8 Marzo: Inaugurazione Mostra Antologica Della Scultrice Bianca Orsi, Giovanissima Partigiana Durante La Resistenza

Di: - Pubblicato: 7 marzo 2017

Intervista a cura di Claudia Notargiacomo

Risponde Francesca Pensa, curatrice, insieme a Giorgio Seveso, della mostra “Una vigorosa passione – arte e impegno nel lavoro di Bianca Orsi”.

 

A pochi mesi dalla recente scomparsa dell’artista Bianca Orsi, con questa rassegna il Comitato provinciale dell’ANPI e il Comune di Milano hanno inteso onorare e far conoscere a un più vasto pubblico la figura e le opere di una grande artista milanese, giovanissima partigiana durante la Resistenza e scultrice singolare nel corso della sua lunga vita. Con la lettura storico-critica di Francesca Pensa e di Giorgio Seveso, nell’allestimento curato da Maria Grazia Recrosio e Daniela Vismara della RAI di Milano presso il salone piano terra della Casa della Memoria, per la prima volta si accendono i riflettori sull’intero corpus del suo lavoro.

Approfondiamo con i curatori le dinamiche impegnate che caratterizzano la produzione dell’artista, il rapporto tra arte e lotta e il controverso dibattito sulla questione di genere nell’arte.

 Come si caratterizza l’opera artistica di Bianca Orsi?

L’opera di Bianca Orsi si caratterizza per una figurazione che si sviluppa attraverso alcuni elementi ricorrenti, quali in particolare la raffigurazione dell’uomo, declinato nel soggetto della donna, tipico della poetica dell’artista.  Le sculture della Orsi si definiscono come immagini di grande dimensione, realizzate con un forte espressionismo di sicuro coinvolgimento emotivo: le donne e i più rari uomini dell’artista prendono corpo nel legno tormentato e violato, ma hanno sempre una posizione fieramente eretta a dimostrare la loro volontà di rivolta e di rivincita.

I temi al centro della produzione artistica: sopraffazione e violenza. Quanto la vita e le esperienze vissute da giovanissima partigiana sono visibili e vive nelle sculture di Bianca Orsi?

La biografia della Orsi, profondamente segnata dagli anni della Resistenza, è motivo sempre condizionante di tutta la sua arte: molte sono infatti le immagini di “donne partigiane” create dalla scultrice che costellano il suo percorso espressivo, ma, anche quando vengono trattati altri temi, il ricordo della guerra di Liberazione è presente, come motivo di fondo per raffigurare ingiustizie e violenze di ogni momento storico, quindi anche riferibili al più assoluto presente.

Valori indiscutibili quali libertà e dignità oggi, nel 2017, vengono ancora invece quotidianamente messi in discussione: quanto è importante, significativo lottare anche attraverso l’arte?

Lottare attraverso l’arte dovrebbe essere il senso profondo dell’arte, ma oggi, in un mondo che percepisce l’espressione artistica come un gioco divertente dal quale trarre al massimo un effimero godimento estetico, questa funzione fondamentale del fatto artistico credo sia praticata da una parte minima degli artisti dell’attualità. E questo anche a rischio di essere ignorati dal grande mondo (commerciale) dell’arte, esattamente come accadde a Bianca Orsi, che, dimenticata dalle gallerie e dai mercanti, continuò a realizzare le sue opere, scolpendo la sua ultima scultura alla bella età di 98 anni.

Si legge nella presentazione “forza esemplare e compiutezza definitiva della sua personalità espressiva”, ma anche “quasi trascurata dal mercato e dalle istituzioni, forse perché donna impegnata su un terreno considerato tipicamente solo maschile”: mi piacerebbe poter ascoltare un approfondimento a tal proposito. In generale direi poche le artiste, poche le galleriste, poche le critiche.

 E’ vero che le scultrici sono più rare rispetto agli scultori, ma certo non mancano. Questo per dire che non credo che il mondo dell’arte, soprattutto quello attuale, soffra di particolari discriminazioni di genere: molte sono e sono state infatti le artiste di ottimo livello espressivo, altrettante sono e sono state le galleriste determinanti nella storia dell’arte a partire dal novecento, come importantissime le critiche che hanno determinato svolte rilevanti nel percorso degli studi artistici.

Se posso poi aggiungere un dato esclusivamente personale, come donna che si è occupata di critica e storia dell’arte in una carriera che ormai comincia a essere lunga, dico che mai ho sofferto di alcuna discriminazione di questo tipo in un mondo come quello dell’arte, nel quale, a mio parere, la parità uomo-donna è forse più praticata rispetto ad altri ambiti. Lo stesso destino di marginalità di Bianca Orsi ha coinvolto del resto molti altri artisti uomini: il loro isolamento è stato causato soprattutto dall’arte impegnata e scomoda che producevano.

 

Ingresso Gratuito: 8-25 marzo presso Casa della Memoria via Confalonieri 14 Milano