Allarme Pesticidi Nelle Acque Italiane: Trovate 259 Sostanze Nocive

Di: - Pubblicato: 21 maggio 2018

Di Veronica Nicotra

 

Allarme pesticidi nelle acque italiane. Secondo una recente ricerca, “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, edizione 2018”, la situazione sembrerebbe peggiorata, con un preoccupante aumento rispetto alle precedenti indagini nazionali. I numeri parlano chiaro: queste sostanze in Italia sono presenti nel 67 per cento delle acque superficiali e nel 33 per cento delle acque sotterranee e superano i limiti, rispettivamente, nel 23,9 per cento e nell’8,3 per cento dei casi. Come se non bastasse, nelle falde permangono anche sostanze chimiche ormai bandite da decenni, a dimostrazione che i danni di un’agricoltura intensiva che utilizza 130mila tonnellate di prodotti fitosanitari l’anno sono diffusi.

Nel biennio 2015-2016 le agenzie regionali hanno analizzato 35.353 campioni e hanno trovato 259 sostanze. Quelle che prevalgono sono gli erbicidi, utilizzati in grandi quantità, soprattutto in primavera, quando le piogge più frequenti facilitano la dispersione nell’ambiente. A farla da padrone, infatti, nelle acque superficiali è il glifosato, insieme al suo metabolita Ampa, che presenta il maggior numero di casi di superamento dei limiti degli standard di qualità ambientale (Sqa) nel 24,5 per cento dei siti monitorati, percentuale che sale al 47,8 per cento per il metabolita.

«L’ambiente naturale reagisce molto lentamente, soprattutto il sottosuolo dove mancano il sole e gli organismi decompositori e dove l’acqua si muove al ritmo di un metro l’anno – spiega Pietro Paris, responsabile del settore Sostanze pericolose di Ispra -. In molti campioni abbiamo trovato neonicotinoidi, erbicidi con una grandissima persistenza recentemente vietati dall’Unione europea perché letali per le api. E ancora, a 25 anni dalla revoca, l’atrazina e i suoi metaboliti. In un singolo campione abbiamo isolato ben 50 sostanze chimiche».

Il monitoraggio dell’intera penisola, però, non avviene in maniera uniforme. È possibile, infatti, constatare delle sostanziali differenze tra nord e sud, ma in realtà illusorie. L’intera Pianura padano-veneta sembra essere la zona dove si registrano le maggiori concentrazioni, mentre si riducono scendendo verso il centro e il sud. Questo perché nelle regioni del nord sono stati realizzati più del 50 per cento dei monitoraggi, invece il sud sembra essere in ritardo. Dalla Calabria, infatti, non è arrivato alcun dato, pochissimi dalla Puglia, l’unica eccezione è Ragusa, dove sono state cercate circa 200 sostanze.

Ci sono regioni dove la presenza di pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, come in Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Bolzano, in Piemonte e nel Veneto, con oltre il 90 per cento dei punti delle acque superficiali; seguite dall’Emilia Romagna e dalla Toscana con più dell’80 per cento; infine, con oltre il 70 per cento in Lombardia e nella provincia di Trento. Nelle acque sotterranee il dato è particolarmente elevato in Friuli Venezia Giulia (81 per cento), Piemonte (66 per cento) e Sicilia (60 per cento).

Nonostante questi dati allarmanti, uno spiraglio di speranza sembra ergersi all’orizzonte. Pare che le vendite di prodotti fitosanitari in agricoltura abbiano subito un calo del 36-37 per cento dal 2003 al 2016, anche se negli ultimi 2 anni si registra una piccola ripresa. Il direttore generale di Ispra, Alessandro Bratti, sottolinea come sia importante che si pratichi un’analisi omogenea in tutto il Paese per tutelare a 360 gradi il cittadino e che si riducano il più possibile i pesticidi in agricoltura in modo da rimanere solo l’ultima delle soluzioni possibili.

Ma non è mancata la risposta degli ambientalisti, che si è mostrata più radicale. «Nelle nostre acque – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, portavoce della campagna Cambia la terra, promossa da FederBio con Isde-medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf – e dunque in tutto l’ambiente e nella catena alimentare, stanno aumentando i residui di sostanze tossiche per la vita anche in concentrazioni infinitesimali». Ciò che chiedono è che, nello stanziamento dei fondi europei, venga privilegiato chi utilizza metodi biologici e biodinamici e, inoltre, che si interrompano i sussidi e le sovvenzioni verso coloro che usano prodotti altamente inquinanti per le falde acquifere.

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