DIAMANTE NERO

Di: - Pubblicato: 15 maggio 2015

IN USCITA IL 18 GIUGNO NELLE SALEPosterDiamanteNero

Dal titolo originale “Bande de filles”

Diamante Nero

di Céline Sciamma

A qualche decina di fermate, della metropolitana, dal centro di Parigi, esiste un universo “parallelo”, spesso affrontato dai media con documentari compassionevoli, una zona dove si ammassano i quartieri in cui i ragazzi passano il tempo bighellonando per strada e dove lo spaccio prende, spesso, il posto della prospettiva utopica di un lavoro inesistente. Un mondo di visi non “occidentali”, raramente rappresentato nel cinema francese, ancora dominato da un forte nazionalismo bianco. Un mondo chiuso, dominato dai maschi e con le sue regole, che non sono di certo dalla parte delle giovani ragazze che, per un nulla, vengono tacciate di essere facili e leggere. È questo mondo rude delle banlieues parigine che, l’attenta regista Céline Sciamma, ha deciso di far uscire allo scoperto con una rara energia in “Bande de filles” (gang di ragazze). Bel titolo originale, a differenza della traduzione italiana dal sapore colonialista, che ha aperto la Quinzaine des réalisateurs del 67° Festival di Cannes.

La timida Marieme (Karidja Toure) ha 16 anni, vive in periferia con due sorelle più giovani di cui si occupa, il suo minaccioso fratello maggiore (arbitro familiare dai comportamenti potenzialmente violenti) e una madre che lavora di notte, come donna delle pulizie. Abbandonata la scuola, che la vuole indirizzare verso una formazione professionale, dopo essere stata bocciata due volte di seguito , si avvicina a un gruppo di tre ragazze, dal carattere forte e indipendente, che navigano al limite della piccola delinquenza: Lady (Assa Sylla), Adiatou (Lindsay Karamoh) e Fily (Marietou Toure).

Tra alterchi e vere e proprie risse fisiche, con altri gruppi di ragazze della zona, spedizioni nei centri commerciali di Parigi e serate in hotel a divertirsi in libertà, le quattro amiche esprimono un’intensa sete di vivere, in forte contrapposizione con il mondo quotidiano in cui devono tenere un profilo basso e, soprattutto, senza alcun segno che ostenti eccessiva femminilità o una normale vita amorosa da adolescente.

Spinta dal desiderio di fare ciò che vuole e di uscire da questo tunnel che non le offre altro che un orizzonte di vita castrata, Marieme si mette alla prova, a poco a poco, osando attraverso comportamenti da piccola delinquente; inoltre, intraprende una relazione amorosa clandestina con il migliore amico del fratello, fino a lasciare la famiglia e accettare la protezione e un lavoro da uno spacciatore locale. Ma sfuggire al destino tracciato, delle donne di banlieue (prostituta o casalinga maritata) non è semplice…

Dopo “Naissance des pieuvres” e “Tomboy”, Céline Sciamma mantiene la sua talentuosa rotta iniziale nel cinema francese di produzioni sempre con piccoli budget. La pellicola parte con una dinamica scena musicale di apertura molto riuscita e sviluppa la trama in blocchi di sequenze , cinque parti separate da immagini a schermo nero di alcuni secondi che non sono altro che altrettanti ellissi temporali nel cammino di Marieme.

La sensibilità e il senso dell’umano della regista le permettono di restituire con molta acuità e semplicità il giornaliero e l’atmosfera dei quartieri di periferia, creando momenti di pura potenza cinematografica, fondati sull’energia esplosiva delle quattro giovani donne, il cui apice è la sequenza euforica di danza collettiva sulle note di Diamond di Rihanna. Tutto questo senza peraltro privarsi di suggerire, con incisivo garbo, un discorso più profondo sulle contraddizioni della Francia di oggi.

Grazie all’esperienza maturata nell’arte di rappresentare ritratti femminili e di giovani, la cineasta ci regala anche una bellissima dimostrazione di regia in movimento, stando addosso a tutti i suoi personaggi e privilegiando l’efficacia discreta per offrire il massimo di luce alle sue attrici, tutte non professioniste, tutte scoperte che, senza alcun dubbio, faranno ancora molto parlare di sé.

Daniel Battaglia