Arlecchino E I Suoi Padroni, Una Piccola Storia Ignobile

Di: - Pubblicato: 23 Set 2019

Di Maurizio Anelli.

… è che a me Arlecchino è sempre stato antipatico fin da bambino, che fa pure rima. Forse perchè rappresenta perfettamente questo Paese, dove il padrone da servire e compiacere cambia sempre faccia e vestito. Il Paese delle maschere, quelle che nascondono sempre il volto vero, duro e sprezzante di chi decide e comanda. E Arlecchino è sempre pronto a sorridere e compiacere, a servire il suo padrone perché il Potere ha bisogno di servitori compiacenti. E al tempo stesso Arlecchino ha bisogno di Padroni da servire, ne ha bisogno per esistere, per avere uno scopo e per affermare la propria esistenza di cui nessuno si accorgerebbe altrimenti. In apparenza sciocco, ingenuo e dispettoso, Arlecchino in realtà calcola ogni mossa e ogni gesto. Sa perfettamente quando e come fare le sue moine, assecondando il padrone del momento.

Non sempre Arlecchino indossa il suo vestito di pezze colorate. Lui, maestro delle burle, qualche volta indossa la cravatta e una bella camicia bianca. Solo la maschera, nera a coprire gli occhi, non cambia. Elegante nel suo doppiopetto, qualche volta entra nella stanza dei bottoni e fuori da quella stanza qualche ingenuo si fida di lui e pensa: “Adesso mette le cose a posto, adesso cambia tutto”. Lui entra con passo deciso, sembra davvero convincente e convinto. E parla di tutto, finge di conoscere tutto e tutti e non risparmia nessuno: si arrabbia con questo e quello, accusa quello e quell’altro. Si muove con grande agilità: si piega e si genuflette con la stessa facilità con cui è capace dei balzi acrobatici più incredibili. Qualche volta si accorge di esagerare un po’ e allora si siede al suo posto e sembra tranquillo e assorto nei suoi pensieri, come distante dalla realtà. Ma è solo apparenza, sta solo calcolando la prossima mossa: studia il prossimo padrone da servire e quello da sbeffeggiare, il prossimo vestito da indossare. Anche il padrone, quello prossimo e quello passato, assomiglia ad Arlecchino. Gli assomiglia così tanto che spesso diventa difficile distinguerli. Ma forse è tutto più facile di quello che sembra, perché il Padrone, quello vero, ha un solo nome e un unico volto: Potere. E il Potere, da sempre, si serve di tanti piccoli padroni e di tanti Arlecchini sempre pronti a fare un inchino.

C’è una bella aula, in un bel palazzo, che ospita il Parlamento Europeo. Arlecchino ha trovato le chiavi per entrare in quell’aula e si è seduto ad ascoltare una lezione di storia. La Storia, quella con la “S” maiuscola è scritta nei libri e nella vita di tutti, solo bisogna volerla leggerla e capirla, ricordarla. Sembra invece che tanti l’abbiano dimenticata e che vogliano negarla o capovolgerla, e allora capita che il giorno il 19 settembre 2019 al Parlamento Europeo, durante l’ora di “storia capovolta” sia discussa e messa ai voti una mozione che equipara le responsabilità storiche del nazifascismo e del comunismo. Il maestro che tiene la lezione spiega che la vera causa scatenante della seconda guerra mondiale sia stata la firma del Trattato di non aggressione fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica del 1939, siglato dai ministri Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939. La mozione non si limita a questa vergognosa menzogna ma si spinge oltre: chiede la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei ricordano e celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa. Alla fine della lezione il maestro interroga gli alunni e la classe approva la mozione con una maggioranza che sembra un plebiscito (535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti). A questo plebiscito partecipano anche gli arlecchini italiani del Partito Democratico. http://contropiano.org/news/politica-news/2019/09/20/lanticomunismo-diventa-regola-delle-istituzioni-europee-0118896

La Storia, quella vera, racconta però un’altra verità, che i “padroni e gli Arlecchini” del Parlamento Europeo o non conosce – ed è gravissimo – o fingono di non conoscere, ed è ancora più grave. Racconta, per esempio, del patto di non aggressione siglato tra la Germania e la Polonia nel 1934 e dei silenzi colpevoli di Gran Bretagna e Francia di fronte al cammino della Germania nazista fino ad arrivare agli accordi di Monaco del settembre 1938 dove la stessa Francia e la Gran Bretagna legittimarono e avallarono l’invasione tedesca dei Sudeti, con la mediazione dell’Italia Fascista. http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/1938-quel-maledetto-patto-di-monaco/

Questo racconta la Storia e questo dimentica il Parlamento Europeo che, allo stesso modo, dimentica i venti milioni di morti che l’Unione sovietica ha lasciato sul campo nella guerra contro la Germania nazista. Nessuno ha pagato un prezzo tanto alto alla follia nazi-fascista. Quando il Parlamento Europeo chiede agli Stati membri di valutare a fondo i crimini dei “regimi comunisti” e plaude all’operato e alla legislazione di Paesi come Ungheria, Polonia e Ucraina, si spinge oltre la storia ed entra nella palude di fango, dove il negazionismo e il revisionismo storico si danno la mano. È pericoloso che questo accada proprio nel momento in cui i movimenti e i partiti che si richiamano apertamente al fascismo acquistano sempre maggiori consensi in tanti paesi europei. C’è una nuvola nera nel cielo dell’Europa e questa decisione del Parlamento Europeo la rende più forte e più arrogante, per questo non può passare sotto silenzio e lascia un senso di rabbia e di disgusto totale che nessuno può cancellare. Chi ha sottoscritto e votato questa mozione, si è macchiato di una responsabilità di cui dovrà rispondere di fronte alla storia e alla verità. Ma i tanti Arlecchini della politica non sentono questa necessità, e in particolare non la sentono quegli eurodeputati italiani eletti nelle liste di quel Partito Democratico che nel corso degli anni ha strappato ogni radice e che rinnega ogni traccia del proprio passato.

Antonio Gramsci diceva che “…Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà e  lascia fare,  lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere quegli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.” Ma Antonio Gramsci era un Uomo, ed era un Comunista. Oggi per il Parlamento europeo sarebbe considerato un colpevole della notte nera voluta dal nazifascismo. Il Padrone sceglie sempre il momento per dettare il compito e c’è sempre almeno un Arlecchino pronto a servire e riverire, perché non si nega mai un inchino al padrone. E quando il padrone chiede un voto, Arlecchino alza la mano e dice “presente”, schiaccia il bottone verde e dice “approvo”. Soddisfatto del suo compito al suo banco e si aggiusta la cravatta sul colletto, sorride e fa l’inchino. Domani potrà tornare a casa e cambiarsi d’abito. Magari domani non servirà la cravatta e potrà rimettere il vestito di pezze colorate. Solo la maschera rimane la stessa: nera, a coprire il volto.

E poi, suvvia, solo per restare a casa nostra si sa … quando c’era lui i treni arrivavano in orario, si stava bene e potevi girare fino a tardi nelle notti italiane. Non è mai successo niente, neanche a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema e le Fosse Ardeatine sono colpa dei partigiani che hanno fatto l’attentato di via Rasella. Visto ? è tutta colpa dei comunisti, sempre, non lo sapevate ?

… è che a me Arlecchino è sempre stato antipatico fin da bambino, che fa pure rima.