Al Nord La Mafia Non Esiste, Nemmeno A Milano

Di: - Pubblicato: 4 Marzo 2016

“A Milano la mafia non esiste”.  Sono passati quasi vent’anni, mese più mese meno, da quando l’allora Sindaco di Milano Paolo Pillitteri pensava di tranquillizzare i milanesi con questa affermazione.

Erano i tempi dell’inchiesta “Duomo Connection” che forse preoccupava e non poco chi aveva in mano il Governo della Città. Lo stesso concetto fu riproposto alcuni anni dopo, nel Gennaio del 2010, dal prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, in quel periodo il più alto rappresentante del governo Berlusconi a Milano. Sembrava quasi una gara a difesa di una Città simbolo, per molti versi, del Paese Italia.

Milano simbolo dell’efficienza economica e del moderno vivere. Molti credettero a quelle parole. Altri occhi, più attenti e disincantati o semplicemente più onesti, intuivano e vedevano una realtà diversa: Milano stava diventando, ogni giorno un po’ di più, la cabina di regia e di potere di un territorio nuovo cui le mafie non potevano non guardare. Un sottobosco di finanza e potere, di appalti, di relazioni politiche e imprenditoriali, di traffici dove le tangenti avevano un peso specifico particolare.

A tutto questo si poteva aggiungere il fatto che Milano era ed è la grande metropoli del nord, la città moderna e lontana dai teatri tradizionali delle mafie. Il posto ideale, quindi, per sfruttare al meglio quella cortina protettiva di invisibilità dal punto di vista mediatico e geografico.  L’inchiesta “Duomo Connection” mise in luce la penetrazione mafiosa a Milano che ruotava principalmente sul mercato della droga e sulla grande Edilizia. Quell’inchiesta fu condotta dal pubblico ministero milanese Ilda Boccassini. Ma molti finsero di non vedere e di non capire, supportati anche da una parte rilevante del mondo dell’informazione: in un editoriale del Luglio 2012, dalle colonne de” Il Giornale”,  Vittorio Feltri scriveva con malcelato fastidio “ … Che barba la mafia. È solo cosa loro. È un fenomeno antico che riguarda soprattutto il Sud. Continuare a parlarne scredita tutto il Paese”. Il trionfo del negazionismo.

(http://www.ilgiornale.it/news/interni/che-barba-mafia-solo-cosa-loro.html)

Nel frattempo le mafie si arricchivano crescevano e gestivano, controllavano: movimento terra, traffici di armi e droga, smaltimento dei rifiuti, controllo della prostituzione, sale gioco e scommesse. Fino al controllo di interi rami delle Istituzioni. Pavia, Cormano, Bollate, Desio, Seregno, Trezzano, Buccinasco, fino al caso di Sedriano primo Comune della Lombardia ad essere sciolto per mafia sono solo gli esempi più eclatanti di questa escalation. La Giunta Pisapia eletta nel 2011 ricostruisce a Milano il Comitato Antimafia, quello che la Giunta Moratti aveva, di fatto, ritenuto inutile e cancellato. È un passo importante che darà i suoi frutti. Milano acquisisce, sempre più, la consapevolezza che la mafia esiste anche al Nord, Milano compresa. Soprattutto è chiaro che la mafia al nord non si limita a riciclare il denaro sporco: no, la mafia al nord vuole esercitare il suo vero compito che è controllare il territorio, esattamente come al Sud. Perché questo è quello che conta: il controllo del territorio.

Ilda Boccassini, cresciuta professionalmente accanto  ad un Uomo come Giovanni Falcone, è ancora in prima fila nella lotta alle mafie e oggi alza nuovamente il velo su una realtà che ancora in troppi fingono di non vedere: “’… la ndrangheta tenta di ripulirsi comprando farmacie e piazzando parenti e affiliati al loro interno… Per acquistarla non ha esercitato nessuna pressione illecita, ha solo messo molto denaro”.

(http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/01/news/_ndrangheta_arrestato_direttore_poste_in_calabria-134538998/)

Dall’inchiesta “Duomo Connection” al controllo delle Farmacie. Il controllo del territorio si esercita anche così. Ma al Nord la mafia non esiste. Nemmeno a Milano.

 

Maurizio Anelli