Comportamenti Prosociali E Ruolo Della Famiglia In Un Momento Di Grave Complessità

Di: - Pubblicato: 16 Novembre 2020

Intervista alla ricercatrice Concetta Pastorelli, professoressa di Psicologia della Personalità, Sapienza Università di Roma

Di Claudia Notargiacomo.

Ci stiamo interrogando sul ruolo e l’importanza della famiglia per i giovani rispetto all’età e alle varie fasi evolutive, soprattutto in relazione ad una complessità sempre maggiore che caratterizza il quotidiano e sullo sfondo di una sfida epocale che è quella del drammatico momento che tutto il mondo sta affrontando.

L’emergenza Covid-19, infatti, evidenzia e rende più critiche le situazioni di fragilità, sottolineando quanto alcuni passaggi evolutivi siano delicati e necessitino di particolare attenzione.

Abbiamo scelto di ascoltare le parole di Concetta Pastorelli, professoressa e ricercatrice che si occupa di educazione alla prosocialità e di contrasto dei comportamenti aggressivi. Da alcuni anni conduce un importante progetto internazionale, insieme ad altri colleghi, per un totale di nove Paesi coinvolti, con l’obiettivo di realizzare un osservatorio complesso ed esaustivo, capace di raccontare dinamiche preziose e costruttive all’interno del sistema famigliare quali possibili esempi di gestione delle criticità.

Concetta Pastorelli

Professoressa Pastorelli, nel ringraziarla per la sua testimonianza e per condividere con noi una ricerca che la vede impegnata da ben dodici anni, e che coinvolge Paesi di tutto il mondo, le chiedo di illustrarci il presupposto e l’ambito su cui il vostro progetto sta indagando.

C.P.

Esattamente, stiamo conducendo in Italia e in collaborazione con altri Paesi, uno studio longitudinale che coinvolge 200 famiglie e che è iniziato dodici anni fa, quando i partecipanti  avevano 8 anni. Lo stesso protocollo è stato avviato in altri otto Paesi, e questo tipo di osservazione nel tempo garantisce solidità ai risultati. La famiglia certamente ha un ruolo fondamentale in tutte le prime fasi di crescita, fino al passaggio alla scuola secondaria e anche alla giovane età adulta. Ci siamo chiesti se fosse ancora evidente l’influenza della famiglia sui comportamenti dell’adolescente e del giovane adulto. La risposta per noi è decisamente affermativa, anche dopo la scuola secondaria i genitori svolgono un ruolo prezioso. Più questi condividono e impiegano pratiche educative positive improntate sulle  buone relazioni con l’altro e caratterizzate da accoglienza e calore, maggiore risulta la comunicazione con i figli che a loro volta, sviluppano comportamenti adattivi e capaci di rispetto, aiuto e disponibilità verso chi è più debole. Ecco che se la famiglia propone questo tipo di relazioni, i ragazzi svilupperanno più facilmente comportamenti prosociali, oltretutto si è evidenziato che ci saranno risvolti positivi anche nello studio e nelle amicizie.

In quale modo tale ricerca può essere impiegata nella promozione di uno sviluppo sano dei comportamenti tra i nostri giovani? Come avete pensato di impiegare i risultati che state via via osservando affinché rappresentino un seme per il futuro che in questi momenti appare sempre più incerto?

C.P.

Oltre alla ricerca precedentemente accennata e ancora in corso, nel 1990 abbiamo avviato con il prof. Caprara a Genzano di Roma una ricerca longitudinale che ci ha informato sui benefici deli comportamenti altruistici e prosociali. Sulla base di queste risultanze sempre a Genzano nel 2009 abbiamo implementato un progetto volto alla promozione dei comportamenti prosociali nelle scuole secondarie di primo grado (denominato CEPIDEA). La nostra proposta nasce dall’osservazione che per contrastare i comportamenti negativi e aggressivi, è fondamentale promuovere comportamenti improntati al riconoscimento dei bisogni dell’altro, soprattutto nel contesto di relazioni tra coetanei, luogo dove si consumano i comportamenti aggressivi. Ecco che, per esempio, il destino del bambino aggressivo è essere espulso dal gruppo dei coetanei, le azioni di intervento mirano ad integrarlo e a coinvolgerlo. I bulli e gli aggressivi hanno loro problematiche: se isolati e reclusi è inevitabile che in loro aumenti la carica di violenza e aggressività, mentre il gruppo dei pari ha il potere, attraverso il coinvolgimento, di aiutare il soggetto aggressivo e invogliarlo a cambiare i propri comportamenti.

Questo progetto di intervento realizzato a Genzano, ha previsto sulla base di un disegno (quasi) sperimentale un gruppo di controllo (ovvero classi scolastiche senza azioni di intervento). Il programma, come pensavamo, ha avuto effetto ed è stato capace di contrastare i comportamenti aggressivi, attraverso l’aumento dei comportamenti prosociali e con nostra sorpresa il programma ha anche innalzato il livello di resa a scuola (profitto scolastico), creando un circolo virtuoso che ha visto anche gli insegnanti lavorare meglio e più efficacemente.

Purtroppo, finito il periodo legato al bando che ci ha supportati, c’è stata la difficoltà a proporre altrove il progetto e a farlo girare in altre realtà dove sarebbe stato importante creare alternative ai comportamenti esistenti.

Tuttavia, grazie alla collaborazione con tre Università della Colombia, il programma CEPIDEA è stato implementato a Medellin, Santa Marta e Manizales.  Il contesto Colombiano, come molti sanno, sta cercando di promuovere una cultura della pace, dopo anni di violenza.  I risultati nel contesto colombiano evidenziano anche qui un cambiamento, ovvero l’intervento ha aumentato i comportamenti di aiuto, di attenzione verso l’altro all’interno delle relazioni tra coetanei, confermando che semplicemente spostando l’attenzione sui comportamenti positivi, accoglienti e virtuosi, abbiamo qualche probabilità di mortificare quelli negativi

Cosa accade durante il lockdown alle situazioni di fragilità? In quale modo reagiscono le persone davanti a questo tipo di stravolgimento dell’esistenza?

In ultima ricerca realizzata dai giovani ricercatori del nostro laboratorio, l’unica ricerca possibile in questi momenti è stata quella online, e durante i mesi del lockdown ovvero marzo aprile, ha evidenziato che variabili individuali legate a caratteristiche di personalità hanno un ruolo importante nella reazione e gestione dello stress.

Le persone resilienti e con la tendenza ad essere positive verso la vita sono più capaci di affrontare la complessità, mettono in atto maggiori comportamenti altruistici e gestiscono meglio le relazioni con amici, riuscendo anche a fare da sostegno agli altri durante la segregazione. In queste persone si registrano minori problemi legati all’ansia e alla depressione.

Mentre è evidente che il profilo più vulnerabile e con atteggiamento negativo verso il futuro evidenzia maggiore depressione, ansia e aggressività. Se parliamo di effetti legati al lockdown, è fondamentale considerare le differenze individuali. In situazioni più difficili e di disagio gli effetti sono più pesanti.

Se osserviamo i dati registrati durante il lockdown di marzo e aprile, osserviamo anche che le relazioni di coppia e amicali sono state importanti, chi ha potuto contare su compagno, amici e familiari con cui rimanere in contatto si è sentito più protetto. Altro dato non trascurabile è la condizione economica personale che ha fatto e fa da sfondo a questo tipo di segregazione, le fragilità anche in questo caso hanno indubbiamente risentito più di altri.

La scuola, molte polemiche e grandi dubbi, quale riflessione possiamo portarci dietro dal lockdown di qualche mese fa per affrontare il nuovo periodo di stravolgimento per programmare e pensare sistemi differenti?

Dobbiamo fermarci a considerare un fattore non da poco: i docenti di ogni ordine e grado, come anche i docenti universitari, si sono ritrovati con modalità di insegnamento completamente diverse, ciò verosimilmente ha creato un forte stress. Credo che si abbia bisogno di formazione, indicazioni e sostegno per procedere e per continuare a rappresentare un punto di riferimento fondamentale nella società. Se non si opererà in questo senso, il problema della educazione a tutti i livelli ne risentirà.

Gli insegnanti diventano nei casi di fragilità, e quando le famiglie non sono in grado di supportare, il vero e proprio punto di riferimento, dobbiamo tener conto che senza riferimenti non è possibile progresso ed evoluzione.

La scuola potrà dare tanto ed è fondamentale, ma se non sosteniamo gli insegnanti sarà un problema. Quanta cura abbiamo della scuola? Degli insegnanti che vivono momenti duri e cambiamenti epocali. Chi non ha alle spalle famiglie solide e presenti ha necessità di poter contare sulla scuola. Gli importantissimi e macro cambiamenti che gli insegnanti devono attraversare rappresentano una priorità ed è necessaria una particolare attenzione e sostegno: gli insegnanti sono persone.

Da noi la buona volontà che viene richiesta agli insegnanti non basta, ci vuole il sostegno e il supporto rispetto a quella che nella società è una figura preziosa e insostituibile.

La psicologia dovrebbe divenire uno strumento impiegato maggiormente e disponibile quale primo sostegno agli insegnanti e docenti. Ciò che serve è un sostegno che va dalle pratiche di insegnamento che certamente sono stravolte al sostegno psicologico. Gli insegnanti vogliono stare in aula, non vedono l’ora di rientrare in aula, ma pronti e sostenuti, per poter accompagnare e sostenere a loro volta.

Tornando al tema dell’aggressività, professoressa le chiedo quali siano i rischi in questo senso legati al lockdown e come si possono prevenire situazioni sempre più gravi di bullismo, in apparentemente aumento.

Io provengo dalla vecchia scuola: quella degli studiosi dell’aggressività, nella letteratura si parla di “comportamenti che recano danno ad altre persone”. Più popolare è il termine “bullismo”, ma cosa si intende? Quello del bullismo è un fenomeno che ha a che fare con un gruppo che se la prende con un singolo ripetutamente. Parlerei di fenomeni aggressivi e violenti per intendere comportamenti dannosi che si manifestano in diversi contesti e con specifiche dinamiche.

Siamo oggi impegnati nello studio delle differenze individuali.  Alla nascita tutti siamo diversi ovvero abbiamo caratteristiche temperamentali diverse: più vivaci o meno vivaci, ci sono bambini che piangono sempre, c’è chi è più regolato e chi meno, pensiamo per esempio all’equilibrio veglia-sonno che varia a seconda dei neonati. Quando si entra in contatto con l’ambiente esterno, chi è sregolato ha bisogno di un ambiente familiare che al contrario sia in grado di regolare e aiutare a riequilibrare, se questo non avviene arrivati ai 2 anni ecco che a scuola si mostrano i primi comportamenti aggressivi. Il bambino si esprime con calci, pugni e morsi. Questi bambini hanno bisogno di trovare insegnanti e genitori capaci di trasmettere loro equilibrio.

Il 5-8% di questi bambini diventeranno aggressivi cronici, in assenza di riferimenti adeguati e di alternative che possono reindirizzare la loro aggressività. Questi possono essere considerati i casi più gravi. Ma ci sono tutta una serie di casi di comportamenti aggressivi che rispondono a un contesto caratterizzato da un clima violento, si tratta di comportamenti rischiosi che sono transitori nella vita dei ragazzi, ma anche questi possono segnare un percorso di sviluppo rischioso. Ecco che attraverso interventi che orientano alla prosocialità, oltre che a un lavoro su alternative possibili, molte situazioni aggressive possono essere gestite e risolte.

Ricordiamoci che una buona parte dei bulli è un bambino che prima le ha prese e poi ha iniziato a ridarle. Possiamo dire che questo tipo di dinamiche sono state sottovalutate dapprima nel contesto familiare, poi in quello scolastico. In circostanze in cui la famiglia è assente l’intervento educativo nella scuola a seconda della fase di sviluppo può prevenire degenerazioni di comportamenti il più delle volte risolvibili.

E’ necessario indirizzare il bambino o il giovane con comportamenti aggressivi verso la responsabilità individuale e cioè fargli comprendere che è possibile ogni volta scegliere se far male o bene. La decisione da prendere è legata alla capacità di consapevolezza, attraverso una sana riflessione sugli effetti dei propri comportamenti.

Cosa è andato storto dal punto di vista educativo? In che cosa ritiene si debba cambiare e rivedere il sistema attuale?

In un capitolo scritto di recente ho ripercorso la storia della scuola, mi è servito a indagare e osservare, comprendere e approfondire passaggi importanti, senza comprensione della storia non si può ipotizzare progresso.

Purtroppo sembra ci sia stato un allontanamento tra scuola e famiglie che non ha fatto bene ai ragazzi. Nella nuova generazione di genitori e insegnanti si è creata una vera e propria frattura tra la scuola e la famiglia: negli anni 70 grazie all’introduzione dei Decreti Delegati la rappresentanza dei genitori, e non solo, nella scuola ha realizzato un dialogo sostanziale, che oggi sarebbe prezioso ripristinare per aiutare i ragazzi e per un potenziale benessere nel loro sviluppo.

Ho lavorato per 24 anni con il progetto longitudinale di Genzano, esaminando annualmente i bambini, i giovani e le loro relazioni con la scuola e la famiglia. Ho appreso, grazie alla collaborazione con i presidi, gli insegnanti e i genitori, che è possibile realizzare un rapporto positivo e una comunicazione stretta scuola- famiglia, l’esperienza è stata confermata dai dati: questo tipo di comunicazione è importante. Sono convinta che oggi anche su questo si debba lavorare: rafforzare questo tipo di comunicazione e scambio, condividendo obiettivi educativi comuni.

Vorrei concludere ribadendo l’importanza di dedicare maggiori energie allo sviluppo delle potenzialità del singolo e dei gruppi, intercettando e comprendendo come promuovere le positività, la prosocialità, affinché i talenti e le caratteristiche di ognuno fioriscano e si mostrino. Questa credo sia la via. Certo c’è chi nasce con maggiore aggressività, ma le evidenze scientifiche mostrano che grazie all’ambiente circostante le dinamiche cambiano e si trasformano: abbiamo dimostrato che possiamo contenere i comportamenti aggressivi, sensibilizzando al rispetto verso gli altri, promuovendo i comportamenti di aiuto -prosociali. Il nostro impegno è quindi quello di dare gli strumenti efficaci affinché i bambini e i giovani possano fronteggiare con successo le sfide poste dalla società e poter realizzare una civiltà sempre più evoluta.