Bella Ciao Nicoletta

Di: - Pubblicato: 3 Gen 2020

Di Maurizio Anelli.

“… Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili. Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L’appoggio e l’affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia. Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono. In questo stesso carcere ci sono anche altri cari compagni, Giorgio, Mattia e Luca che sento più che mai vicini ed abbraccio.

Un abbraccio ed un bacio a tutte e tutti voi. Siamo dalla parte giusta. Avanti NoTav!”

Una lettera semplice, scritta con il cuore prima ancora che con la penna. A scriverla è Nicoletta Dosio dal carcere di Torino ventiquattr’ore dopo il suo arresto avvenuto il 30 dicembre 2019, ultimo regalo di un anno da dimenticare. Pochi giorni prima del suo arresto aveva dichiarato  “… ci andrò in carcere, perché di Tav non si parla più. Lo si considera un capitolo chiuso: e quindi con il mio corpo dietro le sbarre voglio riaprire questa storia indecente “. NicolettaDosio è stata condannata in seguito alla sua partecipazione, nel 2012, a un blocco stradale messo in atto contro la società Sitaf impegnata nei cantieri dell’Alta velocità. Manifestava, insieme a centinaia di militanti NoTav che aprirono due varchi per far passare gli automobilisti senza pagare il pedaggio, al casello di Avigliana sull’autostrada Torino-Bardonecchia. Nicoletta è il volto storico, il simbolo, della lotta in Val di Susa. È una donna di settantatré anni, già docente di greco e latino e fondatrice del Liceo Norberto Rosa di Bussoleno, che ha scelto da sempre su quale strada camminare. La storia di Nicoletta parte da lontano ed è per questo che è qualcosa di grande non solo per la Val di Susa e per la lotta contro l’alta velocità; la sua è una storia di civiltà e di coraggio, una porta sempre aperta che nel corso dei decenni ha accolto ogni brandello di umanità abbandonata che ha bussato a quella porta: migranti che tentavano di attraversare le Alpi per raggiungere la Francia sfiniti dalla neve e dal freddo, perseguitati curdi e palestinesi. A ogni faccia di quest’umanità lei ha aperto la porta di casa, regalando un letto e un pasto caldo, un rifugio sicuro e una montagna di solidarietà. E poi quella lotta impari contro quel finto progresso chiamato alta velocità, in difesa di una valle di cui in tanti parlano ma che pochi conoscono nella sue essenza. Nella sua lettera parla della consapevolezza che questo non è l’unico mondo possibile… concetto difficile da spiegare a chi da sempre racconta bugie sul progresso e ancora più difficile da spiegare a chi è disposto a credere a queste bugie. Sull’alta velocità e sulla Val di Susa è stato detto e scritto di tutto, perché è facile parlare delle cose che succedono fuori dal proprio giardino. Ma bisogna conoscerla quella valle, bisogna vederla. Solo vedendola da vicino si può capire il senso della ferita. La lotta contro il potente e il potere che rappresentano è una lotta impari, per sostenerla e andare avanti per decenni servono cuore e coraggio, serve dignità. È una lotta che logora, che avvilisce e divide, che costa fatica. Nicoletta Dosio tutto questo l’ha sempre saputo e nelle sue tasche ha sempre trovato quel coraggio e quella dignità.

Nicoletta Dosio

Contro questa lotta impari i potenti hanno messo sul tavolo tutte le carte che avevano: la legge e la polizia, i tribunali e il carcere, gran parte dell’informazione di Stato. Nicoletta scriveva “…. in Valle di Susa l’opposizione popolare che, forte della memoria operaia e resistenziale, ha deciso di dire NO al TAV, grande, mala, inutile, costosissima opera, e al modello di vita che la produce, sta pagando tale resistenza ad un prezzo altissimo, a livello giudiziario, economico, esistenziale, con centinaia di condanne penali e civili, multe, fogli di via, revoche di permessi, militarizzazione del territorio. Il tutto con la complicità attiva dei governi passati e presenti, espressione istituzionale del partito trasversale degli affari, e con il supporto dei mass media di regime. Per denunciare tutto questo e per ribadire la dignità di una lotta collettiva che non si piegherà, ho deciso di non chiedere sconti al potere invidioso e vendicativo che, con i tre gradi di giudizio dei suoi tribunali, ha condannato al carcere me e altri undici attivisti, per “violenza privata e interruzione di pubblico servizio. Denuncio inoltre le storture e l’iniquità di un sistema poliziesco e giudiziario che, lungi dal garantire I diritti di tutti e soprattutto dei più deboli, si è piegato ad altri e diversi interessi, rendendosi complice del tentativo di silenziare con la violenza chi lotta per la giustizia sociale e ambientale.” https://www.nicolettadosio.it/

Le manette ai polsi di Nicoletta lasciano segni che tutti dovremmo sentire sulla nostra pelle, lasciano domande che non avranno mai una risposta. Lasciano amarezza. Parliamo di Stato, di Costituzione, di Giustizia e di libertà di pensiero, di libertà di dissenso. Perché la libertà di pensiero e di dissenso sono tollerate dallo Stato fino a quando non emergono i lati oscuri dello Stato, fino a quando non vengono alla luce gli schizzi di fango che possono arrivare troppo in alto. E la grande, inutile e faraonica opera dell’alta velocità in Val di Susa denuncia e racconta questi schizzi di fango, e quando gli schizzi rischiano di diventare un’onda bisogna mettere a tacere, bisogna togliere la voce a chi parla e denuncia. Il dissenso fa sempre paura, e quando il simbolo del dissenso è una donna di settantatré anni che non conosce la parola “paura” i potenti tremano più forte. C’è qualcosa che spaventa il potere più di ogni altra cosa: la capacità di restare umani e di rimanere uniti di fronte alle prepotenze di chi urla in nome del progresso e calpesta ogni residuo di umanità. Le manette ai polsi di Nicoletta hanno un comun denominatore con le manette ai polsi di Mimmo Lucano e con l’agire politico e le inchieste giudiziarie contro le ONG che salvano vite in mare. Quel comun denominatore trema di fronte a chi sceglie di “restare umano”, per questo gioca l’unica carta che conosce: la repressione del dissenso. Qualche anno fa Don Andrea Gallo aveva provato a spiegare perché lui stava dalla parte del Movimento NO TAV. Lo aveva fatto con parole semplici, chiare. Il tempo passa e le parole sagge vengono dimenticate in fretta dai più, eppure quelle parole restano e pesano come pietre. Quelle parole vanno riprese, ascoltate una volta ancora e una volta di più perché fanno capire che, oggi, l’arresto di Nicoletta dovrebbe indignare tutti noi. https://www.youtube.com/watch?v=xLrzLuvlU20

La sera del 30 dicembre 2019 Nicoletta Dosio è seduta dentro l’auto dei Carabinieri che la trasferiscono in carcere dopo averla prelevata da quella casa con la porta sempre aperta a chiunque avesse bisogno di un sorriso e di un abbraccio. C’è una valle che prova a bloccare quell’auto che è pronta a partire. Lei saluta con il suo sorriso, il suo foulard NO-TAV e il pugno chiuso. La TAV non è un capitolo chiuso,  la notte passa sempre e giorno verrà…  BELLA CIAO NICOLETTA !