata fuori in ambito europeo, affermando che si tratterebbe di una criminalizzazione delle biciclette a pedalata assistita e, di fatto, l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria ucciderebbe questo nascente mercato che sta sostituendo, con notevoli benefici per l’ambiente e la congestione stradale, i motorini e, in piccola parte, anche le automobili.

In Europa, secondo la Confederation of the European Bicycle Industry (CONEBI), sono 1.667.000 le bici elettriche vendute nel 2016, il 22.15% in piùche nell’anno precedente. Tra i maggiori produttori la Germania capitana tutti con 605mila e-bike vendute, il 36% delle vendite nazionali, seguita dai Paesi Bassi con 273mila unità (16%), dal Belgio con 168mila unità (10%) e da Francia e Italia, divise da 10mila unità a favore dei Transalpini(134mila contro 124mila, cifre che valgono l’8% delle vendite nazionali per entrambe i Paesi).

Riprendendo gli accordi sul clima di Parigi il CONEBI, addirittura, suggerisce che tutti i Paesi della zona UE necessitino di un incremento del comparto e-bike proprio per spingere il cambiamento verso un’economia dei trasporti a più basso impatto ambientale, ma questo mercato, secondo l’ECF, rischia di sparire se passa la revisione della Motor Insurance Directive per come è stata paventata.

Ma c’è il reale pericolo che ciò avvenga? In realtà si tratta solo di una proposta, anche se la la Commissione Europea sottolinea chiaramente che “i nuovi tipi di veicoli a motore, come le biciclette elettriche, i segway e gli scooter elettrici, rientrano già nel campo di applicazione della direttiva. L’utilizzo di tali nuovi tipi di veicoli elettrici a motore nel traffico ha il potenziale di causare incidenti, le cui vittime devono essere tutelate e rimborsate rapidamente“, anche se chiarische che  “Tuttavia, l’attuale direttiva attribuisce altresì agli Stati membri il potere di esentare tali veicoli dall’assicurazione per la responsabilità civile autoveicoli, laddove essi lo ritengano necessario. Durante la consultazione pubblica, numerose associazioni che rappresentano l’industria delle biciclette elettriche hanno richiesto l’esclusione di tali veicoli dalla direttiva stessa, sostenendo che imporre un’assicurazione per la responsabilità civile potrebbe minare l’utilizzo delle biciclette elettriche. Ciò non è considerato necessario alla luce del potere degli Stati membri di esentare le biciclette elettriche o qualunque altro nuovo veicolo elettrico a motore. In tal caso, i fondi nazionali di garanzia si farebbero carico dei costi del rimborso delle vittime di incidenti causati da tali nuovi tipi di veicoli. Tale alternativa fornisce il massimo livello di protezione delle vittime, senza la necessità di ulteriori interventi da parte dell’UE“.

Quindi la UE è intenzionata a imporre l’obbligo di assicurazione per le bici elettriche a pedalata assistita sotto i 250W, lasciando però ai singoli Stati membri la possibilità di esentare gli stessi tipi di mezzi dall’obbligo. Ma con una pesante precisazione: le vittime degli incidenti causati da pedelec e segway vanno risarcite e, se non ci deve pensare il guidatore dotandosi di una assicurazione RCA, ci deve pensare lo Stato membro che ha concesso l’esenzione dall’assicurazione. Nel caso italiano, ad esempio, sarà lo Stato a dover pagare le vittime degli incidenti attingendo al Fondo per le vittime della strada.

Non resta che aspettare e vedere come andrà a finire, ricordando che, i soci FIAB, hanno già un’assicurazione Responsabilità Civile inclusa nel costo della tessera e che la prudenza è il primo elemento di sicurezza per tutti, pedoni, ciclisti e automobilisti

http://www.fiab-onlus.it/bici/notizie/notizie-varie/news-varie/item/2012-assicurazione-ebike-commissione-europea.html

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http://www.sonda.life/in-evidenza/assicurazione-per-le-e-bike-dalla-commissione-europea-la-proposta-che-criminalizza-la-pedalata-assistita/feed/ 0
La Lettura Del Mese http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-30/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-30/#respond Mon, 11 Jun 2018 07:49:06 +0000 http://www.sonda.life/?p=7146

T.B. Kennington (1856-1916), Lady Reading by a Window (ca.1911)

 

SOLSTIZIO D’ESTATE: VIAGGIANDO VERSO NORD…

 

Martino Menghi, L’utopia degli Iperborei (IPERBOREA)

 

Piero Quirino, Culo mundi (PUNGITOPO)

 

Derek B. Miller, Uno strano luogo per morire (NERI POZZA)

 

 

“(…) e percorrendo uno stretto sentiero arriva a un piccolo cimitero di campagna, delimitato da un alto muro, interamente di ghiaccio, che gli appare come l’estremo confine del mondo.

Abraham B. Yehoshua, Il responsabile delle risorse umane

 

Non vi servirà di certo il giorno  più lungo dell’anno per leggere il libro di Martino Menghi che venti anni fa inaugurò la collana Iperborea Saggi.

Vista la sua linearità e scorrevolezza, potrebbe anzi bastarvi la notte più breve!

Premesso che l’utopia nasce da: “un’esigenza dell’uomo di figurarsi un altrove fantastico dove veder realizzati i propri sogni di perfezione, armonia, giustizia ed eternità.

Ne L’utopia degli Iperborei, Martino Menghi spiega come le radici del mito del Nord, del Settentrione, affondino nel mondo antico, in cui: “Quella dei Greci, e poi dei Romani, fu una civiltà generalmente etnocentrica, portata cioè a considerare se stessa come il centro del mondo e a vedere lo “straniero” come più o meno lontano da questo centro, quindi la sua “diversità” come la testimonianza di una inferiorità più o meno marcata.

All’utopia l’uomo arriva, idealmente ma anche fisicamente, come si legge nei racconti mitici, quando è: “disperso in mezzo al mare, ab-solutus da ogni punto di riferimento col mondo conosciuto”. Quando si trova in uno stato di: “Smarrimento, perdita delle proprie sicurezza (…), disperazione”.

Così, di fronte alla crisi di valori dell’età imperiale, Roma inizia ad avere uno sguardo diverso sui così detti barbari dell’Europa settentrionale.

Rimane però comunque un LIMITE ESTREMO invalicabile, contrassegnato dal Mar Glaciale Artico: “se più a sud di questo mare la terra è abitata da popolazioni che rispetto alla corrotta civiltà imperiale rappresentano un paradigma di semplicità e virtù, non è sorprendente ritrovare a nord di esse le utopie di armonia e perfezione.

Un limite FISICO e simbolico, NECESSARIO: “Al di là l’ignoto, il nulla, la fine del mondo o forse proprio il suo principio (…)”.

È infatti proprio che si collocano gli Iperborei, “sconosciuti”, “isolati”, “confinati (…) lontano”, “irraggiungibili”, e tali devono rimanere: “così lo scoprimento di questi luoghi leggendari rimane un eterno tabù.

E: “Il timore di togliere il velo al loro mistero mantiene salda, (…) l’integrità della loro perfezione tanto da immaginare che siano gli abitanti di quei luoghi a visitare questo nostro mondo e non viceversa.

 

 

 

Ecco allora profilarsi un nuovo mito, quello di popoli che ancora non hanno percorso il cammino di Roma: popoli primitivi, per certi aspetti selvaggi, distanti dal livello di civiltà e raffinatezza raggiunto dal caput mundi, ma (…).”

  1. Menghi, L’utopia degli Iperborei

 

Culo mundi è infatti il titolo di un minuscolo libricino che riporta la cronaca, narrata in prima persona direttamente dalla voce del suo protagonista, del viaggio di un gentiluomo veneziano del Quattrocento, del suo disastroso naufragio e di come egli arrivò a toccare le coste dei Regni Settentrionali di Norvegia e Svezia: “L’isola, luogo sperduto ed estremo che loro chiamano Culo mundi, distante 70 miglia a ponente dal Capo di Norvegia, era bassa e pianeggiante, eccetto delle collinette su cui sorgevano le loro piccole case.

Partito, “per desiderio di acquistare onori e ricchezze, di cui noi umani siamo insaziabili”, il 25 Aprile 1431, messer Piero Quirino toccherà terra solo a gennaio dell’anno successivo e qui trascorrerà con i pochi uomini sopravvissuti dell’equipaggio l’inverno, in un luogo pressoché deserto e dal clima freddo e inospitale, i cui abitanti sono per lo più pescatori e commerciano con il baratto non avendo una loro moneta.

Ma: “Gli uomini che abitano queste isole sono veramente puri e di bell’aspetto, e lo stesso può dirsi delle loro spose. Tale è la loro semplicità che non curano di chiudere i loro beni […] Per tutto il tempo che vivemmo lì, fummo trattati con molta umanità e ci dettero da mangiare in gran quantità di quel che avevano (…) se questi cibi non fossero stati così sani, saremmo morti per l’eccessivo mangiare.

Segue…

 

 

 

…cosa rimane oggi di tutto questo?

Delle utopie, di questo fantomatico NORD, mentre i ghiacci si sciolgono, l’inquinamento si allarga, la corsa al petrolio è appena cominciata, il welfare esemplare scricchiola sotto il peso della più recente immigrazione e le nuove generazioni si rivoltano indietro…

Il romanzo di Derek B. Miller in realtà non risponde a tutte queste domande, un po’ troppo costruito forse, e un po’ troppo pieno di troppe cose com’è.

Ma: “«Sia ben chiaro, signorina, che non sto varcando il confine con la follia, è il confine che attraversa me».

Sheldon è un anziano ebreo americano che si ritrova nella ‘imperscrutabile’ Norvegia, in fuga dalla polizia e non solo, con un bambino, “Paul, il Vichingo Ebreo Balcanico a rimorchio”, di cui non conosce la lingua ma lo stesso continua a parlare come se potesse capirlo: “Occorrevano più di due ore per raggiungere Kongsvinger e il paesino subito oltre, nei boschi vicino al confine con la Svezia, molto più in là dei limiti dell’universo conosciuto di Sheldon.

L’Europa e la sua storia, le due guerre, l’Olocausto, i Balcani, le ondate migratorie e il Grande Sogno Americano, la Corea e il Vietnam, ancora guerra, i padri e i figli, l’eredità dei ricordi…il tempo che passa, diventare adulti e poi invecchiare: “«È folle che il passato acceleri per venirci incontro prima della fine? Non è forse l’ultimo atto di una mente lucida mentre lotta per comprendere il suo passaggio nell’oscurità? L’ultimo sforzo di coerenza prima della grande rivelazione? È davvero così folle?»

Alla fine, tra miti greci e nordici, tradizioni giudaico-cristiane e cultura americana: “È tutto più chiaro adesso di quanto non lo fosse allora. Rhea direbbe che è il parto fantasioso di una mente invecchiata. Più probabilmente è la lucidità che deriva dall’invecchiamento… dal processo naturale attraverso cui la mente si distacca da futuri immaginati, e permette al presente e al passato di occupare il loro legittimo posto al centro dell’attenzione. Respirate e basta.”

È questo solo Uno strano luogo per morire, o piuttosto in una NOTTE che non è mai, quasi mai, veramente BUIA ci si può RITROVARE?

 

A cura di Giulia Caravaggi

 

 

 

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