Una venere preistorica

Di: - Pubblicato: 27 settembre 2015

A cura di Sara Rigamonti, dottoressa in Beni Culturali

Expo Milano 2015 è sicuramente una vantaggiosa vetrina per mettere in mostra tutto ciò che di bello può offrire una Nazione e per questo molti padiglioni offrono un assaggio delle loro bellezze nazionali mostrando paesaggi, ma anche tradizioni locali e cultura. E proprio della cultura dei vari paesi e dell’umanità intera ci parlano i numerosi reperti archeologici presenti in Expo in diversi padiglioni e che vale davvero la pena vedere per gli appassionati di archeologia e non solo, perché quando si vuole conoscere e apprezzare un paese non si può prescindere dalla sua storia partendo dalle epoche più antiche che spesso offrono reperti di grande interesse e intere aree archeologiche che in molti casi attirano turisti da ogni parte del mondo.

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Foto di Sonda.life

 

UNA VENERE PREISTORICA DALLA SLOVACCHIA

Entrando in EXPO, dall’ingresso Roserio, uno dei primi padiglioni che si incontrano è quello della Slovacchia, un padiglione piccolino ma ricco di interessanti stimoli visivi e artistici. Per gli appassionati di archeologia, e non solo, è qui esposta una copia della Venere di Moravany; l’originale della statuetta in avorio di Mammut, e qui riprodotta in resina, è di circa 7,5 cm: fu ritrovata nel 1938 nella zona nord-occidentale della Slovacchia, zona che presenta interessanti complessi archeologici. La Venere presenta seni, ventre e glutei molto sviluppati, mentre risulta priva di arti superiori e testa, inoltre su tutta la superficie si osservano sottili linee incise. Per quanto riguarda la datazione, gli studiosi concordano per una data che risale a circa 22.800 anni fa, collocandola così fra le più antiche produzioni artistiche. Ci troviamo in pieno Paleolitico Superiore e in particolare nel periodo generalmente noto in archeologia come Gravettiano; in quest’epoca, in quasi tutta Europa, si affermano culture caratterizzate da nuovi strumenti litici, come particolari tipologie di lance e di punte, e dalla diffusione delle cosiddette Veneri Paleolitiche. Si tratta di piccole statuette, intorno ai 10 cm di altezza media, realizzate in diversi materiali (solitamente avorio, osso e rocce calcaree) e rappresentanti soggetti femminili. Tali statuette costituiscono la prima raffigurazione del corpo umano e sono caratterizzate da seni, ventre e glutei molto sviluppati, mentre gli arti e il volto vengono spesso solo abbozzati grossolanamente. L’accentuazione delle parti del corpo legate alla maternità ha indotto gli studiosi a interpretare questi manufatti come oggetti collegati al culto della fertilità, culto testimoniato anche in epoche successive dalle tante rappresentazioni femminili, interpretate come realizzazione di una sorta di “Dea Madre”. E’ in questo contesto culturale che si colloca dunque la Venere di Moravany che la Slovacchia espone nel suo padiglione proponendo un interessante allestimento. E’ attraverso l’uso della tecnologia che la struttura permette al visitatore di osservare il reperto a 365 gradi, grazie a una riproduzione tridimensionale in formato digitale, soluzione che consente di apprezzare appieno la bellezza di questa interessante Venere Paleolitica.