Amnesty International: Rapporto Annuale 2017/2018

Di: - Pubblicato: 26 febbraio 2018

Di Chiara Pini

 

A 70 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani, la panoramica offerta dal Rapporto Annuale 2017/2018 di Amnesty International ritrae una società a livello globale quanto meno divisa.

L’organizzazione internazionale fondata nel 1961 e che da allora si occupa proprio della difesa dei diritti umani ha analizzato le situazioni di 159 paesi in tutto il mondo.

Evidenziando da un lato  la tendenza di quelle che vengono chiamate “politiche di demonizzazione” a divenire dominanti: sempre più spesso leader e classi dirigenti politiche discriminano demonizzano gruppi di persone sulla base della loro identità (sia essa culturale, etnica, religiosa, sessuale, di genere, politica, sociale…).

Questo è causa di conflitti e catastrofi umanitarie ad essi legati, importanti flussi migratori con conseguente crisi globale dei rifugiati, segnali allarmanti a livello sociale in occasione di appuntamenti elettorali di un certo rilievo.

D’altro canto è vero che non si fermano i movimenti di protesta e le lotte di chi chiede e/o difende i propri diritti, vedendoli negati, attaccati e minacciati, messi in forse.

Anche se c’è sempre un prezzo da pagare e questo prezzo è stato pagato, anche caro molte volte, nel corso di questo stesso ultimo anno appena passato, da singole persone e organizzazioni della società civile in tutto il mondo.

Ma l’aspetto più preoccupante è messo in luce dalle parole del segretario generale di Amnesty International Salil Shetty, quando dice che: “è fuori di dubbio che i diritti umani non possano essere dati per scontati da nessuno di noi”.

Dignità, voto, critica, riunione e protesta, cura e salute, educazione e lavoro, sicurezza e informazione ci riguardano tutti,  nessuno escluso. Perché chi esclude oggi potrebbe essere proprio l’escluso di domani.

“La battaglia continua, oggi più che mai. Anche in Europa, anche in Italia, per un domani migliore che sia più solidale, partecipativo e costruttivo. In un mondo in cui i potenti hanno smesso anche solo di fingere di rispettare i loro obblighi e rispondere alle loro responsabilità” Conclude il segretario generale di Amnesty.