Un giorno lungo vent’anni

Di: - Pubblicato: 19 Luglio 2021

di Maurizio Anelli

“…Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere.
La grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza…” (Francesco Guccini)

20 luglio 2001-20 luglio 2021. Vent’anni sono un soffio di vento che vola sul libro della nostra storia. In un giorno caldo nell’estate di vent’anni fa quel vento si è vestito di nero e ha soffiato feroce sui caruggi di Genova, stracciando le pagine di quel libro che raccontava la bellezza proprio degli incontri a grappoli e di ideali identici: essere e avere. Quel giorno si è spento il sole, e l’umanità ha chinato la testa impotente e umiliata, lasciando sull’asfalto la vita e i sogni di un ragazzo. Si chiamava Carlo, e la leggenda narra che Carlo significa “Uomo libero”. Hanno provato in tutti i modi a gettare fango su quel ragazzo: lo Stato, i telegiornali, l’informazione collusa e di parte. Ognuno ha tirato la sua dose di fango, ognuno di loro ha svolto il suo compito. Poi, la mattanza è andata avanti. Quei giorni sono stati raccontati in tanti modi e il termine di “macelleria messicana” è impossibile da dimenticare. Quell’asfalto di Piazza Alimonda era ancora caldo del corpo di Carlo quando alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto la violenza e la tortura vestivano la divisa dello Stato. Quelle pagine del libro sono state strappate, bruciate da quelle divise e dagli uomini che in camicia e cravatta dettavano ordini e strategie, ma sono e saranno sempre vive, sono il dito puntato contro uno Stato incapace, ancora oggi, di assumere la responsabilità politica di quella “macelleria messicana”. Sono l’atto d’accusa, lucido e spietato, verso quella politica e quelle istituzioni che scelsero di delegare il potere e la gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 ai cosiddettitecnici: all’allora capo della polizia Gianni De Gennaro e i suoi uomini, ad Arnaldo La Barbera, all’epoca capo dell’antiterrorismo. Sarà La Barbera, insieme al questore di Genova Francesco Colucci, a decidere l’irruzione alla scuola Diaz.

Nel lungo periodo che precedette il G8 sui telegiornali di ogni sera si parlava degli allarmi lanciati dai servizi segreti, e ciò alimentava il clima di tensione. I fatti sono questi, hanno suscitato domande che ancora oggi attendono risposte: perché creare questo clima, a chi serve?

Nessuno ha mai spiegato e motivato la presenza di Gianfranco Fini, vicepresidente del consiglio e anima nera del governo Berlusconi, a Genova presso il comando dei Carabinieri. Nessun parlamento ha discusso sulle dichiarazioni dell’allora ministro dell’interno Claudio Scajola, che ammise di avere ordinato alle forze di polizia di sparare sui manifestanti nel caso avessero sfondato la famigerata “zona rossa” di Genova. Anzi, incredibilmente, lo stesso ministero dell’interno disse in un secondo momento che tale direttiva non violava le norme che regolano l’uso delle armi in un servizio di ordine pubblico.

Inaccettabili e vergognose anche le raffiche di promozioni e avanzamenti di carriera che hanno caratterizzato nel tempo la vita professionale di molti dei coinvolti nella “macelleria messicana”: dai semplici agenti fino alla catena di comando.

Ed è nella catena di comando che si restringe il cerchio delle promozioni eccellenti, a cominciare da Gianni De Gennaro. Uomo dello Stato, poliziotto prima e super poliziotto poi, resta al suo posto di comando per altri sei anni, fino al luglio del 2007. Esce indenne dai processi che lo vedono coinvolto per la macelleria del G8: assolto nel 2009 in primo grado, condannato in appello ad un anno e quattro mesi per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell’ex questore di Genova Francesco Colucci per l’irruzione alla Diaz, infine assolto nell’ultimo grado di giudizio con la motivazione che “…non esistono prove sufficienti di colpevolezza”. Da quel momento la sua carriera accelera in modo esponenziale: nel 2008 viene nominato commissario straordinario per la crisi dei rifiuti in Campania e, nello stesso anno, direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Nel maggio del 2012, il governo Monti gli assegna la carica di sottosegretario di Stato alla Presidenza con delega alle informazioni per la sicurezza della Repubblica. Infine, nel 2013, diventa Presidente di Finmeccanica.

La “macelleria messicana” è alle sue spalle e alle spalle dei governi che si sono succeduti nel Paese del Gattopardo, dove tutto cambia affinché nulla possa cambiare, governi che hanno sempre puntato sui De Gennaro di turno.

Di quei giorni che spegnevano il sole su Genova restano le ferite che il tempo non potrà mai cicatrizzare. Restano le accuse, durissime e inascoltate, di Amnesty International: “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale.”

Quanto accaduto nei giorni del G8 spingerà il Parlamento europeo ad approvare una “Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea” e a denunciare “…le sospensioni dei diritti fondamentali avvenute durante le manifestazioni pubbliche, e in particolare in occasione della riunione del G8 a Genova, come la libertà di espressione, la libertà di circolazione, il diritto alla difesa, il diritto all’integrità fisica“.

Sono passati vent’anni da quei giorni di luglio. A Genova c’erano due mondi diversi che non potevano mai incontrarsi: i grandi della terra, pieni del loro cinismo e della loro prepotenza, protetti e blindati nel palazzo. Sulle strade e sulle piazze c’era il mondo reale ed escluso da ogni scelta, e quel mondo non voleva nessuna violenza. Altri hanno costruito e alimentato quella violenza, perché così serviva al mondo dei grandi. Una generazione è uscita a pezzi, nel corpo e nell’animo, da quei giorni.

Sull’asfalto di Piazza Alimonda resta una ferita che il tempo non cancella, resta l’immagine di un ragazzo che oggi sarebbe nel pieno della sua vita, ma quella vita gli è stata rubata, cancellata in un attimo. Resta il ricordo di quella grande “folla che chiama, canti e colori, grida ed avanza, e sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza”, resta la consapevolezza che quella folla aveva mille ragioni per essere un fiume in piena sui caruggi di Genova.

Il mondo non si cambia chiedendo permesso, forse il mondo non si cambia proprio…ma il mondo, nemmeno il più folle ed egoista mondo che possa esistere, potrà mai piegare la dignità e la bellezza di chi si ostina a camminare in direzione uguale e contraria.

Martedì, 20 luglio 2021, quella piazza di Genova si riempirà ancora, come sempre ogni anno, stretti intorno ad Haidi e Giuliano. Ricordi, pensieri, canzoni e abbracci, e se gli occhi diventeranno lucidi sarà a pugni chiusi e testa alta, senza nessuna vergogna.

“… Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,

C’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.

La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l’onda.

Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.”

Ciao Carlo.