Giulio E La Sua Storia

Di: - Pubblicato: 12 febbraio 2016

Giulio di cognome si chiamava Regeni. Ma per tutti ormai è Giulio, come se lo avessimo sempre conosciuto. È giusto così. Perché Giulio ha insegnato a tutti noi tante cose: per esempio che si può essere ragazzi e capire che il mondo fuori dalla porta di casa è un mondo diverso da quello che ci raccontano e vogliono farci credere. Fuori dalla porta di casa esistono, ancora, le guerre e le dittature, gli sfruttati e i cancellati. Esistono ancora anche i lavoratori e i mercati.

E allora quel mondo va raccontato.

 

Giulio era un ricercatore, uno studioso eccellente. Quell’eccellenza di cui pochi parlano fino a che non ne sono costretti dalla cronaca, un’ eccellenza costruita con la sua voglia di studiare e di capire, di documentare e raccontare. Lui, ragazzo italiano conosciuto e stimato nel mondo per i suoi studi.

Per lui l’Università inglese di Cambridge scrive una lettera indirizzata al presidente egiziano per chiedere piena collaborazione per far luce su quanto accaduto. Quella lettera è stata firmata da oltre 4000 esponenti della comunità Universitaria di mezzo mondo: da Cambridge a Oxford, dalla Willy Brandt Distinguished University alla New School for Social Research di New York, dall’Università di Sidney a quasi tutte le migliori Università Italiane.

 

Francesco Guccini in una splendida canzone dedicata a Carlo Giuliani canta “… uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere”. Giulio non aveva vent’anni, ma poco di più. Ed è uscito da casa, con tutto il suo entusiasmo e il suo sapere. E questo mondo non può tollerare che un ragazzo si permetta di occuparsi di studi politici internazionali, di conflitti e processi di democratizzazione, di trasformazione della Società.

Lui lo faceva, da quell’Egitto così lontano e così ricco di contraddizioni, di rivoluzioni deluse, di generali e polizia che osserva, controlla, reprime.

In un video diffuso il 10 Febbraio dal “Corriere della Sera” lui si presentava parlando di “libertà e disuguaglianze”, di “cittadini e mercati” e di “analisi storica del capitalismo democratico” e concludeva citando Antonio Gramsci “… il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”.

Un giorno forse sapremo tutta la verità sulla morte di Giulio, sul ruolo del governo Egiziano, della sua polizia e dei suoi servizi. Forse.

 

Per adesso resta il dolore per una vita  cancellata. E quella vita peserà per sempre sulla coscienza di chiunque contribuisca alla “normalizzazione” delle società, di chiunque condivida il gelido disegno di egemonia e controllo sugli uomini e sui diritti.

Ogni generazione si nutre del sogno di cambiare il mondo, quello stesso sogno che abbiamo avuto anche noi un tempo e che ancora coltiviamo, e ogni generazione ha visto troppi sogni spezzati in una strada da divise sbagliate o da eleganti servitori della “normalizzazione”.

Per questo Giulio Regeni è semplicemente Giulio, non importa come si chiamava di cognome.

Perché è come se lo avessimo sempre conosciuto. Buon viaggio Giulio.

 

 

 

Maurizio Anelli