Il Sapore Del Buono, Lontano Dalle Frenesie Prenatalizie

Di: - Pubblicato: 11 dicembre 2015

Sette dicembre a Milano, Sant’Ambrogio, “Oh bej oh bej” attorno al castello, ovunque si vada è gente frenetica  quella che incontri e con cui ti scontri. “Non si sente più il Natale di una volta” sarà cinquant’anni che lo sento dire, nell’ultimo decennio ancora più spesso. I commercianti che si lamentano, gli acquirenti che “sì proprio due cosine per tenere il senso del Natale”. Comunque la frenesia cresce e poi ci sono le calche alla Fiera di Rho Pero, e le lunghissime file per accaparrarsi gli ultimi biglietti per la prima della Scala, la verdiana “Giovanna d’Arco”. Dunque frenesia dovunque e una voglia di starsene in casa tra i vetri che, quando ci riescono, ti tengono lontani i rumori della frenesia prenatalizia.

E’ la prima volta che sono invitato ad assistere alla prima della Scala a San Vittore. Appena supero il portone di via Filangieri, quella frenesia appiccicosa che riveste la nostra città si fa subito meno palpabile, sarà per la cordialità e i sorrisi freschi delle guardie carcerarie per un giorno “maschere” della Scala. Ed è Scala anche questa, anche l’eleganza, sia pur più sobria, c’è e anche questo, va letto come gesto di doveroso rispetto per che ci ospita: una sessantina tra uomini e donne detenuti della casa circondariale.

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Dopo le parole di benvenuto della dottoressa Gloria Manzelli, direttrice del carcere, e della giornalista (quante prime scaligere alle spalle!) Lina Sotis, di “Quartieri tranquilli” che per il terzo anno affianca nell’organizzazione l’istituto carcerario in questa importante occasione. E’ stato bello ed emozionante ascoltare l’inno di Mameli tutti all’impiedi: detenuti, magistrati, assessori e consiglieri del Comune di Milano, rappresentanti illustri dell’intellighentia milanese, critici e giornalisti; da lì in poi, grazie anche alla musica di Verdi e alla bellissima regia televisiva di Patrizia Carmine, siamo tutti alla Scala. Le suggestive scene di Christian Fenouillat escono dal maxi schermo e anche gli altissimi cancelli dei Raggi che partono dalla rotonda centrale di San Vittore, dove abbiamo assistito all’opera, sembrano essere anch’essi parte della magia creativa del teatro. E’ stato bello che i primi applausi, alla prima aria eseguita da Francesco Meli/Carlo VII, siano partiti dalle prime file dove sedevano i detenuti. Per gli strani giochi dell’etere è quasi sembrato che per un attimo anticipassero quelli che provenivano dal Palazzo del Piermarini.

Nell’intervallo, tutti assieme, nel lungo corridoio dove ci attendeva un piccolo e curatissimo rinfresco a base di cioccolato, prodotto dal laboratorio di cucina di Busto Arsizio e biscotti prodotti dall’ICAM (Istituto Custodia Attenuata Madri) di San Vittore.

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L’intervallo tra le due parti dell’opera è l’occasione per scambiare opinioni con tutti quanti ti camminano affianco o si soffermano ai banchi del rinfresco. La dottoressa Gloria Manzelli, raggiante per tutto quanto le sta succedendo intorno, ringrazia il Comune di Milano per il sostegno ricevuto per la realizzazione tecnica del collegamento televisivo e non dimentica di invitare tutti alla risottata finale, come da tradizione antica, dopo ogni prima scaligera.

Poco distante Alessandro Giungi, consigliere comunale presidente della Sottomissione Carceri, dichiara di trovare sempre bellissimo ed emozionante partecipare alla visione della Prima della Scala, all’interno della Casa Circondariale di San Vittore, davanti al maxischermo che viene allestito nella “rotonda” da cui partono i raggi del Carcere. Ci sono magistrati, avvocati, persone detenute, Agenti di Polizia Penitenziaria, operatori sociali. Tutti vicini, quasi mischiati, grazie al miracolo della musica e alla forza delle immagini. E con orgoglio il consigliere sottolinea che “ L’Amministrazione Comunale ha deciso di destinare, ad uso sociale, la vendita dei biglietti, destinati ad assessori e consiglieri comunali, della Prima della Scala. Un anno fa, un terzo del ricavato (più di 30.000 Euro), grazie a una mozione presentata in Consiglio comunale da me e dalla collega Patrizia Quartieri, venne destinato all’acquisto di kit d’ingresso – contenenti materiale per l’igiene personale – per i detenuti indigenti di San Vittore, Opera e Bollate”.

 

Prima di rientrare nella rotonda per la seconda parte incontriamo l’assessora Cristina Tajani  che ricorda con entusiasmo il progetto, che il suo assessorato sta portando avanti da anni, AIR (Acceleratore d’Imprese Ristrette). Sottolinea che le imprese che operano dentro gli Istituti Carcerari di Milano, Opera e Bollate, oltre a San Vittore, vengono accelerate in uno spazio in via Dei Mille che attualmente è anche un negozio che espone e vende i prodotti confezionati dai detenuti. Lo scopo è quello di dare sia un’uscita verso l’esterno con uno spazio fuori dagli Istituti, sia un aiuto verso la costruzione di businnes plan, piani di marketing, cioè tutto quello che serve per stare sul mercato. Ultimamente con la Cooperativa Estia e il Carcere di Bollate abbiamo “messo in strada” un furgone attrezzato per riparazioni, a domicilio e su domanda dei clienti, di piccoli elettrodomestici, soprattutto computer. Il Comune crede in questa iniziativa finalizzata al reinserimento lavorativo a fine pena e ha stanziato 200.000 Euro.

Nella platea, che si va riempiendo per assistere alla seconda parte dell’opera verdiana, molti sono i visi noti, tra gli altri la consigliera regionale Lucia Castellano, per lunghi anni innovativa e carismatica direttrice del Carcere di Bollate, Giovanni Canzio presidente della Corte d’Appello milanese, il critico d’arte Philippe Daverio.

Alla fine dell’opera, applausi per tutti, agli artisti alla Scala e soprattutto ai partecipanti all’altra faccia della prima lì a San Vittore.

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Poi risotto, buonissimo, (20 chili di riso!) e panettone per tutti.

Degustando il risotto parlo con numerosi detenuti, tutti soddisfatti per la riuscita della serata e lo dicono con sincera gioia e orgoglio, soprattutto per essere stati loro i veri protagonisti. Ai banchi di somministrazione, incontro la simpaticissima Gemma Jimenez che subito mi dice che per loro

detenute una serata come quella della prima della Scala è costruttiva soprattutto “perché ci dà la possibilità di lavorare assieme attraverso la libera scuola di cucina. Io ci lavoro da sette anni con lo chef Stefano Isella e già invito tutti ai piccoli buffet primaverili ed estivi”.

E, annotato l’appuntamento con i buffet primaverili e oltre, concordo appieno con quanto dettomi da Don Colmegna, presidente della Casa della Carità, “Ad altri il compito di giudicare l’opera, qui è un’altra parte della prima della Scala e rovesciare le prospettive è un significato assai importante, mischiati come siamo e questo è il dato importante, perché ormai si deve andare avanti a segni, a simboli per racconti diversi”.

 

Adelio Rigamonti