A Piero Scaramucci

Di: - Pubblicato: 12 Set 2019

Di Maurizio Anelli.

Ci sono giorni che sono un pugno nello stomaco e fermano tutto. Fermano progetti, sogni e utopie. Oggi, 11 settembre 2019, è uno di quei giorni che non aspettavi e, soprattutto, non volevi conoscere. Non eravamo preparati a questo giorno perché la morte non avvisa mai, arriva e ti coglie sempre di sorpresa. Arriva e porta via, strappa e cancella senza riguardo per chi prende e per chi resta. È così da sempre e da sempre il dolore e lo smarrimento di chi resta non accetta spiegazioni, perché il dolore e la rabbia si mescolano e diventano una cosa sola. Oggi la morte si prende Piero. Perché per noi Piero Scaramucci è il Piero, senza tanti giri di parole e senza retorica. Un Uomo con la “U” maiuscola, un amico, un Compagno, uno di noi. La sua è una storia che sembra facile da raccontare, è la storia di un Uomo libero che ha seminato intelligenza e umanità in ogni momento. È la storia di un Uomo che ha dato un senso alla vita e a un mestiere difficile da vivere, da sempre, ma che sa regalare emozioni straordinarie se vissuto con passione e con entusiasmo: il giornalismo. La sua vita nel mondo del giornalismo è conosciuta, soprattutto da chi era ragazzo negli anni ’70. Anni intensi e ricchi d’ideali, anni che solo i più sciocchi ricordano solo come “gli anni di piombo”.

Piero era un giornalista Rai negli anni ’60 e ’70. E in quella Rai aveva seminato la sua idea di giornalista libero e democratico lavorando a inchieste scomode e difficili da portare avanti: dal caso Mattei alla strage di Piazza Fontana, in quell’Italia delle bombe e della tensione. Negli anni successivi nasceva il progetto, giornalistico e ideale, di Radio Popolare. Piero è l’artefice di quel progetto e diventerà il Direttore di quella radio che racconterà le piazze e le stagioni di generazioni che sognavano di cambiare il mondo. Lascerà la radio per inseguire altri impegni, ma senza dimenticarla: ritornerà in quella radio libera e indipendente. Non è difficile conoscere la sua storia per chiunque voglia cercarla e capirla. Ma c’è qualcosa che va oltre, ed è quello che lui ha lasciato a tutti noi che pensiamo che essere giornalisti non possa prescindere da quell’etica che lui ci ha insegnato e ci ha lasciato in eredità. Scrivere e raccontare, pensare al giornalismo come a qualcosa che vale la pena perché significa schierarsi. Da quale parte ? Dalla parte di chi cerca, di chi vuole capire e non può mai accontentarsi della prima spiegazione sulle cose del mondo, dalla più piccola alla più grande. Significa cercare, scavare e andare in profondità, trovare collegamenti fra le cose che non nascono mai per caso. Qualche volta si buca, qualche volta si riesce nel compito. Questo vale sempre, nel grande giornale come nel più piccolo, non c’è differenza. È un’idea che cammina insieme all’etica e alla convinzione che ognuno deve compiere il suo pezzettino di strada, in libertà e accanto alla propria indipendenza da ogni potere. È un’idea romantica del giornalismo, certamente, ma è l’unica che conosciamo ed è quella che Piero ha sempre cercato e che ci ha trasmesso nelle occasioni, non poche, in cui si è parlato di giornalismo. Perché l’indipendenza di chi crede in questo lavoro è il valore più grande, qualcosa di cui si deve sempre essere orgogliosi.

Noi abbiamo creduto in tutto questo e quando abbiamo scelto di provare a fare tutto questo e di dare vita a un giornale, Piero Scaramucci ci è stato vicino. Consigli importanti, il supporto di qualcuno che credeva all’idea e che ci aiutato a provare a volare alto. Una presenza discreta ma preziosa, e di questo lo ringrazieremo sempre.  Piero era così, e noi così vogliamo ricordarlo: la schiena dritta, gentile e sempre disponibile, consapevole che spesso bisogna pagare un prezzo a tutto questo. È un prezzo ingiusto, come quello pagato in occasione delle celebrazioni dell’ultimo 25 Aprile: invitato come relatore a Pavia il suo nome viene rigettato all’ultimo momento con motivazioni puerili dall’amministrazione locale. Piero Scaramucci rifiuta ogni polemica in nome del significato unitario del 25 Aprile e del suo valore. Leggerà ai microfoni di Radio Popolare, che resterà sempre la sua Radio, il testo dell’intervento che avrebbe tenuto in piazza a Pavia. https://www.youtube.com/watch?v=PxBpRrww2ms

Piero Scaramucci ci lascia tante cose, ognuna di queste è un’eredità da raccogliere e da proteggere, da custodire. Ci lascia la faccia più bella e pulita di un modo di intendere il giornalismo che forse si sta perdendo, o forse ha ancora una speranza di esistere: dipende da noi, dalla nostra capacità di essere uno specchio di quella faccia in cui guardarci e inseguire quella strada. Ci lascia le sue inchieste, il suo modo di pensare a una radio come a qualcosa capace di comunicare etica e civiltà, dare voce a chi prova a cambiare un mondo sbagliato. Ci lascia i suoi scritti e i suoi libri. Uno è bello e giusto ricordare in modo particolare: “Una storia quasi soltanto mia”, il libro scritto accanto a Licia Pinelli. Perché il Piero accanto alla famiglia Pinelli c’è sempre stato, anche quando troppi avevano dimenticato la storia di Pino Pinelli, ferroviere partigiano e anarchico ucciso in una notte di dicembre del 1969 dallo Stato. È un libro troppo bello per non essere letto. Ci lascia un’idea di vita e di giornalismo che dobbiamo essere capaci di continuare a camminare. Lo dobbiamo a lui e alla sua capacità di essere Uomo, Giornalista e militante, militante di quell’utopia che rende gli uomini diversi perché, come diceva lui “… l’idea non può morire, qualsia essa sia. Perché un Uomo senza ideali sarebbe solo un vegetale incollato su una poltrona”.

Ci sono giorni che sono un pugno nello stomaco e fermano tutto. Fermano progetti, sogni e utopie. Oggi, 11 settembre 2019, è uno di quei giorni che non aspettavi. Ma questo giorno sapremo superarlo, lo guarderemo in faccia, asciugheremo  le lacrime e andremo avanti, perché Uomini come Piero ci hanno insegnato che non possiamo restare fermi e incollati alla poltrona. Andremo avanti, perché Piero Scaramucci non ci perdonerebbe mai se ci fermassimo. Noi il Piero lo abbiamo conosciuto, abbiamo imparato a volergli bene e continueremo a scrivere, a cercare una verità, a ficcare il naso dove non dovremmo… e fanculo alla morte. Perché Piero continuerà a vivere dentro di noi, perché quello che ci ha insegnato lo custodiremo dentro e andremo avanti, provando a farlo con la stessa gentilezza e con la stessa ostinata voglia di credere a un’idea.

Ciao Piero e grazie di tutto, ovunque tu sia.