Vivere di Archeologia

Di: - Pubblicato: 25 febbraio 2016

Proprio in questi giorni sono più che mai accese le polemiche fra il Governo italiano e i molti ricercatori costretti ad andare all’estero per poter fare ricerca. Questo accade perché la politica italiana investe molto poco in settori che invece dovrebbero essere alla base dell’economia come l’istruzione e, appunto, la ricerca. Gli scarsi finanziamenti non riguardano solo la ricerca scientifica, importantissima per il progredire della nostra civiltà, ma anche, e oserei dire soprattutto, le ricerche e le attività culturali. Un dato evidente e quanto mai allarmante è che negli ultimi anni si è assistito alla diminuzione del bilancio del Ministero dei Beni Culturali che riporta cifre ben al di sotto di quelle a disposizione dei ministeri della Cultura di altri Paesi europei. Inoltre guardando i bilanci preventivi pubblicati sul sito del ministero la situazione non è destinata a migliorare nel 2016. foto archeo con dida

Parlando nello specifico di archeologia lo scenario degli investimenti non è certamente più roseo; se si scorre la programmazione degli investimenti per il triennio 2015-2017 salta subito all’occhio che, nella generale carenza di fondi, quelli direttamente investiti nella ricerca archeologica e quindi in attività di scavo risultano essere appena 1,7 milioni di euro per una quindicina di progetti sull’intero territorio nazionale. Il resto degli investimenti è finalizzato in gran parte alla manutenzione ordinaria (impianti idrici e elettrici, manutenzione del verde, disinfestazioni, bonifiche..), interventi, sicuramente necessari, ma che di archeologico e culturale hanno ben poco. Sono inoltre presenti nella programmazione lavori di “somma urgenza”, lavori per la maggior parte evitabili con seri e adeguati interventi preventivi di manutenzione e restauro dei siti archeologici. Il taglio dei fondi al Ministero dei Beni Culturali si è quindi tradotto nella pratica nel quasi totale abbandono delle attività di scavo  archeologico facendo sì che le Sovraintendenze si occupino ormai quasi esclusivamente di manutenzione e tutela del patrimonio, rinunciando dunque alla fondamentale funzione di promuovere la ricerca archeologica e culturale.  A questa scarsità di fondi pubblici e spesso anche al loro poco oculato utilizzo, si contrappongono invece gli ingenti finanziamenti di Università e Società Archeologiche straniere che investono in Italia molto di più di quanto faccia lo Stato stesso. Non c’è dunque da meravigliarsi se molti giovani archeologi italiani fatichino a trovare lavoro nel loro paese che, per inciso, detiene un patrimonio archeologico e culturale unico al mondo, e decidano quindi di migrare all’estero dove spesso arrivano anche ad occupare posizioni importanti nel mondo accademico; nelle università straniere sono infatti molti i docenti e i ricercatori italiani molti dei quali conducono attività di ricerca proprio in Italia. E così, mentre i nostri Ministri della Repubblica dichiarano candidamente che con la cultura non si mangia, gli investitori stranieri banchettano nei nostri siti archeologici portando avanti progetti di ricerca importanti che, se finanziati dal nostro Ministero, potrebbero creare posti di lavoro per quei tanti giovani che per seguire la loro passione per la ricerca sono costretti a lasciare l’Italia e a ritornarci come ricercatori stranieri.

 

Sara Rigamonti, dottoressa in Beni Culturali

“Pompei: un immenso patrimonio archeologico non tutelato sufficientemente”