Bialowieza: Una Foresta Da Salvare

Di: - Pubblicato: 27 novembre 2017

Di Giulia Deiana

 

 

Il 21 novembre, giovani studentesse e studenti della Facoltà di Agraria di Torino hanno inaugurato il ciclo di proiezioni e dibattiti a tematiche ambientali.

Per il primo appuntamento è stato scelto Les Saisons, di Jacques Perrin e Jacques Cluzaud, documentario del 2016 che ricostruisce la storia dell’immensa foresta che un tempo ricopriva l’Europa. Dall’era glaciale al susseguirsi delle stagioni, Perrin e Cluzaud si immergono nella selvaggia natura, rimasta incontaminata fino all’arrivo dell’uomo che ne ha causato il profondo mutamento: distese naturali trasformate in appezzamenti coltivabili, animali addomesticati o costretti a migrare per trovare riparo. Per i registi, l’uomo è una forza geologica, non solo in grado di modificare radicalmente un ambiente, ma anche le stagioni.

Un tempo, Parigi, Londra o Berlino erano ricoperte da immense foreste; se siamo capaci di costruire città eterne, proseguono nel documentario, allora dobbiamo saper preservare la parte selvaggia della natura.

Ad oggi, le Foreste Vergini d’Europa sono quattro: Komi (Russia), Stužica (Slovenia) Perućica (Bosnia ed Herzegovina) e Białowieża.

Quest’ultima si estende per oltre 1600 km2 tra Polonia e Bielorussa ed è ciò che rimane dell’antica foresta planiziale che migliaia di anni fa rivestiva l’Europa.

All’interno della foresta convivono oltre 5.500 specie di piante e più di 10.000 specie animali, tra cui la più grande mandria di bisonti europei liberi, in passato cacciati fino a farli scomparire per poi reintrodurli nel parco grazie ad alcuni esemplari allevati in cattività.

Białowieża è patrimonio dell’UNESCO ed è stata inserita nella rete europea Natura 2000.

In Bielorussia, il parco nazionale si estende per 1.771 km2, mentre in Polonia comprende un’area di circa 105 km2. Dei 60.000 ettari della parte polacca, circa l’84% della foresta si trova al di fuori dal parco nazionale ed è in queste aree che si sta praticando un massiccio disboscamento.

Nel 2012, il Ministro dell’Ambiente Jan Szyszko approvò i piani di gestione forestale che limitavano l’estrazione del legname e assicuravano la protezione degli alberi centenari. La soluzione avrebbe dovuto soddisfare le esigenze locali per il legname salvaguardando l’unicità della foresta, in accordo con le richieste della Commissione Europea. Dopo un significativo aumento dei limiti di raccolta annuali del legname, giustificati prima con la sicurezza pubblica nelle strade intorno alla foresta e poi con l’epidemia di scolitidi, è stato aggiornato il piano di gestione forestale per uno dei tre distretti della foresta di Białowieża, con il conseguente permesso di accumulare 188.000 m2 di legno, anziché 63.000. Nonostante il disboscamento coinvolga anche alberi di varietà diversa dall’abete rosso, colpito dai parassiti, per il ministro è necessario per proteggere la foresta dagli scoppi di coleotteri e dal rischio di incendio.

Così facendo, la Polonia si oppone alle raccomandazioni non solo scientifiche, ma anche istituzionali, ignorando la legge europea per la protezione della fauna selvatica e l’accordo con l’UNESCO. Il 21 novembre 2017, la Corte di Giustizia ha concesso alla Polonia due settimane per bloccare i tagli nell’area protetta o riceverà 100.000 euro di multa per ogni giorno di disboscamento illegale.

Ma non è solo una questione di alberi, tanto meno di un’epidemia che secondo gli esperti collasserà tra uno o due anni senza bisogno di alcun intervento, figuriamoci di questa portata.

Il 15 novembre 2017, Olimpia Pabian, direttrice del Parco Nazionale di Białowieża, è stata dimessa dal suo incarico da Szyszko. La ragione più plausibile sembra essere l’opposizione della direttrice alla caccia dei bisonti, che secondo il ministro causano crescenti danni all’agricoltura ed è quindi necessario ucciderli. Szyszko licenziò anche alcuni dei principali scienziati della nazione, sostituendoli con persone più vicine a lui.

In una conferenza stampa definì gli ecologisti “nazisti verdi”, ma l’odio per la lotta ambientale dovrebbe aver avuto inizio nel 2006 quando la Commissione Europea è intervenuta per impedire la costruzione di un’autostrada che avrebbe attraversato la Valle Rospuda.

Gli attivisti e sostenitori per la salvaguardia di Białowieża chiedono la fine della devastazione della foresta e l’estensione del parco nazionale per tutta l’area polacca.

A Białowieża è nato un campo resistente, Obóz dla Puszczy, organizzato orizzontalmente e aperto a tutti. Qui si raccolgono dati sul campo, tracciando le zone tagliate e segnalando l’abbattimento degli alberi centenari; ogni mese viene sporta denuncia al governo polacco e all’Unione Europea sui tagli illegali effettuati. La lotta al disboscamento è praticata anche attraverso la resistenza passiva al taglio, legando i corpi intorno ai macchinari.

La distruzione di Białowieża è prima di tutto la violazione di un ambiente vivo, per noi è la perdita del patrimonio naturale che è questa foresta antica e preziosa.

 

 

Save Białowieża http://save-bialowieza.net/

 

Les Saisonshttps://youtu.be/anNbBb72jdY