Fra Robespierre E Beccaria

Di: - Pubblicato: 5 febbraio 2016

Brandon Jones trentasei anni in attesa della morte

Negli Stati Uniti, più precisamente nello Stato della Georgia, è stata eseguita la condanna a morte di Brandon Jones. Era il più anziano fra gli ospiti del braccio della morte, nei prossimi giorni avrebbe compiuto settantatre anni. Niente di nuovo: nel mondo moderno il numero delle vittime della pena di morte ogni anno si aggira tra le 4.000 e le 5.000. Sono le stime fornite dalla ONG “Nessuno tocchi Caino” che fornisce anche altri particolari: quale tipo di condanna a morte,  quali sono i paesi più attivi in questa triste attività, chi ha la leadership della classifica. Numeri, statistiche. Sembra che il mondo moderno ormai si sia rassegnato a ragionare solamente sui numeri e sulle statistiche, quindi anche la vita e la morte diventano un algoritmo. Nel caso specifico, Brandon Jones attendeva la condanna da oltre trentasei anni. Condannato per un omicidio commesso nel 1979, ha trascorso trentasei anni in attesa della morte. Negli USA si parla di un processo con molte ombre, di un processo “non equo” . Non sarebbe la prima volta e probabilmente nemmeno l’ultima, negli USA come in ogni altra parte del mondo.

Ma la domanda di fondo è sempre la stessa: perché la pena di morte ? In un Paese fiore delle contraddizioni, umane e civili, un Paese dove non possedere un’arma è considerato un’anomalia, un Paese costruito con la Bibbia in una mano e la Colt nell’altra, un Paese dove la “Lobby delle armi” riesca a condizionare le scelte del “Congresso” quando non addirittura l’elezione del Presidente, è ancora radicata la cultura della “violenza giusta” e dalla parte della legge. È come se lo Stato e la Giustizia avessero bisogno di una giustificazione etica e morale per decretare la morte di un essere umano. E, in effetti, di questo si tratta: dare a questa decisone il crisma del “necessario”, del “giusto”.  Fa uno strano effetto osservare come la pena di morte sembri una necessità irrinunciabile per la coscienza di Paesi così diversi fra loro per cultura, fede religiosa: dagli Stati Uniti all’Iran, dalla Cina all’Arabia Saudita. Eppure questo accade, e il tempo non sembra cambiare questa mostruosità del Diritto e della Giustizia. Come se la storia non avesse insegnato nulla e il secolo dei Lumi non fosse mai esistito, gli Stati ancora non vogliono scegliere fra Maximilien François Marie Isidore de Robespierre e Cesare Beccaria. O, forse, hanno scelto da sempre.

“… Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l’aggregato delle particolari … Non è dunque la pena di morte un diritto… se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità.” (Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene, CAP. 28 DELLA PENA DI MORTE).

 

 

Maurizio Anelli