HIV E MIGRAZIONE

Di: - Pubblicato: 7 agosto 2015

HIV E MIGRAZIONE: NUOVI STUDI CONFERMANO CHE I MIGRANTI AFRICANI NON SONO PORTATORI DEL VIRUS DELL’HIV

Foto di Francesca Crisafulli

Lo studio “HIV acquisition after arrival in France among sub-Saharan African migrants living withHIV in Paris area”, presentato durante l’ottava conferenza su Patogenesi dell’Hiv, Trattamento e Prevenzione (Ias 2015), tenutasi a Vancouver dal 19 al 22 luglio, dimostra che la metà dei migranti provenienti dall’Africa ha contratto il virus dell’HIV in Europa, quindi dopo aver abbandonato il continente d’origine. Questo metterebbe fine al pregiudizio secondo cui i migranti africani sarebbero portatori del virus dell’HIV. Per raccogliere i dati dello studio presentato allo las, sono state realizzate oltre 1000 interviste su territorio francese a migranti provenienti dall’Africa.

Da questi sono stati esclusi i 133 che avevano avuto una diagnosi da Hiv prima di arrivare in territorio europeo. Dalle cartelle cliniche fornite dai restanti 898 è emerso che 63 persone erano risultate positive al test Hiv quando già vivevano in Francia e solo 28 tra loro avevano avuto rapporti sessuali da quando erano nel Paese. Ad altri 137 era stato diagnosticato l’HIV più di 10 anni dopo l’arrivo nel Paese, che corrisponde al periodo di tempo medio in cui il virus resta asintomatico.

Si è ritenuto che questi gruppi di persone avessero contratto l’Hiv nel Paese europeo. Per le restanti 537 persone, si è provveduto a fare la conta delle cellule CD4, che misura la funzionalità del sistema immunitario, la quale ha dato indicazioni importanti anche sul momento dell’infezione. I risultati della conta delle cellule CD4 hanno evidenziato come circa un terzo dei migranti africani avesse contratto il virus dopo l’arrivo in Europa, confermando una tendenza già evidenziata nel 2012 da epidemiologi britannici.

Gli studi effettuati sono utili anche all’ Europa per indirizzare al meglio le proprie politiche di contrasto all’ Hiv. Se il virus viene trasmesso in maggioranza nel Paese di origine dei migranti, è qui che bisogna concentrare gli sforzi attraverso programmi di profilassi e diagnosi, mentre invece se la trasmissione avviene nei Paesi europei, come i dati confermano, è proprio in Europa che la prevenzione deve essere intensificata.

Lucio Salciarini