Ciao Gino

Di: - Pubblicato: 14 Agosto 2021

di Maurizio Anelli

“…Si parla della guerra: la facciamo, non la facciamo, con chi stiamo, che posizione prendiamo, come la combattiamo. Parlare, discutere, litigare sulla guerra. E viverla?

Come si sta a viverla? Che cosa si pensa, quando la si vive?

Che cosa si prova, dentro la guerra? Quali miserie, quali angosce, come si trema durante la guerra?

Proviamo a guardare la realtà di chi ne viene coinvolto, proviamo a passare questo confine… Cominciamo ad ascoltarne le storie, che sono storie di uomini. Credo che conoscerle sarebbe sufficiente, a quasi tutti noi, per cambiare idea sulla guerra. Storie vere, non manipolate… Proviamoci. Dopo, forse, potremo parlare della guerra a buon diritto e, quasi certamente, in modo diverso…”

(Gino Strada, dal libro “Buskashì”)

Gino Strada se ne va, in punta di piedi come fanno le persone che per tutta una vita hanno lottato per qualcosa che rendesse la vita degna di essere vissuta. Una vita controvento, in direzione ostinata e contraria. La storia di Emergency, costruita e vissuta con Teresa, la compagna di sempre, non ha bisogno di essere raccontata: chiunque abbia sentito il desiderio di conoscerla lo ha già fatto, e poi è una storia che si racconta da sola. Chi solo oggi sente questo bisogno ha tutti gli strumenti per poterlo fare in totale autonomia, ma oggi non è il tempo di ricordare e ripercorrere il cammino di Emergency. Oggi è tempo di fermarsi un momento, guardarsi indietro e al tempo stesso guardare avanti: indietro, per guardare al cammino di Gino Strada e capire, una volta di più, quello che abbiamo perso; avanti, per vedere il tanto che con lui abbiamo imparato, amato e conosciuto. Avanti, per continuare quel cammino e continuare a camminare quel sentiero.

Su quel sentiero, oggi, Gino Strada ritroverà quel fiore rosso, forte e bello come la pace: ritroverà Teresa, ma loro non si erano mai persi…era un giorno di fine estate, 1 settembre 2009. Quel pomeriggio all’Arena di Milano Gino salutò Teresa con parole che non si dimenticano: “…sono arrabbiato con te, molto, troppo, perché mi hai tolto la possibilità di restituirti almeno un po’ di quell’amore che mi hai dato in 40 anni…”. Allora mi piace pensare che Teresa abbia solo voluto partire, e arrivare prima di lui da qualche altra parte, per capire cosa e come fare per organizzare una comunità, come fare e come muoversi per far sì che le persone possano incontrarsi e continuare a lavorare per un mondo diverso, più umano.

Controvento, una volta ancora e come sempre nella loro vita, fin da quel 15 maggio 1994 quando a Milano il loro sogno prese forma e si fece conoscere. Il nome era un messaggio al mondo: Emergency. L’obiettivo era ambizioso, forte e chiaro: offrire cure mediche e chirurgiche gratuite alle vittime di tutte le guerre, e per far volare quel sogno serviva coraggio e forse quella piccola dose di follia capace di trasformare il sogno in realtà. Una magia, forse, che assomiglia tanto a una favola, ma questa volta vere entrambe. Quella favola continua ancora oggi, in Afghanistan e in Iraq, nella Repubblica Centroafricana, in Sierra Leone e in Sudan.

Il futuro si scrive ogni giorno, credendo nelle proprie idee e lottando anche contro i mulini a vento se necessario. Questo ci ha insegnato Gino Strada, ed è il regalo più grande che ci ha lasciato. Le guerre continueranno a violentare il mondo, uomini senza scrupoli e politici corrotti continueranno a sporcare ogni angolo della terra, i soldi e il potere continueranno a muovere gli interessi più inumani e bestiali…ma ci sarà sempre chi affronterà i mulini a vento con la forza della propria umanità, e con quella forza aiuterà bambini a nascere sotto un cielo che vomita bombe. Ci sarà sempre chi aiuterà a camminare chi aveva smesso di farlo a causa delle mine antiuomo.

Gino Strada diceva sempre che le guerre non finiscono con i trattati, perché chi firma quei trattati oggi li tradisce al sorgere del sole di domani. E allora, oggi, dobbiamo fermaci tutti, anche solo un minuto, davanti alla morte di un Uomo vero ma non per un minuto di silenzio che vale quello che vale, ma per provare a mettere insieme la sua storia e capirne il valore.

Domani tutti parleranno di Gino Strada, probabilmente a parlarne di più saranno soprattutto i suoi detrattori di sempre: chi lo ha offeso e deriso per anni, chi ha sputato tutto quello che si poteva sputare su Emergency e sulle ONG, chi si è permesso di fare dello spirito stupido e volgare anche di fronte al suo ultimo impegno in Calabria. Loro sono e continueranno ad essere le pale di quei mulini a vento contro cui Gino Strada ha sempre lottato e vinto. Perché Gino ha vinto la sua partita con la vita: vinta con il cuore e la volontà, l’ha vinta con il coraggio e l’intelligenza. L’ha vinta perché un uomo che insegue un sogno ogni giorno, e ogni giorno lavora per costruirlo, è sempre un vincitore.

Ciao Gino, è stato bello conoscerti e volerti bene è stato davvero facile.