Aristotele O I Mercanti…

Di: - Pubblicato: 23 maggio 2016

C’era una volta un signore, uno studioso di talento, che seminava a piene mani nella sua terra pensieri che a lui sembravano estremamente semplici e normali. Volendo provare a fare una sintesi di questi pensieri si potrebbe dire che egli pensava, o sognava, che ogni attività dell’uomo dovesse tendere ad un bene comune. In particolare, rivolgendosi a colui o coloro che avevano la possibilità e il privilegio di amministrare e governare la Comunità, era convinto che  la politica dovesse sicuramente mirare al raggiungimento di un bene comune. E, proprio per questo, l’uomo politico che esercitava tale politica doveva considerare tale attività come un privilegio il cui valore era di gran lunga superiore a qualunque bene materiale in suo possesso. Era l’idea di un “Bene Comune”, e della “partecipazione” necessaria perché questo bene comune si potesse realizzare. Questo simpatico ma poco previdente studioso si chiamava Aristotele, visse e morì in Grecia qualche anno fa…

Nel nostro tempo, e non solo nel nostro Paese, non si è dedicato molto tempo a studiare né Aristotele né altri filosofi. Il tempo è denaro, non lo si può sprecare studiando… E poi esistono strade più facili, più brevi. E il concetto di “Bene comune” è qualcosa che … non crea niente di vantaggioso nell’immediato. È molto più vantaggioso il concetto di “Comitato d’Affari”, di cricca, di alleanze necessarie per conquistare feudi e consolidare poteri e governi. Non è solo la filosofia ad essere messa in un angolo insieme alla polvere. Si possono mettere nello stesso angolo l’etica, la moralità, la Politica. Perché la Politica, quella con la “P” maiuscola, è faticosa, difficile, pericolosa. Ma può davvero arrivare ad afferrare il punto più nobile: il Bene Comune, appunto.

aristotele Ma questa idea della Politica, così come il valore di un “Bene Comune”, appartiene a quegli Uomini cui non interessa calcolare la convenienza degli affari e del compromesso. Appartiene a coloro che si rifiutano di stringere mani sporche ma potenti, coloro che non si siedono allo stesso tavolo con chi specula e corrompe. Appartiene a quegli Uomini che non stringono alleanze con chi può portare un 3 per cento di voti in più e che non fanno affari con chi rideva di un terremoto. È tutto il concetto della politica che è stato contagiato e corrotto dalla potenza degli affari. Lo stato di degrado, sociale e politico, in cui molte Città di questo Paese si trovano, è l’immagine riflessa della sconfitta della Politica intesa come “Bene Comune” e partecipazione della Cittadinanza. Per ora stanno vincendo i mercanti del Tempio. I margini di recupero ci sono sempre, è sempre l’uomo che decide il limite del proprio degrado, ma si restringono sempre di più. Ma se la Politica di chi amministra e governa non risponde a quell’ idea della politica e non soddisfa nemmeno una virgola del pensiero di Aristotele, allora sono i cittadini a dover alzare il muro dell’indignazione e della ribellione. E quel muro deve saper resistere ad ogni attacco e ad ogni affronto, deve essere capace di chiedere e pretendere il rispetto della dignità umana e del primo fra i diritti: il vivere.

Ma l’indignazione da sola non basta, deve camminare insieme all’impegno di tutti. Perché la responsabilità civile è un dovere che non si può delegare. Per questo è necessario accettare l’innalzamento dello scontro e del conflitto, mantenerlo nei binari della Democrazia  ma saperlo interpretare e gestire. Non è facile, servono tempo e fatica, impegno e perseveranza. Ma tutti noi dobbiamo scegliere se inseguire il sogno di Aristotele o accettare di scendere a patti con mercanti e faccendieri.

 

Maurizio Anelli