ALZAIA NAVIGLIO PAVESE

Di: - Pubblicato: 5 novembre 2015

Miracoli a Milano

a cura di Fabrizio Coppola

Una raccolta di brevi narrazioni che fissano come in una polaroid, piccoli, significativi avvenimenti di persone comuni. Una sorta di catalogo non esaustivo di ciò che accade nelle vite degli sconosciuti che ci passano accanto tutti i giorni. Ma innanzitutto è un atto d’amore nei confronti di Milano e dei suoi abitanti.
Il termine “miracoli” fa riferimento all’epifania minima contenuta in ognuno di questi racconti, cioè uno svelamento, uno scarto infinitesimale tra ciò che si percepisce e ciò che è realmente. Per ogni racconto, viene citato il luogo, il giorno e l’ora in cui sono avvenuti i fatti narrati. Su http://miracoliamilano.com è disponibile anche una mappa interattiva di Milano che riporta tutti questi piccoli miracoli.

 

 

ALZAIA NAVIGLIO PAVESE

Giovedì 25 Settembre 2014, ore 22:48

Il gestore del bar esce dal locale e si appoggia al parapetto che dà sul Naviglio. È un uomo di circa trentacinque anni. Ha il cranio rasato e un grembiule verde corto appeso alla vita. Si accende una sigaretta e prende il telefono. Parla con una donna. Stanno organizzando qualcosa per il week-end. Discutono di orari e di organizzazione. Poi lui dice che no, non l’ha ancora fatto.
“Dammi dieci minuti: lo chiamo e ti richiamo al volo, ok?” dice.
Poi torna dentro.
Quando esce, sta parlando con il padre.
“Ehi pa’, ti ho svegliato? Scusa, cazzo. Ti ho mandato apposta un messaggio prima, per vedere se eri sveglio.”
Lo ha svegliato. E deve chiedergli se può tenere la bambina venerdì e sabato notte. Lui è molto gentile al telefono, continua a dire al padre di non preoccuparsi: se può tenerla entrambi i giorni, perfetto; altrimenti, anche solo venerdì va bene. Il padre può tenerla un giorno solo, dice: un giorno non è un problema, due sì. Quindi lui richiama prontamente la donna, che suppongo essere la sua compagna, nonché madre della bambina, e discutono dell’organizzazione. Decidono che a questo punto è meglio partire il sabato e tornare la domenica prima di cena per riprendere la bambina. Poi lui torna dentro. Quando riesce, sta prenotando un taxi: “Via Ovada, 38,” dice.
Poi richiama la donna e le dice che il taxi sarà lì tra quattro minuti e la prega di scendere in tempo.
Torna dentro. Passa ancora qualche minuto e riesce. La compagnia dei taxi lo sta chiamando perché in Via Ovada 38 non c’è nessuno ad attendere la macchina. Allora lui spiega che è per sua moglie e sua figlia e che lui non è lì con loro.
“La chiamo al volo e le dico di scendere,” dice.
Chiama la moglie, ma non risponde nessuno. Ci riprova, ma senza alcun esito. Allora richiama la compagnia dei taxi per sapere se la moglie è salita a bordo. Gli rispondono che la macchina è andata via perché la cliente non è arrivata. Lui comincia a innervosirsi e chiede di mandare un’altra vettura.
“Perché non ci fa chiamare da sua moglie?” deve chiedergli il centralinista.
“Perché lei non ha credito sul telefono. Ora però mandate un’altra macchina e io vi lascio il suo cellulare, così vediamo se ci riusciamo.”
“Ciao Daniela. Ciao sacco di merda.” Un tizio in bici passa davanti ai tavolini del bar e rivolge queste parole all’indirizzo – credo – di una tipa seduta alle mie spalle.
Richiamano quelli del taxi per dire che la moglie non risponde al telefono e che quindi non mandano nessuna macchina. Al che lui dice che chiama la suocera – la moglie era lì da lei – per capire cos’è successo. La suocera gli dice che la figlia è uscita da più di venti minuti ormai. Lui prova a richiamare la moglie, che adesso ha il telefono spento.
Dopo qualche minuto richiama la compagnia dei taxi: dicono che la prima macchina che era arrivata (la seconda non l’hanno mai mandata) è stata rifiutata dalla signora, che ha detto che nel frattempo aveva trovato un passaggio.
“Cioè, cazzo. Mi fa combinare tutto ‘sto casino e poi si fa accompagnare a casa dall’amico. Non poteva dirlo subito?”
“Lascia perdere,” gli dice una cliente del bar.
“Non lascio perdere un cazzo. C’è di mezzo mia figlia. Quando è da sola, lei e il suo amico possono fare quello che vogliono. Ma quando c’è di mezzo Sara, non deve fare casini.”