Avere Vent’Anni E Non Avere Scelta

Di: - Pubblicato: 12 settembre 2016
Foto 1 art Maurizio Anelli didascalia Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar

La Storia dell’Umanità è fatta anche dalle tante storie dei dimenticati. Dimenticati dal mondo e dalle leggi, scritte e non scritte, che ne segnano il cammino. E il popolo dei dimenticati è un cielo pieno di stelle che lottano ogni giorno per non cadere.  Il popolo Curdo è una di queste stelle, un popolo di oltre trenta milioni di donne e uomini che da tempo sognano uno Stato e un riconoscimento internazionale. Sembrerebbe il più semplice dei diritti ma, come avviene anche per altri popoli, il tempo che passa allontana sempre la possibilità che ciò avvenga. Un popolo sparpagliato in un territorio che si estende dalla Mesopotamia all’Anatolia e che comprende una parte della Turchia, dell’Iran, della Siria e dell’Iraq, dell’Afghanistan e del Pakistan. Eppure I governi dei paesi abitati dai curdi da sempre contrastano l’idea di uno “Stato curdo”. Ovvio, un riconoscimento di questo tipo significherebbe la perdita di una parte consistente del territorio di questi stessi Paesi. Ecco quindi che la scelta di questi Paesi, fra l’indifferenza se del resto del mondo, condanna di fatto il popolo curdo alla negazione della propria esistenza. Non ne viene, di fatto, riconosciuta l’ identità nazionale e quindi politica. Un’identità che invece esiste, forte di una cultura millenaria e di una storia vissuta fra guerre e dominazioni subite: dall’Impero Romano all’Islam.

È solo nel 1920 che, per la prima volta, s’ipotizza la nascita di uno Stato curdo con il trattato di Sèvres in seguito alla conferenza di pace di Versailles, dopo la prima guerra mondiale.  Quel trattato non vedrà mai la luce in fondo alla strada, a causa dei tanti contrasti fra i paesi vincitori. Oggi, ai giorni nostri, la storia ci parla di un popolo che dalla metà degli anni ottanta combatte una guerra ignorata dall’Europa e dai suoi organi d’informazione. Una guerra combattuta prima di tutto sul territorio turco, dove il Partito dei lavoratori del Kurdistan fondato da Abdullah Öcala, il Pkk, è considerato alla stregua di un’organizzazione terroristica dalla stessa Turchia, ma anche dagli Stati Uniti e dall’Europa. Quel Pkk che oggi è in prima fila con i suoi Uomini e le sue Donne per combattere davvero l’ISIS. E proprio le Donne curde stanno pagando un prezzo altissimo, loro che di fronte ai soldati del Califfato hanno deciso di impugnare le armi per una Resistenza che ha un sapore antico di libertà, loro che hanno difeso Kobane con la forza del loro coraggio e della loro straordinaria dignità. L’Isis ha distrutto e cambiato per sempre la vita di queste donne, molte di loro poco più che ragazze: l’Isis ha ucciso loro le madri, i padri e i fratelli. Queste Donne hanno deciso di non restare a guardare e hanno fatto l’unica scelta che avevano a loro disposizione, perché a volte la vita non permette di scegliere ma obbliga a scegliere. Loro l’hanno sempre capito e saputo, per questo hanno deciso di combattere ben sapendo il prezzo che potevano pagare.

Foto 2 art Maurizio Anelli didascalia Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar aveva solo vent’anni ed era diventata un simbolo di questa storia di libertà e di dignità, consapevole di quanto la sua vita fosse appesa a un filo sottile e fragile, ma ha scelto di andare fino in fondo combattendo la sua battaglia di libertà e dignità insieme alle sue compagne. Il 7 Settembre le agenzie di stampa hanno battuto la notizia della sua morte durante uno scontro a fuoco. Il Krudistan piange per questa sua figlia, ma il mondo intero dovrebbe fermarsi un momento e osservare lo sguardo fiero e orgoglioso di questa donna e delle sue compagne. Nel loro sorriso e nei loro occhi c’è tutta la dignità e la dolcezza, la bellezza fiera di chi sa di lottare per una causa nobile.

Per molti giornali invece basta una fotografia che la ritrae in tutta la sua bellezza e poche e scarne righe di commento  di cui due vengono dedicate alla sua somiglianza con un’attrice famosa. Nulla di più sulla sua storia e sui suoi perché. Lei, come tante altre donne alle quali dovrebbero essere dedicate pagine intere, è morta per la sua intelligenza, per il suo coraggio e per la sua dignità. Ripetiamolo ancora: Asia combatteva contro l’Isis, e aveva solo vent’anni, quei  vent’anni che niente e nessuno potrà mai più restituirle. Non aveva altra scelta Asia, poteva solo imbracciare un’arma e l’ha fatto, perché troppe volte la vita non ti concede la possibilità e il diritto di scegliere.

Un giorno qualcuno dovrà raccontare al mondo le sofferenze del popolo curdo e la storia delle sue donne straordinarie. Quel giorno serviranno molte pagine, e la storia di Asia Ramazan Antar e delle sue compagne dovrà essere raccontate e insegnata in ogni scuola che sia degna di chiamarsi scuola.

 

Maurizio Anelli