Cani Che Salvano Vite: Passione, Dedizione E Anni Di Addestramento

Di: - Pubblicato: 29 agosto 2016

Nel primo giorno di soccorsi hanno salvato la vita a più di 20 persone, nella sola area sud di Amatrice. Lorenzo Botti, capo squadra dei Vigili del fuoco di Roma e istruttore esperto di Unità cinofila, racconta quel legame “viscerale” che si crea con il proprio animale

 

Rescuers walk with a dog past damaged buildings in a street in the central Italian village of Illica, near Accumoli, on August 24, 2016 after a powerful earthquake rocked central Italy. A powerful pre-dawn earthquake devastated mountain villages in central Italy on August 24, 2016, leaving at least 73 people dead, dozens more injured or trapped under the rubble and thousands temporarily homeless. Scores of buildings were reduced to dusty piles of masonry in communities close to the epicentre of the pre-dawn quake, which had a magnitude of between 6.0 and 6.2, according to monitors. / AFP PHOTO / MARIO LAPORTA

Hanno salvato la vita a più di 20 persone, nella sola area sud di Amatrice, durante il primo giorno di soccorsi. Sfidando le scosse e la pesante cappa di polvere provocata dai continui cedimenti sono riusciti a fiutare le tracce dell’uomo sopra enormi cumuli di macerie, permettendo al compagno di lavoro di dare l’allarme che avvia le operazioni di recupero. Si scrive unità cinofila, si legge “cane a sei zampe” la squadra speciale che insieme alle centinaia di operatori e agli uomini delle forze dell’ordine impegnati nei borghi terremotati ha contribuito a strappare adulti e bambini alla morsa del tufo e del cemento.

Lorenzo Botti è il capo squadra dei Vigili del fuoco di Roma che operano nella zona sud di Amatrice, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila. E’ qui dal primo giorno e coordina le operazioni di recupero nella zona più colpita dal sisma.

Quanti cani sono impegnati nella ricerca dei dispersi?
Al momento abbiamo 50 cani che stanno operando in quest’area e nelle aree limitrofe con le nostre squadre. Nel frattempo sono arrivate unità da tutte le parti d’Italia, da altri enti e dalla protezione civile e questo ci consente di fare una perlustrazione attenta di tutti i luoghi. Il contributo dei cani nelle operazioni di recupero è stato fondamentale per 20 ritrovamenti precari: operazioni che andavano eseguite con estrema celerità. Poi ci sono state moltissime segnalazioni per il ritrovamento di persone per le quali purtroppo non c’era più niente da fare.

Come si prepara un cane per lavori così complessi? Ci sono razze particolarmente adatte?
La preparazione comincia quando sono cuccioli ed è lunga perché il rapporto che si instaura con l’istruttore è importantissimo. L’addestramento dura più di due anni e mette in gioco una forte dose di passione e dedizione. Non bisogna mai dimenticare che il cane è un essere vivente che ha bisogno né più né meno di noi di dare e ricevere amore. Ci sono razze che hanno più predisposizione a lavorare a contatto con l’uomo: ne abbiamo individuate alcune ma alla fine anche i meticci hanno dato buoni risultati. Dico sempre che il rapporto fondamentale è la passione nello svolgere l’attività e se c’è un errore è sempre del conduttore perché il cane è molto preciso.

Che rapporto si crea con il compagno di unità?
Viscerale, perché per fare questo lavoro c’è bisogno di un legame importante. Il cane vive per noi, per compiacerci, e noi viviamo per lui. Non è uno strumento che lasciamo in caserma: te lo porti a casa, resta con te tutto il tempo. Quello che si instaura è un rapporto vero, che alla fine coinvolge necessariamente non solo noi ma anche le nostre famiglie. Il feeling che si crea è alla base di una buona riuscita del lavoro che sarà messo in campo. Tanto importante quanto la preparazione.

A tante ore dalla prima scossa, quando arriva il momento in cui non si cercano più persone in vita?
La nostra impostazione mentale ci dice di non rinunciare mai. Si spera sempre che nel crollo si siano creati spazi vitali. Da qui l’intensificazione delle forze in campo e delle ricerche. È chiaro che il tempo è tiranno e non ci aiuta ma in qualche caso abbiamo trovato persone anche dopo 36 ore. Abbiamo trovato persone in vari scenari, sopravvissute parecchi giorni. La nostra predisposizione mentale a dire che sono vivi c’è sempre, fino alla fine. (Teresa Valiani)

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