La Scuola E La Legge 107/2015 (La Buona Scuola)

Di: - Pubblicato: 22 Ottobre 2015

Intorno alla legge 107/2015, meglio conosciuta dalla cittadinanza come la legge sulla BUONA SCUOLA, c’è stata, prima del suo varo ed entrata in vigore, e c’è ancora, molta amarezza, contrarietà e la consapevolezza che il paventato salto di qualità sia di fatto propaganda dettata dalla presunzione e dall’arroganza.

Tutti gli ordini di scuola, dalla primaria alla secondaria di secondo grado e ai professionali, sono in movimento con iniziative quali la recente “NOTTE BIANCA DELLA SCUOLA”(23/09/15), decisa su scala nazionale a Bologna il 6/09/15 all’ “ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA SCUOLA”, lo sciopero degli studenti del 9/10/15, le manifestazioni da tenersi in ogni Regione il 24/10/15 per il rinnovo del contratto scuola e contro la legge 107/15. Uno degli obiettivi primari è quello di portare all’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica statale, il profondo disagio che, sommato a quello già manifestato con la precedente legge Gelmini, parla dell’inaccettabilità di una legge che capovolge l’impostazione costituzionale della scuola stessa, mettendo in discussione la garanzia di uguaglianza e solidarietà, scuola che dovrebbe essere fondata sul principio della libertà d’insegnamento e del Diritto allo Studio.

 

Alla medesima si contesta: l’impostazione di modelli di gestione autoritaria che stravolgono i principi di collegialità, condivisione e cooperazione, l’ingerenza della stessa in relazione a materie soggette a disciplina contrattuale quali la mobilità del personale e la retribuzione, la partecipazione degli organi consultivi istituzionali, la contrattazione su materia di pertinenza negoziale, la valutazione interna ad ogni scuola per tutto il personale docente (allo stato attuale il comitato di valutazione esiste per i docenti neo-immessi in ruolo, ovvero nell’anno di prova), per decidere chi e quali parametri adottare per attribuire i meriti o i demeriti ai singoli insegnanti, la ricerca di sponsor, un ulteriore attacco all’obbligo scolastico con l’alternanza scuola/lavoro e le modalità di applicazione per le scuole secondarie di secondo grado e professionali che le rende subalterne alle imprese, diversamente dall’attuale che vede di fatto una forma di tirocinio/laboratorio. Di fatto il precariato non viene risolto, mentre vengono estromessi decine di migliaia di lavoratori della scuola tra docenti e personale A.T.A. che dovevano essere assunti in base a una sentenza europea.

Essa, inoltre, favorisce, finanziariamente, le scuole private, trasferisce ampi poteri di intervento al Governo attraverso un numero eccessivo di deleghe, trasforma la gestione della scuola in “gestione aziendalistica”.

Anche l’Università non viene risparmiata dalla furia riformista, che, se pur non ancora ufficiale, risulta orientata a classificare gli Atenei in quelli di serie A e di serie B, allargando così divari già esistenti nel campo dell’istruzione e separando il Nord dal Sud.

L’anno scolastico e accademico entrante, si apre quindi nel malcontento generale, con mobilitazioni e forme di lotta in tutta Italia, con la richiesta di un possibile “Referendum” abrogativo per il quale è già attiva una commissione tecnica di studio per la fattibilità, oltre ad altri possibili Referendum contro la riforma della Costituzione italiana, il Jobs Act, lo Sblocca Italia.

 

Daniela Gianoli