Addio Compagno Dario

Di: - Pubblicato: 15 Ottobre 2016

Ti ho conosciuto alla Camera del Lavoro milanese, negli anni Settanta, da allora ho cercato di seguirti sempre fino alla mostra di maggio in una storica galleria di via Brera. Eri provato te ne stavi seduto, a fatica ti alzavi per rispondere alle domande  o per portarti accanto ai tuoi quadri. Ma la battuta, la risposta arguta non ti erano venute di certo meno. Eri rimasto il Dario di sempre, caustico, bruciante, splendido consegnando a tutti ancora la voglia di pendere dalle tue labbra.

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Hai dato tanto alla politica dai tempi del bistrattato, necessario e straordinario ” SOCCORSO ROSSO”, ma la politica , permettimi, è stata anche ciò che ha limitato, dico nell’Italietta provinciale, non solo di oggi, la tua grande figura a tutto tondo di poliedrico artista. In Italia la politica, quella dei Palazzi, ti ha sempre confinato nel piccolo, per loro, ruolo del giullare se non del clown. A poteri, più o meno forti, forse sembrava di liquidarti, di ridurti con due aggettivi ‘squalificativi e non sapevano quanto piacere ti esaltavano e facevano piacere quegli aggettivi. Giullare iconoclasta dalla parte degli ultimi sei stato maestro di ironia di molti di noi.

Ora dicono che ultimamente non eri più un compagno, qualcuno dei duri e puri ti chiamava voltaggabbana. A  me, che non condivido completamente le ultime tue prese di posizione, preme ricordare che in questi anni di capovolgimento e mutamento antropologico della sinistra in cui tutto è stato pasticciato e omologato è assai più degradante pasticciarsi e omologarsi che prendere posizioni diverse, magari ecclatanti e non condivise dai  più. Grazie anche per questo Dario. Ed è stato, forse, proprio per questo che in Italia, e principalmente solo in Italia, anche il fatto di essere stato insignito del Premio Nobel è stato, malauguratamente considerato una mera coincidenza politica e non un riconoscimento al tuo immenso talento drammaturgico, riconosciuto in tutto il mondo. Ciao Dario.

 

Adelio Rigamonti