Quella Finestra Sempre Aperta

Di: - Pubblicato: 30 Set 2019

Di Maurizio Anelli.

Fermarsi un momento e guardarsi intorno e poi andare avanti, comunque e nonostante. Qualche volta capita che la vita sia più bella di quello che sembra e, qualche volta, capita che anche un Paese sia più bello di quello che sembra. Stagione di bilanci: il tempo passa e scappa via da quella finestra che è sempre aperta e guarda a tutto quello che sembra fuori e lontano, ma in realtà entra nelle vene e scalda. Allontana il freddo, lo affronta a viso aperto e vince. Il freddo è arrogante e strafottente, sicuro mentre cala tutte le sue carte sul tavolo da gioco: ignoranza e cattiveria, razzismo condito con una spolverata di quel vecchio fascismo che questo Paese non riesce a scrollarsi di dosso. Gioca sulla paura e su valori che sembrano dimenticati, ma non fa mai i conti con chi non si arrende mai. Capita così che un sabato pomeriggio un amico t’invita a una festa, in un cortile disegnato in mezzo alle case di ringhiera di un quartiere che fa parte della storia di Milano. Quel quartiere è cambiato nel tempo, rivoltato come un calzino dalle forze della finanza che per anni hanno governato la città. Oggi è un quartiere diverso da come lo ricorda chi lo ha conosciuto una volta: ha cambiato volto, e quei grattacieli che lo guardano dall’alto sembrano ignorare la storia e l’anima di quelle case di ringhiera che una volta lo raccontavano. Ma quelle case di ringhiera, testarde e orgogliose, continuano a vivere e a raccontare la loro storia dentro quei cortili che non hanno nessuna paura di continuare a vivere.  Uno di quei cortili ieri ha dato il benvenuto a una radio che compiva gli anni, dieci per la precisione, mese più mese meno. Qualcosa di diverso e di più di una festa: un incontro di persone e di generazioni, e davvero la differenza di età non l’ha notata nessuno. Perché l’età non conta nulla, o conta davvero poco, quando la bellezza è spinta da un’idea. Un’idea ha tante facce, mille sfumature e un sorriso che mette tutti d’accordo perché parla di cooperazione e di progetti, di voglia di superare ogni muro, di voglia di costruire una società dove il colore della pelle e il paese di origine non hanno nessuna voce in capitolo. La radio è una voce e tante volte diventa la voce di chi voce non ha. Shareradio nasce in periferia, a Baggio, e da sabato racconterà Milano dalla nuova sede nel quartiere Isola, fra i cortili e le ringhiere della Milano di una volta. Ad accogliere chi ha deciso di essere in quel cortile c’è il volto di Hafiz, “Meticcio in cerca d’identità” come lui stesso si definiva in una conferenza sulla multiculturalità nel 2016. Hafiz aveva solo ventitré anni.

Attivista antirazzista, la vita per lui è finita quando il suo sogno era appena cominciato. Oggi quel cortile parlava di lui e con lui, e nella sua terra, in Marocco, c’è un pozzo che porta l’acqua agli abitanti della zona di Oued Zem. Quel pozzo, è il saluto più bello che i compagni di Shareradio abbiano regalato a Hafiz e questa radio continuerà a essere voce, anche per lui.

Fuori da quella finestra sempre aperta, dove il tempo passa e scappa via, entra altra luce. Nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 la nave Open Arms, la Ong spagnola tanto odiata da Matteo Salvini e dai suoi sgherri, salva dal mare un gruppo di migranti. Sul ponte dell’Open Arms c’è una giovane donna il cui nome sembra un gioco del destino: Peace. Ha un pancione enorme e le doglie in corso: partorirà sul ponte dell’Open Arms.  Ad aiutarla a mettere al mondo sua figlia è stato un giovane medico di Rimini, Giacomo Pacassoni, classe 1981. Oggi quella bambina va all’asilo, un giorno qualcuno le racconterà che è venuta al mondo sul ponte di una nave che qualcuno ha messo sotto inchiesta e accusato di traffico di essere umani. http://stampacritica.org/2019/09/15/miracle-la-bimba-nata-sulla-open-arms-ora-va-allasilo/

Mai chiudere la finestra. Questa settimana la Corte Costituzionale ha stabilito che “ Non è punibile chi agevola il suicidio nei casi come quelli del Dj Fabo…”. Per la prima volta in questo Paese viene messa in discussione la compatibilità con la Costituzione dell’articolo 580 del codice penale, che punisce l’aiuto e l’istigazione al suicidio con la reclusione fino a dodici anni. È un primo passo, importante certo, ma è un passo ancora piccolo. La strada che porta al riconoscimento del diritto a “morire bene” è ancora lunga, e piena di ostacoli: il vuoto della politica, colpevolmente assente, e il muro del mondo cattolico. Ma questo passo rende giustizia a chi, come Marco Cappato, si è sempre battuto per la difesa del diritto all’autodeterminazione e della dignità della vita. Credo che questo Paese debba molto a Marco Cappato sotto quest’aspetto, e la decisione della Corte Costituzionale rende giustizia a quella disobbedienza civile che da sempre rivendica questo diritto, anche di fronte alla politica ufficiale che gira la testa dall’altra parte. E allora penso a Marco Cappato, a Dj Fabo, a Piergiorgio Welby e alla sua compagna, Mina. Penso alla loro battaglia per il riconoscimento del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico. Penso, infine, a Beppino Englaro, a tutto il dolore e a tutti gli insulti che quest’Uomo ha dovuto subire da parte di chi non ha mai capito il valore della sua battaglia. Penso alla sua umanità e alla sua dignità, sempre superiore a tutto e a tutti. Conoscerlo, condividere con lui una cena che resta fra i ricordi più intensi della mia vita, è stato un privilegio che resta nell’angolo più protetto della mia storia.

Quante cose racconta una finestra aperta sul mondo. Nel febbraio del 2019 il Ministro Matteo Salvini urlava al mondo la sua rabbia contro le scorte inutili. Tanti nomi sul suo taccuino degli appunti, casualmente erano segnati soprattutto gli uomini nel mirino delle mafie. Fra questi nomi c’era anche quello di Sandro Ruotolo. Sotto scorta dal 2015 per le tante minacce ricevute dal boss dei Casalesi Michele Zagaria, in seguito ai suoi reportage sul traffico di rifiuti in Campania: le inchieste sulla Terra dei Fuochi e sul traffico illecito di rifiuti in Campania portano la sua firma. Oggi la scorta a Sandro Ruotolo viene non solo confermata, ma viene anche rinforzata. Questo significa però due cose:

  1. Matteo Salvini non sapeva di cosa parlava, e questo è grave perché le sue erano le parole di un Ministro degli Interni. Oppure, se sapeva e pensava comunque di togliere la scorta a un giornalista in prima linea nella lotta alla mafia… è ancora più grave.
  2. Intensificare la scorta a Sandro Ruotolo e assegnargli un auto blindata, oggi, significa però che le minacce sono salite di livello e che i clan della camorra non allentano affatto la presa. https://www.articolo21.org/2019/09/anche-noi-rafforziamo-la-scorta-a-sandro-ruotolo/

Fermarsi un momento e guardarsi intorno, e poi andare avanti comunque e nonostante. Sono accadute tante cose in queste ultime settimane, e molte di queste lasciano l’amaro in bocca. E allora per una volta, una volta almeno, decido di non parlarne ma di guardare invece quello che scalda il cuore. L’estate è finita e sento il bisogno di fare la scorta di calore, ci sarà tempo un’altra volta per l’inverno e per i cattivi pensieri. L’inverno è sempre difficile, regala spesso freddo e malinconia. Ma si può provare a guardare l’inverno negli occhi senza abbassare lo sguardo. Per questo la finestra resta aperta, sempre, perché significa incontro e voglia di guardare oltre. Niente più dell’incontro regala emozioni, niente più dell’incontro insegna. A volte le persone si perdono, qualche volta senza una spiegazione e senza saperlo, ma l’incontro resta e niente può cancellare quello che ha saputo regalare e insegnare. L’inverno è lungo e il momento dei bilanci arriva sempre, ma per una volta guardo la mia finestra aperta, e accolgo tutto quello che riesce a scaldare il cuore.