ArcheoEXPO

Di: - Pubblicato: 17 settembre 2015

A cura di Sara Rigamonti, dottoressa in Beni Culturali

Expo Milano 2015 è sicuramente una vantaggiosa vetrina per mettere in mostra tutto ciò che di bello può offrire una Nazione e, per questo, molti padiglioni offrono un assaggio delle loro bellezze nazionali mostrando paesaggi, ma anche tradizioni locali e cultura. E proprio della cultura dei vari paesi e dell’umanità intera ci parlano i numerosi reperti archeologici presenti in Expo, in diversi padiglioni e che vale davvero la pena vedere per gli appassionati di archeologia e non solo, perché, quando si vuole conoscere e apprezzare un paese, non si può prescindere dalla sua storia partendo dalle epoche più antiche che spesso offrono reperti di grande interesse e intere aree archeologiche che, in molti casi, attirano turisti da ogni parte del mondo.

Il primo incontro con l’antichità si può avere già nel Padiglione Zero, dove tutto ha inizio, e dove non potevano dunque mancare numerosi accenni al nostro passato. Il padiglione offre infatti un percorso storico sul rapporto uomo-ambiente, in relazione alle tematiche alimentari, partendo dal Neolitico, epoca cardine per lo sviluppo alimentare delle civiltà antiche che passano da un’economia predatoria, basata su caccia e raccolta, a un’economia produttiva con l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento. Già a partire da 12000 anni fa alcune civiltà, stanziate nella zona dell’attuale Stato di Israele, iniziano a selezionare alcune piante selvatiche, più resistenti e produttive di altre, per poi arrivare a coltivarle direttamente dando così inizio all’agricoltura intorno a 10000 anni fa. Poco dopo, siamo a circa 9000-8500 anni fa, inizia anche la domesticazione animale che porta all’affermarsi dell’allevamento, in un primo tempo di ovini, bovini e suini, per poi estendersi ad altre specie animali. Il percorso continua poi con una sala che racconta le acquisizioni tecnologiche per la produzione e la conservazione del cibo, mostrando una serie di reperti, prevalentemente vasi e ciotole, che vanno dalla preistoria ai tempi più recenti per poi arrivare alla presentazione dei processi di industrializzazione avvenuti fra ‘800 e ‘900. Fra i reperti più antichi troviamo una Coppa proveniente dall’Egitto e risalente al periodo predinastico con una datazione compresa fra il 4000 e il 3100 a.C. circa. Il recipiente, in terracotta rossa, è decorato con figure bianche che raffigurano cinque ippopotami in cerchio sopra altrettante piante disposte a raggera, che partono da un cerchio centrale racchiudente una figura umana schematica; per la sua bellezza questo antico oggetto è stato anche scelto come simbolo del Padiglione Zero e per questo è presente una sua gigantografia sulla facciata dell’edificio. Sempre nella stessa sala si possono poi vedere vasi di ceramica di epoca successiva e provenienti questa volta da un sito italiano; si tratta dell’insediamento palafitticolo di Mercurago (Arona, NO, Piemonte), sito scavato a partire dal 1860 e che, oltre ai resti lignei delle antiche palafitte, ha dato alla luce anche numerosi reperti in metallo, legno e ceramica, ed è proprio di questi ultimi che possiamo osservare in Expo alcuni esempi risalenti all’incirca al 1700 a.C. e dunque appartenenti all’età del Bronzo.

Solo a questo punto della visita, grazie alle fondamentali rivoluzioni e innovazioni avvenute nell’antichità, si passa agli aspetti più moderni della produzione del cibo e del suo commercio, affrontando poi il tema dello spreco delle risorse alimentari e presentando infine le buone pratiche proposte in Expo dai diversi Paesi partecipanti.