La Mia Generazione, Senza Alcun Rimorso

Di: - Pubblicato: 25 Marzo 2016

 “… La mia generazione ha visto migliaia di ragazzi pronti a tutto che stavano cercando magari con un po’ di presunzione di cambiare il mondo possiamo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso ma la mia generazione ha perso …”

È solo una piccola parte di una bellissima canzone di Giorgio Gaber, scritta nel 2001. Lui sarebbe morto solo due anni dopo. È come un piccolo testamento, pensiero amaro ma terribilmente vero, o forse no. Perché oltre all’esperienza individuale di ognuno di noi, per molti versi ricca di passione umana, c’è l’amarezza del presente, della realtà quotidiana e allora … sì, forse quella generazione ha perso. Forse. Ma non ha perso se stessa. Quella generazione e quella venuta subito dopo, la mia, non sono certo riuscite a “cambiare il mondo” … che davvero era un’idea un po’presuntuosa. Ma quell’idea presuntuosa è da sempre la ricchezza, a volte l’unica, di tutte le generazioni. Guai se non ci fosse.

Quella generazione è ancora viva, è ancora pronta a buttare energia e passione dentro un sogno, un’idea. Quella mia generazione è ancora in piedi nonostante la stagione delle bombe e delle stragi di stato, nonostante gli anni di piombo, nonostante le stragi mafiose, nonostante l’Italia e l’Europa, nonostante Srebrenica, nonostante il petrolio, i servizi segreti  e tutto quello che ha travolto questo mondo dopo il 2001, nonostante i muri che abbiamo visto cadere e quelli che abbiamo visto costruire, nonostante gli odi etnici e religiosi di cui i “Grandi della Terra” si servono per creare i nuovi schiavi.  Quella generazione è ancora in piedi nonostante tutto il vento contrario e gli schiaffi ricevuti. Quella generazione è ancora capace di scendere nelle piazze, sognare e lottare ancora, e questa volta può farlo con una forza ancora maggiore: può farlo insieme ai propri figli.

Perché fino a quando avremo la forza di stare al loro fianco, finché saremo capaci di lottare con loro senza mai abbassare la testa e senza mai chiedere a loro di abbassarla, questa generazione non perderà.

C’è sempre un progetto, un sogno o un’idea che accompagna tutte le generazioni, e oggi quel sogno e quell’idea hanno gli occhi e lo sguardo di migliaia di migranti che cercano una vita migliore di quella che hanno lasciato. Quel sogno e quell’idea hanno la rabbia per i calpestati di Parigi e Bruxelles ma non solo. Hanno la rabbia e la dignità dei calpestati di ogni angolo del mondo, delle donne di Kobane, dei ragazzi turchi massacrati nelle piazze, delle tante ali tarpate in ogni angolo del mondo.

La strada non finisce qui, e le piazze di ogni posto si riempiranno ancora e sempre, e dopo questa generazione ne verranno altre e altre ancora. E ognuna di loro sognerà di cambiare il mondo, e potrà “raccontarlo ai figli senza alcun rimorso”, perché il sogno e l’idea si nutrono sempre a vicenda e nessuna generazione, compresa la mia, ha mai perso per davvero.

Stiamo solo giocando una partita più grande di noi. Per questo possiamo solo vincerla.

 

Maurizio Anelli