Chi Non Sta Da Una Parte O Dall’Altra Della Barricata, è La Barricata

Di: - Pubblicato: 5 novembre 2018

Di Maurizio Anelli.

 

Muri, duri a morire. Tirati su in ogni angolo del mondo dalla parte peggiore della bestia che abita accanto a noi. La bestia progetta il muro con pazienza, un mattone al giorno. Crea le condizioni con maestria: il primo mattone lo porta la crisi economica, dove gli ultimi sono da sempre i primi a pagare. Ma non basta, per arrivare a costruire il muro servono altri mattoni e la bestia sa dove trovarli e come incastonarli uno sopra l’altro. Serve un disagio sociale che cresca lentamente ma inesorabilmente, a volte servono tempi lunghi ma la bestia sa aspettare. I mattoni sono lì in fila ordinata, e uno alla volta si muovono verso il muro. La crisi economica c’è, adesso bisogna individuare il nemico per evocare la paura e la cultura del  sospetto, del rancore. Il più è fatto: adesso ci sono la crisi, il nemico e la paura. Manca solo un mattone, si chiama odio. Per seminare l’odio bisogna trovare una ragione, non importa che sia una ragione che vada d’accordo con la storia e la verità … l’importante è che ci sia. E allora ecco che l’asso viene calato sul tavolo, ha un nome semplice: Migrante. Migrante come tutti noi siamo stati almeno una volta nella vita. Partire e cercare qualcosa che assomigli alla vita, che la giustifichi. C’è un comune denominatore che da sempre accompagna i migranti: essere straniero, essere un ultimo. Ma straniero e ultimo rispetto a chi e a che cosa ? E qui il muro diventa difficile da abbattere, perché adesso la bestia non è più da sola. Ha creato intorno a sé i propri sbirri, i propri cani da guardia. Sono loro che azzannano, feroci. Da una parte chi muove i fili e dall’altra i burattini, molti per scelta e qualcuno quasi a sua insaputa e che magari fatica ad arrivare alla fine del mese, basta convincerlo che il suo destino sia minacciato non dalla bestia che ha creato le condizioni della sua misera esistenza ma dagli ultimi arrivati che invadono il suo territorio, che minacciano il suo posto di lavoro e la sua sicurezza. Una menzogna raccontata cento volte diventa realtà, e per molti la realtà ormai è questa e non ne esiste un’altra. Per loro, indifferenti di fronte al peso della propria indifferenza e della propria incapacità di scegliere da quale parte del muro stare non esistono guerre, carestie e miserie che possano giustificare l’invasione che non c’è ma che loro e solo loro vedono. A volte sembrano mossi da ingenuità, ma solo i bambini hanno diritto all’ingenuità e gli adulti hanno perso da tempo questo diritto. Spesso l’ingenuità è solo la maschera della colpevole apatia e indifferenza. Vladimir Ilyich Ulyanov, Lenin, sosteneva che “… chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata.. Troppe persone scelgono di non stare da una parte o dall’altra della barricata e aspettano l’evolversi degli eventi sperando di non essere coinvolti e di uscire illesi dalla tempesta. Lasciano ad altri il compito di schierarsi, con tutto il peso della responsabilità che la scelta di fatto comporta. La storia di Riace e del suo Sindaco, Mimmo Lucano, è un punto di non ritorno nella storia politica, umana e sociale di questo Paese. Non basta la solidarietà che pure è stata importante e sincera, non può bastare se non diventa un progetto comune in cui credere e su cui lavorare con convinzione. La disobbedienza civile di fronte a leggi sbagliate e ingiuste non basta se rimane confinata a un Uomo solo e delegittimato dallo Stato e dalle Istituzioni. Quella disobbedienza e quella ribellione devono diventare un contagio di massa, a cominciare dalla parte sana e pulita delle Istituzioni che deve pur esistere. E deve diventare un progetto capace di contagiare la parte migliore di un popolo. Se questo non succede è destinata alla sconfitta.  Questo è il rischio reale e, infatti, il progetto Riace è stato sconfitto dallo Stato, Mimmo Lucano non è più agli arresti ma è stato condannato a qualcosa di peggio: il divieto di dimora nella propria terra, quella stessa terra a cui lui aveva restituito dignità, e i migranti vengono allontanati da Riace. Questa è la sconfitta, questo è il muro che non riusciamo ad abbattere.

Ma accanto allo scontro su Riace c’è un altro mattone che si aggiunge al muro. L’inchiesta contro le ONG che salvano le vite in mare ha dimostrato che era costruita ad arte sul nulla, nessuna prova a sostegno delle accuse lanciate dalla Procura di Catania. Ma un risultato è stato ottenuto: togliere la navi delle ONG dal Mediterraneo, dove si continua a morire ma senza più testimoni. Strana coincidenza: il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, che nel 2017 aveva aperto quell’inchiesta, in questi giorni ha avanzato la richiesta di archiviazione delle accuse a carico del Ministro degli Interni Matteo Salvini relativamente alla vicenda della nave Diciotti. I reati contestati andavano dall’arresto illegale dei migranti al sequestro di persona, aggravato dalla presenza dei minori. Sono passati solo pochi mesi da quei giorni ma sembra che questo Paese abbia già dimenticato. Cos’altro deve ancora accadere in questo Paese perché la lezione di disobbedienza che ci è stata insegnata da Riace e dal suo Sindaco si trasformi in un progetto collettivo di ribellione e di riscatto umano e politico ?

https://www.corriere.it/cronache/18_novembre_01/diciotti-salvini-richiesta-archiviazione-accuse-zuccaro-magistrato-anti-ong-5b8a1ed8-ddc9-11e8-8216-3f7e282dea98.shtml

Non siamo l’unico Paese ad amare i muri, siamo in cattiva e numerosa compagnia. A pochi chilometri dai nostri confini, che brutta la parola confini, l’Austria rifiuta il patto delle Nazioni Unite sulle migrazioni esattamente come gli  Stati Uniti e l’Ungheria. Il cancelliere Sebastian Kurz, giustifica la scelta sostenendo che “limita la sovranità del Paese”. In un passo successivo il suo vice, Heinz-Christian Strache, è ancora più cinico e afferma che “alcuni contenuti del Global Compact sono diametralmente opposti alla nostra posizione. La migrazione non è e non può diventare un diritto umano”.  Per questo nessun rappresentante di Vienna parteciperà alla conferenza dell’Onu a Marrakech, in Marocco, il 10 e 11 dicembre. Sembra incredibile che queste affermazioni arrivino dal Cancelliere austriaco e dal suo vice se si pensa che a Vienna l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo è inciso all’ingresso del Parlamento austriaco. Quando si afferma che “ la migrazione non è e non può diventare un diritto umano” si compie una scelta di non ritorno: si nega il diritto di cercare la vita a chi la vita non può averla nel proprio Paese.

Anche gli USA corrono in questa direzione. Strano Paese gli Stati Uniti: nato grazie alla migrazione in gran parte proveniente dall’Europa, costruito sul genocidio del nativo popolo pellerossa e diventato grande anche grazie allo sfruttamento degli schiavi provenienti dall’Africa e alla forza lavoro dei migranti di mezzo mondo. La bibbia in una mano e una pistola Colt nell’altra… si possono fare affari con i regimi corrotti degli sceicchi o del narcotraffico, ma la porta deve rimanere chiusa ai migranti. In questi giorni la grande carovana dei migranti mette paura alla Casa Bianca. Sono migliaia di donne e uomini, vecchi e bambini, arrivano dall’Honduras, dal Salvador e dal Guatemala. Hanno superato la frontiera, sono entrati in Messico e se riusciranno a superare lo sbarramento della polizia federale all’ingresso del Chiapas marceranno dritti verso gli Stati Uniti. Il Presidente americano Trump ha promesso di inviare i soldati per tentare di arrestare la marcia, e a quel punto tutto può succedere. https://video.huffingtonpost.it/embed/esteri/honduras-la-carovana-dei-migranti-anche-donne-e-bambini-in-marcia-verso-gli-usa/19154/19122?responsive=true

Sembra che nulla possa fermare l’onda nera che cammina sulle strade bianche dell’Europa e degli Stati Uniti d’America. Un’onda che prova a riportare la storia indietro di cent’anni, e alla quale non riusciamo a dare una risposta collettiva e organizzata, capace di superare le tante piccole differenze e lavorare in nome di un bene comune. Riusciamo a riempire le piazze e a creare momenti di indignazione e di ribellione che però si fermano quasi subito al primo ostacolo, alla prima prova da superare. Non riusciamo ad andare oltre, come se non riuscissimo a capire che da soli non potremo mai sconfiggere un nemico feroce e organizzato. Ognuno di noi porta un pezzo della propria storia e della propria voglia di cambiare davvero questo mondo ma non riusciamo a mettere insieme tutti i pezzi capaci di trasformare un puzzle volenteroso e appassionato in un quadro d’autore, capace di essere globale. Dobbiamo riuscirci, perché il tempo corre veloce e ha scelto una strada che non è la nostra, che non ci piace e che non è quella giusta. Ci sono muri che dobbiamo abbattere, ma per farlo dobbiamo uscire dalla nostra solitudine e cercare gli altri. Un tempo si chiamava lotta di classe, noi ci chiamavamo Compagni e sapevamo scegliere da quale parte stare della barricata.