IL MAESTRO RITROVATO

Di: - Pubblicato: 17 giugno 2015

IL MAESTRO RITROVATO

È un autentico atto d’amore per il cinema la rassegna “Ozu Yasujirô – I sei capolavori restaurati”, che riporta sul grande schermo sei memorabili pellicole di un regista poco noto al grande pubblico ma che è considerato uno dei massimi maestri dai suoi colleghi di tutto il mondo. Viaggio a Tokyo (Tôkyô monogatari, letteralmente Racconto di Tokyo), infatti, è stato votato nel 2012 come il più bel film dell’intera storia del cinema da oltre 350 registi in una classifica pubblicata da Sight & Sound, rivista britannica edita dal British Film Institute.

L’evento è organizzato dalla casa di distribuzione Tucker Film in collaborazione con la storica Shôchiku di Tokyo, major nipponica che ha prodotto la maggior parte delle sue 54 opere, e con FICE – Federazione italiana dei cinema d’essai. Si comincia nelle sale dell’Apollo e dell’Anteo di Milano, in doppia programmazione dal 22 giugno al 22 luglio (qui le date: www.tuckerfilm.com/news/ozu-yasujiro-la-programmazione-dellapollo-e-dellanteo-di-milano.html), cui seguiranno Roma e, nel corso delle settimane, vari capoluoghi italiani da Nord a Sud.

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I film saranno proiettati per la prima volta in Italia ad eccezione di Buongiorno (Ohayô), che il Far East Film Festival di Udine presentò nel 2014. Si potranno vedere anche Fiori di Equinozio (Higanbana), Tardo autunno (Akibiyori), Il gusto del sakè (Sanma no aji), Tarda primavera (Banshun) e, naturalmente, Viaggio a Tokyo. Preziosi titoli che spaziano dalla fine degli anni ’40 all’inizio degli anni ’60, il periodo d’oro della lunga carriera di Ozu, e che, grazie allo straordinario restauro, permettono di ammirare la fotografia, il colore e il suono così come li aveva voluti lui.

Perché andarli a scoprire? Il XX secolo vide i raggi del Sol Levante aumentare progressivamente l’intensità della loro forza e della loro influenza, diretta o indiretta, positiva o negativa, sul resto del mondo. Cinque esempi particolarmente eclatanti sono: l’ascendente esercitato dalle arti giapponesi sui movimenti culturali occidentali tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, il cosiddetto Japonisme; lo scoppio delle bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945 che segnarono l’inizio della guerra fredda; la produzione, diffusione e utilizzo in massa a livello planetario dei prodotti elettronici di consumo; il Giappone come Modello di sviluppo economico; l’impatto degli anime, i cartoni animati, e dei manga, i fumetti sulla cultura popolare giovanile. Fino a che punto noi occidentali ci rendiamo conto di quanto dobbiamo a questa nazione e di quanto, da molto tempo, le sue multiformi espressioni influenzano quotidianamente le nostre vite? Anche la Settima arte non poteva restarne al di fuori.

I film di Ozu raccontano, con delicatezza e ironia, scene di vita familiare e popolare in cui ognuno può ancora riconoscersi, ma sono anche intrisi di un senso di malinconia tutto nipponico, il mono no aware ovvero la consapevolezza della Realtà che nasce dal rendersi conto della transitorietà della vita e che tutto è effimero. Se si aggiungono una perfezione stilistica fino all’ultimo dettaglio apparentemente insignificante, e una scelta di attori e attrici in grado di esprimere mille sfumature di emozioni anche con pochi movimenti del viso e con dialoghi rarefatti, le sue pellicole vi trasporteranno in un universo in cui le regole estetiche e di comunicazione spesso sono agli antipodi del nostro modo di pensare, che però vi illumineranno sul fatto che non è detto che l’Occidente sia sempre e comunque il migliore punto di riferimento per capire il mondo.

Marco Albertini

Ozu - Tucker film

Sinossi dei film:

Late Spring (Tarda primavera, 1949) è il film quintessenziale di Ozu. Storia di un vecchio professore e sua figlia (lei non vuole sposarsi per non lasciar solo il padre, lui si sacrifica per spingerla al matrimonio), è una descrizione potente e insieme lieve dell’inevitabile mutevolezza delle cose umane.

Tokyo Story (Viaggio a Tokyo, 1953) è ancora oggi il più famoso dei film di Ozu, e lo celebra con estese citazioni Wim Wenders in Tokyo-ga. È la cronaca venata di amarezza del viaggio di un’anziana coppia per far visita ai figli sposati nella metropoli in un Giappone nuovamente in transizione a causa della ripresa economica che segue al dopoguerra, dove le tradizioni pur ritrovandosi minate alla base non si spezzano mai del tutto.

Equinox Flower (Fiori d’equinozio, 1958) ironizza pacatamente sulla perdita dell’autorità paterna: un padre che si oppone al matrimonio della figlia viene battuto dalle forze coalizzate del mondo femminile.

Good Morning (Buongiorno, 1959), remake alla lontana del capolavoro muto Sono nato, ma…, è una deliziosa commedia sullo sciopero del silenzio di due fratellini che vogliono che la famiglia compri un televisore; e insieme è una divertita riflessione sul linguaggio: di cosa parliamo quando parliamo?

Late Autumn (Tardo autunno, 1960) è un ironico film, pieno di nostalgia agrodolce, su tre vecchi amici, ex corteggiatori di una donna ora vedova. Cercano di combinare il matrimonio della figlia di lei, col pensiero che pure la madre si possa risposare.

An Autumn Afternoon (Il gusto del saké, 1962), ultimo film di Ozu, è un’elegia del tempo che scorre e della nostalgia del passato, imperniato ancora sul tema del matrimonio, ma con un accenno sul filo del ricordo agli ambienti studenteschi dei vecchi tempi.

In occasione della rassegna è stato anche pubblicato il libro “Ozu Yasujiro – Autunno e primavera” a cura di Giorgio Placereani, edito da Tucker Film in collaborazione con il Far East Film Festival di Udine: 158 pagine con saggi inediti, sezioni critiche, interviste, un piccolo dizionario sui temi e sugli interpreti.