ArcheoEXPO

Di: - Pubblicato: 2 Ottobre 2015

ArcheoEXPO

A cura di Sara Rigamonti, dottoressa in Beni Culturali

Expo Milano 2015 è sicuramente una vantaggiosa vetrina per mettere in mostra tutto ciò che di bello può offrire una Nazione e perquesto molti padiglioni offrono un assaggio delle loro bellezze nazionali mostrando paesaggi, ma anche tradizioni locali e cultura. E proprio della cultura dei vari paesi e dell’umanità intera ci parlano i numerosi reperti archeologici presenti in Expo in diversi padiglioni e che vale davvero la pena vedere per gli appassionati di archeologia e non solo, perché quando si vuole conoscere e apprezzare un paese non si può prescindere dalla sua storia partendo dalle epoche più antiche che spesso offrono reperti di grande interesse e intere aree archeologiche che in molti casi attirano turisti da ogni parte del mondo.

foto sara MENSA01

foto di Sonda.life

I GRIFI DI ASCOLI SATRIANO A PALAZZO ITALIA

Davanti a Palazzo Italia potrebbe scoraggiarvi la lunghissima coda per entrare nel padiglione, ma prima di arrendervi e tornare a passeggiare lungo il Decumano prendetevi qualche minuto per un interessante reperto archeologico esposto presso la reception, una sala a piano terra fuori dal percorso di visita, dove potete accedere senza fila. Entrati nella piccola sala potrete ammirare un sostegno marmoreo di una mensa della fine del IV sec a.C. e proveniente dal Tavoliere delle Puglie. Il reperto fa parte del complesso dei marmi di Ascoli Satriano, tutti oggetti appartenenti probabilmente a un contesto funerario-cerimoniale e rinvenuti negli anni ‘70 del ‘900, durante scavi illegali; di tale complesso, notevole rilievo artistico hanno un cratere decorato con corona d’oro e un bacino rituale dipinto con una scena della dea Teti che porta al figlio Achille le nuove armi realizzate da Efesto. Le circostanze del ritrovamento hanno determinato un’importante lacuna negli studi dei reperti in quanto non si conosce il contesto esatto in cui gli oggetti erano inseriti. Le ipotesi ricostruttive maggiormente accreditate collocano tali reperti in un contesto funerario e si tratterebbe dunque di oggetti con funzione rituale appartenuti a una tomba a camera ipogea della Daunia, antico nome della regione del ritrovamento. Non mancano comunque studiosi che non credono alla funzione funeraria, ma interpretano tali oggetti come appartenenti a un bottino di guerra.

La raffinatezza del materiale, il cristallino marmo orientale delle Cicladi, e la ricca policromia, ancora ben visibile nel sostegno della mensa, evidenziano il ceto sociale sicuramente elevato del committente, appartenente dunque all’élite principesca dauna, soggetta a influenze culturali greche e soprattutto macedoni, come testimoniano le affinità con gli arredi cerimoniali delle sale da banchetto di ambiente macedone.

Il reperto qui esposto raffigura due Grifi, figure mitologiche con corpo di leone e testa di drago, intenti a cacciare una cerva ormai distesa a terra; tale motivo decorativo è ben documentato nel sud Italia e nella regione dauna, dove ricorre anche in altri reperti in materiali diversi. L’eccezionalità di questo supporto di mensa consiste nell’aver mantenuto la ricca policromia che viene generalmente persa nel corso dei secoli; i colori utilizzati sono molteplici e vanno dal rosa delle narici al giallo-beige del corpo dei Grifi che si differenzia dal giallo più intenso della cerva, dall’azzurro delle ali al rosso delle creste dei Grifi e del sangue della vittima. Le analisi in laboratorio hanno dimostrato che i pigmenti dei colori, così come il marmo utilizzato, sono gli stessi per tutto il complesso marmoreo di Ascoli Satriano, confermando così l’origine comune di tali oggetti appartenuti con ogni probabilità a un unico corredo funerario. Sicuramente interessante è anche la storia del ritrovamento e del viaggio di questo reperto venduto più volte illegalmente fino ad arrivare nelle collezioni del Getty Museum di Malibu in California; solo in seguito a indagini e trattative con il museo americano il reperto è stato restituito all’Italia nel 2007 per poi tornare nel 2010 “a casa” ad Ascoli Satriano dov’è custodito nel Museo Civico-Diocesano cittadino.