Bullismo: Un Fenomeno Sociale

Di: - Pubblicato: 3 Ott 2016

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Il termine originario inglese, bullying, è quello che meglio descrive la natura del fenomeno del bullismo. Infatti, nella sua corretta definizione, il bullismo esiste dove c’è una relazione di sopraffazione e dominio, in cui un persecutore reca danno ad una vittima.

Nella accezione italiana questa componente è più debole e da essa emerge chiaramente come il bullismo venga considerato piuttosto un atteggiamento individuale, in qualche modo culturalmente incoraggiato, perché nella tradizione culturale italiana il bullo è doppiamente connotato, sia positivamente che negativamente.

I risultati di alcune ricerche sottolineano che i bulli godono di una rete di sostegno sociale, in particolare a scuola.

Da alcuni studi è emerso che nel contesto scolastico, dove ad oggi il fenomeno sta assumendo una diffusione preoccupante, sia i bulli che le vittime non piacciono ai compagni ma nel corso del tempo, al crescere del livello di istruzione, la vittima perde connotazione negativa, senza assumerne una positiva. Questo equivale a dire che andando verso il periodo dell’adolescenza, diminuisce l’empatia verso i perseguitati, lasciando spazio all’ indifferenza. Anche in questo modo la presenza del branco gioca un ruolo fondamentale, perché fornisce sostegno al fenomeno del bullismo attraverso la diffusione di responsabilità o deresponsabilizzazione. Significa che quando la partecipazione di più persone, in particolare del gruppo, attenua il senso di responsabilità verso il comportamento deviante messo in atto, tanto da ritenerlo giustificabile.

A questa mancanza di empatia sottostanno, in un’ottica adleriana, sentimenti di gelosia e invidia, tipici dell’aggressività propria del bullo.

La gelosia per eccellenza è quella che emerge quando il bambino viene detronizzato a causa della nascita di un fratello, mentre l’invidia tradisce un senso di umiliazione, per cui i successi altrui generano odio e sofferenza. Relazioni tra pari aggressive sembrano predire il dating aggression nella prima età adulta, ovvero il coinvolgimento in giovane età in relazioni sentimentali aggressive.

Il fenomeno del bullismo assume sempre di più una connotazione sociale.

Le sue dimensioni, spaziali e temporali, si sono enormemente dilatate negli ultimi anni, anche attraverso il web e le nuove tecnologie; nel cyberbullismo le persecuzioni si espandono all’infinito, oltrepassando i muri delle case, rendendo l’umiliazione di pubblico dominio ed eterna nel tempo.

I soggetti più a rischio dal punto di vista dell’adattamento sociale sono le vittime, anche quelle più “attive” ed abili nel rispondere violentemente alle sopraffazioni, perché a differenza dei bulli, sono personaggi impopolari. Essere stati bulli o vittime espone al rischio di incanalarsi in traiettorie devianti o patologiche; mentre i primi sono maggiormente predisposti a intraprendere la strada della criminalità, i secondi sono più vulnerabili a depressione e ansia.

Dan Olweus, studioso del bullismo già negli anni ’70, aveva riconosciuto la matrice socioculturale del fenomeno, che nella sua visione è figlio di una società che tollera la sopraffazione e la competizione, promuovendo modelli basati sul binomio vincenti-perdenti, in cui la prevaricazione diviene la scelta più naturale per il raggiungimento del successo.

 

Laura Magni, Psicologa