EISENSTEIN IN MESSICO

Di: - Pubblicato: 29 maggio 2015

Esce il 4 giugno nelle sale italiane l’ultima fatica di Peter Greenaway, considerato come uno dei più significativi cineasti della cinematografia britannica contemporanea. “I misteri del giardino di Compton House” del 1982 fu la prima pellicola che lo rivelò al pubblico internazionale. Egli scopri all’età di 17 anni, facendone il suo primo eroe cinematografico, Sergej Eisenstein regista, sceneggiatore, montatore, scrittore, produttore cinematografico e scenografo sovietico, ritenuto tra i più influenti della storia del cinema, per via dei suoi lavori, considerati rivoluzionari per l’uso innovativo del montaggio e la composizione formale dell’immagine. Tra i suoi capolavori il più famoso è certamente “La corazzata Potëmkin” del 1925.

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Greenaway rimase colpito soprattutto dai suoi alti e intelligenti obiettivi cinematografici, nonché dalla velocità e quantità di inquadrature che non si trovavano in nessun altro film muto dell’epoca. Anche se oramai poco conosciuto, Eisenstein fu un importante regista, ma certamente controverso: qualcuno potrebbe definire il suo cinema “propaganda comunista”, ma Peter Greenaway ci dice che la grande arte è sempre propaganda della grande vita. È quindi con questo spirito che, più di 60 anni dopo la sua morte, il regista inglese ci regala questo film, in parte biografico, su uno dei capitoli della vita che forse più sconvolsero il regista russo perché gli si aprirono i mondi di amore, passione e sesso che fino a quel momento aveva, in quanto omosessuale, comprensibilmente tenuto assolutamente repressi.

La pellicola è del 1931. Al vertice della sua carriera Eisenstein è in Messico per girare un film e passa gli ultimi dieci giorni del suo viaggio nella città di Guanajuato. Palomino Cañedo, la sua guida locale, gli farà scoprire molte cose sulla cultura del paese che lo ospita, ma, diventando anche suo amante, gli cambierà l’esistenza, tanto da portarlo a scrivere in una lettera alla sua segreteria Pera Atasheva “Proprio ora sono stato follemente innamorato per dieci giorni e ho avuto tutto quello che desideravo. Ciò avrà probabilmente enormi conseguenze psicologiche”.

Il film alterna finzione cinematografica, a tratti fortemente visionaria nel tipico stile di Greenaway, a fatti reali: lettere, foto, stralci di pellicole originali, racconti degli incontri di Eisenstein con personaggi famosi quali Frida Kahlo e Diego Rivera, Charles Chaplin a Los Angeles o Jean Cocteau in Europa.

Anche se le intenzioni iniziali erano quelle di fare un documentario sul tentativo di Eisenstein di girare “Qué Viva Mexico”, pellicola di cui gli fu negato il diritto al montaggio, Peter Greenaway ha volutamente preferito evitare di realizzarlo, per la mancanza di prove certe. Esistono gli storici e i registi, che, qualche volta, riescono a farci sognare.

Daniel Battaglia