Sonda.Life http://www.sonda.life Portale di informazione sociale Mon, 10 Dec 2018 11:56:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.1 La Piazza Di Torino, La Tav E Il Sorriso Di Don Gallo E Erri De Luca http://www.sonda.life/in-evidenza/la-piazza-di-torino-la-tav-e-il-sorriso-di-don-gallo-e-erri-de-luca/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-piazza-di-torino-la-tav-e-il-sorriso-di-don-gallo-e-erri-de-luca/#respond Mon, 10 Dec 2018 11:38:11 +0000 http://www.sonda.life/?p=7520 Di Maurizio Anelli.

Quale e quanta differenza raccontano le piazze di un sabato di Dicembre.  Roma e Torino, due storie diverse come diverse sono le facce e i colori che le attraversano in una giornata di sole. A Torino c’è chi scende in piazza per difendere una valle dall’ennesimo scempio. Don Andrea Gallo diceva “…Io sto con chi protesta contro la TAV, sto con i “Partigiani della Valle” che hanno scelto la democrazia e la difesa della salute contro affari e cricche … Questa è una vera e propria resistenza per il futuro dell’ambiente e della democrazia. In quella Valle hanno creato una rabbia, e non sarà facile farla rientrare” http://sanbenedetto.org/2012/03/02/don-gallo-perche-sono-no-tav-5/

Il senso della battaglia contro la TAV nasce dal rispetto che tutti noi dovremmo avere nei confronti di quella valle e quelle montagne, di coloro che la abitano e la vivono tutti i giorni. La piazza di Torino in questo sole di dicembre sarebbe piaciuta al Gallo, avrebbe cantato e ballato insieme con lei, con il suo sigaro in una mano e l’altra pronta a stringere altre mani. Manca il Gallo, manca quella voce forte e ferma che non tremava mai quando sceglieva da che parte stare. Sono sicuro che da qualche parte, lassù, avrà visto quella piazza e quel popolo e avrà sorriso, arrotolando il suo sigaro, nel guardare la sua gente tenace che non si arrende alla stanchezza ed è ancora capace di un gesto antico e nobile: la ribellione contro ogni sopruso, capace di andare  oltre la semplice militanza. Mi piace immaginare il suo sorriso anche qualche settimana fa quando in quarantamila, composti e in fila per tre, sfilavano sempre a Torino per affermare l’esatto opposto, ma chissà perché m’immagino un sorriso diverso: a metà strada fra il divertito e l’indignato. Divertito perché il Gallo sapeva anche ridere delle umane sciocchezze, indignato perché lui sapeva ancora indignarsi nel sentire le persone quando parlano senza informarsi, ma solo per apparire e avere un momento di celebrità. Era la piazza delle “Madamin”, fiere e orgogliose di aver guidato quella piazza e che affermavano con cipiglio che “… Quando le manifestazioni si svolgono in modo rispettoso e civile è una vittoria della democrazia, e ora l’analisi dei costi”.  https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/12/08/news/le_sette_madamine_le_piazze_pacifiche_vittoria_della_democrazia_ora_l_analisi_costi_-213766602/

Qualcuno dovrebbe informare le “Madamin” di due cose, piccole ma importanti: la prima è che sabato 8 dicembre 2018 in piazza a Torino c’erano decine di migliaia di persone in più di quarantamila e la manifestazione si è svolta in modo rispettoso e civile come in tante altre occasioni. La seconda è che l’analisi dei costi sulla TAV Torino-Lione è stata fatta da molto tempo, basterebbe avere voglia di documentarsi e di leggere per esempio quanto prodotto in tal senso dal Politecnico di Torino: https://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/ . Si può fare, anche comodamente sedute in salotto si può leggere, magari sorseggiando un tè. Un’altra cosa che si può fare e che aiuterebbe a comprendere meglio quello di cui si vuole parlare è andare a fare un giro in Val Susa e guardarsi intorno, fermarsi per qualche tempo in valle e conoscere la sua gente, provare a capirne la vita e i sentimenti. Oggi quei sentimenti sono calpestati dal progetto di un’opera anacronistica, inutile e dannosa, costosa, e che avrà tempi di realizzazione lunghissimi.  Non è un passo in avanti verso la modernità come a molti piace far credere, ma è una violenza etica e morale che strizza un occhio al potere economico e industriale e l’altro alla faccia peggiore della politica incapace di guardare lontano ma sempre disposta a inseguire il vantaggio immediato in termini di voti e scambio di favori con le classi dominanti e le “cricche” come diceva Don Gallo.

Nello stesso sabato un’altra piazza in un’altra città si riempiva di gente: Piazza del Popolo, Roma. Altre facce, altri colori, altre storie. Le piazze raccontano sempre qualcosa e quella di Roma racconta qualcosa che non mi piace e mi preoccupa: assomiglia a una “marcia su Roma” dei nostri tempi, in cerca di una legittimazione che già è presente nel nostro Paese, confermata dal voto alle ultime elezioni politiche. Ma alla destra leghista non basta il voto che le consente di governare il Paese insieme al Movimento 5 Stelle, la lega chiede ai propri militanti di riempire la piazza di Roma e di mostrare i muscoli. Il popolo leghista risponde “presente” all’appello del suo capitano. Strana piazza quella di Roma, e in quella piazza c’è uno schiaffo che fa male più di altri: è lo schiaffo con cui una parte del popolo meridionale colpisce il viso di altri meridionali, dimenticando in fretta gli insulti ricevuti negli ultimi trent’anni dalla Lega. Da Umberto Bossi a Matteo Salvini, passando per Borghezio, la storia della lega è un insulto continuo alla storia dell’Italia del Sud. Eppure sembra che tutto questo oggi non valga nulla e anzi è dimenticato. Troppi, da Bolzano a Palermo, guardano alla lega di Matteo Salvini come al partito che ha saputo andare oltre i limiti di un tempo: niente più secessione, niente più “Roma ladrona” e niente più “terroni parassiti”. È un inganno, e lo sanno tutti. Ma a tutti fa comodo fingere che non sia così. Oggi Matteo Salvini è al governo, anzi è lui il Governo: uomo solo al comando e una fitta schiera di cortigiani senza spina dorsale che accettano tutto e il contrario di tutto pur di conservare un posto al sole accanto al nuovo sovrano. Oggi la Lega ha orizzonti più ampi, adesso servono e fanno comodo anche i “terroni” che fino a ieri si deridevano e si insultavano perché adesso i nemici da combattere sono altri, sono i migranti.

È amaro e fa male questo schiaffo, colpisce in modo vile quella parte enorme del popolo meridionale che da sempre si batte con coraggio e dignità contro il potere delle mafie, contro l’indifferenza e la noncuranza di uno Stato da sempre assente nelle terre del Sud. Ferisce e offende vedere una parte rilevante della Magistratura che si accanisce, sprezzante e volgare, contro un Sindaco come Mimmo Lucano capace di capire il valore di parole antiche come solidarietà e accoglienza e di metterle in pratica nella vita quotidiana. È lo stesso accanimento che il Procuratore della Repubblica di Catania riserva da anni alle ONG con accuse infamanti e mai provate, fino a creare il deserto in un Mediterraneo dove si continua a morire ma dove ora non ci sono più testimoni. Sono schiaffi che colpiscono con violenza, ma oggi è questa l’onda che viene cavalcata. Altre onde sono quelle che si abbattono sui naufraghi, ma sono onde di cui non si deve più parlare. Matteo Salvini è fiero della sua piazza in quella Roma che adesso non è più ladrona perché adesso è lui che distribuisce le carte sul tavolo da gioco. Lui è già stato al Governo per anni, nei Governi guidati da Silvio Berlusconi, una delle leggi più infami e vergognose della Repubblica porta il suo nome e lo sfascio in cui vive l’Italia è anche opera sua ma gran parte del Paese ha rimosso questo particolare.

Un sabato di dicembre, tiepido e con un sole che illumina due piazze: Roma e Torino. Da una parte il potere e i suoi complici, l’arroganza e la servitù. Dall’altra quel sapore umano e antico di Resistenza e di ribellione che danno un valore alla vita. C’è il sorriso del Gallo sulla Piazza di Torino, si sente il profumo del suo sigaro e il rumore dolce e pieno di vita del suo ultimo sberleffo al Potere. Ci sono tanti altri sorrisi su quella piazza, come quello di Erri De Luca che un giorno nell’aula di tribunale che lo accusava d’incitamento alla violenza e sabotaggio alla TAV seppe tenere una “Lectio Magistralis” straordinaria per umanità e intelligenza.  https://www.youtube.com/watch?v=C2dY59_2RjU

In quella piazza ci sono centomila sorrisi, come quello di Sara e dei Compagni della Valsesia e come quello di tutti coloro che non rinunciano al diritto della parola contraria e della lotta per una giusta causa.

Scelgo quelle facce e quei colori perché quella è la mia piazza, non saprei e non potrei mai sceglierne un’altra, ora e sempre.

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Rapporto Ismu: Calano Gli Sbarchi E Cresce La Percezione Distorta Degli Italiani http://www.sonda.life/in-evidenza/rapporto-ismu-calano-gli-sbarchi-e-cresce-la-percezione-distorta-degli-italiani/ http://www.sonda.life/in-evidenza/rapporto-ismu-calano-gli-sbarchi-e-cresce-la-percezione-distorta-degli-italiani/#respond Mon, 10 Dec 2018 11:36:18 +0000 http://www.sonda.life/?p=7517 Di Alina Nastasa.

Sono poco più di 6 milioni – su una popolazione che conta 60 milioni e 484 mila cittadini – gli stranieri attualmente presenti sul territorio italiano, secondo gli ultimi dati pubblicati nel XXIV° Rapporto ISMU sulle migrazioni 2018, presentato a Milano il 4 dicembre scorso. Un abitante su dieci, in pratica, con un incremento del 2,5% in più rispetto allo stesso periodo preso in esame un anno fa. Una crescita dovuta, secondo i dati raccolti, ad un aumento del numero di persone prive di un permesso di soggiorno valido: al 1° di gennaio 2018 si registrano infatti 533 mila irregolari, l’8,7% del totale complessivo della presenza straniera sul territorio, a fronte dell’8,2% dello scorso anno.

Oltre il 71% degli stranieri residenti provengono da Paesi extra europei, mentre per quanto riguarda gli arrivi via mare si registra una forte crescita del numero di persone provenienti da Niger e Bangladesh, e la principale spinta in questi casi è la motivazione economica. Un altro dato interessante è quello che riguarda il mondo del lavoro: per la prima volta dopo diversi anni, il tasso di occupazione della popolazione italiana ha registrato un aumento rispetto al tasso di occupazione degli stranieri. Il rapporto conferma inoltre il “consolidamento dell’etnostratificazione del mercato del lavoro italiano”. Dunque in quali settori sono maggiormente concentrati gli stranieri?

Il 76,3% degli occupati sono operai, mentre per quanto riguarda gli immigrati extra europei, quasi uno su due risulta avere un lavoro a bassa qualificazione. La palese dimostrazione del perché il salario medio degli stranieri risulta essere inferiore a quello degli italiani del 35%. Complessivamente il dato attuale è che in Italia, su un numero totale di occupati di appena oltre 23 milioni, circa l’11% è rappresentato da stranieri (2 milioni e 423 mila). L’ISMU segnala inoltre come la strumentalizzazione della narrazione del fenomeno migratorio, soprattutto da parte dei media italiani, e lo spazio sempre più ampio dedicato nel corso dell’anno a questo tema (e le discutibili modalità di approccio al tema stesso, aggiungeremmo) si siano registrati proprio in un periodo in cui gli sbarchi sono drasticamente diminuiti (34% in meno rispetto al 2016).

Un capitolo intero del rapporto è dedicato infatti alla percezione che gli italiani hanno nei confronti degli immigrati e gli esiti di questa analisi non sono incoraggianti. Si evince un forte senso di disorientamento che crea ostilità nei confronti dello straniero e che a sua volta si traduce in una percezione distorta ed errata sul numero effettivo delle presenze straniere sul territorio, così come sul numero di sbarchi. D’altronde però è risaputo che l’Italia è il primo paese al mondo che soffre di una triste patologia che potremmo chiamare la sindrome della distorsione percettiva.

Solo pochi mesi fa lo studio condotto dall’Istituto Cattaneo, “Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione”, ha infatti rivelato come, all’interno dell’Unione Europea, l’Italia sia il paese in cui c’è maggior divario tra il numero di immigrati percepiti e quello effettivo. Le conseguenze di questa errata percezione del fenomeno migratorio sono però reali e tangibili. E la politica ne sta facendo un pericoloso cavallo di battaglia.

ilmegafono.org

 

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L’Impatto Umano Sugli Ecosistemi Danneggia Le Specie Più Rare http://www.sonda.life/in-evidenza/limpatto-umano-sugli-ecosistemi-danneggia-le-specie-piu-rare/ http://www.sonda.life/in-evidenza/limpatto-umano-sugli-ecosistemi-danneggia-le-specie-piu-rare/#respond Mon, 10 Dec 2018 11:34:21 +0000 http://www.sonda.life/?p=7514 Di Veronica Nicotra.

 

Che l’uomo con le sue azioni abbia modificato intere zone del Pianeta e intaccato ecosistemi è ormai assodato da tempo. Le conseguenze non sono mancate e oggi si parla di una sorta di globalizzazione della natura, in quanto alcune specie sono più avvantaggiate di altre. Sembrerebbe, infatti, che qualsiasi cambiamento dell’ecosistema offra un vantaggio alle specie più comuni e diffuse, che finiscono per soppiantare quelle più rare. A discuterne è uno studio guidato dallo University College di Londra e pubblicato sulla rivista Plos Biology, che raccoglie ricerche non ancora passate al vaglio della comunità scientifica.

Dallo studio, che ha raccolto dati su quasi 20.000 specie di piante e animali forniti da più di 500 ricercatori di 81 Paesi, è emerso come questo meccanismo sia nemico della biodiversità. Inoltre, è stato messo in luce un altro fattore importante: i gesti dell’uomo favoriscono ovunque le stesse specie. I ricercatori, analizzando le aree del pianeta abitate da 7.111 specie di piante terrestri, 7.048 specie di invertebrati e 5.175 di vertebrati, hanno scoperto che quelle che occupano zone più ampie tendono ad aumentare nei luoghi in cui gli esseri umani ci hanno messo lo zampino, a discapito di quelle che si trovano solo in zone limitate.

A essere maggiormente colpiti da questo fenomeno sono gli ecosistemi tropicali per due ragioni fondamentali: innanzitutto, le specie che vivono in queste zone tendono a essere meno diffuse di quelle che abitano in aree temperate; in secondo luogo, queste zone sono più antropizzate e, di conseguenza, hanno già perso le specie particolarmente sensibili ai cambiamenti del proprio habitat.

“Abbiamo dimostrato – commenta Tim Newbold, capo della ricerca – che l’impatto dell’uomo sull’ambiente causa sempre e ovunque la perdita delle specie più rare e preziose soppiantate da quelle che si trovano ovunque, come i ratti in campagna e i piccioni in città”. Ad avere la peggio è la classe dei rettili, seguita da piante e mammiferi. Un vero danno, considerato che preservare piante e animali meno comuni è importante, poiché spesso hanno un ruolo indispensabile e fondamentale all’interno degli ecosistemi.

ilmegafono.org

 

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La Violenza Del Decreto Sicurezza http://www.sonda.life/in-evidenza/la-violenza-del-decreto-sicurezza/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-violenza-del-decreto-sicurezza/#respond Mon, 03 Dec 2018 16:20:56 +0000 http://www.sonda.life/?p=7511 Di Maurizio Anelli.

Non è vero che le persone sono tutte uguali. Le persone nascono sì tutte uguali, ma poi la vita spariglia le carte e cambia la storia di tutti. C’è chi nasce ultimo, fin dal primo momento. Il primo vagito è già una lotta contro un destino scritto da altri, il primo respiro è già un atto di ribellione verso quel mondo che respinge e che non si vergogna di farlo. E quante lezioni impartite dai pulpiti caldi e comodi del mondo dei primi, da chi non ha mai dovuto lottare per conquistare nulla perché tutto gli è arrivato, perché ha avuto il privilegio di nascere nel campo dei vincenti. Ma cosa significa, esattamente, essere un “vincente” quando questo è solo un fattore geografico del quale non abbiamo nessun merito ? No, le persone non sono tutte uguali, non lo sono da sempre. C’è una barricata che gli uomini hanno costruito dall’età della pietra, da una parte c’è chi può scegliere e decidere della propria vita e dall’altra c’è chi deve solo lottare ogni giorno per arrivare all’indomani. C’è poi una terra in mezzo alla barricata, nella quale una parte dell’umanità si agita a fianco degli ultimi, condivide la loro lotta e la loro rabbia e prova a cambiarne la storia. È una terra che scotta, brucia passioni e sentimenti, logora e consegna sconfitte in abbondanza, qualche volta regala piccole vittorie che aiutano a sentirsi dalla parte giusta ma è solo un momento da assaporare velocemente, in fretta, perché il giorno dopo è già tempo di nuove battaglie, di nuove fatiche. Serve un’ostinazione feroce e una fede incrollabile nell’idea di un futuro diverso per reggere il passo, per non cedere alla tentazione di pensare che sia tutto inutile e che le cose non cambieranno mai. È un’ostinazione che cambia le persone, a volte le indurisce e le rende quasi invisibili agli occhi degli altri: gli altri sono quel mondo dei vincenti che distribuisce punteggi che fanno classifica. I vincenti sanno già tutto, capiscono di economia e di politica, sanno come gira il mondo, fanno maggioranza e si muovono di conseguenza perché le minoranze sono un fastidio senza alcun diritto, i vincenti ogni giorno giudicano: adolescenti sognatori, spesso questo è il temine più gentile con cui si viene giudicati. Oppure buonisti, antagonisti e altro ancora. Ma in questi giudizi in realtà si nasconde l’astio e l’arroganza con cui il mondo dei vincenti vede il resto del mondo.

In questi giorni, dopo che se n’è parlato per tanto tempo, è legge il nuovo Decreto Sicurezza. È qualcosa che nella sostanza umilia e stravolge la Costituzione e, di fatto, consegna l’Italia al gotha del razzismo legalizzato, all’Apartheid. C’è qualcosa che accomuna questo decreto con le leggi razziali del 1938, e che fa di questo Governo uno Stato di Polizia. Quando si nega il diritto di asilo, quando si cancella il concetto di protezione umanitaria, quando si rifiuta l’accoglienza attraverso una Legge dello Stato, si compie l’ultimo passo per cancellare lo Stato di Diritto e si apre la porta a un regime. È incredibile come questo non sia compreso da gran parte degli italiani, ma susciti rabbia, indignazione e protesta solamente in una minoranza di un Paese che ha conosciuto il ventennio fascista e le discriminazioni razziali. La fotografia è ancora più preoccupante e tetra se si vuole analizzare tutto il contesto sociale e politico dell’Europa, terribilmente simile a quanto già visto in un passato che ha meno di un secolo di storia. A rendere ancora più grave il quadro che si sta dipingendo in Italia, è il declino etico e morale delle Istituzioni, anche nelle sue cariche più alte. Com’è possibile che tutto questo stia succedendo senza che in tutto il Paese scatti una molla di dignità e di disgusto verso questa dichiarazione di “caccia al povero e al migrante” che è stata scatenata dalle forze più integraliste, estreme e xenofobe della destra italiana ? La risposta non è così difficile come sembra, anzi personalmente mi appare quasi scontata: questo Paese è profondamente fascista e razzista in gran parte dei propri cittadini. Siamo un Paese che ha sempre rifiutato di fare davvero i conti con il proprio passato, storico e politico, siamo un Paese che ha sempre tollerato se non incoraggiato l’eversione sin dalla nascita della Repubblica, siamo un Paese che non ha mai dichiarato veramente guerra alle mafie ma è invece scesa a patti con loro. Lo Stato non ha mai difeso con forza le sue menti migliori: nella Magistratura, nelle Forze dell’Ordine, nelle Forze Armate e nei Servizi Segreti deviati per definizione, nei Partiti Politici, nell’Informazione, chiunque abbia provato a lavorare per il bene comune e nel rispetto della Democrazia e delle leggi dello Stato Democratico lo ha sempre fatto in condizioni di solitudine e di minoranza. Qualcuno nega, ancora adesso, le similitudini fra la situazione attuale e l’Italia pre-fascista. Credo che sia un grave errore, le similitudini esistono e sono tante. Considerare il fascismo come qualcosa di circoscritto a un periodo storico limitato senza comprendere che invece è un modo di vivere la società, un’idea aberrante fondata su concetti come la razza e la sua salvaguardia, allontana sempre di più dalla comprensione della situazione attuale. C’è una cosa ancora che non può passare in secondo piano: negli anni del fascismo il nemico dichiarato erano gli avversari politici, i giornali, i Sindacati e la sinistra in generale. Il fascismo cercava e otteneva consensi, inutile negarlo, in una serie di azioni che sembravano andare in  direzione del Paese: alcune politiche sociali, le grandi opere, la retorica della famiglia. Era solo un modo di ottenere consensi e lo sappiamo benissimo, e qualcuno aveva capito dal primo momento il reale pericolo fascista. Molti altri non capirono, molti altri ne condividevano il pensiero e l’agire: questi molti contribuirono a costruire la tragedia che sarebbe seguita. Oggi, se possibile, la situazione è ancora più chiara: si va subito al sodo dichiarando guerra aperta agli ultimi, è su di loro che si concentra tutta l’attenzione repressiva e violenta. Perché il Decreto Sicurezza è violenza, fisica e morale. Anche in questo caso, come per il fascismo, in molti condividono il pensiero e l’agire. C’è un’assenza spaventosa di opposizione politica e morale dei Partiti che non si riconoscono in questo Governo, ci sono l’incapacità e la responsabilità politica di chi ha governato prima e che ha nomi e responsabilità precise. Ma fino a che punto si tratta solo di incapacità politica? Davvero è solo incapacità avere contribuito a distruggere l’idea di solidarietà e di integrazione con i migranti, per esempio andando a trattare con il governo della Libia ? Davvero è  stata solo incapacità non aver cancellato una una legge vergognosa come la Bossi-Fini e aver successivamente introdotto il decreto Minniti-Orlando ? Io non credo che sia solo incapacità politica, credo che sia stato qualcosa di molto più grave. Questo Decreto Sicurezza è qualcosa che umilia questo Paese e lo umilia sulla pelle dei migranti, una pelle diversa dalla pelle bianca tanto cara e preziosa per il Ministro degli Interni e per il suo Partito, per il Governatore della Regione Lombardia come lui stesso dichiarò pubblicamente durante la sua campagna elettorale, e per gli alleati di Governo del Movimento 5 Stelle che assistono in un silenzio complice. Questo Decreto Sicurezza cancella ogni traccia di umana solidarietà e dignità umana, mettendo sulla strada Donne, Uomini e minori, senza domicilio, senza residenza e senza diritto di avere documenti di identità: carne da macello, persone invisibili e senza diritti. In molti applaudono il Ministro Matteo Salvini e vedono in lui l’uomo che garantisce sicurezza agli italiani. È una responsabilità di cui dovranno rispondere un giorno alle generazioni future, ma oggi per loro tutto questo non conta. Contano le ipocrisie umane e l’indifferenza. Strano paradosso che tutto questo disprezzo umano venga da un individuo che solo pochi mesi fa giurava in Piazza del Duomo tenendo in mano il Vangelo, la Costituzione della Repubblica e un rosario. Ma forse non ha mai letto né il Vangelo né la Costituzione. https://www.youtube.com/watch?v=hWo9OtXSU-8

C’è una terra in mezzo alla barricata, ricca di umanità che ha scelto da che parte stare. È una scelta che regala qualche sorriso e molta amarezza. Qualche volta anche solitudine, ma è una scelta che rende liberi. Sthephen Hawking diceva che “Le persone più silenziose hanno le menti più rumorose.” Penso che avesse ragione. A volte però capita che l’amarezza e gli schiaffi ricevuti portino le persone a chiudersi, a non credere più nelle persone ma solo alle idee; ma le idee camminano sulle gambe delle persone e queste non sono tutte uguali. Io sono sicuro che queste persone torneranno a far sentire tutto il rumore della loro mente, perché della loro mente questo mondo ha un estremo bisogno. Sono sicuro che queste persone riusciranno a restituire voce al loro silenzio perché sono loro a rendere il mondo migliore di quello che è. Per questo le aspetto in quella terra in mezzo alla barricata, perché questo Paese e questo mondo forse non cambieranno mai, ma le menti rumorose grideranno sempre la bellezza di un’idea. Sentirsi cittadini del mondo, e noi che siamo un popolo di migranti dovremmo ricordarlo sempre.

https://www.youtube.com/watch?v=bBtiwbVXRjs

 

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Milano (e L’Italia) Contro La “Sicurezza” Auspicata Da Salvini http://www.sonda.life/citta-in-movimento/milano-e-litalia-contro-la-sicurezza-auspicata-da-salvini/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/milano-e-litalia-contro-la-sicurezza-auspicata-da-salvini/#respond Sun, 02 Dec 2018 22:09:53 +0000 http://www.sonda.life/?p=7504 Di Filippo Nardozza.

 

I tanti No al Decreto appena approvato, soprattutto per il timore della creazione di centri/carceri come i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) e per la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, i più diffusi: una misura che causerà nuovi irregolari. Oltre ai No per una fiducia alla manovra posta senza sufficiente discussione in Parlamento e spazio a emendamenti.

Mentre Salvini e la Lega festeggiano l’approvazione del tanto voluto Decreto Sicurezza, una grande fetta dell’opinione pubblica nazionale si è mossa contro la manovra che il Vicepremier e Ministro dell’Interno è riuscito a far approvare.

Migliaia di persone sabato pomeriggio sono scese in piazza a Milano, in un corteo che ha preso il via alle 16 da piazza Piola: a manifestare tra i tanti, i giovani dei centri sociali, la rete di ‘Mai piu’ lager-No ai Cpr‘, la Camera del Lavoro, Arci, Rifondazione Comunista, Cgil, Fiom, Pci, e Cobas, in particolare contro la chiusura del centro di accoglienza di via Corelli, che è destinato a diventare un CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio).

E’ stata preannunciata l’apertura di un CPR a Milano, in via Corelli 28, al posto di un centro di accoglienza che attualmente ospita oltre 300 richiedenti asilo, la cui sorte non è dato sapere, neppure ai diretti interessati. Un paese democratico non può tollerare l’apertura e l’esistenza di un CPR, né a Milano né altrove. Come non può accettare la ‘delocalizzazione’ di veri e propri lager sull’altra sponda del Mediterraneo, tantomeno se frutto di trattative per nulla trasparenti” si legge nella dichiarazione di intenti della manifestazione”.

E’ questo infatti uno dei punti maggiormente criticati del Decreto Sicurezza Salvini, che, in buona parte (come se la sicurezza fosse matematicamente connessa alla migrazione) vuole regolamentare proprio questo fenomeno: il depotenziamento degli SPRAR (centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e la trasformazione dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria prefettizi) a vantaggio di centri più grandi – i CPR appunto, nei quali è previsto un aumento da 90 a 180 giorni del tempo massimo di permanenza e nei quali è molto più difficile vedere garantite dignitose condizioni di soggiorno e soprattutto vie di integrazione, che nei centri più piccoli e soprattutto negli SPRAR sono un modello virtuoso. Il tutto in vista di un rimpatrio che difficilmente avverrà: anche se allo scopo vengono aumentati i fondi, infatti, difficili sono gli accordi internazionali per farlo.

La scelta di favorire i grandi centri di accoglienza a discapito del sistema SPRAR  penalizza l’unico sistema che in questi anni si è dimostrato efficace nel produrre da una parte una reale inclusione dei migranti e dall’altra coesione sui territori. Al contrario, concentrare le persone nei grandi centri, a cui tra l’altro sono stati tagliati tutti i fondi dedicati alle attività d’integrazione e per il sostegno delle persone maggiormente vulnerabili, avrà un impatto fortemente negativo sui luoghi dove saranno collocati, con il rischio che si alimenti la diffidenza della popolazione e si generino allarme e conflitto sociale” ha affermato il Presidente di Casa della carità don Virginio Colmegna – realtà fortemente impegnata a Milano nel sostegno ai più emarginati, in un allarme lanciato già da qualche giorno.

Altro punto della manovra fortemente osteggiato è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari (a esclusione dei permessi speciali per meriti civili, cure mediche e calamità naturali nel paese d’origine) una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo, insieme allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria). La protezione “umanitaria” durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Spesso era richiesta da persone in evidente condizione di vulnerabilità, che per qualche ragione spesso molto contingente non rientravano nei criteri stringenti per ottenere lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria.

Con la sua abolizione – proseguono da Casa della Carità – molti immigrati, tra cui quelli che stavano realizzando un positivo percorso di inclusione nel nostro Paese, diventeranno dei ‘fantasmi’ senza diritti e andranno ad allargare le fila di chi vive in condizioni di marginalità ed esclusione sociale, con il possibile rischio di diventare facili prede di sfruttamento, lavoro nero e delinquenza.” Infatti, alle circa 39mila persone a cui è stato garantito fra 2017 e 2018 questo tipo di permesso (come riporta il quotidiano ilPost.it) verrà quasi certamente consegnato un decreto di espulsione, con il rischio di finire in strada.

Con le stesse motivazioni, la chiusura dei CAS e degli SPRAR e i conseguenti problemi di ordine pubblico era stata da tempo tristemente paventata anche da Fondazione Progetto Arca, in una intervista del suo Presidente Alberto Sinigallia rilasciata proprio a Sonda.life, la scorsa estate.

“Per far crescere la sicurezza bisogna andare in direzione opposta, e promuovere una cultura e delle politiche di apertura e di solidarietà” – prosegue don Colmegna. Quindi, “contrariamente a quanto affermato dal ministro Salvini, il decreto non porterà ‘tranquillità, ordine, regole e serenità nelle città italiane. Le misure contenute nel provvedimento, soprattutto quelle in materia di immigrazione, non faranno altro che aumentare l’illegalità, mettendo a rischio la coesione sociale dei territori, sui quali sarà scaricata tutta la gestione di un fenomeno complesso”.

“La fiducia in entrambi i rami del Parlamento” continua don Colmegna  “è stato un fatto grave, perché ha impedito un’ampia discussione sulle misure previste e la proposizione di emendamenti migliorativi su temi complessi, che richiedono una profonda unità di intenti e non possono essere affrontati, come invece ha scelto di fare questo governo, con slogan e semplificazioni che ricorrono alla ricerca di capri espiatori, a cominciare dai più fragili e dallo straniero”.

 La speranza in Mattarella

Tra i vari soggetti che ripongono la fiducia nel Presidente della Repubblica per intervenire sulla messa in atto del Decreto c’è l’organizzazione internazionale per i diritti fondamentali dell’uomo ActionAid, che ha fatto sapere di unirsi “a chi chiede a Mattarella fdi arsi garante della Costituzione e porsi a tutela dei cittadini contro la contrazione dei diritti e la regressione culturale segnata da questo decreto. Siamo di fronte a un attacco non solo ai migranti, ma anche al welfare locale”. Così Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid. “Preoccupa la possibilità che, in attesa dell’esecuzione del provvedimento di espulsione, le persone possano essere trattenute anche in luoghi diversi dai Centri di Permanenza per il rimpatrio. I luoghi di frontiera d’ora in poi funzioneranno in maniera ancora più invisibile rispetto al passato, rendendo ancora più urgente l’identificazione di strumenti per monitorare l’applicazione delle nuove procedure negli hotspot e tutelare gli stranieri”.

 

 

 

 

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Il Turismo Siamo Noi http://www.sonda.life/in-evidenza/il-turismo-siamo-noi/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-turismo-siamo-noi/#respond Sun, 02 Dec 2018 21:54:01 +0000 http://www.sonda.life/?p=7500 Di Alfredo Luis Somoza.

A distanza di una trentina di anni dalla sua nascita, il turismo responsabile come dimensione sostenibile della principale “industria” del terziario a livello mondiale, continua ad avere numeri molto piccoli. I viaggi fatti secondo principi di equità economica, sostenibilità ambientale e rispetto delle culture locali è diventato una nicchia di un gigantesco mercato nel quale continuano a farla da padroni villaggi turistici e crociere. La crociera turistica che negli anni ’70 veniva scelta da circa 500.000 persone, oggi trasportano oltre 25 milioni. I beach resort, strutture nelle quali si celebra l’abbondanza spesso in contesti di degrado e miseria, continua a tenere anche se deve scontare l’accusa di avere un impatto negativo sul territorio, anziché essere un’opportunità di sviluppo. Il fenomeno che sta travolgendo le città europee è invece legato all’abbattimento dei costi del trasporto. Masse di turisti indipendenti, per poche ore o giorni, si riversano sulle città d’arte che rischiano di collassare. La progressiva turisticizzazione dei centri storici, dove i residenti vengono man mano espulsi dal vertiginoso aumento del costo della vita e dalla riconversione delle abitazioni in camere d’albero grazie alle multinazionali del web come Airbnb, è ormai considerata un’emergenza. A Venezia, Miami, o Lisbona si rischia la città-cartolina, dove si recitano a vantaggio del turista tradizioni che nella pratica sono state cancellate dallo stesso turismo. A Barcellona e nelle Baleari sono nati addirittura movimenti di protesta. L’overtourism è un tema di riflessione scomodo, perché gli interessi dei bottegai e delle compagnie aeree e marittime, prevalgono su quelli dei cittadini, rischiando di rendere invivibili città che invece di ricevere benefici dal turismo raccolgono solo i guasti che provoca quando viene lasciato a briglia sciolta. Il turismo responsabile è sulla carta l’antitesi di tutto ciò, perché prevedendo l’incontro tra turista e comunità locale ha bisogno appunto di quest’ultima. Ma anche perché offrendo destinazioni alternative contribuisce, in piccolo, a decongestionare i grandi centri turistici. Il punto resta però quello del governo del fenomeno. La posizione di chiusura preventiva al turismo ha molto di elitario. Non si può rimpiangere i bei tempi andati quando solo i ricchi si potevano permettere di conoscere il mondo. Per la Francia ad esempio il turismo è un diritto, ma bisognerebbe aggiungere, è anche un diritto per i residenti porre dei limiti e stabilirne le modalità. Il turismo a differenza di altre attività economiche non si svolge in luogo chiuso, come le fabbriche o i centri commerciali, ma ovunque. Il turismo consuma beni comuni senza spesso contribuire alla loro gestione. E in questo caso il cliente non ha sempre ragione, la sostenibilità deve essere trovata nella mediazione tra gli interessi di residenti e visitatori. Per questo i promotori del turismo responsabile non parlano mai di turista responsabile, ma di turismo responsabile. Intendendo cioè il dialogo virtuoso tra comunità ospitante, operatore commerciale, e turista. Se si vorrà dare la possibilità al turismo di continuare a produrre reddito e lavoro bisognerà per forza arrivare a questa concertazione. La sostenibilità e la responsabilità non sono un optional, sono l’unica chiave di volta per il futuro del settore. Il turismo che prospera mettendo in vetrina la bellezza e la diversità di questo mondo non può permettersi di essere considerato uno dei fattori che contribuiscono al suo degrado.

https://alfredosomoza.com/

 

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Il Sogno Interrotto di RiMaflow http://www.sonda.life/in-evidenza/il-sogno-interrotto-di-rimaflow/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-sogno-interrotto-di-rimaflow/#respond Sun, 25 Nov 2018 23:13:43 +0000 http://www.sonda.life/?p=7497 Di Maurizio Anelli.

 

Trezzano sul Naviglio è un comune di Milano, periferia sud-ovest. In quel comune un tempo c’era una fabbrica con oltre trecento dipendenti, era una fabbrica stimata e conosciuta, leader nel suo settore. Produceva componenti per automobili, i suoi clienti erano marchi conosciuti in tutto il mondo: BMW , Fiat, Peugeot, Renault, Volkswagen e Volvo solo per citare i nomi più famosi. Poi, in un giorno del 2010, questa fabbrica chiude la sua storia. È la storia di Maflow che finisce, dopo anni di finanza e imbrogli, passaggi di proprietà, debiti e fallimenti.

Anna Magnani diceva che “… nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core, sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso…”. I lavoratori della Maflow sono persone così, che hanno deciso di rialzarsi dopo la caduta e ci riescono. Si guardano negli occhi, decidono che sì… è possibile rialzarsi dopo ogni caduta, con “qualche cicatrice in più ner core”, ma è possibile. Quella cicatrice diventa piano piano un sorriso, un giorno alla volta si torna a lavorare, a produrre, a vivere.  Si può Ri-nascere, Ri-Partire e guardare avanti. Costa impegno, sacrificio e fatica, ma si può. Si Ri-nasce come persone, si Ri-parte con una realtà produttiva e si Ri-Costruisce un tessuto sociale partendo da uno spazio dismesso e lasciato al degrado del tempo in attesa che arrivi il giorno giusto per una inevitabile speculazione redditizia. Quella che era una fabbrica di componenti per automobili diventa allora un insieme di  botteghe artigianali, una biblioteca, un centro di recupero e riciclo materiali, un gruppo di acquisto solidale. È viva quella realtà a Trezzano sul Naviglio, è ricca di umanità e di persone che hanno voluto e saputo scrivere una pagina nuova sullo stesso libro che altri avevano deciso di chiudere. È una pagina che si chiama autogestione operaia e intellettuale, capace di creare dalle macerie 120 posti di lavoro. Ma le favole a lieto fine non sono ammesse in questo mondo, non sono tollerate perché insegnano nuove strade e possono diventare un esempio contagioso, un seme gettato al vento che può germogliare ovunque: https://palermo.meridionews.it/articolo/71722/disobbedire-non-e-reato-a-cinisi-nel-segno-di-impastato-e-la-storia-di-rimaflow-fabbrica-autogestita-dagli-operai/

Il primo esempio pericoloso che va messo a tacere si traveste allora con l’equivoco della legalità. Il sogno di RiMaflow ha, infatti, un difetto d’origine inconcepibile e inaccettabile per questa società così perbene e così perfetta nella sua ipocrisia: occupa uno spazio che non è il suo. La controparte proprietaria dei capannoni è un nome importante, un gigante che si chiama Unicredit. In realtà c’è poi una seconda controparte: la società Immobiliare Virum, che aveva in leasing l’immobile affittato alla Maflow quando la fabbrica esisteva ancora. Una banca, una società immobiliare e una cooperativa di lavoratori, la leggenda di Davide e Golia dei nostri tempi. La storia non si ferma a questo, c’è dell’altro.

Nel mese di luglio i carabinieri si presentano ai cancelli della RiMaflow e procedono al sequestro del capannone che contiene i macchinari necessari al recupero di carta, plastica e pvc dalla carta da parati mista. Quanto serve per riciclare materia prima pulita. Lo stesso giorno Massimo Lettieri presidente della Cooperativa RiMaflow viene arrestato. Il giorno dopo la notizia sarà su tutti i giornali: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_luglio_27/rete-trafficanti-rifiuti-rimaflow-trezzano-naviglio-carabinieri-forestali-recology-incendi-dolosi-89309098-9174-11e8-9a85-e773adbfcd34.shtml

Piove fango su RiMaflow, è un fango ingiusto e pieno di veleno sociale e politico. Ma RiMaflow resta in piedi, reagisce. Chi conosce questa gente, chi conosce Massimo Lettieri e la sua storia, sa che tutto questo non è vero. Verrà il tempo di una difesa legale nelle sedi opportune che dimostrerà l’inconsistenza dei reati contestati e delle accuse. Ma nel frattempo c’è una difesa, umana e politica della credibilità della realtà di RiMaflow, che deve andare avanti. “il sogno continua” dicono i lavoratori di RiMaflow anche davanti a colpi durissimi, sul piano dell’ immagine pubblica e sulla pelle di Massimo Lettieri ma anche sul piano operativo.

L’attenzione e la solidarietà intorno alla Cittadella partono dal basso, come sempre in casi come questo. C’è una società civile che si schiera al fianco di RiMaflow, fatta di Associazione, di movimenti e gente che conosce bene la fatica dell’impegno e del lavoro, della solidarietà. Come Don Luigi Ciotti, per esempio. https://rimaflow.it/index.php/2018/10/16/lettera-di-don-luigi-ciotti-a-massimo-lettieri/

Ma alla voce alta e forte di Don Ciotti e di Don Massimo Mapelli, alla voce di Donne e Uomini liberi, di movimenti e associazioni, non si è unita la voce delle Istituzioni incapaci di capire il valore e l’importanza di regolarizzare quelle energie e quei posti di lavoro creati dal niente. Davide e Golia si diceva prima, una Banca e una Società immobiliare da una parte e una Cooperativa di lavoratori dall’altra. L’odore dei soldi contro il profumo di un sogno, non è difficile prevedere il finale.

Mercoledì 28 Novembre, fra pochi giorni dunque, questo sogno potrà essere cancellato con la forza perché un decreto del Tribunale consentirà lo sgombero della Cittadella da persone e da cose. È il ripristino della legalità, anche quando questa legalità è contro l’umana ragione, come a Riace e come nel centro di accoglienza Baobab a Roma. C’è un filo comune che lega queste esperienze di accoglienza e rinascita, è un filo che ha saputo creare un tessuto sociale che nessuno sgombero può spezzare definitivamente perché quel tessuto si rigenera sempre e saprà rigenerarsi anche questa volta, a dispetto della volontà di una parte del Paese e delle Istituzioni che si dimostrano sempre più lontane dalla realtà sociale. Quelle stesse Istituzioni che non hanno mai nessun dubbio quando si tratta di scegliere da che parte stare, la scelta è sempre dalla parte di Golia.  A Roma, poche settimane fa, Golia aveva la faccia dell’organizzazione fascista e xenofoba di CasaPound: la loro sede romana è in via Napoleone III, in un immobile di proprietà dello Stato. Eppure in questo caso si sono cercati tutti gli appigli legali e i cavilli per non procedere. Di fronte agli agenti che dovevano procedere allo sgombero è stato minacciato un “bagno di sangue” e gli agenti si sono fermati. Perché ? Non lo sapremo mai, ma resta il fatto che ora anche l’Agenzia del  Demanio interviene con una nota per affermare che “lo sgombero di Casapound non è prioritario”. https://www.globalist.it/politics/2018/11/23/il-demanio-fa-da-sponda-a-salvini-lo-sgombero-di-casapound-non-e-prioritario-2034026.html

Davide contro Golia. Mercoledì 28 Novembre le Istituzioni fermeranno il volo e il sogno di RiMaflow. Noi saremo lì a Trezzano sul Naviglio, a fianco di quel sogno e dei sognatori che hanno saputo dargli vita e gambe. Saremo lì a documentare un mattino di Novembre di cui non c’era bisogno, saremo lì perché è giusto scegliere da che parte stare. Saremo lì perché quando si usa la legge per colpire le realtà che vogliono uscire dagli schemi prestabiliti non possiamo accettarlo in silenzio, perché ci piace l’idea che si possa lavorare senza padroni. Sognatori ? Si, perché la vita è anche pensare che un sogno possa volare alto. Ai tanti Davide di questo Paese resta solo la fionda, dentro quella fionda non ci sono sassi ma solo una volontà di ferro. È quella volontà che permette sempre di rialzare la testa e continuare a camminare. Ricominciare un’altra volta da un’altra parte, Rinascere, Ripartire da dove qualcuno ti ha costretto a fermarti, andare avanti perché  … nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core, sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.

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Milano. Mafia E Giornalismo: L’Esperienza Dei Siciliani, L’Eredità Di Giuseppe Fava http://www.sonda.life/citta-in-movimento/milano-mafia-e-giornalismo-lesperienza-dei-siciliani-leredita-di-giuseppe-fava/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/milano-mafia-e-giornalismo-lesperienza-dei-siciliani-leredita-di-giuseppe-fava/#respond Sun, 25 Nov 2018 23:11:43 +0000 http://www.sonda.life/?p=7494 Di Giulia Zuddas.

 

Sono passati quasi 35 anni dalla morte di Giuseppe Fava: l’anniversario del suo omicidio ricorrerà il 5 gennaio prossimo. Pierpaolo Farina, ideatore di Wikimafia e dottorando dell’Università degli Studi di Milano, ha però spiegato l’urgenza di mobilitarsi subito e ricordare l’impegno e l’insegnamento di Pippo Fava, di fronte al recente episodio di minaccia che vede coinvolto il figlio Claudio, presidente della Commissione Antimafia della Regione Sicilia, il quale lo scorso ottobre ha ricevuto una busta contenente un proiettile calibro 7,65.

In un’affollatissima aula dell’Università di Milano, venerdì 24 novembre, Claudio Fava, Antonio Roccuzzo, caporedattore del TgLa7, Riccardo Orioles, direttore de “I Siciliani Giovani” in collegamento da Milazzo, Nando dalla Chiesa, direttore del Cross, Pierpaolo Farina e Francesca Iussi, studentessa Unimi e attivista di Libera, hanno riflettuto sulla figura dell’intellettuale Giuseppe Fava.

E già, perché Pippo Fava non era solo un giornalista. Come ha ricordato il professore Nando dalla Chiesa, che fu una delle ultime persone a vederlo a Milano, alla fine del dicembre del 1983 dopo la celebre intervista con Enzo Biagi, Fava è stato ucciso per via del suo lavoro di giornalista, ma era, prima di tutto, un intellettuale. Un intellettuale diverso che si dava realmente da fare perché le cose cambiassero, senza sponde a cui aggrapparsi, solo con i suoi carusi. Per lui, continua dalla Chiesa, la Sicilia e in particolare Catania non erano irredimibili. Fu per questa ragione che dopo l’esperienza al “Giornale del Sud”, costellata di continui problemi con gli editori, Fava decise, assieme al nucleo storico composto da suo figlio Claudio, da Riccardo Orioles, Antonio Roccuzzo e da Miki Gambino, di dar vita, nel 1982, alla rivista “I Siciliani”.

Antonio Roccuzzo ricorda quella de I Siciliani come una storia di formazione civile e letteraria: i giovani giornalisti della redazione ebbero la possibilità di imparare da un maestro del giornalismo, il quale insegnò loro a osservare le cose, le persone e gli eventi, prima ancora di parlarne. Quello de I Siciliani era un giornalismo non neutrale. Il giornalismo, spiega Claudio Fava, è infatti una scelta che pretende sentimento e non è mai neutrale: l’autonomia del giornalista è diversa dalla sua neutralità; egli deve infatti distinguere i fatti dalle opinioni, ma questo non significa essere neutrale. Per questo, con il primo numero de “I Siciliani”, fatto di centosessanta pagine di attualità, politica e cultura, non fecero sconti: Giuseppe Fava firmò un lungo articolo intitolato “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa”, nel quale pubblicò, per ognuno di loro, fotografie e schede dettagliate. Il numero fece tutto esaurito nel giro di poco tempo.

Dopo la morte di Giuseppe Fava, avvenuta per mano di Cosa Nostra il 5 gennaio del 1984, l’impegno de I Siciliani è continuato. Da giornalista ventenne, Antonio Roccuzzo si chiedeva come rispondere a un gesto così violento, e si rese conto che l’unica soluzione era continuare a utilizzare le parole, arma spuntata ma efficace. Verso la stessa direzione si è spinto l’impegno di Riccardo Orioles, il quale ha da poco riportato in vita il progetto originario: dal 2017 il giornale è tornato in edicola ed è disponibile anche online.

 

http://www.stampoantimafioso.it/2018/11/24/milano-mafia-e-giornalismo-lesperienza-dei-siciliani-leredita-di-giuseppe-fava/

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#Notinmytank: Vietare L’Olio Di Palma Anche Nella Produzione Di Carburanti http://www.sonda.life/in-evidenza/notinmytank-vietare-lolio-di-palma-anche-nella-produzione-di-carburanti/ http://www.sonda.life/in-evidenza/notinmytank-vietare-lolio-di-palma-anche-nella-produzione-di-carburanti/#respond Sun, 25 Nov 2018 23:09:14 +0000 http://www.sonda.life/?p=7491 L’olio di palma è uno dei protagonisti dei dibattiti ambientalisti e non degli ultimi tempi, vietato da alcune aziende ed evitato da molti consumatori. La questione riguarda principalmente il settore alimentare, ma non tutti sanno che l’olio di palma è utilizzato in modo consistente anche nella produzione di carburante. Tutto è iniziato quasi dieci anni fa, nel 2009, quando fu introdotta la direttiva europea sui biocarburanti: l’olio di palma è diventato la materia prima più economica e più diffusa nella produzione di biodiesel che finisce direttamente nei serbatoi delle auto. Si calcola che la maggior parte dell’olio di palma importato in Europa, circa il 51%, vada a finire proprio nel settore dei carburanti, mentre soltanto il 39% pare destinato al settore alimentare.

Le accuse mosse al biodiesel sono già da tempo note: le statistiche dimostrano che in alcuni casi sia anche più nocivo del carburante comune, per questo motivo la Commissione Europea vuole arginare il problema, legato soprattutto all’olio di palma. Per l’occasione, alcune ONG, ta cui Legambiente, hanno avviato la campagna #NotInMyTank, letteralmente “non nel mio serbatoio”, che si occupa di sensibilizzare i cittadini sui danni dell’olio di palma. I sondaggi in ogni caso, parlano chiaro: l’82% circa dei cittadini non è a conoscenza del fatto che nei biocarburanti ci sia olio di palma, mentre gran parte degli intervistati afferma di essere favorevole alla sua abolizione nella produzione di carburante.

Giorgio Zampetti, direttore esecutivo di Legambiente fa sentire la sua voce: “Volevamo combustibili più puliti per salvaguardare l’ambiente, invece abbiamo l’olio di palma, che distrugge le foreste, alimentando le auto diesel: è un paradosso insopportabile”. L’appello è rivolto anche a uno sviluppo concreto dell’economia circolare, nella quale i biocarburanti avrebbero un ruolo di primo piano, senza olio di palma.

Redazione http://ilmegafono.org

 

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SOUQ Festival, Ancora Una Volta l’Immigrazione Al Cinema http://www.sonda.life/citta-in-movimento/souq-festival-ancora-una-volta-limmigrazione-al-cinema/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/souq-festival-ancora-una-volta-limmigrazione-al-cinema/#respond Mon, 19 Nov 2018 16:04:02 +0000 http://www.sonda.life/?p=7486 Di Filippo Nardozza.

 

Il racconto della società multietnica – dai giovani alla ricerca di una nuova identità al razzismo attuale (con lattacco di Macerata contro migranti africani) – sono al centro dei 30 corti in concorso alla settima edizione del Festival sulla Sofferenza Urbana, di Casa della Carità.

Novità 2018 il premio speciale assegnato da una giuria di persone senza dimora. Tra i lungometraggi, l’anteprima milanese di “On Her Shoulders”, documentario sulla vita di Nadia Murad, sopravvissuta allISIS e Premio Nobel per la Pace. Violenza sulle donne e salute mentale – oltre all’immigrazione – i filoni tematici seguiti in questa categoria. Ecco i vincitori.

Due anni fa era stato tra i primi festival cinematografici a far conoscere al pubblico lesperienza di Riace, oggi al centro delle polemiche politiche legate al tema dell’accoglienza dei migranti, grazie al film “Un paese di Calabria” di Shu Aiello e Catherine Catella. Nell’edizione 2017 aveva dato spazio al debutto alla regia dell’attrice Vanessa Redgrave, che nel documentario “Sea Sorrow”, girato tra Grecia, Francia, Gran Bretagna e Italia, si era messa sulle tracce della storia passata e presente dei rifugiati in Europa. Per l’edizione 2018, proietterà in anteprima milanese “On Her Shoulders”, documentario sulla vita di Nadia Murad, sopravvissuta all’ISIS, Premio Nobel per la Pace.

Si è chiuso il SOUQ Film Festival, concorso cinematografico promosso dalla Fondazione Casa della Carità attraverso il proprio Centro Studi sulla Sofferenza Urbana – SOUQ, che ha visto la sua 7ª edizione grazie alla collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, dove si è tenuto presso il Chiostro “Nina Vinchi” da venerdì a domenica scorsa in tre giornate di proiezioni gratuite.

 30 i cortometraggi in concorso nelle categorie animazione, fiction e documentario a cui si sono affiancati i consueti lungometraggi fuori concorso, per approfondire alcune tematiche strettamente legate alle attività sociali della Casa della carità.

 Ad essere premiati i corti “Yousef” di Mohamed Hossameldin (premio della Giuria), “Crossings” di Scott Barker (premio del Pubblico) e “This is Bate Bola” di Ben Holman & Neirin Jones. Quest’ultimo, in particolare, ha ricevuto la menzione speciale SOUQ Film Festival “per la forza estetica e la precisione del ritmo narrativo di un lavoro documentaristico che mostra una Rio De Janeiro sconosciuta ai più, entrando nelle pieghe della sua umanità“.

E’ tornato inoltre il riconoscimento della “Giuria Giovani” – rappresentata dagli studenti del corso di Comunicazione Interculturale dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore, tenuto dalla professoressa Anna Sfardini: il loro premio è andato a “Leo” di Julian Alexander.

 Il tema più rappresentato è ancora una volta quello dell’immigrazionecommenta a Sonda.life Delia De Fazio, direttrice artistica del Festival – ma rispetto alle scorse edizioni lo sguardo dei registi ha cambiato leggermente prospettiva, spostandosi dal racconto della crisi dei migranti degli ultimi anni al narrare le famiglie e le società multietniche: dalla ricerca di identità dai parte dei giovani immigrati di seconda generazione fino al razzismo. E non mancano film legati ad avvenimenti di stretta attualità, dallattacco di Macerata contro alcuni migranti africani, alla Brexit”.

Per i lungometraggi abbiamo invece seguito tre filoni tematici: la violenza contro le donne, l’immigrazione e la salute mentale. Il primo di questi temi è stato esplorato grazie allintenso e premiato ‘On Her Shoulders’, documentario che racconta la vita di Nadia Murad, una delle donne yazide rapite e violentate dai terroristi dellISIS. Riuscita a fuggire, è diventata ambasciatrice dellONU per sensibilizzare sul tema della tratta di esseri umani. Per il suo impegno, nel 2018 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. È un film che abbiamo fortemente voluto per il SOUQ, dove è stato proiettato in anteprima milanese“, spiega ancora Delia De Fazio.

 Novità importante del 2018 quella del coinvolgimento in giuria di una ventina di persone senza fissa dimora tra ospiti della Casa, persone che frequentano il servizio docce e volontari, per un premio speciale che è andato a “Bismillahdi Alessandro Grande. “Questi cortometraggi sono tutti belli e hanno un grande significato. Alcuni raccontano bene la diffidenza che c’è tra le persone cosiddette ‘normali’ e quelle persone che invece hanno difficoltà ad integrarsi e sono costrette a vivere di espedienti con il rischio, a volte, di comportarsi in modo disonesto e quasi mai per colpa loro ma della società che li ignora e non li aiuta. Succede anche nelle nostre città” si legge nella motivazione della speciale giuria.

L’idea è nata perché, da qualche tempo, agli ospiti delle docce (che sono per lo più persone senza dimora) i volontari e gli operatori propongono delle attività ricreative che abbracciano poesia, arte, musica, cinema e teatro con lo scopo di ‘arredare l’attesa’. Tra queste attività c’è anche il cineforum che si svolge un paio di volte al mese. E, in occasione del SOUQ Film Festival, si è pensato di far vedere loro, facendoli votare, una selezione di cortometraggi durante uno dei pomeriggi solitamente dedicati al cineforum. C’è stata grande partecipazione e tutti sono rimasti molto colpiti dai film visti, li hanno molto apprezzati conferendo quasi tutti voti molto alti” conclude De Fazio.

L’immigrazione, come sempre, è un tema centrale del SOUQ Film Festival e quest’anno se ne è discusso nella serata di sabato, con la visione del film austriaco “Migrumpies”, una commedia politicamente scorretta sui cliché contemporanei.

E, nellanno del 40° anniversario dellapprovazione della Legge 180, la cosiddetta Legge Basaglia, SOUQ Film Festival ha scelto di dedicare ampio spazio al tema della salute mentale, nella giornata di domenica. Come lungo fuori concorso è stato proiettato “Color Burst” (“Esplosione di colore”), un film sull’arte, sulla follia e sulla libertà, che nasce dagli ospiti e dagli operatori professionali dell’istituto “San Pedro” che a Porto Alegre accoglie persone con problemi di salute mentale e utilizza l’arte come strumento di riabilitazione.

L’arte, e il cinema in particolare, come mezzo di cura sono anche al centro del progetto “Proviamociassieme“, un intervento di sostegno all’abitare autonomo di cittadini con disagio psichico, realizzato nel quartiere Molise Calvairate dalla Casa della carità, in convenzione con il Dipartimento Salute Mentale e Neuroscienze dell’ASST Fatebenefratelli – Sacco di Milano. I cittadini/utenti del progetto hanno pensato, sceneggiato e recitato “Io e L’I.A.”, presentato sempre nella serata di domenica.

“L’appuntamento con il SOUQ Film Festival è fondamentale per noi, perché è una di quelle esperienze che ci consente di tenere fede al mandato del cardinal Martini, che immaginò Casa della carità non solo come luogo sì di accoglienza, ma anche di produzione culturale. Rileggere i fenomeni della sofferenza urbana attraverso lo sguardo dei registi, ci aiuta a dire che certi fenomeni, come l’immigrazione, la povertà o la sofferenza psichica, non sono emergenze da contenere, ma possono rappresentare risorse e nuova energia per le città”, afferma don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità.

Dal 2012 il SOUQ Film Festival ha l’obiettivo di raccogliere quelle opere cinematografiche, che spesso non trovano spazio altrove, che raccontano le contraddizioni e i problemi che accomunano le grandi città del mondo e i modi per affrontarli, promuovendo diritti e cittadinanza.

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Scrivere E Scegliere Tra Il Potere E Gli Ultimi http://www.sonda.life/in-evidenza/scrivere-e-scegliere-tra-il-potere-e-gli-ultimi/ http://www.sonda.life/in-evidenza/scrivere-e-scegliere-tra-il-potere-e-gli-ultimi/#respond Mon, 19 Nov 2018 15:21:22 +0000 http://www.sonda.life/?p=7483 Di Maurizio Anelli.

C’era una volta un’umanità in cerca di qualcosa capace di dare un senso alla vita, c’è ancora e ci sarà sempre. È una ricerca difficile, quasi un miraggio impossibile da raggiungere perché la strada è piena di trappole e agguati: muri e confini, barriere, religioni piene del loro vuoto. E poi c’è anche quell’altra parte di umanità che ogni giorno costruisce questi muri e queste barriere con diabolica costanza, come una nuvola carica di odio e d’indifferenza che si gonfia ogni giorno, che si autoalimenta raccogliendo il peggio di ciascuno. Sembra incredibile ma, alla fine, la colpa e il peso di tutto questo male di vivere ricadono sempre e solo sugli ultimi della fila, gli emarginati, gli sconfitti: sono loro a spezzare gli equilibri folli di un mondo che ha un bisogno disperato degli ultimi per costruire la propria ricchezza. Gli ultimi devono portare sulle spalle il peso della propria condizione, come una croce di cui doversi vergognare e un prezzo da pagare: il mondo non li ammette a tavola ma ha bisogno di loro, della loro fame, della loro miseria e delle loro braccia. La loro fame è necessaria, perché solo la fame e la miseria possono costringere un essere umano ad accettare qualunque umiliazione in cambio anche solo della visione di un futuro che comunque non sarà. Ma è il miraggio che permette agli ultimi  di affrontare un viaggio sui traghetti dei tanti Caronte che affollano il Mediterraneo, è il miraggio che spinge la Carovana dei Migranti per migliaia di chilometri per arrivare ai muri dell’ America, passando attraverso i confini del Messico. È una carovana che cresce e mette a nudo i padroni della Terra, ma il collante del potere è forte: dal Nord al Sud del mondo quei padroni devono salvare il loro castello e allora i ponti levatoi si alzano e i fossati si riempiono di alligatori. Siamo in tanti su questa Terra, forse troppi, ma gli schiavi servono sempre: servono braccia per fare i lavori peggiori, i più infami. Servono i Paesi in guerra capaci di alimentare le carovane e i barconi di chi scappa per inseguire i miraggi, altrimenti a chi potremmo vendere le armi che produciamo con quotidiano spreco di risorse, di denaro, di intelligenze ? Ma le guerre non arrivano mai da sole, bisogna prepararle con cura, studiarle a tavolino e decidere dove farle nascere, su quali territori e a quale latitudine. Per secoli si sono scelti i territori da violentare, rubando ai legittimi proprietari quella casa e quel mare, quella foresta, quelle città. Abbiamo rubato tutto quello che potevamo rubare, dalle ricchezze del territorio alla dignità, alla cultura. Per secoli tutto questo è stato fatto in nome di Dio ma quel Dio ha sempre avuto altri nomi: denaro e potere. E allora ci hanno raccontato che era necessario in nome del progresso e della Democrazia. Il Potere crea e rompe come vuole, sa sempre cosa chiedere al genio del male che riposa nella sua lampada: crisi economica, odio etnico e razziale, conflitti sociali, guerre locali e non solo. Tutto questo ha sempre avuto un solo scopo: allargare le proprie aree d’influenza. Si arrangino gli ultimi. E adesso, ora che una terra e una casa non sono più loro si dice “aiutiamoli a casa loro”. Ma dov’è casa loro, che fine ha fatto ? Questa domanda sembra non interessare più di tanto, si arrangino …l’importante è proteggere i propri confini dai migranti che arrivano, sui barconi in Italia e in Europa e dalla Carovana in America.

Il collante del potere non nasce per caso, perché è il potere stesso che non arriva per caso, all’improvviso. C’è sempre un tempo lungo d’incubazione, spesso è un traguardo raggiunto attraverso un percorso feroce e logorante, serve cinismo, occorre manipolare con cura la mente dei Popoli. E una volta conquistato bisogna mantenerlo e per riuscirci serve il consenso e per ottenere il consenso si devono fare delle scelte, decidere la strada: o si impone il consenso con la forza, quindi si cala la maschera e si esercita una dittatura, oppure si manipola la realtà deformandola senza gettare fino in fondo quella maschera. Oggi questa è la strada scelta da quelle che si autodefiniscono le “Democrazie occidentali”, manipolare la verità. È la faccia “democratica” dei regimi, l’alternativa ai carri armati e ai militari nelle piazze che abbiamo conosciuto nel “Novecento”, in Europa in America Latina, e che oggi non è praticabile perché forse il Diritto internazionale non lo permetterebbe. Allora serve un’alternativa più sofisticata, meno appariscente e meno rumorosa ma comunque pericolosissima, e questa viene accettata nel gioco della Democrazia. Sull’Europa come sull’America, questo è il vento che sta soffiando da molto tempo. Il Brasile sceglie Jair Bolsonaro, sessantatré anni, per guidare il Paese per i prossimi anni. Ex ufficiale dell’esercito, rimpiange gli anni della dittatura che per oltre vent’anni ha calpestato il Brasile, nemico giurato degli Indios, omofobo e razzista. Per qualcuno si tratta di una scelta conservatrice e nulla di più, intanto si siede al tavolo dei padroni del mondo e per non perdere tempo il Ministro degli Interni del nostro Paese, Matteo Salvini, saluta con entusiasmo la sua vittoria “… Anche in Brasile  i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al presidente Bolsonaro”. Messaggio subito ricambiato… https://www.globalist.it/world/2018/10/16/il-fascista-bolsonaro-ringrazia-salvini-un-grande-abbraccio-dal-brasile-2032359.html

Il nostro Paese ha scelto questa strada e la sta percorrendo a grande velocità. La manipolazione della verità è evidente ma in pochi sembrano vederla, solo i soliti e pochi irriducibili sognatori ribelli. L’ultimo capitolo, ma solo in ordine di tempo, è l’attacco puerile e volgare all’informazione e ai giornalisti. Quella stessa informazione che da sempre  ha una doppia anima: da una parte l’informazione ossequiosa e asservita al potere di qualunque colore, e dall’altra l’informazione coraggiosa, d’inchiesta e di denuncia. Chissà perché è sempre il giornalismo d’inchiesta e di denuncia a finire nell’elenco dei cattivi, non è mai quello capace di inginocchiarsi e che, sulla carta stampata o dalle televisioni, appoggia e influenza da sempre le scelte politiche, economiche e sociali del Paese. Si scrive l’elenco, si compila la lista dei buoni e dei cattivi sulla lavagna come facevano i maestri nelle scuole di un tempo. Qualche nome, qualche esempio ? Non serve, non intendo mettermi sullo stesso piano dei tanti che condividono le parole di chi pensa e dice i giornalisti sono “infimi sciacalli, pennivendoli e puttane”. Spesso la gente abbocca all’amo gettato nel mare del qualunquismo e della manipolazione, dimentica in fretta nomi e cognomi, fatti, storie. Si mette tutto nello stesso calderone e non si vuole vedere la differenza. Le parole hanno sempre un peso specifico ma quando a pronunciarle sono uomini dello Stato e delle Istituzioni sono loro a doverne rispondere. Non è la prima volta che succede, i regimi cominciano anche così. https://www.articolo21.org/2018/11/a-proposito-di-infimi-sciacalli-pennivendoli-puttane-e-i-liberi-niente-da-dire/ .

Io sono solo un sognatore ribelle, un pesce fuori dall’acqua senza nessuna intenzione di un rientro docile nell’acquario che altri hanno allestito. Nel mio piccolo sono anch’io un “pennivendolo” e può essere che per qualcuno anch’io sia anche un piccolo sciacallo e una piccola puttana, ma il tesserino dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti che tengo nel portafoglio mi regala un pizzico di orgoglio e un sorriso. I miei modelli hanno nomi che molti hanno dimenticato ma che per me restano sempre un esempio e un ricordo dolcissimo: Pippo Fava, Enzo Baldoni, Ilaria Alpi. Nomi capaci di farmi sentire sempre il bisogno e il piacere di scrivere in libertà, inarrivabili per me scribacchino per pochi intimi.

Fabrizio De André, Uomo e Poeta libero che scriveva con il cuore, con la voce e con la chitarra, in un’intervista affermò: “… Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.” In questa frase c’è dentro tutto quello che spinge a scrivere, e smaschera tutto il vuoto umano e intellettuale che riempiono uomini di Governo e che li portano ad insultare chi osa mettere in discussione la loro sete di potere e il loro narcisismo. Ci sarà sempre un’umanità in cerca di qualcosa capace di dare un senso alla vita, consapevole di essere giudicata come “perdente” e antagonista. È la vita, e per combattere qualunque battaglia è necessario accettarne le conseguenze. E poi, in fondo, essere nella parte bassa della lavagna… quella dei perdenti e dei ribelli sognatori, regala un abbraccio e un brindisi con la propria coscienza. Regala il piacere e l’emozione di fare una scelta, dalla parte degli ultimi sempre. C’è un prezzo da pagare, sicuramente, ma piegare la testa e abbassare lo sguardo è un prezzo molto più alto e più duro da accettare. Diventa una gabbia, e le gabbie sono l’anticamera della morte civile.

 

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La Mafia Non Fa Più Audience http://www.sonda.life/in-evidenza/la-mafia-non-fa-piu-audience/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-mafia-non-fa-piu-audience/#respond Mon, 19 Nov 2018 15:16:41 +0000 http://www.sonda.life/?p=7480 Di Anna Serrapelle

Silenzio, fate piano, non vorrete rompere questo agognato silenzio! Un silenzio fatto di notizie nascoste o abilmente sepolte sotto cumuli di gossip, di iniziative disertate, di infelici proclami politici. Un silenzio cullato dall’inesistente interesse e, ancor peggio, dal totale disimpegno del governo attuale verso un argomento evidentemente scomodo: la lotta alle mafie. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una pericolosa inversione di tendenza nel sentire sociale: è nuovamente calata una coltre di silenzio sull’argomento. Sono lontanissimi i tempi in cui un certamente troppo ottimista Renzi annunciava la sconfitta della mafia. Nella realtà, si è tornati a non vedere, a non parlarne o, talvolta, a parlarne a sproposito.

Di certo poco costruttive sono infatti frasi come quelle recenti del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, il quale, in occasione della terribile ondata di maltempo che ha dilaniato l’isola ha dichiarato: “A volte penso che sia più facile sconfiggere la mafia che certa burocrazia”. Una frase biasimevole, non solo perché rischia di dare una lettura troppo semplicistica e riduttiva del fenomeno mafioso, ma anche perché, il più delle volte, sono proprio interessi mafiosi a muovere gli ingranaggi macchinosi di quel certo tipo (vergognoso) di burocrazia.

Ma la diffusa perdita di attenzione per la tematica trova attualmente il suo esempio più vivido in quanto sta accadendo in Emilia Romagna. Si è infatti concluso recentemente, dopo due anni di udienze, il processo “Aemilia”, un vero e proprio maxiprocesso che ha portato a ben 118 condanne, cristallizzando di fatto una realtà che per troppo tempo in tanti hanno rifiutato: ossia che la mafia esiste anche al Nord. Esiste e opera, esattamente come al Sud, con la stessa organizzazione, con la stessa mole di affari, con la stessa pericolosità. Un processo, quindi, davvero importante, ma che inspiegabilmente, nonostante ciò, non ha ricevuto quasi alcun risalto mediatico.

Nemmeno quando Francesco Amato, condannato a 19 anni per associazione mafiosa, ritenendo ingiusta la condanna comminatagli dai giudici, ha pensato bene di fare irruzione in un ufficio postale di una frazione di Reggio Emilia e di tenere per sette ore cinque persone in ostaggio. Offrendo al processo un epilogo degno di un serial poliziesco di successo e prestandosi bene, in teoria, ad un notevole clamore mediatico che però, nei fatti, non c’è stato, come se fosse più opportuno, quasi necessario, distogliere l’attenzione dall’intera vicenda e, al contempo, come se l’argomento non fosse ormai tra i più gettonati.

La lotta alle mafie non fa più audience in televisione, nei giornali e durante i convegni. Così è successo che, sempre a Reggio Emilia, sia stata quasi completamente disertata dal pubblico una importante conferenza, a carattere nazionale, sulle attività dell’amministratore giudiziario nel contrasto alle attività delle organizzazioni criminali. Il dubbio è che la rabbia e l’indignazione causate dal periodo stragista si siano affievolite con il passare degli anni lasciando spazio ad una ingenua e pericolosa indifferenza. “L’impegno contro la mafia – disse una volta Paolo Borsellino – non può concedersi pausa alcuna, il rischio è quello di ritrovarsi al punto di partenza”. Un rischio che dovremmo cercare di scongiurare perché, come la storia ci insegna, potrebbe portare con sé conseguenze terribili.

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Il Governo Dei Condoni E La Denuncia Di Legambiente Sull’Abusivismo Intatto http://www.sonda.life/in-evidenza/il-governo-dei-condoni-e-la-denuncia-di-legambiente-sullabusivismo-intatto/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-governo-dei-condoni-e-la-denuncia-di-legambiente-sullabusivismo-intatto/#respond Mon, 19 Nov 2018 15:10:02 +0000 http://www.sonda.life/?p=7477 Di Massimiliano Perna

 

L’Italia è il Paese delle ruspe, ma solo quando c’è da scagliarle contro i disperati e la solidarietà, mentre invece rimangono ferme e spente quando si tratta di ristabilire legalità e restituire alla cittadinanza porzioni di territorio violentate da mafie, illegalità e abusivismo. Legambiente, nel suo dossier “Abbatti l’abuso”, denuncia la triste situazione delle demolizioni in Italia, scattando una fotografia che mostra una nazione segnata da un abusivismo che è divenuto una prigione dalla quale appare quasi impossibile uscire.

Il rapporto di Legambiente parla chiaro, racconta di un Paese in cui ci sono oltre 71mila immobili per i quali sono già state emesse ordinanze di demolizione. Più dell’80% di tali ordinanze, però, sono rimaste ineseguite, nonostante la legge imponga l’obbligo di demolire gli edifici abusivi. I comuni tentennano, anzi dormono e non agiscono: così accade che gli immobili che sarebbero dovuti sparire negli ultimi quindici anni siano invece ancora in piedi. Le aree più interessate sono quelle costiere, nelle quali i comuni sono interessati in media da 247 ordini di abbattimento.

Un altro elemento che colpisce, nella denuncia di Legambiente, è il fatto che soltanto “il 3% degli immobili da abbattere viene acquisito al patrimonio comunale, come previsto per legge in caso non venga effettuato dal proprietario”. Insomma, la ferita dell’abusivismo che ha martoriato l’Italia per decenni sembra non volersi rimarginare, o meglio, sembra non trovare medici disponibili a curarla.

D’altra parte, è ancora fresca nella memoria collettiva la beffa di Licata (Agrigento), dove lo scorso anno, il sindaco Cambiano, che aveva dichiarato guerra all’abusivismo e portato avanti un piano di abbattimenti, con 67 abitazioni demolite, è stato sfiduciato dal consiglio comunale e costretto a lasciare l’incarico. Un caso che non ha prodotto nulla se non un po’ di indignazione e solidarietà. Perché questo Paese, purtroppo, non ha cambiato idea sulla questione degli immobili abusivi, anzi ha rilanciato, se è vero che il “governo del cambiamento” è lo stesso che propone e fa approvare condoni, segnando continuità con la posizione espressa un anno fa dall’attuale vicepremier Di Maio, il quale giustificava l’abusivismo con una sorta di condizione di“necessità”.

E allora, mentre le ruspe vengono usate per violare diritti umani e per operazioni vergognose di propaganda, nulla si fa e si progetta per risanare le situazioni di illegalità presenti nel Paese, ma al contrario si procede dritti in quella identica direzione. Con una totale indifferenza per la legge e gli obblighi che impone. Molto spesso, pur di non demolire, pur di non subire le proteste degli abusivi, si preferiscono persino soluzioni “creative” che sono ancora più irritanti. Come i casi di Pizzo Sella, a Palermo, la montagna invasa da abitazioni abusive, segnale visibile del potere mafioso dei decenni passati, o dell’hotel Castelsandra di Castellabate (Salerno).

Come ricorda Legambiente nelle pagine del dossier, per Pizzo Sella qualche anno fa venne organizzato un concorso per riqualificare gli scheletri delle dimore abusive, mentre per l’hotel di Castellabate, ex quartier generale del clan Nuvoletta e degli altri clan camorristici della zona, a dicembre scorso “il Comune, il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e la soprintendenza, alla presenza dell’allora ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, hanno firmato un protocollo per il recupero del manufatto”. Una scelta assurda che Legambiente ha contestato duramente sostenendo che l’ecomostro di Castellabate “che deturpa da decenni uno dei luoghi più belli della Campania va demolito, così come è già stato per i villini che componevano il resto del complesso turistico”.

Sono solo due esempi di come in Italia sia difficile demolire immobili e rimediare alla illegalità di un abusivismo che si è sempre intrecciato con mafia e malaffare. Per questa ragione, nell’epoca delle soluzioni “creative” e dei condoni che vogliono riprodurre le ferite sulla pelle dei territori e dell’ambiente, Legambiente ha presentato una proposta di legge “che renda più rapido ed efficace l’istituto delle demolizioni degli immobili abusivi”. Una proposta che tocca sei punti fondamentali (che potete leggere alle pagine 24 e 25 del dossier), come il trasferimento di esclusiva responsabilità ai prefetti, la riformulazione dell’istituto dei ricorsi, la ridefinizione della prescrizione, la chiusura dei condoni e altro ancora.

Una proposta compiuta che, se accolta e approvata, potrebbe dare finalmente una spinta importante al tema delle demolizioni e portare a compimento gli abbattimenti già disposti dalla legge, oltre a rintracciare altre situazioni di illegalità da risolvere. Lo sforzo di Legambiente è importante, anche se, considerando l’andazzo e le logiche di questo governo, il pessimismo su tale questione risulta più che legittimo.

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Domenico Marranchino Espone Nell’Ex Studio Manzoni http://www.sonda.life/arte-cultura/domenico-marranchino-espone-nellex-studio-manzoni/ http://www.sonda.life/arte-cultura/domenico-marranchino-espone-nellex-studio-manzoni/#respond Tue, 13 Nov 2018 20:54:11 +0000 http://www.sonda.life/?p=7474 Intervista al critico d’arte Gabriele Guglielmino, in occasione della mostra di ottobre 2018 nello splendido spazio che fu lo studio di Piero Manzoni nel cuore di Brera.

A cura di Claudia Notargiacomo

 

Gabriele buongiorno, segui Domenico Marranchino da tempo e sai quanto sia apprezzato dal pubblico. Cosa colpisce della sua arte? Perché riesce a suscitare tanta emozione e suggestione?

E’ vero, seguo Domenico Marranchino da tempo. La prima volta presentai una sua doppia mostra nelle sedi dell’ex associazione Sassetti-Cultura e della prestigiosa Fondazione Catella. Era giugno del 2012. Già allora compresi il suo straordinario talento sia di artista sia di imprenditore di se stesso. Personalmente, in città, non avevo mai sentito di un artista locale, all’epoca stava cercando di farsi strada nell’ambito metropolitano, che proponeva un doppio evento, uno successivo all’altro ma rientranti in un progetto comune. Questa iniziativa mi stupì molto visto che fino a quel momento una cosa del genere si faceva soltanto per artisti internazionali e, spesso, già “storicizzati”.  Accettai naturalmente di lanciare entrambe le mostre, in particolar modo la seconda, alla fondazione Catella, fu particolarmente suggestiva. Uno spettacolo, soprattutto per la presenza di un’installazione-scultura realizzata tramite una cascata di sedie dipinte da Domenico e firmate Fritz Hansen. In occasione di questo secondo vernissage compresi definitivamente che avrebbe fatto strada.

Un viaggio quello di Marranchino in cui l’autore ha attraversato fasi e momenti differenti, certamente da un punto di vista artistico, ma mi riferisco in particolar modo alla sua storia che sembra segnare, forse possiamo dire scolpire, ogni suo lavoro. Quanto della forza di queste opere arriva proprio da lì?

Hai centrato il segno. Domenico Marranchino è una scoperta tardiva del talento,  la sua vena creativa è balzata fuori soltanto negli ultimi anni, dopo la vittoria, oggi possiamo dirlo, sulla malattia che gli ha letteralmente restituito una seconda esistenza. Dopo aver sfiorato la morte sotto i ferri ed essere stato così “graziato” da aver mantenuto anche la voce (i medici l’avevano quasi escluso), il cammino è stato tutto in discesa nonostante le difficoltà economiche iniziali e tutto il resto. La sua pittura, soprattutto all’inizio, mostrava i graffi di questa profonda lacerazione interiore, poi sono seguite altre fasi di cui una definita dal sottoscritto, in un breve scritto pubblicato su Archivio  “Blu monocromatico”, tuttavia è sempre stato l’artista stesso a rivendicare il senso profondo della sua storia personale. Sinceramente penso che, al di là dei risultati conseguiti sino ad oggi, per lui ogni volta sia una nuova sfida che trasferisce inevitabilmente sulla tela o altro supporto con la medesima forza e vitalità, probabilmente perché è profondamente consapevole del valore della vita e anche della sua provvisorietà.

La mostra nello splendido spazio di Piero Manzoni ha regalato ai visitatori vibrazioni e sensazioni differenti, un luogo magico, con una storia affascinante.

Hai perfettamente ragione. La magia è stata palpabile, il pubblico ha spontaneamente gradito senza riserve. Possiamo dire che, inizialmente sorpreso e meravigliato dalla potenza pittorica di Domenico Marranchino, ha nei minuti successivi accolto l’appello dell’artista a seguire la propria strada, senza temere “l’imbuto prospettico” così tanto evidente al centro di questa unica opera “fuga metropolitana” di grande formato. Sono convinto di questo perché le persone che hanno desiderato scambiare due chiacchiere, dopo la presentazione, hanno fatto riferimento alla volontà di voler seguire una strada, nell’arte come nella vita.

Nella tua presentazione dici che non è casuale che Marranchino abbia esposto tra le mura dell’ex studio del grande maestro degli anni Sessanta, perché? Qual è il nesso, vuoi spiegarcelo?

Mi fai una domanda che richiede una risposta non professionale ma relativa alla sfera più personale, legata alle intuizioni, percezioni, credenze. Sicuramente la possibilità di esporre nell’ex studio di Piero Manzoni non è un caso, ci arrivi se hai un curriculum, se sei stato segnalato da qualcuno ma la domanda che io farei a te è un’altra “E’ possibile che un artista che esponga qui non si interroghi su quali nessi possano esserci tra la storia già scritta da Piero Manzoni e quella che potrebbe essere scritta in futuro?” In caso affermativo, ossia che una riflessione la faccia, non potrà che desiderare una qualche continuità con quella storia e quindi lavorare in tale direzione. Ecco, in tal senso, penso che la cosa non sia casuale, che questa opportunità la vita l’abbia offerta a Domenico per proseguire nel suo riscatto.

Se ho compreso bene Marranchino si trova in una nuova fase, è così? In quale modo egli sta procedendo in questo cammino verso l’essenziale?

Da quando lo conosco è sempre in una nuova fase. Non si tratta, però, di stravolgimenti stilistici. In questo senso è stato professionale fin dagli inizi. E’ rimasto “legato” alle sue vedute metropolitane dimostrando una coerenza che è tipica di chi, artisticamente parlando, sa già di aver trovato la sua strada. L’espressione “cammino verso l’essenziale” che hai utilizzato mi piace molto e penso che, osservando il percorso artistico di Domenico dagli inizi fino ad oggi, è possibile adottarla anche per la sua pittura: dalle prime meravigliose vedute pop che avevano come soggetto protagonista i cartelloni pubblicitari, alla fase verde, poi blu fino alle ultime in bianco e nero, effettivamente emerge la volontà di rinunciare al superfluo o comunque al non strettamente necessario e di mirare all’essenziale.

Ti prego di aggiungere ciò che ritieni utile per i nostri lettori

Nel chiudere questa intervista desidero citare un aneddoto che possa essere di incoraggiamento sia per i giovani artisti sia per il pubblico che, attraverso l’arte, è alla ricerca di nuovi stimoli per far fronte alla vita e alle sue sfide nel miglior modo possibile. Una volta Domenico, parlandomi dei suoi momenti di difficoltà dopo la malattia e dopo aver deciso di coronare il suo sogno di diventare un artista mi disse, lasciandomi veramente senza parole: “Un giorno ero a casa e avevo bisogno di denaro per pagare, mi pare, delle bollette in scadenza. A un certo punto mi sono deciso, sono sceso giù in strada con un mio quadro sotto braccio e sono tornato a casa dopo averlo venduto”. Ecco, questo è Domenico Marranchino.

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Il Silenzio è Complice http://www.sonda.life/in-evidenza/il-silenzio-e-complice/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-silenzio-e-complice/#respond Mon, 12 Nov 2018 09:58:35 +0000 http://www.sonda.life/?p=7470 Di Maurizio Anelli

Torino, 14 ottobre 1980: i colletti bianchi della FIAT, impiegati e quadri, scendono nelle strade della città contro il grande sciopero degli operai che dura da 35 giorni. Passerà alla storia come ”la marcia dei quarantamila” e segnerà un punto di non ritorno nella storia delle lotte sindacali in Italia. Chiedono di poter tornare in fabbrica, rivendicando il loro diritto al lavoro. Non si pongono alcuna domanda sul perché dello sciopero degli operai, sulle ragioni della loro protesta e della loro lotta. Luigi Arisio oggi è un signore di novantuno anni e quel giorno era il leader di quella Marcia lacerante per tutta la città di Tornio e non solo: da una parte gli operai appoggiati dal Partito Comunista di Enrico Berlinguer, e dall’altra l’azienda FIAT guidata da un uomo abituato a usare il pugno pesante come Cesare Romiti. Licenziamenti e cassa integrazione per migliaia di lavoratori. Enrico Berlinguer disse: “… Se si arriverà all’occupazione della Fiat noi metteremo al servizio della classe operaia il nostro impegno politico, organizzativo e di idee”. Mantenne quella promessa e andò a parlare con i lavoratori davanti ai cancelli della FIAT, per qualcuno fu un errore. Non per me: ritengo la sua presenza davanti a quei cancelli una scelta giusta e importante, dalla parte dei lavoratori come doveva essere.

Torino, 10 novembre 2018: ancora Torino, ancora quarantamila. Riempiono Piazza Castello per dire “Sì alla TAV, Torino va avanti”.  Enrico Berlinguer non c’è più, e non c’è più da tanto tempo nemmeno quel Partito Comunista che pur fra errori e scelte spesso discusse e discutibili rappresentava comunque quell’identità di popolo che oggi sembra scomparsa. Nella piazza a sostenere quel “Sì alla TAV, Torino va avanti” ci sono anche i militanti e gli esponenti del Partito Democratico. E insieme ai quarantamila dimenticano tante cose, fingendo di non capire e non vedere le ragioni di chi è contrario alla TAV. Eppure sarebbe facile capirlo, basterebbe allontanarsi da Piazza Castello e da Torino e andare a fare un giro in Val Susa, osservare lo scempio e la violenza che quella valle ha subito in questi anni, basterebbe interrogarsi sul senso di un’opera che senso non ha, sotto ogni punto di vista diverso dai giochi di potere e di denaro pubblico. Forse Torino, o una parte della città, pensa che Torino possa andare avanti lasciando indietro la Val Susa e la sua gente.  http://www.radiondadurto.org/2018/11/09/notav-lettera-aperta-a-chi-abita-a-torino/

Siderno, 21 ottobre 2018: in una libreria Mondadori di Siderno, Reggio Calabria, è in programma la proiezione del film su Stefano Cucchi, “Sulla mia pelle”. I Carabinieri si presentano all’ingresso e chiedono l’elenco dei presenti. Vogliono identificare, ma sarebbe più giusto dire schedare, i partecipanti. Come riportato dal quotidiano “La Stampa” la titolare della libreria, risponde ai due militari che non può farlo. https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2018/11/08/siderno-film-cucchi-carabinieri/226251/ Sarebbero molte le chiavi di lettura di una richiesta di identificazione: normale routine o stato di polizia. Penso che la seconda ipotesi sia la risposta giusta.

Roma, 10 novembre 2018: in Città si tiene una grande manifestazione contro le politiche governative in tema di razzismo e xenofobia. La manifestazione è organizzata dai sindacati di base, dalle associazioni pro migranti e dai centri sociali. Sono decine i pullman di manifestanti che arrivano da ogni parte d’Italia e che vengono fermati dalla polizia prima di arrivare in città. Controlli e identificazioni, ma anche in questo caso possiamo parlare di schedature.

Roma, 10 ottobre 2018: la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, è assolta nel procedimento sulle nomine in Campidoglio perché il fatto non costituisce reato. L’accusa era aver favorito la nomina di Renato Marra alla direzione Turismo del Campidoglio, tacendo che quell’incarico era stato voluto e pianificato dal suo ex braccio destro Raffaele Marra, fratello di Renato. In particolare, Virginia Raggi avrebbe detto il falso all’ufficio Anticorruzione. SI dice che le sentenze vanno rispettate, e in una Democrazia è giusto che sia così, però resta un dubbio: il fatto sussiste o non sussiste ? E se sussiste cosa non costituisce reato ? Aver proceduto alla nomina o aver detto il falso all’Ufficio Anticorruzione ?

Subito dopo l’assoluzione di Virginia Raggi gli esponenti del suo partito, nonché uomini di Governo, hanno cominciato una vera e propria guerra ai giornalisti, definiti di volta in volta “Sciacalli”, “Giornalisti pennivendoli-puttane”, e altro ancora. L’insulto è sempre grave, quando a pronunciarlo sono uomini delle istituzioni è grave 100 volte. Strano, il Ministro degli Interni nonché Vice-Presidente del Consiglio si vanta spesso di essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti … ma non ha ritenuto di spendere una parola di solidarietà verso la categoria. Ha invece ribadito che è contento di questa assoluzione perché “… È giusto che i cittadini giudichino una amministrazione non in base alle indagini che finiscono in nulla come in questo caso ma in base alla qualità della vita. Quindi i romani giudicheranno l’amministrazione dei 5 Stelle in base a come è messa Roma. È giusto che non siano le sentenze e i magistrati a decidere chi governa e chi va a casa”. Strano anche questo, soprattutto se penso che nel caso di Riace e del Sindaco Lucano mi era sembrato di sentire dal Ministro degli Interni parole e concetti diversi… ma forse avevo sentito male.

Roma, 22 maggio 1939: con la legge n. 917, promulgata da Vittorio Emanuele III,  viene istituita in Italia la medaglia d’onore per le madri di famiglie numerose. Il regime fascista ha bisogno di un popolo numeroso e giovane per realizzare l’impero . http://arsmilitaris.altervista.org/faleristica/madre.html

Roma, 29 ottobre 2018: nella manovra finanziaria del “Governo del cambiamento”, non ancora presentata in Parlamento, c’è una bozza che per “favorire la crescita demografica” prevede la concessione gratuita di un terreno da coltivare per i prossimi vent’anni alle coppie che avranno un terzo figlio.

C’è sempre un legame con il passato nella storia di un Paese. Quel passato insegna che le strade sbagliate non devono mai essere percorse all’indietro. Eppure quello che sta succedendo in questo Paese è un ritorno al passato che sembra non essere percepito da gran parte dei cittadini italiani. C’è una voglia di muscoli e di parole forti, capaci di illudere sul futuro e pericolose. Pericolose perché il confine fra le parole e i fatti è a un passo, e oltre il confine esiste il regime, lo Stato di Polizia. In questi giorni il Capo dello Stato ha approvato il “Decreto Sicurezza” o decreto Salvini. È un decreto che peserà come un macigno sulla vita democratica del nostro Paese non solo per le ripercussioni pratiche e immediate, dall’abolizione della protezione umanitaria al trattenimento nei centri per il rimpatrio, che avrà per la vita futura dei migranti e dei richiedenti asilo, ma anche per il messaggio che viene fatto passare. La confusione e la menzogna che ruotano intorno al concetto di “sicurezza” rischiano di creare un muro sempre più alto di fronte al quale il bisogno di umanità e solidarietà fra le genti andrà inevitabilmente a scontrarsi. Quando la parola “sicurezza” viene sempre associata alla migrazione individua falsi nemici e divide sempre di più gli ultimi da tutti gli altri. Colpisce chi cerca di uscire dal girone dantesco della povertà e della miseria e della solitudine umana e sociale, prevedendo l’arresto per accattonaggio e il conseguente sequestro dei ‘proventi’ ottenuti. Colpisce chi lavora per creare e unire. Abbatte tutto quello, poco o tanto che sia, che in questi anni è stato costruito per dare un valore alla parola “Umanità”. Nulla, invece, per quanto riguarda la lotta alla mafia, alla corruzione, alla lotta contro i movimenti xenofobi e razzisti. Qualcuno dovrà rispondere un giorno di tutto questo e rendere conto della propria indifferenza, dei silenzi e delle omissioni, perché tutto questo diventa complicità. Coraggio signori, fate il vostro gioco.

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La Guerra Del Vino http://www.sonda.life/in-evidenza/la-guerra-del-vino/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-guerra-del-vino/#respond Mon, 12 Nov 2018 08:05:52 +0000 http://www.sonda.life/?p=7467 Di Alfredo Luis Somoza

 

Tra i grandi accordi commerciali che l’Unione Europea continua a negoziare con altri gruppi di Paesi del mondo senza mai arrivare a una conclusione spicca quello con il Mercosur. L’associazione tra Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, nata nel 1985, ha sempre considerato l’UE come il modello da seguire. Nel Mercosur ci sono due tra i più grandi produttori mondiali di alimenti, Argentina e Brasile; il Paese con le principali riserve di greggio al mondo, il Venezuela; e la più grande potenza industriale a sud dell’equatore, il Brasile, che inoltre dispone di un mercato di 280 milioni di persone, circa la metà della popolazione dell’UE.

Un accordo tra le due aree dovrebbe essere perfettamente complementare, dato che il maggior peso dei manufatti nell’export europeo è bilanciato da quello delle commodities nell’export dei Paesi Mercosur. Le agricolture, poi, sono in buona parte non concorrenziali tra loro: basti pensare ai prodotti tropicali del Brasile e alle stagioni invertite per la maturazione della frutta o del grano in Argentina. Un capitolo a sé è quello dei legami storici e culturali. Il Cono Sud americano non solo è stato colonizzato da Portogallo e Spagna, ma è stato trasformato dalle migrazioni europee avvenute a cavallo dell’800, in primis quelle italiana e spagnola, ma anche francese e tedesca. Le multinazionali europee non hanno mai delocalizzato qui, ma si sono insediate per produrre beni destinati a questi mercati: Pirelli, Fiat, Volkswagen, Chandon sono presenti sul mercato sudamericano da quasi un secolo. Un accordo tra UE e Mercosur sarebbe dunque la più naturale delle alleanze, sancendo l’esistenza di un’area di influenza europea in quella zona del pianeta che l’antropologo brasiliano Darcy Ribeiro chiamava “neo-Europe”.

La pluridecennale trattativa tra i due blocchi è però molto difficile. Ogni volta che la volontà politica accelera, infatti, si scontra con lo stesso ostacolo: la tutela delle IGP europee. Bruxelles ha chiesto di inserire 357 “nomi”, 57 dei quali italiani, nella lista delle specialità che dovrebbero essere tutelate. In parole povere, se il Mercosur firmasse l’accordo dovrebbe vietare ai produttori locali di usare nomi di prodotti registrati in Europa, come Parmigiano-Reggiano o Chianti. La cosa incredibile è che quei prodotti vengono considerati da Bruxelles european sounding, quando sono invece prodotti ormai storici, portati in America oltre un secolo fa dagli emigrati. Parmigiano, mozzarella, malbec, roquefort o emmenthal prodotti in Argentina, in Uruguay o in Brasile non rappresentano tentativi di frode in “stile cinese”. Sono il frutto, ormai molto diverso dall’originale, dello spostamento oltre l’Atlantico di popoli europei che si sono portato dietro la loro cultura, anche agroalimentare.

La domanda è: il consumatore capisce la differenza tra il vino da uva italiana o francese prodotto in Argentina e quello “made in Europe”? Certo, se non altro per il prezzo molto più conveniente del primo. A nessuno sfuggono la diversità e la qualità quasi sempre superiore del prodotto europeo. La dimostrazione è il momento felice che il vino italiano sta vivendo in Brasile, dove nel 2017 l’export dalla Penisola è aumentato del 48%, per un valore di 35 milioni di euro. Di cosa si sta parlando, allora? Di un principio ormai assurdo e fuori dal tempo: cioè il voler regolamentare non solo il proprio mercato, cosa legittima soprattutto rispetto alla sicurezza alimentare, ma anche quello degli altri, sulla base del principio che solo i propri prodotti sono legittimi.

Questa guerra contro i mulini a vento, che per fortuna non inficia la crescita dell’export alimentare dell’UE, contribuisce all’isolamento europeo. Battere un colpo a favore del multilateralismo per contrastare il ritorno al bilateralismo voluto da Donald Trump sarebbe politicamente significativo, ma ci stiamo giocando questa occasione per due forme di parmigiano e qualche fiasco di vino.

https://alfredosomoza.com/

 

 

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Greenpeace: Gravi Ritardi Sulla Tutela Delle Zone Di Riproduzione Nello Stretto Di Sicilia http://www.sonda.life/in-evidenza/greenpeace-gravi-ritardi-sulla-tutela-delle-zone-di-riproduzione-nello-stretto-di-sicilia/ http://www.sonda.life/in-evidenza/greenpeace-gravi-ritardi-sulla-tutela-delle-zone-di-riproduzione-nello-stretto-di-sicilia/#respond Mon, 12 Nov 2018 08:01:17 +0000 http://www.sonda.life/?p=7464 I nostri mari sono minacciati da molte insidie, purtroppo tutte derivanti dall’indifferenza dell’uomo per la natura e per la sua tutela. Il mare e gli esseri viventi che lo popolano vivono una situazione ormai drammatica, fra inquinamento (con la plastica che ormai ha raggiunto dimensioni più che allarmanti), progetti industriali distruttivi, pesca di frodo o pesca intensiva, ecc. Proprio alla pesca è dedicato il rapporto “FRA poco spariranno” (leggi qui), pubblicato da Greenpeace. Un rapporto che denuncia l’inefficacia delle misure di tutela delle aree di riproduzione delle specie ittiche nello Stretto di Sicilia, in particolar modo il gambero rosa (o bianco) e il nasello.

Secondo quanto riporta il dossier dell’organizzazione ambientalista, decine di pescherecci a strascico (almeno 147 imbarcazioni in circa tre anni) hanno svolto presunte attività di pesca in tre zone tutelate dello Stretto di Sicilia. I pescherecci in questione sono quasi tutti battenti bandiera italiana e provengono principalmente dai porti di Mazara del Vallo, Sciacca, Porto Empedocle, Licata e Portopalo di Capo Passero. Le zone di riproduzione (nurseries) sono oggetto di una proposta di divieto di pesca che risale al 2006 e che è stata adottata dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo della FAO che, nel 2016, ha stabilito l’istituzione di tre Fisheries Restricted Areas (FRA) nello Stretto di Sicilia.

Da qui il gioco di parole del dossier di Greenpeace “FRA poco spariranno”, che lancia l’allarme sull’enorme rischio di sparizione delle specie ittiche pescate in queste aree delicate. Il punto è che però quanto stabilito dalla Commissione non si è mai tradotto in una normativa che vieta la pesca in queste tre zone di mare denominate FRA (Fisheries Restricted Areas). Anzi, l’attività di pesca sembra addirittura essere aumentata dopo la loro istituzione. “La cosa più incredibile – afferma Greenpeace nella nota – è che i pescherecci che abbiamo identificato non hanno fatto nulla di illegale perché le raccomandazioni del CGPM-FAO sono rimaste solo sulla carta e la pesca tende pure ad aumentare!”.

“Le ‘raccomandazioni’ FAO – prosegue Greenpeace – sono quindi carta straccia e, in conclusione, si sono persi almeno dodici anni per dare una speranza di futuro al mare, alle sue risorse e ai pescatori”. Ecco perché, di fronte a questo scempio, l’organizzazione ambientalista chiede alla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo della FAO di “intervenire con fermezza nei confronti dell’Italia, che non ha fatto assolutamente nulla di concreto per far rispettare una norma così elementare come il divieto di pesca nelle zone dove i pesci si riproducono”.

Intanto, in questo quadro difficile e deprimente, arriva una notizia positiva per il mare, che è il frutto di una lunga battaglia di sensibilizzazione e lotta condotta da Greenpeace e relativa alla pesca. Rio Mare, uno dei colossi del settore del tonno, ha finalmente deciso di accettare la sfida lanciata da Greenpeace con la storica classifica “Rompiscatole” che individuava le aziende del settore meno virtuose, e si è impegnata a ridurre l’utilizzo dei metodi di pesca più dannosi. Parliamo di un’azienda agli ultimi posti per sostenibilità e che oggi annuncia di voler cambiare rotta. Vedremo sei alle parole seguiranno impegni e fatti concreti.

 

Redazione http://ilmegafono.org

 

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La Lettura Del Mese http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-35/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lettura-del-mese-35/#respond Mon, 12 Nov 2018 07:58:12 +0000 http://www.sonda.life/?p=7462

T.B. Kennington (1856-1916), Lady Reading by a Window (ca.1911)

A LONG, LONG TIME AGO…

 

Osvaldo Soriano, Triste, solitario y final (EINAUDI)

 

Breece D’J Pancake, Trilobiti (MINIMUM FAX)

 

 

Ogni verso del disco [Time Out of Mind, 1997] risuonava come una sentenza, una massima, una pagina di diario ripetuta all’infinito. (…) Era il pasto nudo, quando ti accorgi di quello che stai mangiando da una vita. Crudo, secco. Solitario, invischiato, mortifero, triste. Y final.

Marco Rossari, Bob Dylan il fantasma dell’elettricità

 

Proprio nel 1997, il 29 gennaio, all’età di 54 anni moriva Osvaldo Soriano che più di vent’anni prima si infilava tra le pagine di Triste, solitario y final divenendo addirittura coprotagonista della storia.

Un Osvaldo Soriano in difficoltà, quello letterario: “(…) guardò verso il basso e l’orizzonte gli parve una nebulosa, un sogno senza senso. Los Angeles era sommersa nel fumo e si estendeva salendo e scendendo in lontananza, tra le colline, verso il mare. Dall’altra parte, la valle mescolava il verde della vegetazione con alcuni quadrati sgombri in cui si vedeva una villa o un night club. Ancora una volta l’argentino si sentì estraneo nel cuore di quella città. Chiuse gli occhi e si vide mentre camminava per strade deserte, scure per le ombre di edifici alti e interminabili.

Alla ricerca di Laurel e Hardy, in arte Stanlio e Ollio, “Il ciccione e il magrolino”, incontrerà niente meno che l’investigatore Philip Marlowe che nel tentativo di aiutarlo lo trascinerà in una serie di veramente rocambolesche avventure, ai limiti del comico e del romanzo noir. Un perfetto mix che stranamente non è mai stato trasposto sul grande schermo, ma che forse difficilmente si potrebbe rendere al cinema senza banalizzare tutto. E d’altronde, già all’inizio degli anni Settanta, quando questo romanzo è stato scritto: “ – Hollywood non esiste più, – disse la Fonda, alzando le spalle; – rimangono solo un po’ di vecchi, un pugno di spacconi e qualche hippy. La farsa è finita.

Allora il problema non è Marlowe, che come diceva il suo creatore (ma forse sarebbe meglio dire semplicemente narratore?) Raymond Chandler: «è un fallito, e lo sa. (…) Ma una quantità di uomini ottimi sono stati dei falliti perché i loro particolari talenti non si adattavano all’epoca e al luogo in cui vivevano.»

Marlowe stesso, a Soriano: “ – La storia la fa Chaplin, Soriano. Noi siamo soli e il copione ci è contro.

Già, quelli come Chaplin…

Marlowe invece è, parola sempre di Chandler: «un uomo pericoloso, eppure dotato di un forte senso di solidarietà umana, (…) perplesso ma mai veramente sconfitto… ».

FALLITO per la società in cui vive, ma non uno SCONFITTO dalla vita..

Non ancora: “Strinse la sabbia coi pugni e si rimise in piedi. (…) Soriano gli andò dietro. Gli venne in mente che presto sarebbe tornato a Buenos Aires, che si sarebbe seduto davanti a una macchina da scrivere, che tutto questo gli sarebbe sembrato un sogno delirante e audace e allora Marlowe sarebbe stato un’ombra, un fantasma irreale e sciocco. (…) Sentì, all’improvviso, come dalla sua bocca uscivano, con difficoltà, le parole di un tango di Gardel. Marlowe si girò e lo affrontò.

 

 

 

“Una volta nei torrenti di montagna c’erano i salmerini. Li potevi vedere fermi nell’acqua ambrata con la punta bianca delle pinne che ondeggiava piano nella corrente. Li prendevi in mano e odoravano di muschio. Erano lucenti e forti e si torcevano su se stessi. Sul dorso avevano dei disegni a vermicelli che erano mappe del mondo in divenire. Mappe e labirinti. Di una cosa che non si poteva rimettere a posto. Che non si poteva riaggiustare. Nelle forre in cui vivevano ogni cosa era più antica dell’uomo, e vibrava di mistero

Cormac McCarthy, La strada

 

L’apocalittica visione del futuro di McCarthy sembra il “già presente” di Breece D’J Pancake (1952-1979, Virginia, Stati Uniti) negli unici, sotto molti punti di vista, dodici racconti di Trilobiti.

Parole le sue, è stato detto: “sapientemente levigate, piallate quanto i binari di una ferrovia.

Ma se un treno c’è nell’opera di Breece D’J Pancake, passa soltanto e se ne va, non si ferma, attraversando un territorio color RUGGINE per andare da un’altra parte…

Mentre qui, dove tutto è POLVERE, polveroso di TERRA e secco, pronto per prendere fuoco e bruciare, sparire nel vento per sempre, anche i volti e i corpi di chi è rimasto o è tornato sono ossidati o erosi dal tempo, come ferro, come pietre…

Eppure c’è ancora vita: “La luce del giorno accende di verde la montagna, cambia i colori della nebbia, tinge di amaranto le strade di mattoni a Rock Camp. I lampioni si spengono e scatta il semaforo in fondo a Front Street: ma non ferma nessuno, non avvisa nessuno, non mette fretta a nessuno.

Una vita immobile, inanimata. Una vita che cova sotto la cenere, dura, tenace, ridotta all’osso ma ancorata con le radici al terreno.

Un flusso che scorre come sangue nelle vene, come linfa nelle piante, quasi invisibile ma pronto a sgorgare alla prima possibile occasione.

Uno spirito tutto americano e molto poco europeo, a cui si è forse avvicinato un certo tipo di cinema delle nostre parti, alla Ken Loach per esempio (al contrario, dice Colly in Trilobiti: “Voglio parlare, ma le immagini non diventano parole.”), qui però è tutto ancora più scarnificato: “vita vera, vita trascurata, che non si prende cura di sé”, la descrive Martin Amis in London Fields, forse non a caso un altro romanzo anglosassone dal sapore di fine del mondo.

Eppure nonostante tutto, o forse proprio per questo: ogni cosa è “al posto giusto”.

E lasciato un: “paesaggio fragile, spalancato, morto. Tornò in casa, si allungò sul divano in salotto. Si tirò sul petto la coperta piegata, se la strinse addosso come un cuscino. Sentiva il bestiame muggire per la fame, sentiva il respiro roco e sommesso di suo padre che piangeva, sentiva sua madre mormorare un inno smozzicato. Rimase disteso in quel modo nella luce che ingrigiva e si addormentò. La neve oscurò il sole e mormorando la valle si richiuse quieta, quieta come un’ora di preghiera.

Nonostante tutto, o forse proprio per questo: stille di rugiada.

 

A cura di Giulia Caravaggi

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Chi Non Sta Da Una Parte O Dall’Altra Della Barricata, è La Barricata http://www.sonda.life/in-evidenza/chi-non-sta-da-una-parte-o-dallaltra-della-barricata-e-la-barricata/ http://www.sonda.life/in-evidenza/chi-non-sta-da-una-parte-o-dallaltra-della-barricata-e-la-barricata/#respond Mon, 05 Nov 2018 14:26:05 +0000 http://www.sonda.life/?p=7458 Di Maurizio Anelli.

 

Muri, duri a morire. Tirati su in ogni angolo del mondo dalla parte peggiore della bestia che abita accanto a noi. La bestia progetta il muro con pazienza, un mattone al giorno. Crea le condizioni con maestria: il primo mattone lo porta la crisi economica, dove gli ultimi sono da sempre i primi a pagare. Ma non basta, per arrivare a costruire il muro servono altri mattoni e la bestia sa dove trovarli e come incastonarli uno sopra l’altro. Serve un disagio sociale che cresca lentamente ma inesorabilmente, a volte servono tempi lunghi ma la bestia sa aspettare. I mattoni sono lì in fila ordinata, e uno alla volta si muovono verso il muro. La crisi economica c’è, adesso bisogna individuare il nemico per evocare la paura e la cultura del  sospetto, del rancore. Il più è fatto: adesso ci sono la crisi, il nemico e la paura. Manca solo un mattone, si chiama odio. Per seminare l’odio bisogna trovare una ragione, non importa che sia una ragione che vada d’accordo con la storia e la verità … l’importante è che ci sia. E allora ecco che l’asso viene calato sul tavolo, ha un nome semplice: Migrante. Migrante come tutti noi siamo stati almeno una volta nella vita. Partire e cercare qualcosa che assomigli alla vita, che la giustifichi. C’è un comune denominatore che da sempre accompagna i migranti: essere straniero, essere un ultimo. Ma straniero e ultimo rispetto a chi e a che cosa ? E qui il muro diventa difficile da abbattere, perché adesso la bestia non è più da sola. Ha creato intorno a sé i propri sbirri, i propri cani da guardia. Sono loro che azzannano, feroci. Da una parte chi muove i fili e dall’altra i burattini, molti per scelta e qualcuno quasi a sua insaputa e che magari fatica ad arrivare alla fine del mese, basta convincerlo che il suo destino sia minacciato non dalla bestia che ha creato le condizioni della sua misera esistenza ma dagli ultimi arrivati che invadono il suo territorio, che minacciano il suo posto di lavoro e la sua sicurezza. Una menzogna raccontata cento volte diventa realtà, e per molti la realtà ormai è questa e non ne esiste un’altra. Per loro, indifferenti di fronte al peso della propria indifferenza e della propria incapacità di scegliere da quale parte del muro stare non esistono guerre, carestie e miserie che possano giustificare l’invasione che non c’è ma che loro e solo loro vedono. A volte sembrano mossi da ingenuità, ma solo i bambini hanno diritto all’ingenuità e gli adulti hanno perso da tempo questo diritto. Spesso l’ingenuità è solo la maschera della colpevole apatia e indifferenza. Vladimir Ilyich Ulyanov, Lenin, sosteneva che “… chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata.. Troppe persone scelgono di non stare da una parte o dall’altra della barricata e aspettano l’evolversi degli eventi sperando di non essere coinvolti e di uscire illesi dalla tempesta. Lasciano ad altri il compito di schierarsi, con tutto il peso della responsabilità che la scelta di fatto comporta. La storia di Riace e del suo Sindaco, Mimmo Lucano, è un punto di non ritorno nella storia politica, umana e sociale di questo Paese. Non basta la solidarietà che pure è stata importante e sincera, non può bastare se non diventa un progetto comune in cui credere e su cui lavorare con convinzione. La disobbedienza civile di fronte a leggi sbagliate e ingiuste non basta se rimane confinata a un Uomo solo e delegittimato dallo Stato e dalle Istituzioni. Quella disobbedienza e quella ribellione devono diventare un contagio di massa, a cominciare dalla parte sana e pulita delle Istituzioni che deve pur esistere. E deve diventare un progetto capace di contagiare la parte migliore di un popolo. Se questo non succede è destinata alla sconfitta.  Questo è il rischio reale e, infatti, il progetto Riace è stato sconfitto dallo Stato, Mimmo Lucano non è più agli arresti ma è stato condannato a qualcosa di peggio: il divieto di dimora nella propria terra, quella stessa terra a cui lui aveva restituito dignità, e i migranti vengono allontanati da Riace. Questa è la sconfitta, questo è il muro che non riusciamo ad abbattere.

Ma accanto allo scontro su Riace c’è un altro mattone che si aggiunge al muro. L’inchiesta contro le ONG che salvano le vite in mare ha dimostrato che era costruita ad arte sul nulla, nessuna prova a sostegno delle accuse lanciate dalla Procura di Catania. Ma un risultato è stato ottenuto: togliere la navi delle ONG dal Mediterraneo, dove si continua a morire ma senza più testimoni. Strana coincidenza: il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, che nel 2017 aveva aperto quell’inchiesta, in questi giorni ha avanzato la richiesta di archiviazione delle accuse a carico del Ministro degli Interni Matteo Salvini relativamente alla vicenda della nave Diciotti. I reati contestati andavano dall’arresto illegale dei migranti al sequestro di persona, aggravato dalla presenza dei minori. Sono passati solo pochi mesi da quei giorni ma sembra che questo Paese abbia già dimenticato. Cos’altro deve ancora accadere in questo Paese perché la lezione di disobbedienza che ci è stata insegnata da Riace e dal suo Sindaco si trasformi in un progetto collettivo di ribellione e di riscatto umano e politico ?

https://www.corriere.it/cronache/18_novembre_01/diciotti-salvini-richiesta-archiviazione-accuse-zuccaro-magistrato-anti-ong-5b8a1ed8-ddc9-11e8-8216-3f7e282dea98.shtml

Non siamo l’unico Paese ad amare i muri, siamo in cattiva e numerosa compagnia. A pochi chilometri dai nostri confini, che brutta la parola confini, l’Austria rifiuta il patto delle Nazioni Unite sulle migrazioni esattamente come gli  Stati Uniti e l’Ungheria. Il cancelliere Sebastian Kurz, giustifica la scelta sostenendo che “limita la sovranità del Paese”. In un passo successivo il suo vice, Heinz-Christian Strache, è ancora più cinico e afferma che “alcuni contenuti del Global Compact sono diametralmente opposti alla nostra posizione. La migrazione non è e non può diventare un diritto umano”.  Per questo nessun rappresentante di Vienna parteciperà alla conferenza dell’Onu a Marrakech, in Marocco, il 10 e 11 dicembre. Sembra incredibile che queste affermazioni arrivino dal Cancelliere austriaco e dal suo vice se si pensa che a Vienna l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo è inciso all’ingresso del Parlamento austriaco. Quando si afferma che “ la migrazione non è e non può diventare un diritto umano” si compie una scelta di non ritorno: si nega il diritto di cercare la vita a chi la vita non può averla nel proprio Paese.

Anche gli USA corrono in questa direzione. Strano Paese gli Stati Uniti: nato grazie alla migrazione in gran parte proveniente dall’Europa, costruito sul genocidio del nativo popolo pellerossa e diventato grande anche grazie allo sfruttamento degli schiavi provenienti dall’Africa e alla forza lavoro dei migranti di mezzo mondo. La bibbia in una mano e una pistola Colt nell’altra… si possono fare affari con i regimi corrotti degli sceicchi o del narcotraffico, ma la porta deve rimanere chiusa ai migranti. In questi giorni la grande carovana dei migranti mette paura alla Casa Bianca. Sono migliaia di donne e uomini, vecchi e bambini, arrivano dall’Honduras, dal Salvador e dal Guatemala. Hanno superato la frontiera, sono entrati in Messico e se riusciranno a superare lo sbarramento della polizia federale all’ingresso del Chiapas marceranno dritti verso gli Stati Uniti. Il Presidente americano Trump ha promesso di inviare i soldati per tentare di arrestare la marcia, e a quel punto tutto può succedere. https://video.huffingtonpost.it/embed/esteri/honduras-la-carovana-dei-migranti-anche-donne-e-bambini-in-marcia-verso-gli-usa/19154/19122?responsive=true

Sembra che nulla possa fermare l’onda nera che cammina sulle strade bianche dell’Europa e degli Stati Uniti d’America. Un’onda che prova a riportare la storia indietro di cent’anni, e alla quale non riusciamo a dare una risposta collettiva e organizzata, capace di superare le tante piccole differenze e lavorare in nome di un bene comune. Riusciamo a riempire le piazze e a creare momenti di indignazione e di ribellione che però si fermano quasi subito al primo ostacolo, alla prima prova da superare. Non riusciamo ad andare oltre, come se non riuscissimo a capire che da soli non potremo mai sconfiggere un nemico feroce e organizzato. Ognuno di noi porta un pezzo della propria storia e della propria voglia di cambiare davvero questo mondo ma non riusciamo a mettere insieme tutti i pezzi capaci di trasformare un puzzle volenteroso e appassionato in un quadro d’autore, capace di essere globale. Dobbiamo riuscirci, perché il tempo corre veloce e ha scelto una strada che non è la nostra, che non ci piace e che non è quella giusta. Ci sono muri che dobbiamo abbattere, ma per farlo dobbiamo uscire dalla nostra solitudine e cercare gli altri. Un tempo si chiamava lotta di classe, noi ci chiamavamo Compagni e sapevamo scegliere da quale parte stare della barricata.

 

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Le Mani Della Mafia sul Gioco D’Azzardo http://www.sonda.life/in-evidenza/le-mani-della-mafia-sul-gioco-dazzardo/ http://www.sonda.life/in-evidenza/le-mani-della-mafia-sul-gioco-dazzardo/#respond Sun, 04 Nov 2018 22:07:23 +0000 http://www.sonda.life/?p=7455 Di Vincenzo Verde.

Il gioco d’azzardo oggi rappresenta un’importante risorsa per le casse dello Stato che, ogni anno, guadagna miliardi in introiti fiscali provenienti dalle aziende del settore. Nel 2017, al netto di un giro d’affari di quasi 100 miliardi di euro (tra vincite e perdite dei giocatori), il nostro Paese ha incassato circa 10 miliardi. Una cifra altissima che mette l’Italia al primo posto nell’Unione Europea per entrate fiscali derivanti dal gioco d’azzardo. Ma a quale costo? Il primo, il più evidente, è quello che concerne la salute dei cittadini. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) infatti, circa 1,5 milioni di italiani sono considerati giocatori problematici e almeno altrettanti vengono definiti giocatori a rischio.

Anche per far fronte a ciò, proprio l’anno scorso è stato istituito un numero verde dedicato a chi ha problemi con il gioco, mentre contestualmente sono partite numerose iniziative per contrastare il gioco d’azzardo patologico. Nonostante queste contromisure, i numeri non sono migliorati e pare che il fenomeno sia ancora in crescita. Purtroppo nel nostro Paese, dove c’è un problema preesistente, spesso la criminalità organizzata interviene a peggiorare la situazione. È infatti noto che, degli oltre 200 miliardi annui stimati dall’Eurispes come incasso delle associazioni criminali in Italia, una larga fetta provenga proprio dal gioco d’azzardo, che sembrerebbe essere diventato il secondo business per giro d’affari, dopo quello della droga. Il settore è infatti considerato dalle mafie come il principale strumento per ripulire il denaro sporco. E non solo.

È notizia degli ultimi giorni il coinvolgimento di alcuni esponenti di cosa nostra in un affare che avrebbe portato all’assegnazione, in favore del gruppo, di un finanziamento di circa 800mila euro per un progetto contro la ludopatia. Un’incredibile beffa che è stata sventata grazie alla collaborazione di un collaboratore di giustizia, il quale ha permesso alle forze dell’ordine di individuare quella che sembrerebbe essere stata una mazzetta di circa 20mila euro che il gruppo aveva pagato ad un funzionario di Invitalia (ente che si occupa dell’assegnazione di finanziamenti per questo tipo di progetti).

Nel merito della stessa operazione, denominata “beta 2”, è stato previsto anche il sequestro preventivo di una società di scommesse con sede a Catania, forse coinvolta negli affari illeciti del gruppo. Un’altra indagine dell’antimafia palermitana, chiamata “Anno Zero” e condotta a partire dallo scorso aprile, ha aiutato a fare luce sul legame sempre più stretto tra mafia e gioco d’azzardo, andando nello specifico a spiegare come alcuni computer presenti in alcuni centri scommesse venivano riprogrammati in maniera tale che si potesse accedere ad un sistema di scommesse illegale usando proprio i macchinari autorizzati dal Monopolio di Stato.

Insomma, sebbene le forze dell’ordine siano più volte intervenute a contrastare questo fenomeno, sembra che per le mafie ci sia ancora miele da spremere dal sistema gioco d’azzardo. Considerando il danno all’economia reale del Paese, che vede ridotta la capacità media d’acquisto dei cittadini, mettendo nell’equazione i miliardi che ogni anno la mafia riesce a riciclare usando sistemi come quello scovato nell’indagine “Anno Zero”, aggiungendo infine il fatto che la criminalità cerca anche di intervenire sabotando e lucrando sulla lotta al gioco d’azzardo patologico, vale davvero la pena di tenere in piedi questo settore così come lo conosciamo oggi?

ilmegafono.org

 

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Se La Natura Milanese Diventa “Oggetto” Di Design http://www.sonda.life/citta-in-movimento/se-la-natura-milanese-diventa-oggetto-di-design/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/se-la-natura-milanese-diventa-oggetto-di-design/#respond Sun, 04 Nov 2018 22:04:46 +0000 http://www.sonda.life/?p=7451 Dagli studenti dello IED di Milano due progetti di comunicazione integrata su Parco Nord, con un unico obiettivo: portare la grande area verde (che tocca ben sette comuni tra Milano, Bresso, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Cormano, Novate Milanese) sempre più al cuore dei milanesi; renderla una destinazione must, da vivere (non lo è ancora sufficientemente e per tutte le potenzialità che possiede) e da cui lasciarsi ispirare. Perché un luogo in cui immergersi nella natura vera si può trovare proprio nel posto in cui già viviamo, senza necessità di correre per forza altrove.

 

Puntare dritto ai valori di Parco Nord – un’area di natura vera nei pressi della città, selvaggia e organizzata al tempo stesso – per avvicinarlo sempre più a chi vive a Milano e Hinterland; renderlo un must visit o un love place di Milano, una meta irrinunciabile e unica nel panorama cittadino.

Sono questi gli obiettivi del progetto di tesi IED-Parco Nord, sviluppato da due gruppi di neodiplomati in Design della Comunicazione IED Milano (afferenti a 4 diversi indirizzi di specializzazione) nell’anno accademico 2017/2018, e declinato in due proposte che la scorsa settimana gli studenti hanno presentato alle istituzioni nell’avveniristica cornice di Oxy.gen, padiglione galleggiante dedicato all’innovazione e alla divulgazione scientifica.

Due piani di comunicazione di cui l’Ente Parco Nord Milano terrà conto in alcuni punti per la sua comunicazione futura, e la cui anima è riassumibile rispettivamente nei pay off individuati per ciascuna proposta: Nature Inspiring Humans e Magical metamorphosis.

Autori della prima proposta – che parte dall’idea di risvegliare nella gente il bisogno latente di natura vera, elemento in grado di ispirare tutti – sono Marcello Augugliaro (Copywriting), Massimiliano Bratti (Art Direction), Martina Magoni (Event Management), Giulia Melli, Gaia Pinotti e Giulia Waldner (Communication Management).

La seconda proposta – che mira in particolare ad avvicinare il target millennial e turisti puntando sull’aspetto sensoriale e sul concetto di “trasformazione” dellindividuo e della città ad opera della natura – è frutto invece del lavoro di Francesco Negri (Art Direction), Benedetta Lodrini, Carlotta Pizzi, Cecilia Reggio (Communication Management), Simone Canova (Copywriting), Camilla Marconi (Event Management). Gli studenti sono stati coordinati dal docente-relatore Cinzia Piloni con gli assistenti Gianluca Felice e Flavia Pallavidini.

Entrambi i progetti partono da un attento studio concettuale della realtà di Parco Nord, del brand e dei suoi valori (oltre che dei pubblici a cui si vuole puntare) declinandosi poi in un piano di rebranding, nellideazione di una nuova identità visiva per il marchio, in una originale campagna di affissioni e social, in un concept di eventi di coinvolgimento del pubblico, con l’individuazione di timing e budget per l’attivazione di ogni punto.

 

Negli ultimi anni IED ha lavorato spesso al fianco di istituzioni ed enti nella realizzazione di progetti di pubblica utilità – racconta Elena Sacco, Direttore della Scuola di Comunicazione IED Milano. “Campagne di comunicazione a sostegno di nuovi servizi, progetti strategici di riqualificazione di aree urbane, destination branding, progetti di sensibilizzazione su tematiche sociali e tanto altro. Ci auguriamo che anche le proposte sviluppate per Parco Nord raccolgano il consenso e possano, come spesso è accaduto, essere realizzate poi concretamente”.

Il Parco Nord Milano ormai da alcuni anni” – aggiunge il Presidente Roberto Cornelli “lavora anche sulla comunicazione e sulle relazioni con i cittadini, a partire dai loro bisogni e dai loro linguaggi… lo stesso lavoro svolto con lo IED è un modo per avvicinare i giovani creativi milanesi alla potenzialità di un grande spazio verde, ricco di suggestioni e di emozioni, come avviene nelle altri capitali europee”. “Crediamo fortemente che anche per Milano” aggiunge il Direttore Riccardo Ginile fondamenta di sostenibilità della smartcity del futuro siano proprio i boschi e le foreste che la circondano, di cui Parco Nord è il tassello fondamentale. Il Parco è un valore culturale fondante e identitario della Milano Green…

I concept studiati per Parco Nord  – Nature Inspiring Humans

Come è successo nella storia di alcuni illustri personaggi (Van Gogh, Leonardo Da Vinci e Vivaldi) la natura e il contatto con essa sono fonte di ispirazione per tutti. “Nature Inspiring Humans nasce con lidea di raccontare le esperienze di coloro che si sono arricchiti grazie al contatto con le meraviglie del mondo naturale. Il progetto si basa sul content design, in modo da utilizzare la quotidianità degli utenti come principale linguaggio di comunicazione. Luso dei media digitali, inoltre, permette a Parco Nord di innervare Milano e di raggiungere il proprio target. Questo è costituito non solo dagli attuali ospiti ma da tutti i potenziali fruitori che vorrebbero innamorarsi di ‘natura verae non sanno di poterlo fare a Milano” – afferma il primo gruppo di neodiplomati IED nella dichiarazione di intenti della loro tesi. Non un semplice parco, quindi, ma un luogo in cui dare vita alla propria storia.

Il progetto parte dall’analisi del rapporto tra uomo e natura in un contesto urbano come quello milanese, rilevando insight preziosi: i cittadini desiderano un luogo in cui immergersi nel verde, senza però rinunciare alle comodità della vita in città. Un luogo simile si può trovare proprio nel posto in cui già viviamo, senza necessità di correre per forza altrove. Milano, quindi, non è solo una metropoli grigia, quella del business e dei trend, ma è anche la città del verde, della sensibilità green, dellaggregazione sociale.

Vivendo in una dimensione urbana siamo portati a dimenticare quanto noi esseri umani abbiamo bisogno della natura. Ne abbiamo bisogno non solo per sopravvivere ma anche per apprendere ed evolvere. Parco Nord non ha confini e il nostro intento è far sì che innervi Milano attraverso le testimonianze di persone che si sono realizzate osservando e comprendendo la natura” afferma ancora il gruppo nella delineazione del concept.

 Magical Metamorphosis

Altrettanto poetiche le premesse della seconda proposta, che punta all’aspetto sensoriale e ad ampliare il target di fruitori del Parco rivolgendosi ai Millennial (i nati tra il 1980 e il 2000, con un’età compresa tra i 18 e i 38 anni) e i turisti, mantenendo comunque attivo il legame con il target attuale.

La natura è in continua trasformazione e noi siamo parte di essa. Ogni volta che entriamo in contatto consapevole con lei subiamo un mutamento. Come nelle Metamorfosi di Ovidio, gli elementi naturali prendono vita in noi, trasmettendoci i loro valori quasi in un processo di osmosi e migliorandoci sia nel rapporto con la città, sia nelle relazioni con gli altri. A Milano, Parco Nord si presenta come luogo privilegiato di questa esperienza di trasformazione e chiunque, visitandolo, ne verrà profondamente toccato” – chiarisce il secondo gruppo di autori. “Siamo rimasti increduli quando abbiamo scoperto come fosse possibile rilassarsi ammirando il cielo stellato, senza inquinamento luminoso, a pochi passi dal centro di Milano.”

L’idea è quindi quella di mostrare come la città può essere trasformata dalla Natura, quella di Parco Nord. E quali magiche esperienze sensoriali possiamo vivere al suo interno (anzi, anche fuori).

 

La Redazione

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Emergenza Plastica, Trovate Microparticelle Anche Nell’Uomo http://www.sonda.life/in-evidenza/emergenza-plastica-trovate-microparticelle-anche-nelluomo/ http://www.sonda.life/in-evidenza/emergenza-plastica-trovate-microparticelle-anche-nelluomo/#respond Sun, 04 Nov 2018 22:00:09 +0000 http://www.sonda.life/?p=7448 Di Veronica Nicotra.

L’inquinamento provocato dalla plastica è un problema sempre più attuale che sta devastando diverse parti del nostro pianeta. A soffrirne particolarmente sono i mari e gli oceani, che ogni anno sono intasati da oltre 8 milioni di tonnellate di questo materiale. Nello specifico, si parla delle microplastiche, frammenti di polimeri inferiori ai 5 millimetri, che hanno invaso le acque, ma ora sembra che siano entrate anche nella catena alimentare.

Se infatti dalle creature che vivono negli oceani sono passate agli animali terrestri, adesso si trovano persino nell’uomo; addirittura potrebbero essere presenti nel 50 per cento della popolazione mondiale. In sostanza, sono dentro di noi e ne stiamo ingerendo più del previsto. Nel caso degli insetti, quali le zanzare o le libellule, sembra che essi siano in grado di ingerirle e trasportarle.

Per quanto riguarda gli esseri umani, i ricercatori dell’Agenzia dell’Ambiente austriaca hanno effettuato uno studio su un piccolo gruppo di otto partecipanti provenienti da Europa, Giappone e Russia, arrivando a una scoperta abbastanza chiara: per la prima volta sono state trovate anche nelle feci umane. Delle particelle di microplastiche esaminate, ne sono state trovate ben nove tipi diversi su dieci varietà testate. Un test che ha confermato il sospetto che potessero giungere anche nell’intestino umano, soprattutto le particelle più piccole che sono in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e possono persino raggiungere il fegato. Dimostrato che possono essere anche all’interno di noi, resta da capire quali potrebbero essere le conseguenze per la salute umana.

Dunque, per combattere questo fenomeno, in settimana si è tenuto un vertice, “Our Ocean”, in Indonesia. A Bali, governi, ong, imprese di riciclo, ambientalisti e oltre 275 marchi internazionali, da Nestlè a Coca Cola, si sono riuniti per trovare una soluzione rapida e globale. L’obiettivo è quello di fare in modo che i rifiuti plastici prodotti non finiscano mai più in mare. Per raggiungerlo, bisognerebbe eliminare gli imballaggi di plastica non necessari attraverso eco design e innovazione e ridurre i prodotti monouso. Il fine ultimo è quello di realizzare una economia circolare della plastica e ridurre globalmente l’inquinamento legato alla diffusione, l’abbandono e la durevolezza di questo materiale.

ilmegafono.org

 

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La Lezione Della Brexit Che è Meglio Non Dimenticare http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lezione-della-brexit-che-e-meglio-non-dimenticare/ http://www.sonda.life/in-evidenza/la-lezione-della-brexit-che-e-meglio-non-dimenticare/#respond Mon, 29 Oct 2018 21:42:56 +0000 http://www.sonda.life/?p=7445 Di Alfredo Luis Somoza.

Gli oltre cinquecentomila manifestanti che a Londra hanno chiesto una seconda opportunità per esprimersi sulla Brexit rappresentano la più spettacolare e visibile protesta contro il salto nel buio che l’insipienza dei ceti politici inglesi ha provocato. Le responsabilità non sono però le stesse per tutti.

C’è chi, come Nigel Farage, ha lottato anni per portare il Regno Unito fuori dall’UE, nostalgico di un Impero che non esiste più da almeno 80 anni e convinto che l’insularità, storica garanzia dell’indipendenza del Regno Unito, nel XXI secolo sia ancora una barriera difensiva. C’è chi nel Labour Party non si è speso quanto avrebbe dovuto, lisciando il pelo al sentiment degli elettori. Ma il massimo responsabile è David Cameron, che volle ripetere la mossa compiuta della signora Thatcher nel 1984, quando ottenne il rebate, cioè la restituzione di parte dei contributi versati all’UE. Ogni anno, infatti, a Londra vengono rimborsati i due terzi dei contributi versati a Bruxelles in eccedenza rispetto a quanto il Paese riceve: circa 4 miliardi di euro all’anno. La Lady di Ferro aveva ottenuto il rebate minacciando di ritirare il Regno Unito dalla CEE; Cameron andò oltre quando, nel 2014, promise un referendum consultivo sulla permanenza nell’UE. Una spada di Damocle con la quale, in effetti, piegò i partner europei, che nel 2016 gli concessero quanto richiesto: soprattutto l’eliminazione del percorso già tracciato verso un’Unione più stretta.

La storica rivendicazione di Londra, contraria alla trasformazione dell’UE in qualcosa di più di un accordo commerciale tra Stati, è da sempre condivisa da Washington, che preferisce alleati deboli con i quali trattare singolarmente. Forte di questo successo negoziale, che sarebbe entrato in vigore solo dopo il referendum, Cameron dichiarò che avrebbe dato indicazione di voto favorevole alla permanenza nell’Unione. Quello che lo scommettitore di Londra non sapeva era che una vera macchina mediatica fatta di fake news, bugie, disinformazione si era abbattuta soprattutto sui cittadini delle zone rurali e dei piccoli centri urbani. E così il 23 giugno 2016 è entrato nella storia perché, per la prima volta, un Paese ha votato sì all’uscita e non all’ingresso nell’Unione Europea. È stata la prima “vittoria” dei manipolatori della rete come Steve Bannon, consulente per la comunicazione di Donald Trump, che dopo pochi mesi avrebbe vinto le presidenziali in USA. Manipolazione scientifica, che ha portato i cittadini di alcune contee depresse del Galles, sostenute fortemente dai finanziamenti comunitari, a votare contro chi garantiva loro il reddito.

Parole d’ordine: sovranismo, rifiuto dell’immigrazione, miglioramento dell’economia senza l’UE. Il copione, dalla Brexit in poi, si è ripetuto spesso e non solo in Europa.  Ma, finita l’ubriacatura, la trattativa per la separazione si è rivelata tutta in salita. L’Unione Europea, divisa quasi su tutto, sul fronte Brexit si è dimostrata incredibilmente compatta. Londra non può uscire gratis e soprattutto non può ripristinare la frontiera fra le due Irlande. La conseguenza più dolorosa per il governo conservatore è stata la scelta degli operatori finanziari e delle grandi aziende con sede nel Regno Unito, che da subito si sono attrezzati per tamponare un’uscita rovinosa migrando nel Continente. Oggi si sa che l’uscita senza negoziato – a meno che all’ultimo momento non si riesca a salvare capra e cavoli – avrà ricadute pesantissime per l’economia britannica. Chi ha votato leave perché pensava che sarebbe stato meglio ha capito che invece accadrà il contrario. Un errore, compiuto da una classe politica mediocre, sancito democraticamente ai tempi della manipolazione di massa via web. Una lezione non solo per il Regno Unito.

 

https://alfredosomoza.com/

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Il Silenzio Che Apre La Strada Al Regime http://www.sonda.life/in-evidenza/il-silenzio-che-apre-la-strada-al-regime/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-silenzio-che-apre-la-strada-al-regime/#respond Mon, 29 Oct 2018 09:07:07 +0000 http://www.sonda.life/?p=7439 Di Maurizio Anelli.

“Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri.
Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato”. (Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo – 26 aprile 1921
)

 

Antonio Gramsci

C’è un solco profondo quasi cent’anni fra queste parole di Antonio Gramsci e i nostri giorni ma sembrano scritte solo ieri, come se un secolo di storia non avesse lasciato traccia alcuna e quella “ psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano” emerge oggi in tutta la sua forza. E lo “Stato bene ordinato e amministrato” sembra sempre più una chimera, forte e arrogante con gli ultimi. Colpisce e ferisce quest’arroganza, calpesta nell’intimo quella coscienza e quel bisogno di Stato che ancora vive in una parte, oggi evidentemente una minoranza, del Popolo di questo Paese. Ma all’assenza, che già è una macchia indelebile per lo Stato, si accompagna sempre di più la volontà di negare ogni addebito. Negare sempre: complicità, disegni eversivi, responsabilità umane e civili. Colpisce il rumore del silenzio di fronte ai fatti, assomiglia sempre di più ad una resa di fronte al potere e che sempre di più marca le distanze e consegna il Paese nelle mani di forze e uomini che riportano indietro la storia. E se invece di una resa fosse complicità? In questo primo mese di autunno tre storie danno un segnale su quale possa essere l’inverno di questo Paese.

Stefano Cucchi. Dietro la sua morte c’è qualcosa che supera tutto il terribile che già si sapeva, qualcosa che lo uccide un’altra volta e un’altra ancora: qualcosa che si chiama Stato. Quello Stato che infierisce, che occulta e che depista. Che copre, protegge e nasconde. Niente di nuovo, è la stessa melma che riempie l’armadio della Repubblica da oltre mezzo secolo. Perché è lo Stato che deve rispondere di quella morte, come accaduto nel tempo per altri nomi e altre storie. È sempre molto facile parlare di “mele marce” ma è anche vile e comodo, perché consente di scaricare solo su alcune “divise sbagliate” responsabilità e orrori che invece riguardano un’intera catena di comando. C’è chi commette fisicamente e in prima persona una violenza inaccettabile, ma un giorno dopo l’altro emergono coperture e silenzi, direttive, depistaggi, cancellazione e occultamento di prove e di verbali. Come sempre in queste storie c’è stato il vuoto delle Istituzioni intorno alla famiglia della vittima, che per anni ha dovuto lottare contro tutto e tutti per arrivare a quella verità che tutt’intorno veniva negata. Eppure, anche oggi che quella verità è sul tavolo, chiara ed evidente a tutti, quella catena di comando rimane al suo posto. Stellette e sciabole non cadono, nemmeno di fronte alle prove più schiaccianti, difese sempre a prescindere. Non si capisce che tutto questo allontana e divide, o forse lo si capisce fin troppo bene ma la cosa non interessa. La credibilità dello stato e delle forze dell’ordine cade a picco, ma sembra questa caduta libera non interessi né allo Stato né ai vertici dell’Arma.

Riace e Domenico Lucano. Le maschere cadono sempre, una dopo l’altra insieme agli alibi, alle scuse e alle ipocrisie di giornata. Il Re è nudo e si svela per quello che è, mostrando i suoi muscoli flaccidi e viscidi: si disseta alla fontana della xenofobia e delle purezza della razza, si nutre della vile ignoranza che ne ha sempre contraddistinto la storia. Una storia vecchia e conosciuta, di padroni e di servi.
I padroni hanno la stessa faccia di sempre: arroganti, forti del loro potere e dei loro sgherri che decidono leggi e regole. Decidono chi è degno di sedere alla loro tavola e chi no, e quando è no decidono dove lasciare in piedi l’ospite non gradito. Oggi l’ospite non gradito è Domenico Lucano, Uomo e i Sindaco di Riace. Lo cacciano via dalla sua terra, dalla sua gente. Vogliono umiliarlo, ma in realtà gettano solo la maschera. Non è lui lo sconfitto, anche se qualcuno lo pensa. Gli sconfitti sono altri, i servitori di ogni padrone.
Si può vincere e perdere una battaglia, ma si può fare da Uomini liberi o da servi che strisciano. Lui ha scelto di essere un Uomo, i servi sono altri e scodinzolano sorridenti al servizio del padrone. Non ho sentito la voce della Stato alzarsi in piedi per regalare un sorriso e un sostegno all’Uomo capace di restituire vita e dignità a un angolo di Calabria dimenticato. Oggi è lo Stato con le sue Istituzioni a essere omertoso. Quella sessa omertà che è sempre stata usata come un atto d’accusa nei confronti della gente del Sud e che oggi è praticata dallo Stato, incapace di tutelare un Uomo che ha osato sfidare leggi sbagliate. Ho sentito però un Ministro degli interni deriderlo e offenderlo, chiedendo anche alla Televisione di Stato di non invitarlo in trasmissione accusandolo di “…divulgare modelli distorti sull’onda di strumentalizzazioni ideologiche”. Anche in questo caso le massime Istituzioni dello Stato hanno scelto di non sentire e di tacere. Peccato, perché quel Ministro degli Interni è la stessa persona che per anni gridava nelle piazze che “la Padania non è Italia”, è il Leader di un Partico che nella sua storia ha portato un cappio in Parlamento e che alla festa del suo partito a Pontida cantava canzoni e slogan conto i napoletani e i meridionali in genere. È lo stesso uomo che tiene in ostaggio una nave di profughi per giorni e che ora deve rispondere alla legge di questa e di altre violazioni della legge. Eppure quest’uomo è ancora al suo posto, e a lui rispondono le forze dell’ordine di questo Paese.

Casapound e il “bagno di sangue”. Via Napoleone III, Roma, quartiere Esquilino. Questa volta non si tratta di eseguire lo sgombero di un centro sociale o di un campo Rom. Niente studenti, ragazzi  o disoccupati, niente migranti o Rom. No, questa volta ci sono loro: i camerati di CasaPound. La loro risposta è ferma: “Se entrate sarà un bagno di sangue”.  https://www.huffingtonpost.it/2018/10/23/casapound-minaccia-la-guardia-di-finanza-se-entrate-sara-un-bagno-di-sangue_a_23568931/. Casapound smentisce di aver pronunciato questa minaccia, staremo a vedere come prosegue l’intera vicenda. Resta un fatto, che meriterebbe una spiegazione: come mai non si è provveduto e non si è andati avanti ? Perché è innegabile che Casapound goda di delicatezze e sconti che non vengono concessi a nessun’altro movimento in questo Paese. A loro e a Forza Nuova è permesso tutto quello che è negato ad altri, l’occupazione di spazi che non sono loro, le ronde nelle spiagge e sui treni, e l’apologia di fascismo che in questo Paese dovrebbe essere ancora un reato perseguibile. Anche in questo caso la risposta spetta al Governo e al suo Ministro degli Interni, difficile credere che possa arrivare.

Sono solo tre storie entrate nelle nostre case e nella nostra storia recente. Sono tre storie che fanno male perché non sono episodi isolati ma piuttosto la conseguenza di una spirale che ha origini lontane nel tempo. Una spirale che si avvolge ogni giorno su se stessa, in un Paese che davvero non riesce o non vuole fare i conti con la parte più oscura e oscurantista delle proprie Istituzioni. In tutto questo il silenzio assume un peso specifico enorme. Qual è il confine fra silenzio e complicità ? Qual è la linea di demarcazione fra il silenzio e l’omertà ? Credo che le Istituzioni abbiano il dovere di dare una risposta a queste domande. Tutte le Istituzioni nessuna esclusa, anche la più alta. Penso che sia difficile negare il rischio di un regime nel nostro Paese, è un rischio concreto e palpabile. Da una parte c’è una concezione del potere e un esercizio dello stesso che non lascia spazio a dialoghi e confronti. Si parla di “Populismo” ma in realtà in nome del popolo si compiono scelte che accentuano sempre di più il disprezzo delle regole democratiche e sociali. Dall’altra parte c’è un’opposizione incapace di coagulare e rappresentare le forze e le intelligenze migliori intorno a priorità che non possono più aspettare. C’è un’emergenza che investe tutti gli aspetti della vita di una comunità: sociale, economica, politica. La crescita del sentimento razzista e xenofobo è direttamente proporzionale ai toni di un Governo che in realtà sembra avere un solo titolare: il Ministro degli Interni.

Se tutto questo non è sufficiente a produrre una reazione capace di cambiare lo stato di cose allora la distanza che ci separa dalla sconfitta si riduce di giorno in giorno. Significa che questo Paese ha scelto, perché convinto nell’animo o per convenienza, di seguire il fascino abbagliante dell’uomo forte. È già successo in passato e i risultati furono spaventosi. Può succedere ancora, se si permette “al fascismo di diventare così un fatto di costume, identificandosi con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”.

Antonio Gramsci ci aveva avvertito per tempo, era solo il 1921.

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Il Sogno Di Falcone: Approvata La Risoluzione Onu Sulla Lotta Globale Alle Mafie http://www.sonda.life/in-evidenza/il-sogno-di-falcone-approvata-la-risoluzione-onu-sulla-lotta-globale-alle-mafie/ http://www.sonda.life/in-evidenza/il-sogno-di-falcone-approvata-la-risoluzione-onu-sulla-lotta-globale-alle-mafie/#respond Mon, 29 Oct 2018 09:01:52 +0000 http://www.sonda.life/?p=7436 Di Vincenzo Verde.

La mafia è un problema globale. Un concetto spesso espresso da Giovanni Falcone già negli anni ‘80. Il magistrato palermitano, nel corso delle sue attività giudiziarie, esplicitò infatti più volte la necessità di una cooperazione internazionale tra i paesi del mondo per fare fronte comune contro le associazioni a delinquere. Così, per seguire il monito del celeberrimo giudice antimafia assassinato a Capaci nel 1992, 189 paesi dell’ONU nel 2000 sottoscrissero la “Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale”(CATOC), anche conosciuta come Convenzione di Palermo.

Il trattato prevedeva un testo iniziale che è stato successivamente arricchito con 3 protocolli. Il protocollo sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, quello contro il traffico di migranti via terra, aria o mare, e quello contro la fabbricazione e il traffico illecito di armi da fuoco. Questi protocolli avrebbero dovuto mettere a disposizione risorse e competenze per l’attuazione di leggi nazionali che rispondessero ai parametri della Convenzione di Palermo, oltre a creare dei parametri giudiziari di riferimento e a favorire una cooperazione internazionale nelle attività di investigazione sulle associazioni a delinquere.

Purtroppo, fino ad ora l’operatività del trattato è rimasta potenziale, in quanto non c’erano degli strumenti di controllo sull’attuazione legislativa, giudiziaria ed investigativa, da parte degli Stati, delle norme e delle linee guida presenti nei vari protocolli e nel testo generale del trattato. Proprio a tale fine, negli ultimi giorni, in occasione nella nona Conferenza della CATOC tenutasi a Vienna, è stata approvata all’unanimità la Risoluzione della stessa con l’introduzione appunto di un efficiente sistema di controllo che permetterà, a distanza di 18 anni dalla firma del trattato, una sua piena attuazione.

La sorella di Giovanni Falcone, Maria, che ha anche partecipato attivamente all’elaborazione della risoluzione, non ha usato mezzi termini definendo questo momento come “la realizzazione del sogno di Giovanni di una piena cooperazione tra gli Stati nella lotta alla criminalità organizzata”. Oltre alla sorella dell’ex magistrato, hanno partecipato ai lavori di revisione effettuati a Vienna circa 800 tra esperti e rappresentanti dei vari paesi. Per l’Italia, presente tra gli altri anche il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho.

Negli ultimi 20 anni, le mafie hanno sfruttato la globalizzazione per rendere più dinamica la loro collaborazione e per rendere meno rintracciabili i loro illeciti internazionali: risulta quindi necessaria, anche se apparentemente tardiva, la risposta che l’ONU e gli Stati membri stanno cercando di dare in questo ambito. La speranza è che questa Risoluzione sia uno strumento definitivo da utilizzare per potenziare e globalizzare la lotta al crimine organizzato.

ilmegafono.org

 

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Ecosistema Scuola 2018: Legambiente Racconta Lo Stato Delle Scuole Italiane http://www.sonda.life/in-evidenza/ecosistema-scuola-2018-legambiente-racconta-lo-stato-delle-scuole-italiane/ http://www.sonda.life/in-evidenza/ecosistema-scuola-2018-legambiente-racconta-lo-stato-delle-scuole-italiane/#respond Mon, 29 Oct 2018 08:58:54 +0000 http://www.sonda.life/?p=7433 Di Manuele Foti.

Il dossier di Legambiente, “Ecosistema scuola”, è una raccolta di analisi accurate effettuate dall’organizzazione ambientalista e relative alla situazione delle strutture scolastiche del nostro Paese, ai fondi ad esse destinate e a tutto ciò che le riguarda da vicino. Anche il dossier per l’anno 2018 ha messo in evidenza, come siamo abituati a leggere, un’Italia che viaggia a velocità decisamente differenti, secondo la ormai consueta divisione nord – centro- sud.

Se al nord, infatti, i servizi mensa sono qualcosa di ovvio e fruito, al sud circa la metà degli studenti non possono usufruire neanche dei servizi base. Come ulteriore esempio, questa volta in termini di sicurezza, Legambiente cita nel suo articolo come nel Meridione ben tre scuole su quattro siano a rischio sismico, con la Sicilia che risulta prima classificata in questa preoccupante classifica con il 98,4% degli istituti scolastici a rischio.

Una situazione preoccupante per l’intero sistema di istruzione del nostro Paese, che evidenzia errati o mancati interventi politici in un ambito che è fondamentale per la futura crescita economica e culturale del Paese. Preoccupante anche in merito a problematiche emergenti e derivanti da nuove tecnologie, oppure a causa di un mancato adattamento tecnologico in termini di sostenibilità.

A tal proposito, il monitoraggio per rischio elettromagnetico sia di basse che di alte frequenze è contemplato da un bassissimo numero di istituti; un problema crescente, proporzionalmente al numero di onde ormai presenti nella nostra atmosfera, anche considerando che le scuole con un proprio wi-fi interno sono arrivate al 42,8%. Un risultato poco soddisfacente arriva anche dai controlli comunali per rischio amianto e radon, una tematica vecchia ma a quanto pare ancora non trattata a dovere: solo poco più di un comune su cinque, infatti, ha effettuato monitoraggi per amianto, mentre poco più di uno su tre per radon.

Dal punto di vista dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e da quello della sostenibilità c’è ancora molta strada da fare: fatta eccezione per la Puglia, che dota l’80,2% delle scuole di sistemi di energia da fonti rinnovabili, le restanti regioni non superano nemmeno il 30%, con il sud che si aggira intorno al 15%, mentre Valle d’Aosta e Molise registrano addirittura un drammatico 0%. Una situazione generale che, viste le politiche degli ultimi governi, deve allarmarci ma non sorprenderci.

Per accedere al dossier completo clicca qui.

http://ilmegafono.org

 

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Buttiamola Via http://www.sonda.life/in-evidenza/buttiamola-via/ http://www.sonda.life/in-evidenza/buttiamola-via/#respond Mon, 22 Oct 2018 15:06:35 +0000 http://www.sonda.life/?p=7430 Di Maurizio Anelli.

 

L’Italia non è razzista, ma …“ è evidente come Lucano sia accusato di aver violato norme civili, amministrative e penali sull’accoglienza.” Parole pesanti, cattive. In realtà non si vuole che il modello nato e cresciuto a Riace possa diventare un punto di riferimento nella politica di accoglienza di questo Paese. Due risultati sono stati ottenuti: il sogno di Riace è finito, i migranti vedono chiudersi in faccia quella porta che un Paese e un Sindaco degni avevano aperto con tanta fatica, le loro attività vengono chiuse e loro saranno costretti ad andarsene da quella che era diventata la loro terra, la loro nuova comunità. E poi un Uomo, il Sindaco Mimmo Lucano, costretto ad andarsene, cacciato come si fa con un ladro. In esilio, come succedeva e succede nei regimi di sempre. Che poi lo stesso Sindaco Lucano venga invitato ad una trasmissione pubblica della RAI non può essere tollerato da quel regime che lo ha esiliato, perché “… La tv pubblica non può divulgare modelli distorti sull’onda di strumentalizzazioni ideologiche. Sulla questione prepareremo inoltre un’interrogazione in commissione di vigilanza Rai”. https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13390654/che-tempo-che-fa-fabio-fazio-invita-mimmo-lucano-riace-lega-protesta-davide-faraone-pd-allora-non-chiamiamo-matteo-salvini-leghisti.html .

Mimmo Lucano ha accettato l’invito e da quello studio televisivo ha regalato dignità, ha parlato di Riace e della sua prima notte da esiliato, passata dormendo in macchina. Avrà osservato quel “cielo sempre più blu” che lui ha saputo regalare ai migranti che non avevano mai visto così da vicino la solidarietà di un uomo e di un intero Paese.  Un mondo migliore esiste, solo che noi non riusciamo a vederlo e a proteggerlo come sarebbe giusto. https://www.repubblica.it/cronaca/2018/10/21/news/riace_lucano-209601926/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1. Triste e strano Paese questo dove chi solo pochi anni fa esibiva un cappio in Parlamento ora è al Governo dello stesso Paese. Chi per anni ha insultato tutto e tutti, seminando odio etnico e rubando soldi che restituirà solamente nella prossima vita, oggi si prende il diritto di governare e comandare.

L’Italia non è razzista, ma … se un ragazzo di ventidue anni decide di suicidarsi a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, dovremmo farci delle domande. Si chiamava Amadou Jawo, originario del Gambia era in Italia da due anni. La sua richiesta di asilo era stata respinta, e poi c’è un “decreto sicurezza” che abolisce l’istituto della protezione internazionale. Peccato, era proprio quello che avrebbe permesso ad Amadou di rimanere in Italia. Invece si è trovato, in un solo momento, senza protezione e senza permesso di soggiorno e quindi senza la speranza di un lavoro regolare, di un’assistenza sanitaria, magari di un contratto d’affitto. Avrebbe avuto solo una possibilità: vivere come un fantasma. Per questo ha scelto di chiudere, per sempre. Noi italiani abbiamo però una legge dello Stato che sancisce ufficialmente come gli immigrati siano intrinsecamente un pericolo per tutti gli italiani, e allora siamo tutti più sicuri e più tranquilli.

L’Italia non è razzista, ma … “ non ritiro il regolamento e non cambio una virgola. Difendo il principio di equità e anche le famiglie straniere vi devono sottostare… Non è stata una disposizione del sindaco a dividere i bambini a mensa, ci sono norme igieniche precise disposte dalle autorità sanitarie e la cui applicazione spetta ai dirigenti scolastici. Noi non abbiamo escluso nessuno, si sono autoesclusi loro. E poi la mensa è un servizio accessorio a cui si può accedere o meno.” https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_ottobre_19/caso-mense-sindaco-lodi-sara-casanova-non-sono-razzista-regolamento-famiglie-immigrati-tariffe-b991f838-d3bb-11e8-8205-0a376a81469f.shtml. Succede che a Lodi decine  di bambini stranieri delle scuole materne ed elementari vengano esclusi dalle mense scolastiche e non possano utilizzare gli scuolabus a tariffa agevolata. A deciderlo è la Sindaca della Città, Sara Casanova. Che sia una Sindaca eletta in quota Lega è naturalmente un caso, come è un caso che la sua decisione sia non solo difesa ma condivisa e giustificata dal Ministro degli Interni Matteo Salvini. Pochi giorni e i bambini tornano a mangiare accanto ai loro coetanei, com’è giusto che sia. Il merito non è dello Stato però, e nemmeno delle Istituzioni, ma del gruppo di genitori e cittadini che da subito si è mobilitato contro una decisione assurda e discriminatoria: in pochi giorni decine di migliaia di euro sono stati raccolti e garantiranno mensa e scuolabus fino al 31 dicembre 2018. Entro quella data il Tar dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta di annullamento della delibera.

L’Italia non è fascista, ma … Alessandra Mussolini, la nipote del duce che trascinò l’Italia nel baratro più vergognoso e triste della sua Storia afferma che Denuncerà chi offende il Duce sui social. La prospettiva è interessante, si tratterà comunque di trovare un’aula di tribunale d’immense dimensioni perché probabilmente non basterebbe nemmeno lo Stadio Olimpico di Roma a contenere tutti gli imputati. Non nascondo che mi piacerebbe essere denunciato dalla signora, penso che mi affascinerebbe l’idea di un’autodifesa rinunciando alla presenza del mio avvocato. L’ipotesi di poter parlare per ore contro il duce e la sua idea di Stato, contro le sue scelte umane, sociali e politiche, mi allungherebbe la vita di decenni. Il Fascismo non è un’opinione, è un crimine, lo diceva Sandro Pertini. Alessandra Mussolini non può più denunciare anche lui, a suo tempo ci aveva già provato suo nonno Benito a lottare contro Sandro Pertini ma non gli andò molto bene.  Coraggio signora Alessandra mi denunci domani stesso, aspetto con ansia. Perché vede, il problema non è insultare… ma raccontare le cose come stanno, fare i conti con la storia di un Paese e della sua gente.  Non abbia paura, si accomodi e denunci chiunque.

L’Italia non è fascista, ma … un saluto particolare a chi predica bene e poi accetta di sedersi a qualunque tavolo perché gli inviti non si rifiutano mai. E allora succede che CasaPound organizzi un convegno su Ambiente e Lavoro a Roma e, fra gli invitati, spunta il nome di Ermete Realacci. Per carità, ognuno accetta l’invito che preferisce. Ma quando il “Profeta del Verde” si siede ospite di un padrone di casa che si chiama CasaPound qualche dubbio nasce. Il tempo passa, a volte cambia idee e persone. Alle critiche per questa sua partecipazione Ermete Realacci ha replicato con un “… Sono un uomo libero e mi confronto con tutti”. Perbacco, grammaticamente la risposta è perfetta. Ma forse legittimare con la propria presenza un movimento che non ha mai nascosto nulla delle idee fasciste che lo guidano significa fare una scelta di cui poi bisogna rispondere, e rispondere con la scusa del confronto è semplicemente puerile.

Io sono solo un uomo e il tempo che passa riesce ancora a regalarmi emozioni. Semplici forse, ma pur sempre emozioni forti e vitali, come vivere una serata in una fabbrica senza padroni che si chiama RiMaflow capace di ospitare volti ricchi di umanità che ascoltano in silenzio la storia di Vittorio Arrigoni raccontata da un ragazzo gentile e da un musicista che scrive poesie con la musica. Una serata che arriva da lontano, dedicata a un ragazzo che aveva scelto di “restare umano”. In sala c’è anche Egidia, una madre forte e coraggiosa, capace di regalare un sorriso che rende questo mondo migliore di quello che questo mondo vuole essere. Una serata lunga, dove gli occhi e il cuore hanno fatto il pieno di sguardi intensi e ricchi di umanità. C’è un tempo per ogni cosa, e quando sembra che il tempo corra troppo veloce è giusto fermarsi un momento per respirare a pieni polmoni quello che ancora vale la pena conoscere e amare. C’è un’Italia razzista e Fascista che non è la mia, non è la nostra. È l’Italia dei muri e dei porti chiusi. Ottant’anni dopo la promulgazione delle leggi razziali del regime fascista l’Italia di oggi  vuole riportare indietro l’orologio della storia. Guardiamola in faccia senza paura questa Italia che non ci appartiene, e buttiamola via prima che sia tardi.

 

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Cinquant’anni Di Aiuto Sostenibile Alle Comunità D’Africa http://www.sonda.life/citta-in-movimento/cinquantanni-di-aiuto-sostenibile-alle-comunita-dafrica/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/cinquantanni-di-aiuto-sostenibile-alle-comunita-dafrica/#respond Sun, 21 Oct 2018 21:03:30 +0000 http://www.sonda.life/?p=7427 Di Filippo Nardozza.

 L’anno in corso segna un compleanno speciale per ACRA, ong milanese nata nel 1968 ispirandosi a un nuovo modello di volontariato, che promuova progetti di sviluppo integrato e locale valorizzando direttamente culture e talenti delle comunità in Africa, Asia, America Latina. Tra le celebrazioni, cena gourmet di raccolta fondi con lo chef stellato Pietro Leemann. Il prossimo 14 novembre; fino al 31 dicembre, inoltre, originale crowdfunding con una sfida tra rider di bicicletta sulla piattaforma Rete del Dono.

 Era il 25 maggio 1968 – cinquant’anni e qualche mese fa – quando 6 giovani (2 educatrici, 2 agronomi-zootecnici, un muratore e un falegname) partivano per il Ciad alla volta dellarea rurale e isolata di Borom. Una data dall’alto valore simbolico: il 25 maggio è infatti la Giornata Mondiale dell’Africa, mentre il 1968 l’anno simbolo della contestazione giovanile e della lotta per i diritti civili. Sei giovani donne e uomini che realizzavano così – partendo per l’Africa – la propria idea per l’affermazione di valori di libertà, partecipazione e giustizia sociale: “mentre gli altri andavano sulla luna, noi andavamo al villaggio”.

Nasceva così ACRA – Organizzazione non Governativa milanese – laica e indipendente – impegnata nel contrasto delle povertà attraverso soluzioni sostenibili, innovative e partecipate in Africa, Asia, America Latina e Europa. E’ proprio questo infatti il cuore dell’attività e dell’impegno della ong: l’intervento sul luogo, nelle comunità, per portare uno sviluppo autonomo. La scelta dei ragazzi partiti cinquant’anni fa si ispirava infatti al pensiero del missionario gesuita Padre Angelo Gherardi, che per primo intuì la necessità di un nuovo modo di fare volontariato – attraverso team autonomi dalle missioni e che promuovessero progetti di sviluppo integrato e locale.

50 anni, passo dopo passo, da Milano all’Africa

In mezzo secolo di attività, ACRA – la cui sede si trova in via Lazzeretto (Milano, Porta Venezia) è passata dal solo Ciad a ben 14 paesi in Africa, Asia, America Latina e Europa; dai 6 volontari iniziali a 270 persone che operano in Italia e nei Paesi in via di sviluppo; da un solo villaggio a più di 460mila beneficiari lanno; dal primo progetto di sviluppo rurale a interventi per l’accesso a cibo, educazione, acqua, energia di  qualità e per la promozione dell’impresa sociale, di talenti locali, dell’integrazione e del dialogo interculturale; dall’autofinanziamento a programmi pluriennali con partner istituzionali, internazionali e locali.

Così – per fare qualche esempio – dopo quel primo remoto villaggio raggiunto in Ciad cinquant’anni fa, a oggi sono state istituite diverse Banche dei Cereali, un modello di mercato efficace per lo sviluppo e la sicurezza alimentare delle popolazioni rurali; o sono state costituite imprese sociali e comitati di gestione per l’accesso allacqua in Senegal, Tanzania, Bolivia, Ecuador, Honduras, Nicaragua; o  ancora una scuola professionale agricola in Tanzania che è anche un’impresa sociale.

Quattro, quindi, le macro aree di intervento di ACRA – acqua, cibo, educazione, ambiente ed energia – con un occhio particolare proprio per la risorsa base per la vita, attraverso progetti di accesso e gestione partecipata delle risorse idriche e risanamento: perché più di 700 milioni di persone non hanno ancora accesso ad un servizio idrico di qualità e più di un terzo della popolazione mondiale non usa servizi igienici adeguati. Un gap che non dipende solo dalla mancanza di investimenti in nuove infrastrutture: nei paesi in via di sviluppo si stima che la corruzione accresca il costo di connessione di un nuovo rubinetto all’acquedotto di circa il 30% e che, in generale, tra il 30 e il 40% dei sistemi idrici esistenti non sia funzionante o abbia una funzionalità molto inferiore al previsto.

Festeggiamenti solidali di charme

Tante le iniziative a marcare questo importante compleanno. La prossima, il 14 novembre, è la Charity Dinner stellata “Coltiviamo Sostenibilità”, una cena gourmet di raccolta fondi, improntata ai valori di sostenibilità culturale, ambientale ed ecologica, con lo chef Pietro Leemann, fondatore del ristorante Joia – Alta Cucina Vegetariana, primo ristorante vegetariano ad aver ottenuto la stella Michelin.

Per la cena – organizzata con AccorHotels, AccorInvest e ibis Milano Centro (dove si terrà l’evento) – lo chef ha elaborato un menù ad hoc a base di materie prime biologiche offerte dall’azienda Alce Nero.

Per i cinquant’anni di ACRA, incolte, è stata lanciata la campagna tesseramento per diventare amici della Ong e contribuire alla realizzazione dei progetti in Africa, Asia, America Latina ed Europa, con una donazione di 12 euro (Amico di ACRA) o 25 (Amico sostenitore).

Molto interessante anche l’iniziativa “RIDE WITH A MISSION”: una gara di raccolta fondi organizzata da IRD – Squadra Corse (storico team di biciclette a scatto fisso) insieme a uno dei suoi sponsor, WAMI (water with a mission), per sostenere i progetti di accesso all’acqua potabile di ACRA. La gara consiste in una sfida tra i riders di IRD sulla piattaforma di crowdfunding Rete del Dono https://www.retedeldono.it/iniziative/ird/ird-squadra-corse e raccogliere il numero più alto di donazioni per un grande obiettivo: dare accesso all’acqua potabile e sicura e così migliorare le condizioni di vita, la sicurezza e il tempo da dedicare allo studio e al divertimento per i bambini di Tenghory, in Senegal.
I primi tre riders che arriveranno al traguardo, inoltre, andranno a Tenghory per una gara amichevole sul territorio e lasceranno le proprie biciclette a disposizione del villaggio.

 

 

 

 

 

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Buon Compleanno Dodò! A Gratosoglio Un Torneo Per Il Bimbo Ucciso Dalla ‘ndrangheta http://www.sonda.life/citta-in-movimento/buon-compleanno-dodo-a-gratosoglio-un-torneo-per-il-bimbo-ucciso-dalla-ndrangheta/ http://www.sonda.life/citta-in-movimento/buon-compleanno-dodo-a-gratosoglio-un-torneo-per-il-bimbo-ucciso-dalla-ndrangheta/#respond Sun, 21 Oct 2018 21:00:23 +0000 http://www.sonda.life/?p=7424 di Giulia Zuddas.

Fischio d’inizio nel campetto da calcio della parrocchia di Maria Madre della Chiesa a Gratosoglio, nella periferia sud di Milano. Dodò non c’è più dal 2009, quando a undici anni venne ucciso in un agguato consumatosi a Crotone, in Calabria, e destinato a un boss della zona. Mercoledì 17 ottobre, dall’altra parte d’Italia, i ragazzi e le ragazze della rete Altro pallone, gli adolescenti della parrocchia e i volontari dell’associazione Libera Milano hanno deciso di festeggiare con un torneo di calcio quello che sarebbe stato il compleanno di Domenico Gabriele, per gli amici Dodò. Quattro squadre, mischiate sul momento, ma un’unica maglia per tutti con il nome Dodò e con il numero 20: venti come gli anni che avrebbe compiuto.

L’iniziativa si inserisce nel progetto “Sport in the Block – Periferie resilienti” organizzato da Altropallone Asd Onlus, un’organizzazione no-profit che coordina campagne ed eventi finalizzati all’integrazione sociale e alla lotta contro le discriminazioni. Lo sport diventa così un mezzo per creare una comunità di appartenenza fondata sulla solidarietà, sulla resilienza, sulla voglia di riqualificare insieme i quartieri periferici, vivendo attivamente il cambiamento. Il progetto Sport in the Block, promosso con la collaborazione di Emit Feltrinelli, Area Ridef Aps e Slum Dunk Onlus, organizza tornei e gare che favoriscono l’inclusione sociale, che eliminano i conflitti e promuovono uno stile di vita sano e positivo. Il percorso, della durata di dieci mesi, si concentrerà in alcune zone periferiche di Milano come Abbiategrasso, Gratosoglio, Porto di Mare e Ponte Lambro. Partendo in particolar modo dalle periferie, l’attività sportiva di gruppo diventa così motivo di aggregazione, di coesione, permettendo il riscatto sociale in aree spesso abbandonate al degrado. Ed è per questo motivo che la sezione milanese di Libera, da due anni, organizza incontri pomeridiani con i ragazzi dell’oratorio, affrontando l’argomento della mafia, in un clima di scambio e condivisione.

Ieri Francesca e Giovanni Gabriele, i genitori di Domenico, hanno mandato dalla Calabria un messaggio di ringraziamento ai ragazzi della parrocchia di Gratosoglio che hanno deciso di giocare una partita per Dodò.

Dodò è morto il 20 settembre del 2009, dopo tre mesi di agonia. I suoi assassini, Vincenzo Dattolo e Andrea Tornicchio, sono stati condannati all’ergastolo. L’attentato contro Gabriele Marrazzo, boss del luogo che morì sul colpo, venne organizzato proprio nei pressi del campetto da calcio dove Domenico giocava. E proprio in un campetto da calcio, in memoria del suo compleanno, è stata celebrata la vita rendendo omaggio alla cosa che Domenico amava fare più di tutto: rincorrere quel pallone che continuerà a scivolare tra i piedi di chi terrà vivo il suo ricordo, raccontando la sua storia.

 

http://www.stampoantimafioso.it/2018/10/18/buon-compleanno-dodo-a-gratosoglio-un-torneo-per-il-bimbo-ucciso-dalla-ndrangheta/

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Tre Uomini E Una Fotografia: Una Storia In Bianco E Nero http://www.sonda.life/in-evidenza/tre-uomini-e-una-fotografia-una-storia-in-bianco-e-nero/ http://www.sonda.life/in-evidenza/tre-uomini-e-una-fotografia-una-storia-in-bianco-e-nero/#respond Mon, 15 Oct 2018 09:01:18 +0000 http://www.sonda.life/?p=7420 Di Maurizio Anelli.

 

Una vecchia fotografia in bianco e nero e la storia di tre Uomini: due neri e un bianco. È una storia bella e importante, che dovrebbe essere raccontata nelle scuole di tutto il mondo per spiegare agli adulti di domani tutto quello che racchiude e che insegna. È uno spaccato del Novecento, una stagione di sogni e utopie capaci di agitare il cuore d’intere generazioni. Quante storie in quei cent’anni di solitudine, tragedie e rinascite, incubi e sogni come in una  notte lunghissima: dalla prima grande guerra ai campi di concentramento nazisti per arrivare all’ultima alba della Jugoslavia. In mezzo a tutto questo la guerra in Vietnam, Che Guevara e la Rivoluzione cubana, l’America Latina e il sogno interrotto del Cile di Salvador Allende, l’Argentina dei generali e dei “Desaparecidos”.  In Europa è la stagione della Primavera di Praga e del maggio francese. Sono anni ribelli dove un’intera generazione sente il bisogno e il dovere della disobbedienza verso un sistema che non può essere il suo. Quella generazione lancia una sfida al mondo intero, il vento raccoglie quei semi e li deposita in ogni angolo, anche a Città del Messico.

“No queremos Olimpiadas” gridavano gli studenti messicani nel 1968. Gli studenti messicani conoscevano bene la situazione sociale e politica che stava mettendo in ginocchio il loro paese: milioni di ragazzi che non frequentavano la scuola, un tasso altissimo di analfabetismo, uno spaventoso livello di disoccupazione e una condizione di povertà estrema. Accanto a questa consapevolezza sulle condizioni del Paese c’è la lucida convinzione sull’uso strumentale che il governo messicano avrebbe sicuramente fatto delle olimpiadi del ’68 per convincere il mondo che in Messico tutto era sotto controllo e che non esisteva nessun disastro politico, economico e sociale. Il 2 ottobre, in Plaza de las Tre Culturas, gli studenti organizzano la loro più grande manifestazione: sono tanti, tantissimi, e insieme a loro ci sono gli operai e i contadini. I fucili e i blindati dei granaderos compiono un vero massacro. Le fonti ufficiali del Governo messicano di allora parlarono di 29 morti, la verità raccontava invece di centinaia di vittime. Le Olimpiadi messicane cominciarono comunque il 12 ottobre, come se nulla fosse accaduto, quasi a imporre un freddo silenzio sulla morte. Poi arrivarono Tommie Smith e John Carlos. Afroamericani, entrambi facevano parte dell’ Olympic Project fo Human Right, sul loro manifesto era scritto “Perché dovremmo correre in Messico solo per strisciare a casa? “. Sono figli di quell’America nera che conosce e vive quotidianamente la segregazione razziale, ma sanno anche che ogni vittoria può essere una rivincita, un riscatto verso una nazione razzista ed escludente. Sono figli di quell’America che racconta odio razziale, linciaggi, segregazione, ma sono anche i figli dell’America di Rosa Parks e Martin Luther King, di Malcolm X e delle Black Panthers. Tommie Smith e John Carlos credono nel “Progetto olimpico dei diritti umani”, Martin Luther King era stato ucciso da pochi mesi e loro decidono di partecipare alle Olimpiadi comunque.

È il 16 ottobre 1968 e loro hanno appena corso la gara dei 200 metri. Medaglia d’oro e medaglia di bronzo, potrebbero festeggiare e rientrare negli USA da vincitori, godere l’effimera gloria della loro medaglia. Ma loro sono Tommie Smith e John Carlos e sanno benissimo cosa vogliono e cosa devono fare: c’è qualcosa che il mondo deve ricordare e che vale più di una medaglia olimpica, ci sono milioni di neri che non hanno nessun diritto.  Ci vanno sul podio a prendersi la loro medaglia, ma ci vanno indossando sul petto lo stemma del Progetto Olimpico per i Diritti Umani. E poi ci vanno scalzi, per ricordare la povertà da cui arrivano e nella quale restano immersi  tanti fratelli neri. Ci vanno con una collanina di pietre piccolissime al collo, ognuna di queste simboleggia un nero linciato mentre si batteva per i propri diritti. E infine ci vanno con i guanti neri, il simbolo delle Black Panthers , le Pantere Nere. E con quel pugno chiuso e avvolto dentro il guanto nero, scalzi e a capo chino durante l’inno americano ricordano al mondo che la libertà e la giustizia sono un’altra cosa, ancora e tutta da conquistare. Ricordarono e ricordano ancora oggi dopo cinquant’anni  che non esiste alcuna differenza  fra l’apartheid dei bianchi, la repressione delle dittature sudamericani e le leggi razziali. Quella cerimonia di premiazione resta una fotografia indimenticabile del Novecento, un’icona che conserva un posto nella storia. Sullo Stadio c’è un’atmosfera surreale, solo un accenno dell’inno americano, poche note appena. Le reazioni sono immediate, ma questo loro lo sapevano molto bene fin dal primo momento: Smith e Carlos vengono immediatamente espulsi dalla squadra USA per ordine del capo delegazione americano e cacciati dal villaggio olimpico. Tornati in America Smith e Carlos subirono ripercussioni e minacce di morte. La loro vita arrivò ad un passo dalla fine: ridotti in povertà, costretti a chiudere con l’atletica e a fare qualunque lavoro per una paga umiliante. Solo il tempo, alla fine, ha dato loro ragione.

Una vecchia fotografia in bianco e nero e la storia di tre Uomini: due neri e un bianco. L’uomo bianco si chiamava Peter Norman, australiano, che in quei 200 metri vinse la medaglia d’argento. Per molto tempo la sua figura è stata vista come marginale, poi è invece emersa in tutta la sua grandezza. Lui, bianco, non ha dubbi: dai primi momenti subito dopo la fine della gara si schiera accanto a Smith e Carlos. Offre la sua solidarietà, in silenzio. Pagherà un prezzo altissimo per tutto questo una volta tornato in Australia al termine dei Giochi Olimpici, un prezzo ricco di ostilità, di solitudine e disprezzo. In un articolo pubblicato da “ La Repubblica” il 28 giugno 2012 Gianni Mura racconta “…Norman in Australia viene cancellato. Supera tredici volte il tempo di qualificazione per i 200 e cinque volte quello per i 100, ma a Monaco ‘ 72 non lo mandano. Nessuna spiegazione. Gioca a football ma smette per un infortunio al tendine d’Achille, rischia l’amputazione di una gamba. Insegna educazione fisica, svolge attività sindacale, arrotonda in una macelleria. Il più grande sprinter australiano non è coinvolto in Sydney 2000 né tantomeno invitato (col suo 20″06 avrebbe vinto l’ oro). Sofferente di cuore, muore il 3 ottobre 2006” https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/06/28/sono-uguale-voi-quel-volto-bianco-accanto.html

Per molti anni Peter Norman conobbe una sola possibilità: condannare e dissociarsi dal gesto di Tommie Smith e John Carlos. Non lo fece mai. Solo Smith e Carlos non dimenticarono Peter Norman. John Carlos disse di lui : “Peter è stato un soldato solitario. Ha scelto consapevolmente di fare da agnello sacrificale nel nome dei diritti umani. Non c’è nessuno più di lui che l’Australia dovrebbe onorare, riconoscere e apprezzare. Se a noi due ci presero a calci nel culo a turno, Peter affrontò un paese intero e soffrì da solo”. Tommie Smith dichiarò che “ … Peter ha pagato il prezzo della sua scelta.  Non è stato semplicemente un gesto per aiutare noi due, è stata una SUA battaglia. È stato un uomo bianco, un uomo bianco australiano tra due uomini di colore, in piedi nel momento della vittoria, tutti nel nome della stessa cosa”.

https://riccardogazzaniga.com/luomo-bianco-in-quella-foto/

Peter Norman muore per un attacco cardiaco nel 2006 senza che l’Australia lo avesse mai riabilitato. Allora arrivano due neri, figli di quell’America nera che conosce e vive quotidianamente la segregazione. Non sono più i ragazzi di una volta, il tempo ha regalato qualche ruga e qualche capello bianco, ma sono sempre loro: Tommie Smith e John Carlos, Afroamericani. Ricompongo quella fotografia simbolo del Novecento e si caricano sulle spalle la bara di quell’Uomo bianco che non li ha mai rinnegati e che loro non hanno mai dimenticato. Saranno loro ad accompagnarlo in quell’ultimo viaggio e questa volta non c’è bisogno di correre veloci, anzi si cammina lentamente perché tutti abbiano il tempo di guardare con il dovuto rispetto quella bara e ripensare a un ottobre di cinquant’anni prima, quando gli studenti messicani gridavano “No queremos Olimpiadas” prima di farsi ammazzare e quando due neri e un bianco insegnarono al mondo che il tempo non potrà mai cancellare nessuna fotografia in bianco e in nero e la storia bellissima di tre uomini: un Bianco e due Neri.

Solamente nel 2012 il Parlamento Australiano approverà una dichiarazione per scusarsi con Peter Norman e riabilitarlo davanti alla storia, ma è troppo tardi. Peter Norman non lo saprà mai e forse non l’avrebbe nemmeno più accettata.

 

 

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