Miracoli A Milano

Di: - Pubblicato: 29 Ottobre 2015

Miracoli A Milano

A cura di Fabrizio Coppola

Una raccolta di brevi narrazioni che fissano come in una polaroid, piccoli, significativi avvenimenti di persone comuni. Una sorta di catalogo non esaustivo di ciò che accade nelle vite degli sconosciuti che ci passano accanto tutti i giorni. Ma innanzitutto è un atto d’amore nei confronti di Milano e dei suoi abitanti.
Il termine “miracoli” fa riferimento all’epifania minima contenuta in ognuno di questi racconti, cioè uno svelamento, uno scarto infinitesimale tra ciò che si percepisce e ciò che è realmente. Per ogni racconto, viene citato il luogo, il giorno e l’ora in cui sono avvenuti i fatti narrati. Su http://miracoliamilano.com è disponibile anche una mappa interattiva di Milano che riporta tutti questi piccoli miracoli.

 

Giardini Della Guastalla

Lunedì 6 Ottobre 2014, ore 11:28

Un signore sulla settantina corre sull’ovale in ghiaietta che circonda il parco. Inanella un giro dopo l’altro. È la terza volta che mi passa davanti. Ha una maglietta bianca, calzoncini attillati da ciclista e un marsupio di tela blu allacciato in vita.
Porta un paio di occhiali dalla montatura spessa, tenuti fermi sulla nuca da un elastico nero, e i capelli grigi tagliati corti e perfettamente pettinati con la riga da un lato; il viso è rasato in maniera impeccabile.
Ha un fisico asciutto, nervoso; corre con un’andatura molto pesante – a ogni passo sembra sul punto di arrendersi.
Dopo l’ennesimo giro, si ferma e si siede per riprendere fiato a due panchine di distanza dalla mia.
Mi alzo, vado verso di lui.
“Buongiorno, posso?” gli domando, indicando lo spazio vuoto alla sua sinistra.
“Prego, prego,” mi risponde, scostandosi leggermente su un lato.
Ha alzato gli occhiali sulla fronte e si sta asciugando il viso con un fazzoletto bianco dai bordi celesti.
“Be’, complimenti per la forma fisica…”
“Oh, grazie… Da quando sono in pensione, vengo a correre qui tutti i giorni, domeniche comprese.”
“Anche in inverno?”
“Certo, anche in inverno: metto k-way, berretto e guanti di lana e via… Le gambe no: le gambe devono restare scoperte, altrimenti non corro bene.”
“Vive qui in zona?”
“No, sto dalle parti di Famagosta. Ma non c’è problema: prendo la metro.”
“Mi scusi la domanda, ma perché da Famagosta viene fin qui a correre?”
“Perché… qui ho conosciuto mia moglie.”
Fa una pausa, riabbassa gli occhiali sul naso poi riprende.
“Ci siamo lasciati tanti anni fa, ormai: era una donna insopportabile. Ma, sa com’è…” mi dice, mentre ripiega con cura il fazzoletto umido, “non ho mai smesso di amarla.”
Poi mi guarda di sottecchi da dietro gli occhiali, accenna un sorriso e si alza.
“Be’, è ora di riprendere,” mi dice, offrendomi la mano destra. “Arrivederci.”
Gliela stringo – è una bella mano da stringere. “Arrivederci,” gli rispondo.
Poi lo vedo riprendere a correre, con la solita andatura pesante. Sembra sempre sul punto di arrendersi, ma va avanti. Avanti. E avanti ancora.