Antifascismo Oggi E Sempre

Di: - Pubblicato: 23 Febbraio 2021

Di Maurizio Anelli.

C’era una volta un Paese uscito a pezzi dalla guerra in cui il suo folle condottiero l’aveva trascinato, convinto di poter sedere, un giorno, al tavolo dei vincitori. Negli anni ’20 il regime fascista si è materializzato un passo alla volta, dalla marcia su Roma alla svolta finale, in un clima di iniziale indifferenza che si è poi trasformato nell’esaltazione prima della Patria e poi dell’Impero.

Tutto quel tempo è stata una follia, il tempo migliore rubato a intere generazioni: sogni, amori, libertà. Poi un sussulto, perché la libertà è un sogno più forte di qualsiasi incubo e di qualsiasi regime. Quel sussulto si chiama Resistenza, dalle fabbriche nelle città alle campagne, alle montagne. Quel sussulto è passato in ogni girone dell’inferno: da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema, dagli scioperi del “44 a Milano, Torino e Genova, alle deportazioni nei campi di concentramento e da cui in pochi sono riusciti a tornare. Quel Paese, a pezzi e in ginocchio, ha saputo rialzarsi. Ha saputo ricostruirsi. A quelle generazioni cui è stato rubato il tempo noi dobbiamo il nostro tempo, perché loro ce l’hanno consegnato pagando un prezzo che noi non potremo mai conoscere fino in fondo. Si racconta che il tempo guarisce ogni ferita ma questa è la più grande sciocchezza che gli uomini raccontano a sé stessi. Il tempo non guarisce nulla, non rimargina nessuna ferita…ci si convive con il tempo, qualche volta ci si rassegna e si va avanti, per dignità o per inerzia. Ma le ferite restano, sono lì davanti a uno specchio che si chiama memoria. E oggi?

I testimoni di quella stagione sono sempre meno, se ne vanno in silenzio, con garbo e in punta di piedi.  Ci salutano e ci lasciano qualcosa che resta, ci chiedono di non dimenticare quelle radici spezzate.

C’è un fiore per ogni stagione e Il fiore del Partigiano resiste a tutti gli inverni … è un fiore di montagna e non ha paura della neve e del gelo. Segna un sentiero che altri hanno tracciato prima di noi e per noi. Quel sentiero ci racconta una storia di dignità e di ribellione sempre viva, perché le radici di quel fiore hanno ancora due ragioni di esistere.

La prima ragione si chiama coscienza civile e memoria storica, ha i volti e i nomi di chi ha compiuto una scelta, sacrificando tutto quello che c’era da sacrificare per riconquistare il più inalienabile dei diritti: la libertà, per sé e per un popolo intero.

La seconda ragione è che l’antifascismo, ancora oggi, è un’idea di vita necessaria come l’aria.

C’è sempre una montagna da scalare e quella montagna ci chiede di lottare per quei valori che oggi sono ancora una chimera per gran parte di questa società.

Parlare di Antifascismo, oggi, in un Paese la cui Costituzione nasce dalla lotta di Resistenza e di liberazione dal nazi-fascismo non è facile: sembra quasi scontato, e il rischio di cadere nella retorica è dietro l’angolo. Eppure, dobbiamo farlo. Questo Paese conserva intatta una parte consistente delle caratteristiche del fascismo, per molto tempo ha mantenuto all’interno delle sue Istituzioni anche molti uomini del fascismo del ventennio, ha accettato che in Parlamento entrasse il Partito di chi aveva contribuito a scrivere le leggi razziali del 1938, ha tessuto trame eversive in grado di sovvertire ogni aspetto della vita democratica e civile di un Paese.

Oggi la situazione presenta molti aspetti preoccupanti, nei comportamenti e nell’agire di una fetta consistente della classe dirigente di questo Paese. Certo, non abbiamo le adunate di Mussolini e nemmeno la soppressione di ogni libertà per legge, ma esiste un clima di intimidazione che è pericoloso non cogliere nelle pieghe della politica che questo Paese porta avanti. Non sono solo il sovranismo e il nazionalismo urlati da Matteo Salvini o Giorgia Meloni a raccogliere consensi, ci sono anche i troppi silenzi e l’indifferenza di chi ha accettato e accetta ogni compromesso, ci sono i troppi accordi diplomatici ed economici con Paesi dove i diritti umani sono calpestati a prescindere… Libia, Egitto, Arabia Saudita sono forse gli esempi più immediati e feroci. E allora la vita di Giulio Regeni non pesa quanto gli accordi economici e gli armamenti venduti all’Egitto, così come la vita dei migranti non vale gli accordi politici con la Libia.

Come valutare il perdurare dell’impunità di cui godono le formazioni neofasciste come Forza Nuova?

Come porsi di fronte ad una informazione, pubblica e privata, sempre più nelle mani di pochi e sempre più controllata e compiacente, lontana da un giornalismo etico e di denuncia?

In Italia si torna a parlare della razza e questa parola torna sulla bocca di buona parte dell’Europa, dall’Ungheria alla Polonia, attraversa tutta la spina dorsale dei Balcani e rimbalza sempre più in alto. L’esasperazione dei nazionalismi e la paura, sapientemente diffusa dai leader nazionalisti italiani ed europei, sono da sempre un’anticamera pericolosa per ogni democrazia.

Tutto questo si inserisce in un contesto reso ancor più drammatico dalla pandemia che da un anno colpisce tutto il mondo. L’attacco al mondo del lavoro e ai diritti conquistati, i profondi squilibri e le diseguaglianze sociali, i diritti civili sempre più precari alterano ancor più negativamente il quadro politico e sociale di questo Paese. Sono queste le condizioni che, in ogni parte del mondo, favoriscono da sempre l’insorgere di svolte autoritarie.

L’antifascismo porta con sé quegli anticorpi che la storia gli ha consegnato, è una storia antica che nasce nel Novecento e merita rispetto. Ha attraversato l’Europa intera: dalla Spagna devastata da una guerra civile voluta dal “Caudillo” Franco, ha conosciuto le carceri italiane e il confino, la deportazione. Ha resistito e liberato la Francia e l’Italia occupate dai nazisti e poi ha attraversato l’Oceano, ha conosciuto le dittature militari del Cile, dell’Argentina, del Brasile.

Non esiste nulla di più internazionale dell’Antifascismo, non esiste altro collante capace di unire e far camminare un’idea di libertà. L’antifascismo è una scelta di vita, che non conosce confini e barriere.

Il 27 e il 28 febbraio sono le due giornate nazionali dedicate al tesseramento all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Per qualcuno l’ANPI è un’associazione che non ha senso di esistere… sono passati così tanti anni da quel tempo. Per noi l’ANPI è un valore da difendere, da proteggere e da abbracciare.

Difendere, perché è memoria. Proteggere, da chi pensa che il compito deve limitarsi a posare fiori sulle lapidi in occasione del 25 aprile. Abbracciare, perché c’è un fiore per ogni stagione e il fiore dell’antifascismo è una lotta quotidiana per la libertà, per l’uguaglianza e per il lavoro, contro ogni forma di discriminazione, di prepotenza e di violenza.

E poi, perché…. l’Antifascismo è bello come mille papaveri rossi, come un bacio quando arriva la sera. L’antifascismo è una strada che si cammina sempre a testa alta, un passo dopo l’altro e fino in fondo.