Una Foto “Inedita” Delle Barricate Di Via Graziano Imperatore

Di: - Pubblicato: 5 novembre 2015

Una delle tante attività che svolge la Sezione ANPI Martiri Niguardesi è quella di raccogliere materiale che testimonia la partecipazione degli abitanti del nostro quartiere, alla Lotta di Liberazione contro il nazifascismo. Con questo intento sono andata dalla signora Enrica Brambilla Pasini che abita nel quartiere dal 1930. Enrica mi ha accolta con calore ed affabilità, mettendomi subito a mio agio. Dalla stanza da letto ha portato sul tavolo del soggiorno due scatole, una di legno ed una di cartone, che contenevano tutte le foto dei ricordi della sua famiglia.

Enrica non ha partecipato direttamente alla lotta, ma, come molti niguardesi, condivideva quello che in quartiere accadeva. I suoi vicini e le sue amiche erano tutti partigiani, così come gli zii Mario Sangiorgio e la moglie Giovanna Molteni alla quale era molto legata. Giovanna è ricordata in tante testimonianze per quello che ha fatto in aiuto alle donne del nostro quartiere.

 

Riaffiorano immediatamente i ricordi di lei diciottenne durante la guerra, quando tutto era precario e perfino recarsi al lavoro diventava pericoloso. Infatti, verso la fine del ’44, la camiceria dove lavorava, in via S.Vincenzo, venne bombardata. Così, da quel giorno e fino al termine del conflitto, tutti i giorni andava in bicicletta a Besana in Brianza, dove era stata trasferita la sartoria.

Ogni giorno, davanti agli occhi, i disastri provocati dalla guerra. Ricorda il padre quando partiva, anche lui in bicicletta, per andare in Brianza in cerca di pane e qualche pezzo di carne. L’angoscia durava fino al suo ritorno. Era un viaggio molto rischioso perché, se scoperto al controllo del dazio, oltre al sequestro della preziosa merce, rischiava l’arresto. Il viso di Enrica a questo punto si rattrista e allora, per scacciare la malinconia, mi racconta un fatto buffo accaduto ai suoi genitori.

Una notte, mentre dormivano, erano stati svegliati da un grande trambusto, ma a questo erano abituati perché nel controsoffitto della camera da letto, abitavano all’ultimo piano, c’erano i depositi delle armi e spesso i partigiani venivano a prenderle o a depositarle. Ma quella notte, in mezzo al trambusto, videro improvvisamente sbucare davanti ai propri occhi la gamba di un partigiano che penzolava dal soffitto… l’aveva sfondato. Ci siamo fatte una risata, come l’aveva fatta lei quel mattino, quando i genitori le avevano raccontato l’accaduto. A noi adesso queste cose possono sembrare frutto di fantasia ed anche Enrica dice che spesso non si rendevano conto di quello che vivevano ogni giorno. Forse è stato anche questo che ha permesso di portare avanti fino alla fine la lotta, seppur con pochi mezzi di sostegno e con le loro vite sempre in pericolo.

Barricata

Mostrandomi la fotografia delle barricate di via Graziano angolo via Faita, Enrica ha iniziato a raccontarmi di suo marito Guido.

Disertando, si era unito ai partigiani di Niguarda e, verso la fine della guerra, era costantemente presente sulle barricate del quartiere. E lo era anche il 24 aprile del 1945, quando Gina Galeotti Bianchi venne uccisa dai nazifascisti in fuga da Milano. Enrica mi ha raccontato che era stato proprio lui a soccorrerla per primo e a portarla in braccio nel portone vicino. Guido aveva sentito la vita di questa giovane partigiana che l’abbandonava. Ricordava anche Stellina Vecchio, l’altra partigiana che era con Gina, accasciata a terra e disperata vicino alla compagna.

 

I ricordi di quel periodo terminano con il racconto di quando, con i genitori e gli zii Santambrogio, si recarono al matrimonio di Maria Peron, la mitica infermiera-partigiana di Niguarda. Una giornata finalmente gioiosa nell’agosto del ’45, a Cicogna in Val Grande, e anche qui un episodio bizzarro torna improvviso alla mente di Enrica. Le donne niguardesi si erano messe ai piedi delle ciabatte per non rovinare le scarpe sulla strada sterrata che portava al paese. Quasi arrivati al Municipio, Giovanna si accorse di aver perso le scarpe lungo la strada, sarebbe entrata nel Municipio in ciabatte, proprio lei… la testimone di nozze. Fortunatamente altri ospiti saliti dietro di loro le raccolsero e gliele consegnarono!

Per Enrica poi c’è stato il matrimonio con Guido e gli anni felici trascorsi insieme. Grazie Enrica, i ricordi della tua vita e le fotografie che hai condiviso con noi sono importanti, una testimonianza preziosa, parte della storia di Niguarda.

 

Maria Maddalena Vedovelli

Gruppo Donne Sezione A.N.P.I. Martiri Niguardesi Milano