Muri Da Scavalcare

Di: - Pubblicato: 15 gennaio 2016
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A cura di Maurizio Anelli

 

Il secolo dei muri, costruiti per fermare chi è sopravvissuto al mare.

Il mare che troppe volte prende, cancella e richiude la sua porta.

Ma non è il mare il colpevole, non prendiamocela con lui.

Il mare è vita, è rispetto, è impeto e rabbia, il mare prende ma è anche capace di dare.

I muri invece sono sempre costruiti dagli uomini, prima con l’astio del cuore e poi con le mani.

Mani che alzano mattoni e stendono filo spinato per chiudere la strada alla speranza di chi si mette in cammino, per fuggire prima e per cercare il diritto a vivere, poi.

Mani incapaci di stringere altre mani che cercano un rifugio, ma capaci però di stringere quelle di chi specula sui traffici, sul diritto alla vita, sui mercanti di armi e di morte.

Mani capaci di muovere denaro e firmare contratti.

Per chi non ha la necessità di mettere il proprio destino e quello dei figli su un barcone che sfida il mare per cercare la vita, non è possibile immaginare il carico di paura e di speranza del viaggio.

Esiste una vecchia e bellissima poesia, scritta nei primi anni del ‘900 da Konstantinos Petrou Kavafis, si chiama “Itaca”. Alcune strofe sembrano scritte solo per loro.

 

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere di incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

… Sempre devi avere in mente Itaca,

raggiungerla sia il pensiero costante…”

 

 

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