ROM E SINTI ANCORA DISCRIMINATI

Di: - Pubblicato: 17 aprile 2015

Il Rapporto annuale 2014, dell’Associazione 21 luglio, evidenzia le immutate condizioni di rom, sinti e camminanti, in relazione alla loro inclusione nella società italiana. Questo nonostante il varo nel Febbraio 2012, da parte del governo, di una Strategia nazionale per l’ inclusione, in linea con la Comunicazione 173/2011 della Commissione europea, che fa rientrare l’inclusione dei rom tra le priorità dell’Ue per il 2020. Già i dati relativi agli sgomberi mostrano chiaramente la situazione attuale: nel 2014 a Roma ne sono stati documentati 34 con 1.135 persone coinvolte, per una spesa stimata in oltre 1,3 milioni di euro, mentre a Milano, nel periodo gennaio-settembre 2014, ne sono stati registrati 191 con 2.276 persone coinvolte. Per non parlare del fatto che in Italia si continuano a progettare nuovi campi, mentre le indicazioni dell’Ue parlano del superamento degli stessi. A questo si aggiunge poi il radicamento nel nostro Paese di una cultura antigitana. «L’antiziganismo non è un fenomeno a impatto neutrale, non si limita a una mera questione di opinione, ma ha gravi ripercussioni che lo connotano come un fenomeno altamente pericoloso, e quindi come tale deve essere considerato, una minaccia per una società democratica effettivamente plurale e inclusiva», dichiara Carlo Stasolla, Presidente dell’associazione 21 luglio.

Sempre secondo il rapporto dell’ Associazione 21 luglio, nell’immaginario collettivo italiano, la presenza di rom e sinti è ritenuta numericamente rilevante in quanto percepita come fastidiosa, molestatrice e attentatrice alla pubblica sicurezza. I numeri però dimostrano il contrario: il Consiglio d’Europa stima la presenza di rom e sinti nel nostro Paese tra le 120 mila e le 180 mila persone, pari allo 0,25% della popolazione totale. La maggior parte di esse si concentra nel Lazio, in Lombardia, in Calabria e in Campania, come riportano i dati dell’associazione 21 luglio.

La Commissione europea monitora lo stato di attuazione delle Strategie nazionali nei Paesi membri, relativamente alle aree di intervento di istruzione, alloggio, salute, impiego. Nel 2012 l’Italia non viene riportata come esempio in nessuna delle quattro aree di intervento previste, mentre, per gli anni 2013 e 2014, nonostante alcuni aspetti positivi e passi avanti, continuano a risaltare carenze. In particolare, nel coinvolgere la società civile, nel coordinamento tra realtà nazionale e locale, nei meccanismi di monitoraggio e nello stanziamento di finanziamenti adeguati. Già nel 2013 la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato aveva evidenziato un forte ritardo nell’attuazione della Strategia, ritardo che ,a fine 2014, non risulta essere colmato.

Marco Feliciani