Cambi di poltrona: undici domande scomode

Di: - Pubblicato: 25 Aprile 2020

Cosa sta succedendo ai piani alti della stampa nazionale  

di Enzo Gentile

Introduzione di Claudia Notargiacomo – ‘Sonda.Life si pone fin dalla sua nascita l’obiettivo di osservare, cercare e raccontare la realtà profonda delle cose attraverso riflessioni, iniziative e strumenti tra loro spesso molto diversi, capaci di lasciare spazio a domande, dubbi e ricerca, individuando strade di comprensione e comunicazione sempre libere.
Per questa importante giornata di Liberazione ci piace confermare, a chi ci ha seguito fino ad oggi e a chi inizia a conoscerci, in questo tempo di urgente verità, il nostro intendimento di continuare a fare un giornalismo caratterizzato da onestà intellettuale e inderogabile volontà di andare oltre la superficie. Questo è il nostro contributo a quella che è una grande comunità di resistenti della quale siamo onorati di far parte. In quest’ottica, di ricerca e libertà di espressione, pubblichiamo le parole di un grande giornalista, scrittore e critico musicale, Enzo Gentile, che si esprime sugli ultimi accadimenti che riguardano la stampa nazionale’.

Una decina di anni fa, eravamo nel giugno 2009, si apre un capitolo del confronto giornalistico tra la Repubblica e Silvio Berlusconi, all’epoca a capo del governo e coinvolto negli scandali relativi a due ragazze, Noemi e Ruby, sì proprio “la nipote di Mubarak”.

A incalzare l’allora presidente del consiglio è soprattutto un giornalista della testata fondata da Eugenio Scalfari, un cronista grintoso e determinato come Giuseppe D’Avanzo, che rivolge dieci domande a cui il Cavaliere non risponderà mai, preferendo appellarsi ai tribunali, da cui uscirà sconfitto con una sentenza del 2016. Domandare è lecito, rispondere è cortesia, recita un antico proverbio.

I fatti di questi giorni, che hanno portato alla repentina sostituzione del direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, con quello della Stampa, Maurizio Molinari, producendo una scia di altre nomine e spostamenti nelle testate del gruppo, suscitano nei lettori che Repubblica la conoscono per la sua storia fin dalla nascita di metà anni Settanta, altre domande. 

Le due vicende hanno pesi molto diversi, ovviamente, ma il sospetto è che nessuno risponderà, neppure stavolta.

1. Carlo Verdelli per le sue posizioni nette e mai mediate nei confronti della sovranista destra politica e culturale del paese è stato ripetutamente minacciato di morte, al punto da dovergli essere garantita una scorta su decisione del Ministero degli Interni. Si è chiesto chi ha firmato il suo licenziamento se la scelta, ovviamente legittima da parte di un editore, non sia quantomeno segno di indifferenza, un modo per scaricarlo e abbandonarlo ai suoi problemi (al di là del comunicato che gli ribadisce solidarietà)?

2. In uno degli ultimi deliranti avvisi su Twitter veniva indicata addirittura la data di morte di Verdelli, il 23 aprile: coincide con quella che lo solleva dall’incarico. Non si tratta di una casualità inquietante? (Anche il movimento di opinione di colleghi e amici #iostoconverdelli e #antifascistisempre sono le campagne di solidarietà è partita proprio il giorno prima)

3. Il gruppo Gedi che ha rilevato il gruppo di Repubblica dalla famiglia De Benedetti spiegherà mai i motivi di questa brusca soluzione: di merito, di linea politica, professionali, personali, di mercato? O c’è altro?

4. Chi ha seguito la Repubblica nei quattordici mesi di direzione di Verdelli vi ha trovato spesso prese di posizione “di sinistra”, o meglio rispettose di alcune anime della sinistra: la sterzata affidata a Maurizio Molinari porterà a sbiadire l’impronta storica del giornale?

5. Anche la vicinanza con il 25 aprile per l’impegno antifascista sottolineato da diversi editoriali e interventi (il sito di Repubblica ospiterà e sosterrà anche le manifestazioni virtuali) desta più di un dubbio: sarà l’ultima occasione antifascista, questo 75esimo della Liberazione?

7. Stabilito che tutti gli interessati dal domino delle promozioni sono professionisti di riconosciuto valore, possiamo considerare questo come un processo di normalizzazione, il desiderio di scolorire le vocazioni e l’identità originaria di Repubblica? (Mattia Feltri all’Huffington Post, Linus a capo del polo radiofonico lo lascerebbero intendere)

8. Dal 2006 al 2010 Verdelli è stato alla direzione della Gazzetta dello Sport: tifoso interista, qualcuno dice che non si fosse fatto troppe amicizie in casa della Juventus, ai tempi dello scandalo sugli arbitraggi pilotati: (domanda frivola) risulta a qualcuno della famiglia Elkann/Agnelli?

9. In queste settimane di emergenza Covid 19 La Repubblica ha condotto inchieste molto severe e critiche sulla gestione della regione Lombardia e in particolare del Trivulzio, dove sono morti moltissimi anziani: questa campagna, così decisa può essere risultata invisa a qualcuno che conta?

10. Si parla da tempo di ristrutturazione e taglio dei giornalisti, pratica già condotta in porto con successo alla Stampa proprio sotto la direzione Molinari: è vero che Verdelli si era opposto all’ipotesi dei 150 esuberi a Repubblica?

11. Nelle scorse settimane, in relazione alle polemiche sul Mes e sull’ostilità di alcuni paesi verso i cosiddetti Coronabond che avrebbero aiutato il nostro paese, Repubblica ha dedicato molti articoli all’Olanda, capofila di questa avversione, e indicata come una sorta di paradiso fiscale per tante aziende multinazionali. Pure Fca, ex Fiat, ha eletto la sua sede in Olanda: la testata ha così infastidito qualcuno?

Enzo Gentile