1 Settembre 2009: Ciao Teresa

Di: - Pubblicato: 3 settembre 2018

Di Maurizio Anelli

 

C’era una volta un fiore rosso, forte e bello come la pace. A volte succede che i fiori più belli nascano in mezzo al cemento e non in un prato verde. È l’anno 1946, l’Italia è appena uscita a pezzi da una guerra cercata e voluta da un fantoccio in camicia nera. Sesto San Giovanni, a un passo da Milano, è l’anima operaia della ricostruzione del Paese. Quello che fino agli inizi dell’Ottocento era un piccolo borgo agricolo cambia volto con il tempo: dalle prime filande sorte nella prima metà del 1800 alle grandi fabbriche del ‘900. Quello che era un elegante salotto culturale dove passavano uomini come Carlo Cattaneo, Massimo D’Azeglio e Alessandro Manzoni diventa la “Stalingrado d’Italia”, città simbolo dell’antifascismo milanese durante il ventennio e negli anni successivi alla fine della guerra. Le sue fabbriche, le donne e gli uomini che le abitano, diventano il simbolo di questa capacità di resistere e di lottare. Campari, Pompe Gabbioneta, Breda, Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, Ercole Marelli, Magneti Marelli diventano il simbolo di Sesto San Giovanni, della sua capacità e della sua lotta per una società diversa. Non è più un piccolo borgo Sesto San Giovanni, la sua popolazione aumenta di anno in anno. Sesto San Giovanni  non ha la bellezza e la storia artistica di Firenze o di Venezia, di Roma, ma è viva e pulsa come un cuore capace di dare forza alla ricostruzione di un Paese che deve ritrovarsi. Serve un fiore,  capace di rendere più dolce quella fucina di lavoro e di lotta. E quel fiore arriva: rosso, forte e bello come la pace. Nasce il 28 marzo, la primavera è appena cominciata e  quel fiore ha il nome e il sorriso di Teresa Sarti.

La sua è una famiglia semplice, operaia, ma siamo a Sesto San Giovanni e quindi è tutto giusto, tutto in regola. Il fiore cresce, è un fiore curioso e coraggioso e sa che il mondo là fuori è un mondo che non va bene e bisogna fare qualcosa per cambiarlo, renderlo migliore. In due si può fare di più, si è più forti e si affrontano meglio tutte le salite, tutte le tempeste, tutte le durezze della vita. In due si sogna meglio. Sulla sua strada Teresa incontra Gino e, insieme, decidono di attraversarla quella strada e di camminare fino in fondo uno accanto all’altro. Quanto può essere grande un sogno, e quante possibilità esistono che quel sogno prenda forma e vita fino a diventare una realtà ? C’è una sola strada per saperlo: provare a viverlo, costruirlo un giorno alla volta. In una lontana intervista Teresa dichiarava : “ … alla fine del 1993, intorno al tavolo di cucina con 4 o 5 amici, Gino ci ha proposto di creare un’organizzazione umanitaria, piccola, agile e indipendente, per curare le vittime civili delle guerre. Io non l’ho inizialmente preso sul serio, mi sembrava una follia, non sapevamo bene da che parte cominciare. Ma lui è molto cocciuto e dopo tante insistenze, agli inizi del ’94, abbiamo coinvolto gli amici, e il 15 maggio del ’94, dopo aver raccolto 15 milioni e mezzo di lire, il capitale iniziale, abbiamo costituito Emergency… “   https://www.girodivite.it/Ciao-Teresa.html

È il 15 maggio 1994 e a Milano, due passi da Sesto San Giovanni, il sogno prende forma e si presenta al mondo. Ha un nome preciso, forte e chiaro: Emergency, Teresa e Gino lo prendono per mano come si fa con un bambino che imparerà a camminare e andare lontano. L’obiettivo dichiarato, da subito, è quello di offrire cure mediche e chirurgiche gratuite alle vittime di tutte le guerre, a chi ha subito gli sfregi delle mine antiuomo.  Ci vuole coraggio, determinazione e competenza. Il sogno comincia a camminare. Subito, nel 1994, Emergency intraprende la prima battaglia: lancia la campagna che porterà l’Italia a mettere al bando le mine antiuomo. Nel giro di due anni, dal 1998 al 1999 Emergency ottiene due riconoscimenti essenziali per continuare a camminare: il riconoscimento giuridico di ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale)e di ONG: ora è un’organizzazione non governativa. Gli anni passano e il sogno è diventato grande, ha preso forma e colore, ed è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Teresa e Gino non sono soli, forse non lo sono mai stati. Accanto a loro una marea di volontari e una figlia, Cecilia, che cresce insieme con loro e a quel sogno bellissimo e che un giorno prenderà Emergency nelle sue mani.  Emergency opera e agisce in Afghanistan  e in Iraq, nella Repubblica Centroafricana, in Sierra Leone e in Sudan, e poi ancora in tante altre parti del mondo: ospedali, centri chirurgici e di riabilitazione, centri pediatrici e di maternità. Spesso sono le stesse autorità locali a chiedere l’aiuto di Emergency per la ristrutturazione di strutture sanitarie già esistenti. Negli ospedali di Emergency si salvano vite, si restituiscono gambe nuove a chi le ha viste amputate dalle mine antiuomo o dalle bombe. Negli ospedali di Emergency nascono bambini anche quando in cielo non volano le cicogne ma aerei che sganciano bombe. Teresa ce l’ha fatta: il suo sogno è una splendida realtà, un’eccellenza di un Paese, l’Italia, che tante volte si lascia ingannare dalle eccellenze e non riesce a distinguerle. Ma l’eccellenza di chi regala vita invece di morte è davanti agli occhi di tutti. È una realtà di cui tutti, in questo Paese, dovremmo essere orgogliosi e riconoscenti. Così non è sempre, spesso le favole più belle fanno paura a chi non vuole credere ai sogni.

Poi arriva quel giorno di fine estate, l’1 settembre 2009, che decide di riprendersi quel fiore rosso, forte e bello come la pace. Decide di riprenderselo e basta. Non c’è mai un perché capace di spiegare la morte e di renderla accettabile agli occhi di chi rimane e si sente derubato, succede e basta. Chi rimane può fare solo poche cose, e di solito riesce a farle: salutare in punta di piedi, con gentilezza. Ricordare e ringraziare quella chioma di capelli rossi che ci ha regalato l’idea che un sogno qualche volta si avvera, continuare a inseguire quel sogno e proteggerlo, aiutarlo ad andare avanti, lottare a cuore aperto contro tutti gli ostacoli che troverà sulla sua strada. E così è stato, in quel caldo pomeriggio d’inizio settembre all’Arena di Milano. Gli occhi rossi, le magliette di Emergency sudate e strette intorno al proprio corpo come a raccontare di un distacco che non sarà mai definitivo. Migliaia di persone, volti famosi e nessuno sconosciuto perché il popolo di Emergency si riconosce nello sguardo e per questo nessuno è sconosciuto.  Il saluto e le parole degli amici più cari di Teresa restano scritti nella mente di chi era lì quel giorno, custoditi in un angolo della propria storia, al sicuro. Come quelle, bellissime nella loro unicità, di Cecilia “…”Non ho un solo ricordo di mamma, ne ho troppi. Lei mi ha insegnato a fare la zuppa di cipolle, che “qual è” si scrive senza apostrofo e ad ascoltare gli altri. E mi ha spiegato cos’è la guerra leggendomi le poesie di Brecht”. Così come quelle di Gino, il Compagno di una vita: “…sono arrabbiato con te, molto, troppo perché mi hai tolto la possibilità di restituirti almeno un po’ di quell’amore che mi hai dato in 40 anni…”. E infine il saluto dei Modena City Ramblers che cantano la sua canzone preferita: Ninnananna. http://it.peacereporter.net/articolo/17642/Ciao+Tere

Quel giorno ero all’Arena di Milano. Era il minimo che potevo fare per  salutare Teresa Sarti. Anche a me ha insegnato e regalato qualcosa: mi ha insegnato che i sogni esistono, vanno inseguiti e amati. Qualche volta si avverano, tante altre non sono possibili, ma c’è sempre almeno una cosa per cui vale la pena battersi ed esserne orgogliosi, lottare, metterci la faccia, la fatica, l’impegno. Oggi Emergency è cresciuta ancora di più, fra molte difficoltà e forse qualche incomprensione di troppo. Ma resta un punto di riferimento per tutti coloro che conservano la capacità di restare umani, di credere che l’articolo 11 della nostra Costituzione “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” non può essere solo scritto sulla carta ma deve essere scritto nel cuore delle persone.  Oggi Emergency è ancora un’eccellenza, nello stesso Paese dove si considerano eccellenze imprese e aziende che vendono armi ed esportano morte.  Ma il sogno diventato realtà di Teresa Sarti è la vera “Eccellenza”, perché salva vite, riattacca gambe e braccia stracciate dalle bombe, perché nei suoi ospedali riesce a far nascere i bambini anche se nel cielo non volano le cicogne ma i cacciabombardieri.

Ciao Tere, un bacio.